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Antonio Procacci

Michael Flacks ha delineato il suo progetto industriale. Acciaierie d’Italia ha chiesto il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, dal primo marzo, per 4.450 lavoratori su un totale di 9.702 dipendenti. A Taranto i cassintegrati saranno 3.803. È prevista la rotazione del personale. Alla base della richiesta, spiegano i commissari, la crisi produttiva e finanziaria. La produzione non potrà superare, allo stato attuale, 1,5–1,8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Nelle prossime settimane è prevista la ripartenza dell’altoforno 2, ma senza un aumento immediato dei volumi perché sarà fermato l’altoforno 4 per manutenzione fino ad aprile 2026. Intanto, in un’intervista pubblicata oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia, Michael Flacks, l’imprenditore che ha presentato l’offerta per acquistare l’ex Ilva, delinea il suo progetto industriale. Flacks afferma che l’impianto è “ben gestito e in ottime condizioni” e annuncia la nomina di una commissione indipendente, composta anche da personalità conosciute, per realizzare uno studio sull’inquinamento e sull’impatto ambientale. L’obiettivo produttivo è arrivare a 6 milioni di tonnellate di acciaio in 18 mesi. Sul fronte occupazionale, Flacks parla di 6.500 lavoratori iniziali, con la possibilità di salire fino a 9–10 mila posti nel medio periodo. L’imprenditore esclude la presenza di soci privati, mentre apre al coinvolgimento dello Stato nella futura gestione dell’azienda.

Un’eventualità che, al momento, resta solo un rumor, ma che viene discussa apertamente negli ambienti politici dopo il voto di domenica. Più che la vittoria di Fabio Tarantino, in Salento fa rumore la sconfitta della sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone, super favorita alla vigilia delle elezioni provinciali. È stata tradita, ci sono pochi dubbi: all’appello mancano sette voti, tutti interni al centrodestra. Una sconfitta che pesa e che ora rischia di aprire una crisi politica a Palazzo Carafa. Nelle ultime ore, infatti, prende corpo anche l’ipotesi più clamorosa, le dimissioni della senatrice. Un’eventualità che, al momento, resta solo un rumor, ma che viene discussa apertamente negli ambienti politici dopo il voto di domenica. Adriana Poli Bortone si è presa una giornata di riflessione, incontrando prima gli assessori e poi i segretari dei partiti della coalizione per analizzare i numeri e capire chi non ha rispettato gli accordi. Nei due comuni chiave, Lecce e Nardò, dove la coalizione contava di mettere al sicuro il risultato, sono arrivati meno voti del previsto. È lì che si concentrano i sospetti sui cosiddetti franchi tiratori. Secondo le prime ricostruzioni, quattro voti sarebbero mancati nel capoluogo e tre a Nardò, la città amministrata dal sindaco leghista Pippi Mellone. “Chi non ha mantenuto la parola dovrà riflettere”, ha dichiarato la sindaca, parlando apertamente di un clima di sospetto dentro la coalizione. In una nota congiunta, i partiti del centrodestra ribadiscono la fiducia in Poli Bortone, ma chiedono unità e lealtà per evitare nuove spaccature, proprio mentre la guida del Comune di Lecce sembra più fragile che mai. Resta ora da capire se la sindaca sceglierà di andare avanti, magari con un rimpasto di giunta, o se davvero prenderà in considerazione un passo indietro.

Le donne rivendicano di aver sistemato quegli appartamenti con i propri soldi: “Quelle case le abbiamo aggiustate noi”. “Non ce ne andiamo”. È questo il messaggio che rimbalza da ieri tra strada e social network nel quartiere San Pio. Dopo gli sgomberi degli alloggi popolari occupati abusivamente, decine di donne si stanno organizzando per protestare: un gruppo WhatsApp, dirette su TikTok e una manifestazione improvvisata in strada. Una mobilitazione nata dalla paura di restare senza un tetto. Ieri mattina, 29 gennaio, nonostante la pioggia, alcune decine di persone sono scese in strada per far sentire la propria voce. Le famiglie temono che i prossimi blitz possano riguardare altri nuclei che da anni vivono negli immobili senza titolo. Nei video diffusi sui social compaiono anche frasi di minaccia, neanche troppo velate: c’è chi parla di distruggere le case liberate pur di non vederle riassegnate ad altri. Un clima che contribuisce ad alzare la tensione nei quartieri interessati dagli sgomberi. Le donne rivendicano di aver sistemato quegli appartamenti con i propri soldi. “Quelle case le abbiamo aggiustate noi”, ripetono, spiegando di aver fatto lavori e interventi interni in abitazioni che considerano ormai la loro casa. Procura e Arca Puglia, però, non intendono mollare la presa. L’obiettivo resta quello di ripristinare la legalità negli alloggi popolari e proseguire con gli sgomberi delle occupazioni abusive, a partire dai soggetti legati alla criminalità organizzata. Dal Comune assicurano che verranno valutate caso per caso le situazioni di reale emergenza abitativa. Intanto, le donne annunciano nuove iniziative nei prossimi giorni.

