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Sud Italia

. Quattro giorni di viaggio, oltre 600 chilometri di percorsi tra natura, borghi e paesaggi mozzafiato. Torna dal 18 al 21 giugno “Terre Lucane”, la manifestazione dedicata agli appassionati di moto adventure organizzata dal Motoclub “Giacinto Cerviere” di Rionero in Vulture, sotto l’egida della Federazione Motociclistica Italiana e inserita nel prestigioso Trofeo Eicma Adventure Series. Giunta alla sua sesta edizione, la manifestazione si presenta con una grande novità: per la prima volta si svilupperà su quattro giorni, con un itinerario articolato in tre tappe e pensato per far vivere ai partecipanti un’esperienza immersiva tra alcuni dei luoghi più suggestivi della Basilicata. Per l’edizione 2026 gli organizzatori hanno previsto tre differenti livelli di difficoltà: Standard, Expert e Discovering, con percorsi studiati sia per gli specialisti del fuoristrada sia per chi preferisce il mototurismo e l’esplorazione del territorio. La vera novità sarà però la tappa realizzata con la collaborazione del Motoclub Gruppo Matto di Pisticci, che accompagnerà i partecipanti nel cuore dei suggestivi Calanchi lucani. Un itinerario ad anello in stile expedition attraverserà alcuni dei luoghi più iconici della regione, tra cui Matera, Craco e le aree vicine alle rovine del Castello di Uggiano, con panorami spettacolari dominati dagli strapiombi argillosi dei Calanchi. Il momento più atteso sarà il bivacco in stile Dakar allestito nel celebre Teatro dei Calanchi. Qui i motociclisti trascorreranno la notte in tenda, riuniti attorno a un grande falò, condividendo racconti di viaggio e passione per le due ruote sotto il cielo stellato della Basilicata. Tutte le informazioni sul programma, sulle modalità di partecipazione e sulle iscrizioni sono disponibili sul sito ufficiale Terre Lucane Adventure.

Nella classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita delle generazioni, Puglia e Basilicata restano indietro soprattutto per i dati su lavoro e giovani. Taranto è ultima in Italia per disoccupazione under 35. Per un giovane del Sud trovare lavoro stabile, costruirsi un futuro e andare a vivere da solo resta molto più difficile che nel resto d’Italia. È la fotografia che emerge dall’indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita delle generazioni, che analizza le condizioni di bambini, giovani e anziani nelle province italiane. E i dati di Puglia e Basilicata confermano il divario con il Nord del Paese, soprattutto sul fronte occupazionale. Tra gli indicatori che pesano di più ci sono la disoccupazione giovanile, il numero di ragazzi che non studiano e non lavorano, il costo degli affitti e la difficoltà di raggiungere l’indipendenza economica.Il caso più critico è quello di Taranto, che secondo il Sole 24 Ore registra il peggior dato nazionale per disoccupazione giovanile: quasi il 44% tra i 15 e i 34 anni. Taranto finisce anche nelle ultime posizioni per numero di giovani che non studiano e non lavorano. Situazione difficile anche a Foggia e Brindisi, penalizzate soprattutto dalle opportunità occupazionali e dal numero ridotto di laureati. Bari ottiene risultati migliori sul fronte dei servizi e della vita sociale, ma paga il peso degli affitti e il costo sempre più alto dell’autonomia per le nuove generazioni. In Basilicata il quadro appare leggermente più equilibrato. Matera si difende meglio in classifica rispetto ad altre realtà meridionali, mentre Potenza resta più indietro soprattutto per dinamiche demografiche e accesso ai servizi.

Quasi la metà degli italiani soffre di disturbi alimentari: tra diagnosi sommerse e il boom di intolleranze al Sud, arrivano lo screening pediatrico e i nuovi buoni digitali validi in tutta Italia. Immaginate che, seduti a una tavola imbandita, un italiano su due debba guardare al menù con sospetto o timore. Non è un’esagerazione statistica, ma la realtà emersa tra i corridoi del Senato: tra celiachia, allergie alimentari e intolleranza al lattosio, quasi metà del Paese convive con un corpo che si ribella al cibo. Se la celiachia colpisce l’1% della popolazione, con oltre 265.000 diagnosi ufficiali e un “esercito fantasma” di almeno 400.000 persone che ancora non sanno di essere malate, è nel Sud Italia che la sfida si fa più intensa, specialmente per l’intolleranza al lattosio che qui tocca punte del 50%. Per rispondere a questa silenziosa emergenza quotidiana, l’Italia sta mettendo in campo una vera rivoluzione: grazie alla Legge 130 del 2023, i nostri bambini saranno protetti da uno screening pediatrico nazionale capace di scovare la celiachia sul nascere, prima che faccia danni. Ma la vera notizia che cambierà la vita a migliaia di famiglie è contenuta nell’articolo 77 della Legge di Bilancio 2026: i famosi buoni per il senza glutine smettono di essere pezzi di carta legati alla farmacia sotto casa. Diventano digitali, dematerializzati e, finalmente, circolari, permettendo a un cittadino pugliese o siciliano di fare la spesa in tutta Italia senza ostacoli burocratici. Mentre il Ministero della Salute combatte in Europa per avere etichette sugli allergeni più chiare e trasparenti, l’obiettivo è uno solo: trasformare la tavola da un potenziale campo minato — con il rischio sempre presente dello shock anafilattico — in un luogo di sicurezza e inclusione per tutti.

Secondo i dati Istat 2023, nel Mezzogiorno il lavoro da remoto resta sotto la media nazionale (13,8%), con poche eccezioni regionali e un gap strutturale rispetto al Centro-Nord e all’Europa. Lo smart working in Italia nel 2023 conferma forti differenze tra Nord e Sud e una diffusione ancora inferiore rispetto alla media europea. Secondo i dati ufficiali dell’Istat, il lavoro da remoto continua a rappresentare una trasformazione strutturale del mercato del lavoro italiano, avviata durante la pandemia ma oggi stabilizzata. Quanti sono gli smart worker in Italia nel 2023? Nel 2023 sono circa 3,4 milioni gli occupati che hanno lavorato da remoto almeno in parte, pari al 13,8% del totale. Nel dettaglio: 1 milione e 436 mila lavoratori (5,9%) hanno svolto l’attività da casa per almeno metà dei giorni lavorativi. 1,9 milioni (7,9%) hanno adottato modalità di lavoro agile in forma più occasionale. Il dato resta stabile rispetto al 2022, ma è nettamente superiore al periodo pre-pandemico 2018-2019, quando gli smart worker erano appena il 4,8%. Il picco si era registrato nel 2021 con il 15,1%. