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Attualità

Il film mescola commedia e introspezione, raccontando il viaggio di un padre alla ricerca della figlia lungo il cammino di Santiago. Sarà nelle sale a partire dal prossimo 25 dicembre “Buen camino”, il nuovo film con Checco Zalone diretto da Gennaro Nunziante. Il film mescola commedia e introspezione, raccontando il viaggio di un padre alla ricerca della figlia lungo il cammino di Santiago. Zalone interpreta un uomo ricco e superficiale, costretto a mettersi in cammino per riscoprire se stesso e il senso della paternità. Il trailer ufficiale, diffuso in queste ore, anticipa ironia e momenti toccanti.

Sabato 6 dicembre, la città proverà a restituirgli voce e presenza attraverso tre momenti di memoria, costruiti con cura dai figli, Michele e Nicola. Sono passati trent’anni da quando Pietro Leonida Laforgia ha lasciato Bari, la sua città, eppure il suo nome continua a tornare nei racconti di chi lo ha conosciuto: l’avvocato che difendeva i più fragili, il professore che sapeva trasformare una lezione all’Istituto nautico in un viaggio, il politico che immaginava una Bari più giusta e più aperta. Sabato 6 dicembre, la città proverà a restituirgli voce e presenza attraverso tre momenti di memoria, costruiti con cura dai figli, Michele e Nicola. La giornata inizierà nella sala consiliare dell’Ordine degli avvocati, dove alle 10 i due fratelli premieranno due giovani legali, Rossella Mattencini e Valerio Cassano. È un gesto semplice, quasi simbolico: passare idealmente il testimone a chi oggi si dedica al diritto minorile, la stessa strada che Laforgia aveva percorso con dedizione. Accanto a loro ci sarà anche il presidente dell’Ordine, Salvatore D’Aluiso, a testimoniare l’eredità professionale lasciata dal padre. Poi, poco dopo le 11, il cammino si sposterà nell’ex Istituto nautico di via Abate Gimma. È un luogo che conserva ancora l’eco delle sue lezioni, degli studenti che seguiva con attenzione e severità gentile. Qui i figli hanno scelto di restaurare una grande mappa che raccoglie tutte le sedi degli Istituti nautici italiani: un manufatto antico, salvato dall’usura del tempo, che torna ora a raccontare il legame profondo di Laforgia con la scuola, con il mare, con l’idea di formazione come avventura. L’ultimo appuntamento, alle 12.30, sarà nel verde del Parco Troisi, a Japigia. Dieci alberi verranno messi a dimora in collaborazione con l’associazione «Amici di Ernest Verner». Dieci nuove radici, dieci nuove ombre, dieci nuove promesse. È un modo per ricordare il Laforgia politico, quello che cercava nella città un luogo da far crescere, da proteggere, da immaginare migliore. A partecipare ci sarà anche il sindaco Vito Leccese, a chiudere una mattinata che è insieme ricordo, affetto e sguardo al futuro. Così Bari ritroverà, almeno per un giorno, la traccia di una figura che l’ha accompagnata e guidata, lasciandole in eredità un modo gentile e rigoroso di stare al servizio degli altri.

Nonostante il dolore hanno lodato il sistema sanitario. Nei giorni scorsi, a Foggia, un bimbo di 8 anni – Paky – è morto per una rara forma tumorale. Al TgNorba, parlano i suoi genitori, che lodano l’impegno del personale sanitario che lo ha curato. Interviste a Eloisa Grotta, madre di Pasquale D’Amore; Rosario D’Amore, padre di Pasquale D’Amore

Intanto, questa mattina, dopo due giornate di blocco, è stata ripristinata la viabilità sia per la statale Appia che costeggia il siderurico, che per la statale 106, in prossimità dell’Eni. Ancora in corso il consiglio di fabbrica all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto. I sindacati metalmeccanici andranno avanti con le proteste e ne stanno definendo le modalità. In corso anche un’interlocuzione tra le segreterie di Fiom, Fim, Uilm e Usb per la stesura di un documento congiunto da inviare al governo, al quale chiedono la convocazione urgente e unitaria di un tavolo di confronto; e soprattutto il ritiro del piano presentato a novembre. Richieste per le quali si lotta anche a Genova, dove gli operai hanno intensificato la protesta. Domani si terrà l’incontro con le istituzioni, ed è la volta della Puglia. Dal Comune di Taranto, confermano la partecipazione del sindaco Piero Bitetti. Intanto, questa mattina, dopo due giornate di blocco, è stata ripristinata la viabilità sia per la statale Appia che costeggia il siderurico, che per la statale 106, in prossimità dell’Eni. 

