
Molfetta, Liana Amato è la donna più forte d’Italia
“Una rivincita” È di Molfetta la donna più forte d’Italia. Liana Amato ha vinto per la seconda volta consecutiva il campionato italiano di Strongman, qualificandosi
“Una rivincita”. È di Molfetta la donna più forte d’Italia. Liana Amato ha vinto per la seconda volta consecutiva il campionato italiano di Strongman, qualificandosi ai Mondiali dell’anno prossimo in Texas. Una serie di prove fisiche l’hanno portata a salire sul gradino più alto del podio. Ma questa vittoria per lei rappresenta tanto altro.
Foto e video di rito per il super tifoso di Monopoli. Si è avverato questa mattina il sogno del signor Antonio, un super tifoso interista. Nelle scorse settimane abbiamo raccontato la sua storia durante NorbaSport: dopo la conquista della seconda stella, aveva deciso di tinteggiare la sua panda con i colori nerazzurri. Grazie all’impegno dell’Interclub di Monopoli, Antonio è volato a Milano ed è riuscito a incontrare l’attuale vicepresidente ed ex capitano Javier Zanetti. Ad Appiano Gentile foto e video di rito per un incontro che Antonio non dimenticherà.
Gli errori più diffusi sono noti e, ormai, quasi proverbiali: grafie come “qual’è”, “pultroppo”, “propio”. L’apostrofo risulta il primo colpevole, con il 62% degli intervistati che non ne padroneggia l’uso. Sette italiani su dieci inciampano nella grammatica italiana: è quanto emerge da un’indagine condotta da Libreriamo, un media digitale nato oltre dieci anni fa e dedicato alla promozione della cultura, della lettura e dell’educazione linguistica. La piattaforma, punto di riferimento nazionale per lettori, docenti e operatori culturali, monitora quotidianamente fenomeni legati alla lingua e ai comportamenti comunicativi online, attraverso ricerche, campagne social e contributi di esperti. Per questa indagine, Libreriamo ha analizzato un campione di 1.600 italiani tra i 18 e i 65 anni, monitorando blog, forum, social network e affiancando il tutto con il giudizio di un panel di venti tra linguisti, sociologi e letterati. I risultati raccontano un’Italia che comunica sempre di più, ma che spesso perde per strada le fondamenta della correttezza grammaticale. Gli errori più diffusi sono noti e, ormai, quasi proverbiali: grafie come “qual’è”, “pultroppo”, “propio”, “avvolte”, assieme a storpiature come “al linguine”, “salciccia”, “cortello”, senza dimenticare “c’è ne” e “c’è né”, oppure le abbreviazioni da chat come “ke fai?”, “xché”, “tt bene”, ormai talmente radicate da essere usate anche in contesti formali. L’apostrofo risulta il primo colpevole, con il 62% degli intervistati che non ne padroneggia l’uso: “un’amica” richiede l’elisione, “un amico” no; “un po’” è un troncamento, mentre grafie come “pò” rimangono errori sempre più diffusi. Subito dopo arriva il congiuntivo, che continua a rappresentare il terreno minato della lingua italiana per il 56% del campione: forme come “se andavi”, “credo che è” o “penso che lo fa” sono così frequenti da essere diventate oggetto di discussione costante nei media e persino nei talk televisivi. Seguono i pronomi sbagliati (52%), con “gli” usato al posto di “le”, la declinazione verbale confusa (50%), gli errori nella distinzione tra C e Q (48%), le incertezze tra “ne” e “né” (44%), la punteggiatura approssimativa (39%) e infine l’uso poco consapevole delle forme eufoniche “e/ed”, “a/ad” (35%). Per gli esperti, il problema è strutturale. “La lingua si indebolisce quando la rapidità sostituisce la precisione – ha spiegato Marcello Vitale, linguista e membro del panel –. Non parliamo di mancanza di intelligenza, ma di una progressiva perdita di abitudine alla cura della parola, una conseguenza diretta della comunicazione digitale continua e frettolosa”. Non a caso, tra i rimedi indicati dagli intervistati figurano la lettura regolare (66%), la scrittura a mano (43%), un uso equilibrato dei chatbot linguistici (55%), il contenimento di anglismi e neologismi superflui (51%) e il ricorso a giochi linguistici come cruciverba, anagrammi o esercizi di sintassi (47%). Sul fronte territoriale, pur non essendo forniti dati regionali specifici, gli esperti di didattica individuano