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Brindisi, maxi inchiesta sui finanziamenti Covid: nuovi dettagli e ruoli nell’associazione illecita

La selezione degli imprenditori, le pratiche con ricavi e fatturati ritenuti gonfiati e i finanziamenti garantiti dallo Stato: emergono nuovi dettagli dalla maxi inchiesta della Procura di Brindisi su un presunto sistema di truffe ai danni degli istituti di credito. Sono 145 gli indagati tra Brindisi e Lecce, tra cui anche il consigliere comunale Nicola Didonna e il figlio Michele

La selezione degli imprenditori a cui intestare le richieste di finanziamento sarebbe stata il primo passaggio del presunto sistema: soggetti individuati tra persone in difficoltà economica o incompatibili con la gestione autonoma di un’attività d’impresa.

Da qui, secondo la ricostruzione della Procura di Brindisi, sarebbe partita la macchina per ottenere prestiti bancari garantiti da denaro pubblico, attraverso ricavi e fatturati gonfiati o società attive solo sulla carta. È questo il presunto meccanismo al centro della maxi inchiesta su presunte truffe ai danni di istituti di credito che coinvolge 145 indagati tra Brindisi e Lecce. Tra questi anche il consigliere comunale di Futuro Nazionale a Brindisi Nicola Didonna e il figlio Michele, ex assessore comunale.

Al primo vengono contestati, a vario titolo, truffa, malversazione e indebita percezione di erogazioni pubbliche; il secondo è ritenuto dalla Procura colui che avrebbe individuato gli imprenditori a cui intestare le richieste di finanziamento. Il tutto, attraverso documentazione fiscale con ricavi e fatturati gonfiati o riferita a società solo formalmente operative, per ottenere finanziamenti bancari garantiti dallo Stato durante l’emergenza Covid. Somme poi utilizzate per finalità diverse da quelle previste e trasferite attraverso bonifici o prelievi in contanti.

Negli atti alcuni casi esemplificativi: a Brindisi una ditta individuale avrebbe dichiarato oltre 150 mila euro di fatturato a fronte di ricavi risultati pari a zero; a Nardò sarebbe stato modificato un documento fiscale con l’inserimento di oltre 121 mila euro di ricavi per ottenere il finanziamento. Un altro episodio riguarda una società che sarebbe risultata attiva solo sulla carta, senza dipendenti e senza una reale operatività. Ora le difese hanno venti giorni per presentare memorie o chiedere l’interrogatorio degli indagati prima delle eventuali richieste di rinvio a giudizio.

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