Disagi a Trani, Bisceglie, Andria, Barletta e Margherita di Savoia. Un grosso albero di pino caduto su una vettura, un istante prima che una famiglia salisse a bordo, in via Olanda; il sottopasso di Pozzo piano di nuovo allagato con gli agenti della polizia locale ad impedire il transito delle auto, da via Falcone e da via Martiri di Palermo. A causa dell’ondata eccezionale di maltempo si registrano diversi disagi a Trani con ricadute sulla viabilità urbana ed extra urbana. Le precipitazioni stanno creando problemi anche a Bisceglie, ad Andria, dove sono saltati alcuni tombini della fogna, a Barletta dove è stato chiuso il sottovia di via Andria e a Molfetta, soprattutto nella zona Asi dove insistono i grandi centri commerciali, letteralmente invasa dall’acqua. Diversi gli interventi dei vigili del fuoco. Abbondanti precipitazioni piovose anche a Margherita di Savoia dove a fine agosto scorso il corso principale rimase letteralmente sott’acqua. Questa volta però le pompe di sollevamento, in azione già dalla serata di ieri, hanno funzionato alla perfezione e la situazione è rimasta per fortuna sotto controllo. Curiosità: a causa del forte vento e della pioggia un colombo ha trovato riparo in un H24 del centro cittadino.

Nel corso della notte si sono registrati anche due incendi di autovetture. Notte di superlavoro per i Vigili del Fuoco di Lecce, impegnati in numerosi interventi a causa del maltempo che ha colpito la provincia con piogge intense e forti raffiche di vento. Alberi e pali caduti sulla sede stradale, linee telefoniche ed elettriche danneggiate e viabilità compromessa: le squadre operano senza sosta per mettere in sicurezza le aree e ripristinare la circolazione. Nel corso della notte si sono registrati anche due incendi di autovetture: il primo intorno alle 02:10 a Nardò, dove sono andate a fuoco un’Audi A4; il secondo verso le 04:50 a Martano, con il coinvolgimento di una Alfa Romeo Giulietta. In entrambi i casi i Vigili del Fuoco hanno spento le fiamme e messo in sicurezza le zone.

Sono stati registrati disagi al traffico e danni alle auto. A causa delle forti piogge della notte in una delle strade a della zona industriale a Matera si sono aperte delle grosse voragini nell’asfalto. Sono stati registrati disagi al traffico e danni alle auto che questa mattina hanno percorso il tratto. La strada si trova a ridosso del parco pubblico “Quattro Evangelisti”.

Il Consiglio di Stato ha respinto l’ultimo ricorso degli ambientalisti, mettendo fine a un lungo contenzioso. Il mini resort sulla costa di Polignano si farà. Il Consiglio di Stato ha respinto l’ultimo ricorso degli ambientalisti, mettendo fine a un lungo contenzioso. Il progetto prevede la trasformazione di sette trulli fronte mare in un’esclusiva struttura turistica di lusso. Secondo la società Serim, si tratta di un intervento a basso impatto, senza uso di cemento e senza aumenti di volumetria. Il comitato “I gabbiani del parco di Costa Ripagnola”, che in passato aveva denunciato il rischio di uno scempio ambientale, ha visto respingere le proprie istanze: per i giudici, non è stato dimostrato alcun danno ai valori paesaggistici. La sentenza conferma quanto già deciso dal Tar e ribadisce la piena conformità del progetto alla normativa urbanistica e alla legge regionale sul parco di Costa Ripagnola. Dopo anni di polemiche e indagini archiviate, il via libera è definitivo: il restyling dei trulli potrà partire.