differenze significative, soprattutto nel Sud. In Puglia, ad esempio, gli ultimi anni hanno visto un miglioramento sensibile nelle competenze linguistiche degli studenti, in particolare nelle province più dinamiche culturalmente come Bari e Lecce, dove biblioteche, festival letterari e reti scolastiche attive stanno contribuendo a rafforzare l’esposizione alla lettura. Tuttavia persistono difficoltà marcate nelle zone interne e rurali, dove i docenti segnalano problemi più frequenti nella punteggiatura, nella costruzione del periodo e nell’uso del congiuntivo, spesso influenzati da modelli comunicativi informali tipici dei social e da una minore disponibilità di contesti di lettura domestica. Anche il bilinguismo con il dialetto, ricco e vivace ma molto diverso dall’italiano standard, può generare qualche interferenza soprattutto nella morfologia verbale. In Basilicata, regione caratterizzata da una popolazione scolastica numericamente ridotta ma molto variegata, la situazione appare ancora più articolata. Le scuole delle aree urbane come Potenza e Matera registrano un buon livello di competenze linguistiche, mentre nei centri più piccoli emergono difficoltà soprattutto nella morfologia dei verbi, nell’uso dei pronomi e nella comprensione di testi complessi. Secondo diversi insegnanti lucani, pesa ancora la scarsa diffusione della lettura quotidiana, spesso sostituita da un uso intensivo dello smartphone fin dalla preadolescenza. Ciò non impedisce alla regione di esprimere eccellenze: negli ultimi anni il territorio ha visto crescere iniziative culturali legate alla lettura e alla scrittura, specialmente dopo la spinta data da Matera Capitale Europea della Cultura 2019, un evento che ha lasciato eredità positive anche nell’ambito educativo. “Nel Sud c’è un potenziale enorme – ha osservato la sociologa dell’educazione Anna Ruggieri – ma servono continuità, investimenti e una vera cooperazione tra scuole, famiglie e istituzioni culturali. Dove questi tre attori collaborano, le competenze linguistiche migliorano in modo evidente”. I linguisti concordano: la grammatica non è un dettaglio di stile, ma una competenza che incide sulla qualità del pensiero e sulla credibilità personale. “Curare la grammatica non è un vezzo – conclude Vitale – ma un modo per essere più chiari, più precisi e più consapevoli. Una società che si esprime meglio è anche una società che pensa meglio”. In un Paese che parla tanto e scrive sempre di più, la sfida è riscoprire lentamente la bellezza della precisione, senza rinunciare alla velocità della comunicazione moderna ma imparando a non sacrificarvi la qualità.
Nel 2022 è stato definito l’allenatore di maggior successo in Italia negli ultimi 100 anni . Parliamo di hockey su pista e di chi in passato ha portato questo sport sul tetto del mondo: l’allenatore Gianni Massari. Tra i tanti riconoscimenti ottenuti, l’ultimo gli è stato conferito dal Presidente della Repubblica, Mattarella.
Abbiamo incontrato chi ogni giorno, tra allenamenti e campionato, scende in campo (anche) contro i tabù. “Maschiaccio”, “Il calcio non è uno sport per te”, “Le bambine devono praticare altre attività”. Qualche anno fa spesso erano questi gli appellativi e le frasi che venivano rivolti alle ragazze che sognavano di tirare calci a un pallone e di inseguire i loro sogni sul prato verde. Un linguaggio violento e un tabù che ha portato molte a rinunciare, altre invece a continuare nonostante questo dogma. Anche grazie a una maggiore attenzione mediatica e a squadre come Inter, Juve e Milan che hanno dato vita a rose femminili, la situazione sembra essere migliorata. Per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne abbiamo parlato con chi ogni giorno scende in campo – anche – contro i pregiudizi. Tra le società pugliesi in prima linea con il proprio settore femminile c’è l’SSC Bari. Interviste a Carmela Anaclerio, allenatrice under17 SSC Bari femminile; Alessia Sbano, capitana Under17 SSC Bari femminile; Artemio Scardicchio, coordinatore settore femminile SSC Bari.
Un messaggio semplice, ma dalla forza dirompente. A Monte Sant’Angelo un forno ha deciso di imprimere sugli scontrini il numero antiviolenza, il 1522.