I ritardi hanno attirato l’attenzione anche della Corte dei Conti, che ha aperto un fascicolo. Il Governo ha approvato il riparto del Fondo sanitario nazionale 2025: 136 miliardi e mezzo di euro destinati al Servizio sanitario pubblico, con un aumento delle risorse per le regioni del Mezzogiorno. Alla Puglia sono destinati oltre 8 miliardi e 600 milioni di euro, con un incremento rispetto agli anni precedenti. Ma insieme ai nuovi fondi arriva anche una critica diretta alla Puglia, ultima in Italia per l’apertura delle Case di comunità previste dal Pnrr. Intervista a Marcello Gemmato (Sottosegretario alla Salute)

Il vile episodio in un locale in via Demetrio Marin. Ci sono le rapine che fanno tanto rumore, ma ci sono anche furtarelli che, se vogliamo, anche più male. Come quello messo a segno da un poveraccio, nel senso più dispregiativo del termine, in un locale di Bari, il Bistrot Stacco, in via Demetrio Marin. Il tizio ordina un caffè al banco e prima di berlo, approfittando di un attimo di distrazione del personale, ha messo nel giubbotto una scatola con le mance per i ragazzi del bar. Poi ha finito il caffè ed è andato via. Tutto ripreso da una telecamera di videosorveglianza. “No comment, solo vergogna” il testo che accompagna la pubblicazione del video sulla pagina del locale.

La Procura di Taranto ribalta lo scenario. Nella relazione del veterinario si legge che nello stomaco e nell’intestino del cane non è stata trovata alcuna traccia di chiodi né di sostanze tossiche. Sembrava una storia di crudeltà senza senso, capace di scuotere l’Italia intera. La morte di Bruno, il cane molecolare di Taranto, dato inizialmente per ucciso da bocconi imbottiti di chiodi, aveva scatenato un’ondata di indignazione nazionale. Sui social e nel dibattito pubblico erano arrivate condanne durissime, fino all’intervento della premier Giorgia Meloni che, con un post su X, aveva definito l’episodio un atto vile e inaccettabile. Oggi però la Procura di Taranto ribalta completamente lo scenario. Secondo il sostituto procuratore Raffaele Casto, l’uccisione del cane sarebbe stata simulata. L’addestratore e proprietario di Bruno, Arcangelo Caressa, è stato iscritto nel registro degli indagati per simulazione di reato. Disposte nei suoi confronti perquisizioni e sequestri di telefoni, computer e documentazione. Decisivi gli esiti dell’autopsia. Nella relazione del veterinario si legge che nello stomaco e nell’intestino del cane non è stata trovata alcuna traccia di chiodi né di sostanze tossiche. Bruno non avrebbe mangiato da oltre venti ore, forse anche da più di un giorno. Le testimonianze raccolte confermano che al momento del ritrovamento non c’erano bocconi sospetti nel box. Per gli inquirenti l’intera scena sarebbe stata costruita ad arte, anche attraverso un seppellimento avvenuto senza avvisare né le forze dell’ordine né l’Asl. Le cause reali della morte restano da chiarire, ma per la Procura una cosa è certa: Bruno non è morto per ingestione di polpette con i chiodi. Ora spetterà alla magistratura fare piena luce su una vicenda che, a questo punto, è ancor più senza senso.

Vi raccontiamo la storia di Marinella: da un paio di anni vive in forte conflitto col vicinato dopo aver fatto bloccare un cantiere per la ristrutturazione di un appartamento in quanto venivano utilizzate sostanze incompatibili con la sua condizione.. Ha un’ordinanza che dovrebbe proteggerla, ma non basta. Nel centro di Bari, una donna affetta da una malattia rara vede la sua casa diventare un luogo da cui spesso è costretta a fuggire. La sua vita resta sospesa. Spesso è costretta a stare fuori casa, anche per ore, perché paradossalmente respira meglio fuori che dentro, proprio nel luogo che dovrebbe proteggerla. Questa non è solo la storia di una malattia rara. È una storia di diritti riconosciuti e non sempre garantiti. Marinella soffre infatti di MCS, sensibilità chimica multipla. Una malattia invalidante, spesso invisibile. È una condizione che rende pericoloso il contatto con sostanze chimiche di uso quotidiano: detergenti, profumi, vernici, solventi. Per Marinella, respirare certi odori può significare stare male, anche gravemente.  Da un paio d’anni, da quando cioè si è aperta una fase di forte conflitto col vicinato dopo che Marinella ha fatto bloccare un cantiere per la ristrutturazione di un appartamento in quanto venivano utilizzate sostanze incompatibili con la sua condizione. La situazione da allora pare sia diventata insostenibile.