Operai e sindacati si spostano all’interno dello stabilimento ex Ilva per il consiglio di fabbrica permanente nel quale stabilire come proseguire con l’azione sindacale. Blocco delle statali rimosso a Taranto per allerta meteo. Operai e sindacati si spostano all’interno dello stabilimento ex Ilva per il consiglio di fabbrica permanente nel quale stabilire come proseguire con l’azione sindacale. Nessuna convocazione è arrivata intanto dal governo, nonostante le due giornate di mobilitazione e di disagi creati alla città. Il ministro Urso non incontrerà i sindacati ma per lui restano confermati gli appuntamenti gia in calendario con le regioni Piemonte Liguria e Puglia per ridefinire il piano di reindustrializzazione. Nelle scorse ore ha comunque dichiarato che non ci sarà  nessuna chiusura. I metalmeccanici temono invece il disastro sociale. Chiedono il ritiro immediato del piano presentato a novembre, che prevede migliaia di nuovi cassintegrati. “Riteniamo inaccettabile – hanno detto – il silenzio del governo che ad oggi si è mostrato totalmente indifferente al grido di sofferenza di migliaia di lavoratori”. Da qui lo sciopero, al quale si erano affiancati per solidarietà anche i rappresentanti dei lavoratori della vicina raffineria. I dipendenti Eni avrebbero scioperato per 8 ore ma l’azione è stata ritirata, dopo lo scioglimento dei presidi sulle statali sulle quali il traffico veicolare è ripreso regolarmente, sia lungo la via Appia che costeggia l’ex Ilva, che sulla 106.

Allagamenti e disagi alla circolazione. Pioggia almeno fino al primo pomeriggio. Questa mattina, 4 dicembre, siamo entrati nel clou dell’ondata di maltempo che da ieri sta interessando anche Puglia e Basilicata. Forti piogge sin da questa notte hanno caratterizzato i territori causando allagamenti e disagi alla circolazione. Quasi ovunque sono stati superati i 70 millimetri e si viaggia verso i 100 millimetri, ovvero la pioggia che solitamente si registra nell’arco di 30 giorni. Continua anche oggi l’allerta arancione diramata ieri dalla Protezione Civile. In diverse scuole in Puglia e Basilicata sono state emesse ordinanze di chiusura delle scuole. A Matera si sono create grosse voragini nell’asfalto. A causa del maltempo, con forti venti e pioggia incessante, il Comune di Bari ha disposto la chiusura dei cimiteri cittadini. Per la stessa ragione, resteranno chiusi anche i parchi e i giardini cittadini. A Molfetta, nella zona industriale, le auto sono rimaste intrappolate a causa del livello dell’acqua: sul posto i vigili del fuoco. Nelle prossime ore è previsto ancora maltempo, anche con rischio di acquazzoni, fino al primo pomeriggio.

È il 4 giugno del 2024 quando le viene diagnostica la malattia. “È stato come spegnere la luce all’improvviso” confessa la ragazza sui social. Qualche giorno dopo però, comprende che non bisogna arrendersi. Il sorriso di Erika è un messaggio di coraggio e di speranza per chi, ogni giorno, è costretto a combattere contro un nemico subdolo che colpisce sempre più giovani: la Sclerosi multipla. È il 4 giugno del 2024 quando, a 24 anni, le viene diagnostica la malattia. “È stato come spegnere la luce all’improvviso” confessa Erika sui social. Qualche giorno dopo però, comprende che non bisogna arrendersi. Per questa giovane ragazza salentina, dipendente di un’azienda di e-commerce, la malattia rappresenta un punto di svolta. Quella che sembrava una debolezza diventa un’opportunità per dimostrare a tutti che si può essere più forti delle avversità. Così decide di posare per il fotografo Giuseppe Bello Roma che ha firmato un calendario. I proventi della vendita saranno interamente devoluti all’Aism, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla

Il capoluogo pugliese guida le città del Sud nel risparmio quotidiano: si riesce a tagliare fino a un quinto dello stipendio. Pranzare fuori casa può incidere in modo significativo sul budget mensile delle famiglie italiane, arrivando a pesare fino al 20% del reddito lordo. Secondo un’analisi di Bravo, fintech leader nella gestione del debito, prepararsi il pasto a casa rappresenta un’opportunità concreta di risparmio: in media, chi porta il pranzo da casa può tagliare la spesa di circa 263 euro al mese, pari a quasi 3.200 euro all’anno. La differenza tra mangiare al ristorante o in mensa e consumare il pasto casalingo è notevole: un piatto di pasta, un’acqua e un caffè costano mediamente 16 euro al Nord e 13 euro al Sud, mentre a casa il pasto si attesta intorno a 1,7 euro. Le regioni settentrionali, come Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria e Trentino-Alto Adige, offrono il potenziale di risparmio più alto, con cifre che possono superare i 3.500 euro annui. Al contrario, nel Sud Italia e nelle isole, tra cui Puglia, Sicilia, Sardegna, Molise e Abruzzo, il risparmio annuale resta poco sotto i 2.800 euro, con un divario di quasi 670 euro rispetto al Nord. La spiegazione, secondo gli analisti, risiede principalmente nelle retribuzioni più basse e nei costi più contenuti della ristorazione nelle regioni meridionali. Tuttavia, il quadro cambia se si considera il risparmio in termini percentuali sul reddito mensile: qui, alcune città del Sud Italia scalano la classifica, dimostrando che portarsi il pranzo da casa può rappresentare una vera strategia di gestione del bilancio familiare. Tra le città italiane, Milano guida la classifica assoluta per risparmio annuo, con oltre 3.630 euro potenzialmente risparmiabili, seguita da Monza-Brianza, Parma, Modena e Bologna. Il capoluogo lombardo, con uno stipendio medio mensile lordo di circa 2.780 euro, evidenzia come anche redditi elevati non eliminino il peso della spesa alimentare quotidiana. Nel Sud, invece, le città raggiungono mediamente un risparmio annuo di circa 2.760 euro. Ma se si guarda al risparmio in percentuale sulla busta paga, la situazione cambia radicalmente: Vibo Valentia è in testa con un 22,3% del reddito mensile risparmiabile, seguita da Grosseto (21%) e Imperia (21%). In Puglia, città come Bari, Lecce, Taranto e Foggia mostrano numeri interessanti. A Bari, ad esempio, dove la retribuzione media mensile lorda è inferiore rispetto al Nord, portarsi il pranzo da casa consente di risparmiare una quota significativa del budget familiare, rendendo questa scelta più vantaggiosa in termini percentuali rispetto a molte città settentrionali. Anche Lecce e Taranto beneficiano di un impatto simile: pur con un costo del pasto fuori leggermente inferiore rispetto al Nord, il risparmio in percentuale sul reddito può superare il 19%, offrendo una boccata d’ossigeno a chi ha un reddito medio-modesto. Foggia e le altre città pugliesi confermano questa tendenza, sottolineando come il Sud Italia, pur con spese assolute inferiori, trovi nel pranzo casalingo un vero strumento di risparmio familiare. Anche in Basilicata, centri come Potenza e Matera evidenziano la stessa dinamica: il costo medio di un pranzo fuori è inferiore rispetto al Nord, ma il reddito più basso fa sì che portarsi il pasto da casa rappresenti una soluzione di grande impatto economico per i lavoratori e i professionisti della regione. La scelta di consumare il pranzo preparato a casa non è solo una questione di risparmio, ma anche di gestione intelligente del budget mensile, soprattutto in un contesto dove il costo della vita sta aumentando e i redditi restano relativamente contenuti.

Nella sede di Confindustria Bari-Bat è stato presentato il “Bilancio di sostenibilità”. Ad Andria l’olio parla il linguaggio della sostenibilità: Olio Levante indica la strada al settore.

Lo studio americano evidenzia che nelle donne obese post-menopausa l’estrone accelera la crescita del carcinoma ER+. Attenzione a Bari, Lecce, Taranto, Foggia, Potenza e Matera. Uno studio pubblicato su Nature Reviews Endocrinology dal Cancer Host Interaction Program del Lombardi Comprehensive Cancer Center della Georgetown University suggerisce che nelle donne in post-menopausa con carcinoma mammario positivo ai recettori degli estrogeni (ER+) alti livelli di estrone, ormone prodotto dal tessuto adiposo, possano favorire una forma più aggressiva del tumore. Dopo la menopausa, la produzione ovarica di estrogeni come il 17-estradiolo diminuisce drasticamente, e l’estrone diventa l’estrogeno predominante nel sangue e nei tessuti, incluso il tessuto mammario. Nelle donne obese i livelli di estrone possono essere da due a quattro volte più elevati rispetto alle donne normopeso, stimolando processi infiammatori e geni legati alla proliferazione tumorale, e aumentando così il rischio di forme tumorali più aggressive e difficili da trattare. Lo studio evidenzia inoltre che interventi integrati — combinando modifiche dello stile di vita, esercizio fisico regolare e farmaci dimagranti come gli agonisti del recettore GLP-1 — potrebbero ridurre l’effetto cancerogeno dell’estrone, offrendo nuove prospettive terapeutiche oltre alle terapie tradizionali. Questo tema ha particolare rilevanza in Puglia e Basilicata, dove l’obesità femminile in età post-menopausale è significativa: in Puglia, secondo i dati PASSI 2022-2023, circa il 37% della popolazione adulta è in sovrappeso, l’11,7% obesa, con quasi il 49,1% in eccesso ponderale; in Basilicata circa il 38,9% degli adulti è in sovrappeso e il 13,6% obeso. Questi numeri indicano che le donne delle principali aree urbane come Bari, Lecce, Taranto e Foggia in Puglia, e Potenza e Matera in Basilicata, potrebbero essere particolarmente vulnerabili agli effetti dell’estrone sull’aggressività tumorale. L’alta densità demografica di questi centri rende strategico concentrare lì le attività di prevenzione e screening, campagne di sensibilizzazione su alimentazione e attività fisica, e interventi clinici personalizzati che integrino la gestione del peso corporeo con la cura oncologica. Lo studio suggerisce inoltre di rafforzare i registri regionali dei tumori e i sistemi di sorveglianza sanitaria per monitorare l’incidenza di carcinoma mammario correlato a obesità e fattori ormonali, valutando l’efficacia delle strategie preventive nel tempo.In questo contesto, le donne di Bari, Lecce, Taranto, Foggia, Potenza e Matera rappresentano una popolazione chiave per interventi mirati, perché la combinazione di obesità, menopausa e carcinoma ER+ può aumentare la probabilità di forme più aggressive.

. In Puglia esplode la tensione tra agricoltori e Consorzi di Bonifica dopo l’arrivo, nelle ultime settimane, di una lunga serie di fatture a conguaglio che stanno colpendo aziende agricole grandi e piccole. Si tratta di richieste di pagamento inviate dal Consorzio Stornara e Tara e dal Consorzio Terre d’Apulia, con importi che in molti casi risultano più che raddoppiati e che si riferiscono addirittura ai consumi del 2021 e del 2022. Una circostanza che ha provocato la dura reazione di Coldiretti Puglia, che definisce le notifiche “totalmente illegittime” e mette in guardia: se i Consorzi non ritireranno immediatamente le fatture, partirà una mobilitazione senza precedenti. Al centro della polemica ci sono le Deliberazioni Commissariali approvate nel dicembre 2022, che prevedono aumenti tariffari legati ai costi energetici e alla minore compartecipazione della Regione. Nonostante siano in vigore da oltre due anni, gli agricoltori affermano di non aver ricevuto comunicazioni chiare, né aggiornamenti tempestivi. Così oggi si ritrovano bollette retroattive, arrivate in alcuni casi senza dettagli sufficienti e con cifre che incidono pesantemente sui bilanci delle aziende. Emblematico il caso delle utenze zootecniche, costrette a fare i conti con un prezzo dell’acqua lievitato da 2 a 3,70 euro al metro cubo, un aumento superiore all’80% che ora viene richiesto in un’unica soluzione per annualità passate. Coldiretti denuncia una gestione amministrativa “inaccettabile”, accusando i Consorzi di scaricare sugli agricoltori ritardi, inefficienze e mancanza di trasparenza. “Si tratta di un colpo basso per imprese che già oggi fanno fatica a sostenere i costi di produzione”, afferma il presidente regionale Alfonso Cavallo, secondo cui “non è tollerabile attribuire ai produttori rurali la responsabilità delle criticità gestionali di chi eroga un servizio essenziale come quello idrico”. Cavallo avverte che l’organizzazione agricola non resterà a guardare e chiede un confronto immediato, altrimenti scatteranno forme di protesta diffuse. Preoccupato anche il direttore regionale di Coldiretti, Pietro Piccioni, che parla di “forzatura amministrativa priva di fondamento”, annunciando che sono già in corso verifiche legali e che l’associazione è pronta a difendere gli agricoltori anche sul piano giudiziario. Piccioni chiede inoltre alla Regione un intervento urgente per fare chiarezza, stabilire regole certe e porre fine a una situazione che definisce “ai limiti dell’assurdo”.Nel frattempo continuano ad arrivare segnalazioni da parte dei produttori, che lamentano calcoli poco chiari, comunicazioni inviate a distanza di anni e un impatto economico difficilmente sostenibile in un periodo in cui il settore è già logorato dalla crisi dei mercati, dalla siccità e dai costi energetici. L’acqua, elemento fondamentale per la sopravvivenza delle aziende agricole, rischia così di trasformarsi in un ulteriore fattore di stress per un comparto già fragile. Coldiretti avverte che, senza una rapida soluzione, la vicenda potrebbe degenerare in un problema sociale di ampia portata, coinvolgendo non solo gli agricoltori ma l’intero sistema economico regionale. L’associazione si dice pronta a rendere pubblica ogni evoluzione della situazione e a mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché, dopo anni di difficoltà, non siano ancora una volta gli agricoltori a pagare il prezzo di errori amministrativi che non hanno contribuito a generare.

Dalle loro parole la preoccupazione per il futuro delle loro famiglie. Sono continuate anche questa mattina le proteste dei lavoratori e sindacalisti dell’ex Ilva. Oltre al blocco della statale 100 Taranto-Bari, in atto da ieri, oggi è stata bloccata la statale 106 e l’area imprese del siderurgico. Nella tarda serata di ieri ha raggiunto il presidio dei lavoratori il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, al quale i sindacati hanno chiesto di non partecipare all’incontro al Mimit del 5 dicembre perché il ministro Urso ha convocato riunioni separate per i siti del Nord e del Sud mentre i sindacati chiedono un tavolo unico a Palazzo Chigi. Oggi durante Mattino Norba abbiamo raccolto alcune voci dei lavoratori: dalle loro parole tutta la preoccupazione per il futuro delle loro famiglie. Qui di seguito il video.

“Serve rispetto per chi lavora in mare e per un settore che non può essere sacrificato in nome della burocrazia”. Alla prossima riunione del Consiglio europeo Agrifish, il Governo italiano contesterà la proposta della Commissione europea di ridurre del 64% le giornate di pesca a strascico nel Mediterraneo. Una misura giudicata sproporzionata e non attualizzata, fondata su dati tecnici vecchi di due anni e slegata dalla reale situazione del settore. Per questo, il Sottosegretario Patrizio La Pietra, con delega alla pesca, ha già chiesto alle autorità scientifiche competenti di redigere un documento aggiornato, al fine di supportare una posizione tecnica condivisa da presentare a Bruxelles. È stato inoltre convocato un tavolo di confronto con le associazioni di categoria per elaborare una risposta unitaria e fondata su dati concreti. “La riduzione proposta avrebbe effetti devastanti per tutto il comparto ittico, compreso quello pugliese – dichiara la Senatrice Maria Nocco (Fratelli d’Italia) –. Parliamo di realtà che vivono di pesca da generazioni, come quelle del Gargano, del Barese e del Salento. Penalizzarle ulteriormente senza garantire alcun tipo di compensazione, a differenza di ciò accaduto nel 2025, significherebbe negare a questi territori non solo sviluppo, ma dignità.” La proposta della Commissione, oltre a ignorare gli effetti già prodotti dai precedenti fermi, non prevede per il 2026 alcun meccanismo di compensazione economica per i pescatori. “L’Europa deve smettere di calare dall’alto decisioni che penalizzano sempre e solo gli stessi – aggiunge Nocco –. Serve rispetto per chi lavora in mare e per un settore che non può essere sacrificato in nome della burocrazia. Come parlamentari pugliesi di Fratelli d’Italia – conclude – saremo al fianco del Ministero dell’Agricoltura per portare in Europa una posizione unitaria, fondata su evidenze scientifiche e sulla tutela dei nostri diritti. Difendere la pesca significa difendere posti di lavoro, famiglie e comunità che sono parte integrante dell’identità del nostro territorio”.