Nonostante le sue 9.698 preferenze complessive, di cui 6.624 solo a Bari, il leader di Avs non ce l’ha fatta. È uno degli esclusi eccellenti che non siederà, a differenza di altri, in consiglio regionale. Nonostante le sue 9.698 preferenze complessive, di cui 6.624 solo a Bari, Nichi Vendola non ce l’ha fatta. L’ex governatore della Puglia e leader di Alleanza Verdi e Sinistra rimane così fuori da via Gentile. A determinarne l’esclusione, la percentuale raggiunta dal suo partito: Avs ha superato di poco il 4% ma, in base alla legge elettorale, non è sufficiente. Ieri, ai microfoni del TgNorba, Vendola si è congratulato con Antonio Decaro e sul risultato ottenuto in Puglia. “Il centrosinistra – dice – è saldamente dentro al cuore dei pugliesi. Una parte del merito di questa affermazione è dovuta alla personalità di Antonio Decaro”. Sul risultato ottenuto dal suo partito dice: “Il nostro obiettivo era superare la soglia di sbarramento perché veniamo da una lunga stagione in cui non c’eravamo nelle istituzioni. Senza risorse, senza rappresentanti si fa fatica a fare politica così. I voti li prendiamo sulla base dei programmi e delle idee, non abbiamo reti clientelari a supporto della nostra proposta politica”. Qui di seguito è possibile ascoltare il suo intervento, di ieri sera, ai nostri microfoni.
L’indagine dell’Istat su 17.500 di donne dai 16 a 75 anni. Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Questo è uno dei dati che emerge dall’indagine “Sicurezza delle donne” dell’Istat. È stata condotta da marzo a luglio del 2025 e coinvolto circa 17.500 donne dai 16 a 75 anni. Dal report emerge che subiscono violenza sia nella coppia (12,6% delle donne che hanno o hanno avuto partner) sia al di fuori: parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Sono circa 1 milione 720mila quelle che hanno subito violenza fisica da parte dell’ex partner, pari al 15,9% delle donne con un ex. La probabilità di denuncia delle violenze subite dagli ex partner è direttamente proporzionale alla durata delle violenze e raggiunge il 40% se la violenza dura da più di 10 anni. Considerando la diffusione delle violenze fisiche e sessuali negli ultimi cinque anni, le nubili sono le più esposte al rischio di subire violenza. Percentuali più alte della media si riscontrano per le studentesse (36,2%) e le più giovani di 16-24 anni (37,6%) e 25-34 anni. Altri dati Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2014, emerge un aumento significativo delle violenze subite dalle giovanissime (donne di 16-24 anni). Si passa dal 28,4% al 37,6%. L’incremento riguarda in particolare le violenze di natura sessuale. Ma anche le donne con problemi di salute hanno subito più violenze: parliamo del 36,1%, circa 2milioni 350mila. Maggiore consapevolezza, non aumentano le denunce Dal report emerge la crescita sulla consapevolezza ma non la propensione alla denuncia: aumentano dal 30,1% al 36,3% le vittime che considerano un reato la violenza subita dal partner e raddoppia la percentuale delle richieste di aiuto ai Centri antiviolenza e gli altri servizi specializzati (dal 4,4 del 2014 all’8,7% del 2025). Resta stabile invece il sommerso dei reati: rispetto al 2014 non è aumentata né la quota di chi denuncia la violenza da parte dei partner né la condivisione con altri delle esperienze vissute. Il 22,5% delle vittime della violenza nella coppia non ha mai parlato della violenza subita (lo ha fatto per la prima volta con l’intervistatrice stessa), percentuale che sale al 37,8% per le violenze subite da parte del partner con cui la vittima sta ancora insieme. La maggior parte delle donne che ha subito violenza tende a confidarsi all’interno della propria rete familiare o amicale: il 54,6% delle vittime ne parla con amici, vicini o compagni di studi, il 31,3% con un familiare e il 19,3% con il partner. Solo una minoranza, pari al 3,2%, sceglie invece di rivolgersi al di fuori della propria cerchia relazionale, ad avvocati, magistrati o Forze dell’ordine. Le conseguenze della violenza Queste le conseguenze delle violenze sulle donne: – ansia, fobia e attacchi di panico (48,4%) -disperazione e sensazione di impotenza (44,4%) -disturbi del sonno e dell’alimentazione (43,6%) -depressione (31,6%) -difficoltà a concentrarsi e perdita della memoria (26,4%) -dolori ricorrenti nel corpo (18,0%) -autolesionismo o idee di suicidio (11,7%) -difficoltà nel gestire i figli (10,7). La violenza psicologica Nel confronto con l’Indagine del 2014, considerando solo le donne dai 16 ai 70 anni, la violenza psicologica è diminuita dal 21,6% al 18,7%. Quella fisica e sessuale si accompagna molto spesso a forme di violenza psicologica: tra le donne che vivono una relazione con il partner attuale, l’1,3% ha subìto sia violenze fisiche o sessuali sia comportamenti di violenza psicologica, mentre il 2,2% ha sperimentato soltanto quest’ultima forma. La compresenza delle diverse tipologie di violenza è ancora più marcata nel caso degli ex partner: il 15,2% delle donne con ex partner riferisce episodi di violenza sia psicologica sia fisica o sessuale, mentre il 12,7% ha subìto solo violenza psicologica.
Riconoscimento sportivo della sconfitta e la promessa di continuare a lavorare per la Puglia, dal suo posto, qualunque esso sia. Lo sconfitto. Lobuono, classe 1955, non nasce politico. Nasce imprenditore. E soprattutto nasce in un settore che non ama spettacoli: la distribuzione editoriale. L’agenzia di famiglia, una delle realtà storiche della Puglia, gestisce da decenni la rete di giornali e periodici che attraversano la regione all’alba. Una di quelle attività ad alto anticipo e basso glamour, dove contano i camion, le tabelle, le edicole e i conti che devono tornare. Qui Lobuono matura un approccio pragmatico, fatto di relazioni costanti e di una certa capacità di tenere insieme mondi diversi: editori, fornitori, edicolanti, clienti. È un mestiere concreto, che non consente distrazioni. A questa attività affianca anche un impegno nel mondo immobiliare e un interesse per il settore mediatico, con ruoli legati alla Gazzetta del Mezzogiorno e all’emittente Antenna Sud. Non è un imprenditore da copertina: preferisce il lavoro dietro le quinte, evitare gli eccessi, lasciare che a parlare siano i risultati. La prima incursione pubblica arriva nel 2001, quando diventa presidente della Fiera del Levante. Per cinque anni guida una delle principali istituzioni economiche del Mezzogiorno, portando a Bari premier e ministri, facendo dialogare imprese e istituzioni e avviando interventi strutturali. È un incarico che, di fatto, lo proietta nella dimensione politica, anche se lui preferisce definirsi un “gestore”. A volte quasi un “curatore di sistema”. In quegli anni dà forma a nuovi spazi fieristici, potenzia gli eventi e lascia un’impronta che viene ricordata ancora oggi come una stagione di riorganizzazione più che di spettacolo. Nel 2004 tenta la sfida più impegnativa: la candidatura a sindaco di Bari per il centrodestra. È una corsa difficile, con un avversario forte come Michele Emiliano. Lobuono ottiene un risultato rilevante, ma non sufficiente. Non insiste. Ritorna al suo mondo, agli equilibri aziendali, alle reti commerciali. Il suo rapporto con la politica non si interrompe, ma resta laterale, più consultivo che competitivo. Il 2025 segna il ritorno sulla scena. Il centrodestra pugliese, dopo una lunga fase di discussione interna, individua in lui il candidato alla presidenza della Regione: un profilo moderato, competente, con una reputazione solida e lontano dalle polemiche. È una scelta che punta sulla credibilità economica e sulla sobrietà, più che sulla spettacolarizzazione. “Basta slogan, serve concretezza” dice nel discorso di candidatura, tracciando da subito il suo stile. La campagna elettorale che ne segue è coerente con la sua natura: sobria, lineare, concentrata sui dossier più che sui palchi. Lobuono gira la regione, visita imprese, incontra associazioni di categoria, parla di lavoro, infrastrutture, sanità. Non promette rivoluzioni, promette aggiustamenti. Non si presenta come uomo della rottura, ma come uomo della manutenzione — e nell’immaginario pugliese questa immagine funziona, anche se non abbastanza da vincere. Poi arriva la sera del voto. I risultati lo vedono indietro, e nettamente. Le percentuali non lasciano spazio a speranze. Ma la sua reazione conferma il suo carattere. Nessun dramma, nessuna accusa, nessun mea culpa esagerato. Un riconoscimento sportivo della sconfitta e la promessa di continuare a lavorare per la Puglia, dal suo posto, qualunque esso sia. “Avrei voluto un’altra fine, ma rispetto il giudizio dei pugliesi”, dice con la stessa calma con cui avrebbe commentato un bilancio difficile. Il suo ritratto, oggi, è quello di un imprenditore-prestato-alla-politica che ha portato nel dibattito pubblico uno stile diverso: niente colpi di scena, molta continuità, un approccio quasi manageriale. I detrattori parlano di mancanza di mordente, gli estimatori di senso delle istituzioni. Lui, intanto, sembra più concentrato sulla sua rete di relazioni, sulle attività storiche che porta avanti e sulla convinzione che la politica, anche se non ti premia, possa comunque beneficiare di una certa forma di sobrietà. Non sarà diventato presidente della Regione, ma la sua figura — proprio grazie a quella compostezza antiretorica — rimane una presenza riconoscibile nel mosaico pugliese. Un candidato che non ha fatto rumore né prima né dopo, ma che ha mostrato che anche nella sconfitta si può difendere un certo stile. Non rivoluzionario, non carismatico, ma autentico nella sua misura. E forse, per qualcuno, anche rassicurante.