Da mesi sono in attesa dell’assunzione. Hanno superato un concorso pubblico nazionale per la pubblica amministrazione, ma attendono ancora di essere assunti. È la protesta degli idonei al Ripam Coesione Sud, tra cui molti pugliesi e lucani.

L’8 gennaio lasciò il figlio a casa dei nonni perché il 9 gennaio avrebbe dovuto raggiungere il paese per un battesimo. È accusato di omicidio aggravato e occultamento di cadavere Claudio Agostino Carlomagno, marito di Federica Torzullo, l’ingegnera di origini lucane di 41 anni trovata sepolta in un canneto vicino all’azienda di famiglia. Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe tentato di dare fuoco e di fare a pezzi il corpo per ostacolarne il riconoscimento e sarebbe stato pronto alla fuga. Federica era originaria di Gallicchio, in Basilicata, dove avrebbe voluto tornare a vivere con il figlio dopo la separazione dal marito. Era scomparsa l’8 gennaio. Quella sera lasciò il figlio a casa dei nonni perchè il 9 gennaio avrebbe dovuto raggiungere Gallicchio per un battesimo. Il sindaco Guglielmo Pandolfo ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia, molto nota. Federica era infatti nipote di un noto medico della zona.

Al centro delle indagini il camminamento dal quale l’operaio di 47 anni è caduto. Si allarga l’inchiesta sulla morte di Claudio Salamida, l’operaio di 47 anni di Putignano precipitato da circa sette metri mentre lavorava al quinto livello del convertitore nello stabilimento dell’ex Ilva. L’uomo stava effettuando una manovra di routine su una valvola di ossigeno, nell’ambito delle attività di riconsegna dell’impianto dopo lavori di manutenzione. L’area del convertitore è stata posta sotto sequestro probatorio senza facoltà d’uso e la Procura di Taranto procede per omicidio colposo. Al centro delle indagini il camminamento dal quale Salamida è caduto. Al posto delle griglie metalliche sarebbero state installate pedane in legno, una soluzione temporanea ritenuta non idonea a garantire sicurezza. Dagli accertamenti emerge che la griglia definitiva era già stata consegnata e si trovava sull’impianto, ma non era stata fissata. Quel varco sarebbe stato lasciato aperto per facilitare il passaggio di materiali durante i lavori di manutenzione e non ripristinato al termine degli interventi. Ora gli inquirenti dovranno chiarire da quanto tempo fosse presente quella situazione e chi ne abbia autorizzato l’utilizzo, oltre alle eventuali responsabilità legate ai controlli interni. La ricostruzione della dinamica è resa più complessa dall’assenza di telecamere nella zona interessata. La Procura conferirà l’incarico per l’autopsia, mentre lo Spesal ha già depositato un primo rapporto che individua diversi possibili responsabili. L’indagine si estende anche alle ditte dell’indotto coinvolte nei lavori. Resta alta, intanto, l’attenzione sulla sicurezza nello stabilimento. Nella tarda serata di lunedì e poi durante la notte si sono verificate due distinte perdite di gas nell’area dell’altoforno due. Attivate le procedure di emergenza, i lavoratori hanno indossato le maschere protettive. L’azienda ha riferito che l’anomalia è stata risolta e che alle 10.30 di ieri mattina le attività sono riprese regolarmente, mentre i sindacati chiedono un confronto per ottenere maggiori garanzie sulla sicurezza.

In alcuni casi è tornata la dad, come ai tempi del Covid. Anche oggi, a ormai sei giorni dalla fine delle vacanze di Natale, molti studenti resteranno a casa perché a scuola non funziona il riscaldamento. Al Liceo Scientifico Moscati di Grottaglie è tornata la dad, come ai tempi del Covid. Niente lezioni, invece, neanche a casa, per gli studenti del plesso di via Borsellino dell’Istituto Tecnico Einaudi di Manduria, chiusa dopo le proteste della scorsa settimana. Chiuse a Polignano fino a mercoledì la scuola secondaria di primo grado san Giovanni Bosco e l’Istituto Alberghiero. A Pezze di Greco chiusa ancora oggi la scuola Galileo Galilei. Dovrebbero ricominciare oggi invece le lezioni all’Istituto Comprensivo “Ammirato-Falcone” di Lecce.