Dopo la notte di presidi, agitazioni anche questa mattina . I lavoratori dell’ex Ilva hanno bloccato la statale 106. La protesta è cominciata ieri a mezzogiorno con lo sciopero indetto a oltranza ed è proseguita questa notte. Da stamattina è bloccata anche l’area delle imprese che lavorano con il siderurgico. (notizia in aggiornamento)

Prosegue la protesta di operai e sindacati. Al presidio sono giunti il sindaco e il vice sindaco di Taranto. Fuochi accesi sulla strada per proteggersi in qualche modo dal freddo: è proseguita nella notte la protesta di lavoratori e delegati sindacali dell’ex Ilva contro il piano presentato da azienda e Governo. La protesta è cominciata ieri a mezzogiorno con lo sciopero indetto a oltranza sin quando non arriverà una nuova convocazione del Governo a Palazzo Chigi e il piano sarà ritirato. Rimangono i presidi di protesta sulle strade intorno al siderurgico e resta bloccata la statale 100 da Taranto a Bari. Da stamattina è bloccata anche l’area delle imprese che lavorano con il siderurgico. Intorno alla mezzanotte il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il vice sindaco, Mattia Giorno, si sono recati al presidio. “Abbiamo detto al sindaco e al vice sindaco – dichiara Davide Sperti, segretario nazionale e provinciale Taranto della Uilm – di non andare all’incontro del 5 dicembre convocato dal ministro Adolfo Urso al Mimit. Gli amministratori comunali ci hanno detto che quest’incontro è sui nuovi investimenti, ma quali investimenti, abbiamo ribattuto noi, se non c’è assolutamente nulla al riguardo”.

Il deputato di Forza Italia Davide Bellomo ha chiesto al sindaco di intervenire. È bufera sulle parole di Francesca Albanese in merito all’assalto alla redazione della Stampa avvenuto venerdì scorso. Durante un evento, la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi aveva condannato l’irruzione ma aveva anche dato un monito ai giornalisti di ritornare a svolgere il proprio lavoro. Sulla vicenda è intervenuto il deputato Davide Bellomo, capogruppo di Forza Italia in commissione giustizia alla camera, che ha chiesto al sindaco, Vito Leccese, di ritirare le chiavi della città consegnate proprio ad Albanese. Secondo Bellomo le sue affermazioni “giustificano la violenza e rappresentano un vergognoso e pericoloso attacco alla libertà di stampa”. Non è tardata ad arrivare la replica del sindaco Vito Leccese: “Io detto con grande fermezza che il monito che ha espresso Albanese alla Stampa non fa parte né della mia cultura né della mia formazione politica. Non condivido e ho condannato quell’espressione con grande decisione e fermezza” ha dichiarato Leccese, “Dopodiché ho anche ribadito che il conferimento delle chiavi della città non è legato ad una persona quanto a un’idea e a un gesto di solidarietà nei confronti del popolo palestinese e in quel momento la la Francesca Albanese era il trait d’union della comunità barese con le popolazioni della striscia di Gaza e quindi non c’è nessun passo indietro formale da fare”.

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