Si è spento dopo una lunga malattia per la quale ha combattuto sino all’ultimo. Una carriera formidabile e l’impegno civile. Giunta la richiesta di intitolare anche a lui lo stadio San Nicola
Il calcio italiano si sveglia con gli occhi lucidi e il cuore pesante. All’età di 58 anni, dopo una lunga e dignitosa battaglia contro un tumore al colon, ci ha lasciati Igor Protti. Se n’è andato con la stessa compostezza, lo stesso coraggio e l’onestà intellettuale con cui ha affrontato i difensori più ostici e le sfide più dure della sua esistenza. A dare il doloroso annuncio è stata la famiglia, condividendo un messaggio che lo stesso Igor aveva preparato per il suo pubblico, un’ultima lettera d’amore che rispecchia fedelmente l’uomo che è sempre stato: “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile trovare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene… Sperando che sia un arrivederci e non un addio”.
Il campione è morto nella sua abitazione, dove la salma sosterà sino alle 15 di oggi pomeriggio. Successivamente sarà trasferita al Cimitero di Cecina. Sabato pomeriggio la bara sarà trasferita allo stadio di Livorno per un ultimo saluto ai sostenitori toscani. Poi nella giornata di domenica la stessa cosa accadrà a Rimini, sua città natale dove sarà cremato. Venerdì 26 per volontà dello stesso Igor, le ceneri saranno trasferite a Bari e percorreranno l’anello interno dello stadio San Nicola che è stata la sua seconda casa, sostando sotto la curva nord.
L’ex attaccante non è stato un calciatore qualunque. In un’epoca di contratti milionari, ha incarnato l’essenza pura del calcio romantico, stringendo legami indissolubili con le piazze in cui ha militato, prima fra tutte la terra di Puglia. Insieme a Dario Hübner, detiene un primato leggendario e unico: è l’unico giocatore ad essere stato capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C1. Il capitolo più glorioso e iconico della sua carriera nella massima serie è legato indissolubilmente ai colori biancorossi. Ricordiamo lo storico titolo di capocannoniere della Serie A conquistato con il Bari nella stagione 1995-1996 grazie a ben 24 gol.
Un’impresa clamorosa e tinta di un’amarezza tutta romantica, poiché Protti fu l’unico capocannoniere nella storia del campionato italiano a subire la retrocessione con la propria squadra nello stesso anno, decidendo comunque di lottare fino all’ultimo minuto per la maglia dei galletti. Il Bari di Igor Protti e Kennet Andersson e la celebre esultanza “del trenino” sono rimasti impressi nel cuore dei tifosi del San Nicola, che lo hanno sempre considerato un idolo eterno e un barese d’adozione. Successivamente arrivò la sua rinascita al Livorno, dove fu re dei bomber in Serie C1 per due stagioni consecutive (2000-2001 con 20 gol e 2001-2002 con 27 gol) e poi in Serie B nella stagione 2002-2003 con 23 reti. Riminese di nascita ma adottato con amore viscerale sia da Bari che da Livorno, avendo ricevuto in Toscana la cittadinanza onoraria nel 2006 e la prestigiosa Livornina d’Oro a gennaio 2026, lo Zar ha sempre saputo unire le tifoserie nel segno del rispetto e dell’attaccamento ai valori della maglia.
Se i gol lo hanno reso un idolo indimenticabile per il popolo biancorosso e amaranto, sono stati i gesti fuori dal campo a consegnarlo alla storia come un campione nella vita. Quando decise di ritirarsi dal calcio giocato nel 2005, il club toscano scelse di ritirare la sua maglia numero 10. Ma lo spessore morale di Protti emerse con forza nel 2007, quando durante una cerimonia ufficiale chiese espressamente alla società di non ritirare più quel numero, spiegando che la dieci doveva tornare sulle spalle di qualcuno per restituire a tutti i bambini il sogno di poterla indossare un giorno. Non voleva essere un monumento ingombrante, voleva essere un’ispirazione per i giovani. Ha sempre vissuto con i piedi per terra, generoso e pronto a spendersi per la beneficenza.
Negli ultimi mesi, la malattia si era fatta più aggressiva, dopo la diagnosi pubblica avvenuta a luglio 2025. Eppure, Protti non ha mai smesso di lottare con dignità, resistendo con le ultime forze per un traguardo personale e bellissimo: a fine maggio, è riuscito ad accompagnare la figlia Noemi all’altare. Oggi Bari, Livorno e tutto il mondo dello sport piangono un bomber implacabile, ma soprattutto un uomo d’altri tempi che ha lasciato impronte indelebili con il suo esempio. Buon viaggio, Igor.
Si moltiplicano le iniziative per ricordare Igor Protti. Con una PEC inviata al sindaco Vito Leccese, gli avvocati Vito Sportelli ed Emilio Loliva hanno chiesto al primo cittadino di valutare, in considerazione dello spessore umano e sportivo di Igor Protti di intitolare anche a lui lo stadio San Nicola che assumerebbe così la denominazione “Stadio San Nicola e Igor Protti”.













