L’indimenticato attaccante biancorosso è scomparso prematuramente a Cecina lo scorso 19 giugno, all’età di 58 anni
Ci sono campioni che riempiono le bacheche. Igor Protti ha riempito soprattutto i cuori. Perché i gol gli hanno regalato la fama, ma sono stati la semplicità, l’onestà e il rispetto per la gente a renderlo indimenticabile. È per questo che ora, da Bari a Livorno, passando per tutte le piazze che hanno avuto la fortuna di applaudirlo, il dolore è lo stesso: se ne va un pezzo di calcio che apparteneva a tutti.
Ma Bari è la città dove Igor Protti ha toccato il punto più alto della sua carriera: capocannoniere di Serie A. Qui il bomber di Rimini è diventato un idolo popolare, capace di trascinare una squadra con i suoi gol fino a conquistare lo storico titolo, considerando la retrocessione in B. Un’impresa che ancora oggi sembra impossibile. Ma il motivo per cui i baresi non hanno mai smesso di amarlo va oltre i numeri: Protti era “della gente”. Sempre disponibile, mai sopra le righe, autentico dentro e fuori dal campo.
Quel legame non si è mai spezzato. Ogni ritorno al San Nicola diventava una festa, ogni incontro con i tifosi un abbraccio sincero. Perché ci sono maglie che si indossano e altre che restano cucite addosso per tutta la vita.
La stessa storia si è ripetuta altrove. Ovunque abbia giocato ha lasciato il ricordo di un uomo prima ancora che di un attaccante. Un professionista che non ha mai smesso di lottare, neppure davanti alla malattia, affrontata con la stessa dignità e lo stesso coraggio che aveva mostrato in campo.
E forse è proprio questa l’eredità più grande che lascia Igor Protti. Non soltanto i suoi gol, ma l’idea che si possa diventare una bandiera senza essere una superstar. Basta essere se stessi. E lui lo è stato fino all’ultimo giorno.