I numeri parlano chiaro: è stata registrata una crescita del fatturato del 72%, toccando quota 4 miliardi di dollari. Se pensavi che le carte di credito fossero roba noiosa da adulti, Revolut è qui per dimostrarti il contrario. La fintech britannica sta facendo parlare di sé come nessun’altra, e non solo tra gli addetti ai lavori: la sua carta è ormai diventata un must per i giovani di tutto il mondo, pronta a conquistare portafogli e smartphone con un mix di tecnologia, semplicità e stile. La notizia bomba è che Revolut ha appena completato una vendita di azioni che porta la sua valutazione a 75 miliardi di dollari, un numero che da solo fa girare la testa. Guidata da grandi nomi come Coatue, Greenoaks, Dragoneer e Fidelity, l’operazione ha visto l’ingresso di investitori di fama mondiale, da Andreessen Horowitz a Franklin Templeton, fino a NVentures, la divisione di venture capital di Nvidia. Sì, avete capito bene: la fintech che sta invadendo il mercato dei giovani ha ora anche il supporto di chi guida il futuro dell’intelligenza artificiale. Ma la storia non riguarda solo grandi numeri e investitori milionari: Revolut ha dato ai propri dipendenti la possibilità di vendere le loro azioni, mostrando come il successo dell’azienda sia condiviso. Cinque volte finora, i dipendenti hanno potuto trarre beneficio direttamente dalla crescita dell’azienda, un segnale chiaro che qui non si tratta solo di business, ma anche di cultura aziendale e partecipazione. E i numeri parlano da soli: nel 2024 Revolut ha registrato una crescita del fatturato del 72%, toccando quota 4 miliardi di dollari, con un utile ante imposte che è schizzato del 149%, arrivando a 1,4 miliardi. Ma non finisce qui: nel 2025 la base clienti retail ha superato i 65 milioni, e Revolut Business ha raggiunto un fatturato annualizzato di 1 miliardo. Insomma, la fintech non solo cresce, ma accelera come un razzo. L’espansione globale è un’altra freccia al suo arco: Revolut ha ottenuto l’autorizzazione bancaria finale e punta a lanciare presto i suoi servizi in Messico, mentre la licenza in Colombia e il lancio in India mostrano che la strategia è chiara: costruire la prima banca davvero globale, accessibile a tutti, ovunque. Il CEO e co-fondatore Nik Storonsky non nasconde l’entusiasmo: “Vogliamo servire 100 milioni di clienti in 100 paesi. Questo traguardo è il risultato di un anno incredibile, grazie a un team che crede nella possibilità di costruire un leader finanziario e tecnologico globale partendo dall’Europa”. Dello stesso avviso anche il CFO Victor Stinga: la nuova valutazione riflette un modello di business solido, con crescita rapida e alta redditività. Ma perché i giovani adorano Revolut? La risposta è semplice: velocità, libertà e controllo totale dal proprio smartphone. Pagamenti istantanei, possibilità di gestire il denaro in più valute, cashback, criptovalute, investimenti facili e persino funzioni legate al risparmio intelligente: tutto in un’unica app intuitiva, moderna e personalizzabile. È il tipo di carta che non solo ti accompagna nei tuoi acquisti, ma ti fa sentire padrone del tuo denaro, con un pizzico di stile in più. Insomma, Revolut non è più solo una carta di credito: è un fenomeno globale, una piattaforma finanziaria che parla la lingua dei giovani, un mix tra tecnologia e semplicità, crescita esponenziale e ambizione internazionale. Se il futuro delle banche è digitale, Revolut è già lì, pronta a conquistarlo.
Confcommercio stima un budget medio di 268 euro, leggermente più alto rispetto al 2024. Il countdown è partito e l’Italia si prepara al consueto “assalto” al Black Friday, ormai diventato un appuntamento fisso quanto il panettone di dicembre. Per molti consumatori lo schema è semplice: si rimanda tutto all’ultimo, certi che tra fine novembre e qualche clic mirato arriverà l’occasione del secolo. E infatti i numeri parlano chiaro: secondo Confcommercio, sette italiani su dieci sono pronti a lanciarsi nello shopping del 28 novembre, con un entusiasmo addirittura superiore a quello dell’anno scorso. Più della metà, poi, approfitterà degli sconti per togliersi il pensiero dei regali di Natale, così da poter affrontare dicembre senza l’ansia dei negozi pieni e dei prezzi alle stelle. Quest’anno, però, c’è una novità di colore: Confcooperative Fedagripesca invita gli italiani a puntare non solo su smartphone e frullatori, ma anche su pesce e crostacei per il cenone. L’idea è semplice, quasi geniale: comprare adesso, congelare tutto e battere sul tempo i rincari dell’ultimo minuto. Quanto spenderemo? Confcommercio stima un budget medio di 268 euro, leggermente più alto rispetto al 2024. A guidare lo shopping saranno soprattutto donne, giovani tra i 18 e i 34 anni e abitanti del Nord Italia. La maggior parte dei consumatori resterà sotto la soglia dei 500 euro, mentre solo una piccola minoranza la supererà con spirito da “big spender”. In cima ai desideri degli italiani restano i grandi classici: elettronica ed elettrodomestici, seguiti da abbigliamento, beauty e giocattoli, che con l’avvicinarsi del Natale diventano praticamente irresistibili. Secondo il Codacons, la settimana degli sconti muoverà un giro d’affari impressionante: circa 4 miliardi di euro. Ma a dominare sarà soprattutto il regno digitale, dove il 65% degli acquisti avverrà comodamente da smartphone o computer, per un totale di oltre 2,6 miliardi. Un impero in espansione, certo, ma non privo di insidie. Consumerismo No Profit lancia infatti un allarme ormai ricorrente: con il Black Friday arriva anche l’ondata di truffe online, che può toccare picchi del +400% rispetto agli altri periodi dell’anno. I criminali del web affinano le tecniche: spuntano offerte incredibili legate a hashtag seducenti, link che arrivano su WhatsApp e Facebook e portano a siti creati per rubare dati sensibili, e un numero crescente di negozi virtuali perfettamente finti ma incredibilmente convincenti. Per non cadere nella rete – e non solo in quella del Wi-Fi – Assoutenti ricorda alcune regole d’oro: mai fidarsi di siti pieni di errori o traduzioni improbabili, verificare sempre la presenza di Partita IVA, indirizzo e contatti reali, controllare che il sito sia protetto dal classico lucchetto nella barra dell’indirizzo e, soprattutto, non fornire dati personali o bancari a cuor leggero. Meglio pagare con carte prepagate o sistemi come PayPal, che offrono un paracadute in più. Così, tra l’entusiasmo per la caccia all’affare e le insidie digitali in agguato, il Black Friday si prepara a entrare in scena come ogni anno: rumoroso, irresistibile e un po’ pericoloso. L’occasione perfetta per chi cerca lo sconto impossibile, purché a essere reale non sia solo il prezzo, ma anche il negozio che lo propone.
Alcuni sono custodi di antiche leggende locali; altri, veri monumenti naturali, sono cresciuti accanto a masserie storiche e monasteri. Sono 252 gli alberi monumentali della Puglia inseriti nell’Albo Verde nazionale, giganti verdi che in alcuni casi toccano i 40 metri d’altezza e superano gli 800 centimetri di circonferenza. Veri patriarchi del paesaggio, testimoni silenziosi di secoli di storia, oggi però minacciati – in particolare nella Piana degli Ulivi Monumentali – dalla diffusione della Xylella fastidiosa, il batterio killer che continua a mettere in pericolo un patrimonio unico al mondo. A rilanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, che commenta l’aggiornamento recentemente diffuso dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste. Questi alberi non sono solo straordinarie creature vegetali: sono scrigni di biodiversità e memoria. L’albo nazionale raccoglie infatti esemplari scelti per il loro valore biologico, ecologico, paesaggistico e perfino culturale o religioso. Alcuni sono custodi di antiche leggende locali; altri, veri monumenti naturali, sono cresciuti accanto a masserie storiche, monasteri, tratturi della transumanza o luoghi simbolo dell’identità dei borghi. Tra i protagonisti della nuova lista spiccano cedri, querce, platani e faggi, ma il censimento segna anche l’ingresso di specie meno comuni come l’acero palmato rosso, la camelia e l’anagiride. Ed è nei piccoli comuni che si concentra una fetta importante di questo tesoro: il 21% degli alberi monumentali pugliesi si trova in uno degli 88 centri minori della regione, mentre quasi la metà — il 47,7% — sorge all’interno di aree protette. Un patrimonio che comprende anche tutte le dieci varietà di querce presenti in Italia, un primato che sottolinea quanto siano delicate e preziose queste nicchie di biodiversità. Uno degli esempi più affascinanti è il maestoso fragno secolare di Martina Franca, nel cuore della provincia di Taranto. Siamo nella Riserva Statale delle Murge Orientali, dove questa specie — rara e localizzata — raggiunge i 16 metri d’altezza. In Italia il fragno cresce esclusivamente nelle Murge pugliesi e materane, disegnando un paesaggio che non ha eguali e che racconta una storia naturale millenaria. Spostandosi verso nord, nella provincia di Foggia, il piccolo comune di Volturino custodisce una delle ultime roverelle superstiti dei boschi che un tempo ricoprivano le pendici dei Monti Dauni. L’albero, rifugio per pipistrelli, uccelli e rettili, sorge lungo il tratturo Lucera–Castel di Sangro, una delle arterie principali della transumanza, la migrazione stagionale delle greggi riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. Sempre nel foggiano, ma in un contesto completamente diverso, a Rodi Garganico campeggia in una piazza vista mare un superbo pino d’Aleppo secolare, simbolo verde del borgo noto per gli agrumi IGP come l’arancia del Gargano e il limone femminello. Scendendo in provincia di Lecce, a Supersano, emerge un altro protagonista del paesaggio pugliese: la celebre quercia della masseria Macrì. Per anni al centro di un acceso confronto botanico volto a determinarne la specie, oggi sappiamo che si tratta di un ibrido tra Quercus virgiliana e Quercus amplifolia. Alta 19 metri ma celebre soprattutto per la sua imponente chioma, offre d’estate un’ombra fitta e rinfrescante, mentre in autunno si accende dei colori più vividi: rossi, gialli e aranci che trasformano il paesaggio in un quadro naturale. Ma è nella Piana degli Ulivi Monumentali che il patrimonio arboreo pugliese raggiunge la sua massima espressione. Qui si concentra la più alta densità di ulivi millenari del mondo: circa 250mila esemplari che potrebbero ambire, sottolinea Coldiretti, al riconoscimento di Patrimonio Unesco. Alcuni avrebbero addirittura raggiunto i 3.000 anni di età e superano i 10 metri di circonferenza. Un’eredità viva, tramandata grazie al lavoro e alla cura degli agricoltori che, generazione dopo generazione, hanno custodito questi monumenti naturali nonostante le difficoltà. La gestione di un ulivo monumentale, infatti, è ben più complessa rispetto a quella di una pianta produttiva moderna: richiede raccolta manuale, potature delicate e trattamenti mirati, con rese necessariamente più basse. Per Coldiretti, l’elenco degli Alberi Monumentali d’Italia è uno strumento fondamentale per diffondere la cultura del verde, del bello e della memoria storica dei territori. Alberi come questi non sono soltanto elementi del paesaggio: sono la narrazione vivente della storia pugliese, radici profonde che connettono comunità, tradizioni e ambiente.
La sindaca: “Gesto grave e vile” Centinaia di fogli con frasi minacciose hanno invaso il centro cittadino di Veglie, in provincia di Lecce. Su volantini anonimi sono apparse diverse scritte offensive. Tra queste anche l’espressione: “Di banditismo avete superato Totò Riina”. La sindaca Mariarosaria De Bartolomeo ha definito questo gesto “grave e vile”. “Saranno valutate – dice – tutte le possibili azioni a tutela dell’interesse, sicurezza e serenità della mia comunità”. Di questo sono stati allertati immediatamente la polizia locale e i carabinieri. In corso le indagini per risalire ai responsabili.
Gli animali sono stati soccorsi e ora cercano una nuova casa Ha abbandonato per strada un gatto in una gabbia e in casa ne aveva rinchiusi altri tre in una voliera. È successo a Brindisi. Una 44enne del posto è stata condannata dal gip del tribunale di Brindisi per abbandono di animale e maltrattamento. Al momento i gatti sono stati affidati al sindaco di Brindisi, ma si spera che trovino subito casa. I dettagli sull’adozione saranno pubblicati sulla pagina Facebook di Stop Animal Crimes Italia.
Un nuovo look alla sua auto dopo la conquista della seconda stella
La ragazza studia all’Università di Pordenone e ha scoperto il furto della sua identità mentre era a lezione Servizio di Marika ScoccimarroMontaggio di Pasquale D’AttomaIntervista a Sabrina Padolecchia, studentessa
Un gesto immediato, decisivo e naturale per il vicebrigadiere Mario Pasquadibisceglie Servizio di Marika ScoccimarroMontaggio di Pasquale D’AttomaIntervista a Mario Pasquadibisceglie, vicebrigadiere dei carabinieri
Continuano le segnalazioni al nostro numero Whatsapp: il quadro è impietoso Servizio di Marika ScoccimarroMontaggio di Maria Cristina Quintale
RAPINA E’ il terzo assalto in pochi giorni in un punto Snai del capoluogo salentino Momenti di terrore sabato sera a Lecce per una apina a E’ il terzo assalto in pochi giorni in un punto Snai del capoluogo salentino Momenti di terrore sabato sera a Lecce per una apina a mano armata nel centro scommesse Snai di piazza Scipione dei Monti. Un uomo, con il volto parzialmente coperto dal cappuccio di una felpa e armato di coltello, ha fatto irruzione nell’agenzia di scommesse e, dopo aver minacciato la dipendente presente, si è fatto consegnare l’incasso della giornata, circa 600 euro. Subito dopo il colpo il rapinatore è fuggito a piedi, facendo perdere le proprie tracce. Non si esclude, tuttavia, che nelle vicinanze potesse avere un mezzo a disposizione per agevolare la fuga. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, che hanno avviato le indagini e stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sicurezza. Si tratta della terza rapina messa a segno in pochi giorni in un punto Snai del capoluogo salentino.
Le opposizioni lamentano l’assenza di soluzioni per residenti e commercianti. Dall’amministrazione arrivano le rassicurazioni Interviste a Giangrazio Di Rutigliano, consigliere comunale;Vito Orlando, consigliere comunale;Francesco Brunetti, consigliere comunale;Giuseppe Colonna, sindaco di Mola di Bari Servizio, riprese e montaggio di Marika Scoccimarro

“Una rivincita” È di Molfetta la donna più forte d’Italia. Liana Amato ha vinto per la seconda volta consecutiva il campionato italiano di Strongman, qualificandosi

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Nel 2022 è stato definito l’allenatore di maggior successo in Italia negli ultimi 100 anni Parliamo di hockey su pista e di chi in passato

Abbiamo incontrato chi ogni giorno, tra allenamenti e campionato, scende in campo (anche) contro i tabù “Maschiaccio”, “Il calcio non è uno sport per te”,

Un messaggio semplice, ma dalla forza dirompente A Monte Sant’Angelo un forno ha deciso di imprimere sugli scontrini il numero antiviolenza, il 1522.

Nonostante le sue 9.698 preferenze complessive, di cui 6.624 solo a Bari, il leader di Avs non ce l’ha fatta È uno degli esclusi eccellenti

L’indagine dell’Istat su 17.500 di donne dai 16 a 75 anni Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai

Riconoscimento sportivo della sconfitta e la promessa di continuare a lavorare per la Puglia, dal suo posto, qualunque esso sia Lo sconfitto. Lobuono, classe 1955,

I numeri parlano chiaro: è stata registrata una crescita del fatturato del 72%, toccando quota 4 miliardi di dollari Se pensavi che le carte di

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RAPINA E’ il terzo assalto in pochi giorni in un punto Snai del capoluogo salentino Momenti di terrore sabato sera a Lecce per una apina

Le opposizioni lamentano l’assenza di soluzioni per residenti e commercianti. Dall’amministrazione arrivano le rassicurazioni Interviste a Giangrazio Di Rutigliano, consigliere comunale;Vito Orlando, consigliere comunale;Francesco Brunetti,