L’istituto “Ammirato-Falcone” resterà chiuso fino al 10 gennaio. Oggi, mercoledì 7 gennaio 2026, oltre mezzo milione di studenti torneranno tra i banchi in Puglia e in Basilicata dopo le vacanze natalizie. Tutti tranne circa 400 studenti leccesi dell’istituto comprensivo “Ammirato-Falcone”, in via Raffaello Sanzio, che dovranno attendere lunedì, 12 gennaio. La scuola resterà infatti chiusa fino al 10 gennaio a causa di un guasto alla pompa di calore dell’impianto di riscaldamento. Le basse temperature non consentono lo svolgimento in sicurezza delle lezioni, per questo la sindaca Poli Bortone ha firmato un’ordinanza che sospende le attività fino alla fine della settimana.

La serata e la notte di San Silvestro restate sintonizzati su Telenorba, vi terremo compagnia a partire dalle 19. Telenorba accompagnerà i telespettatori verso il nuovo anno con lo show “Serata Norba“, condotto da Mary De Gennaro e Antonio Stornaiolo. Serata Norba lascerà poi la linea a “Insieme nel 2026“, condotto in studio da Giovanna De Crescenzo e Giancarlo Montingelli che si collegheranno con ben 6 piazze di Puglia e Basilicata.

Il problema è economico: la produzione non è più sostenibile e Enel non intende continuare a coprire perdite senza compensazioni. Il conto alla rovescia è ormai finito. A poche ore dalla scadenza fissata per l’addio al carbone, per la centrale Enel di Cerano non c’è alcuna decisione che ne garantisca il futuro. Dal Consiglio dei ministri nessun atto concreto, nessun decreto, nessuna copertura economica. Solo una presa d’atto: mantenere aperti gli impianti costa troppo. Nell’informativa presentata ieri, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha ammesso che, allo stato attuale, non esistono soluzioni praticabili per mantenere operative, nemmeno in riserva, le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia. Il problema è economico: la produzione non è più sostenibile e Enel non intende continuare a coprire perdite senza compensazioni. Secondo i dati del ministero, mantenere anche solo alcuni gruppi costerebbe oltre 78 milioni di euro in un anno. Una spesa che lo Stato non può sostenere: la Commissione europea ha già espresso forti dubbi sulla compatibilità di eventuali aiuti pubblici. E così, mentre il governo continua a parlare di valutazioni in corso e di contesto geopolitico instabile, la scadenza resta. A mezzanotte decadono il termine previsto dal Piano nazionale energia e clima, l’Autorizzazione integrata ambientale e la concessione demaniale del porto di Brindisi. Da domani parte formalmente la decarbonizzazione. Ma sul territorio restano le incognite: lavoratori dell’indotto e futuro industriale, in attesa di progetti alternativi come il sistema di accumulo energetico BESS.

Intanto, sul fronte produttivo l’altoforno 2 dovrebbe tornare in marcia intorno al 20 gennaio. Giornata chiave per il futuro dell’ex Ilva. I due comitati di sorveglianza di Ilva e di Acciaierie d’Italia hanno passato al vaglio l’analisi industriale, finanziaria, occupazionale e ambientale delle proposte presentate dai fondi americani Flacks e Bedrock. Al termine dell’esame, l’orientamento espresso dai commissari e condiviso dai comitati è a favore di Flacks: quella di Bedrock è stata considerata un’offerta debole e, di fatto, non vincolante. La valutazione sarà ora trasmessa al Governo, che attraverso il Ministero delle Imprese dovrà attivare la negoziazione in esclusiva con Flacks. Si apre così una fase delicatissima, in cui l’esecutivo punta a rafforzare il progetto con un partner industriale, mentre restano aperti i nodi su investimenti, occupazione, costo dell’energia e decarbonizzazione. Sul dossier, intanto, arriva una nuova doccia fredda dalla Magistratura. La Procura di Taranto ha respinto per la seconda volta la richiesta di dissequestro dell’altoforno 1, fermo dopo l’incendio del 7 maggio. l’azienda annuncia ricorso e stima perdite per 90 milioni di euro al mese. Sul fronte produttivo, a metà gennaio si fermano tre batterie della cokeria, la 7, la 8 e la 12, che saranno messe in preriscaldo. Il coke sarà acquistato all’esterno. L’altoforno 2 dovrebbe tornare in marcia intorno al 20 gennaio, mentre i sindacati chiedono di ritirare il “piano corto” e riaprire subito il confronto a Palazzo Chigi.

Sabato mattina siamo stati al cimitero, per l’ultimo saluto: non aveva un tetto, ma tanta cultura e una grandissima dignità. Torniamo sulla vicenda di Pietro, il clochard morto a Bari il giorno di Natale. Il TgNorba era stato da lui la sera prima, con i volontari di Incontra. Un mesetto fa, invece, era stato da lui Luca Lobuono, content creator barese. Vogliamo farvi sentire quello che Pietro gli ha detto.

La compagnia foggiana, che nel 2026 compie 50 anni, si è aggiudicata l’appalto per 30 mesi. Da gennaio il servizio di elisoccorso in due delle sei basi della Sicilia, quelle dell’ospedale Cannizzaro di Catania e dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, sarà gestito dalla foggiana Alidaunia. La compagnia, che nel 2026 compie 50 anni, si è aggiudicata l’appalto per 30 mesi. Alidaunia gestisce l’elisoccorso anche in Campania, a Napoli e Salerno, e in provincia di Foggia. Un servizio che viene svolto 365 giorni l’anno, 24 ore su 24, da un equipaggio altamente formato, composto da comandante, copilota, tecnico elicotterista, medico rianimatore anestesista, infermiere di area critica e tecnico del soccorso alpino. Intervista a Roberta Pucillo (Accountable Manager Alidaunia)

I bimbi sono malati e quel viaggio, per ora, non è possibile. Così la città si mobilita per loro. Nel cuore della Valle d’Itria, un intero paese ha scelto di trasformare il Natale in un gesto concreto di amore. A Locorotondo la magia ha preso vita in piazza Moro, che per qualche ora si è trasformata in Disneyland. Intervista a Ilaria Sardella, presidente “La Banda di Minnie e Topolino”

L’uomo denuncia nell’intervista, a volto coperto, il ricatto a cui è stato sottoposto per anni. Gli autotrasportatori non dovrebbero guidare per più di 9 ore di fila e invece molti superano di gran lunga questo limite, mettendo a rischio la loro vita e quella degli altri. Abbiamo raccolto la testimonianza di un camionista pentito che ci spiega quello che succede. “I committenti ti fanno firmare dei contratti, dove tu devi attenere alle regole da un lato” racconta senza mostrare il volto,  “dall’altro lato poi ti redigono dei fogli di viaggio dove ti fanno fare proprio il delinquente”. Ovvero: non autorizzano il doppio equipaggi, quindi il secondo autista, ma al tempo stesso ti dicono che devi prendere un carico a Polignano e devi stare dall’altra parte dell’Italia entro dieci ore e fare una serie di consegne. “Significa che uno si parte da Bari e deve andare a Polignano e già ti sei mangiato un’ora di guida” spiega ancora il camionista. “Andando a Verona, per esempio, hai 10 ore di guida. Quindi già abbiamo sforato di minimo due ore. Poi devi fare le consegne, e servono tra le 4 e le cinque ore”. In pratica rispettare la legge è impossibile. “Noi viaggiamo senza scheda significa che due ore due tre ore ore le dovevo rubare perché qua si parla di rubare, rubare le ore così si dice in gergo, in pratica tu non risulti sulla scheda” spiega ancora il camionista pentito, che alla fine è stato ridotto sul lastrico perché non accettava più i ricatti delle aziende. “Col senno di poi mi dovevo fermare prima” dice sconsolato, “Non accettare i loro ricatti, perché io l’ho fatto per per la mia famiglia e anche per i lavoratori che avevo con me, dipendenti che adesso non ho più”

Il Consiglio di Stato ha respinto l’ultimo ricorso degli ambientalisti, mettendo fine a un lungo contenzioso. Il mini resort sulla costa di Polignano si farà. Il Consiglio di Stato ha respinto l’ultimo ricorso degli ambientalisti, mettendo fine a un lungo contenzioso. Il progetto prevede la trasformazione di sette trulli fronte mare in un’esclusiva struttura turistica di lusso. Secondo la società Serim, si tratta di un intervento a basso impatto, senza uso di cemento e senza aumenti di volumetria. Il comitato “I gabbiani del parco di Costa Ripagnola”, che in passato aveva denunciato il rischio di uno scempio ambientale, ha visto respingere le proprie istanze: per i giudici, non è stato dimostrato alcun danno ai valori paesaggistici. La sentenza conferma quanto già deciso dal Tar e ribadisce la piena conformità del progetto alla normativa urbanistica e alla legge regionale sul parco di Costa Ripagnola. Dopo anni di polemiche e indagini archiviate, il via libera è definitivo: il restyling dei trulli potrà partire.

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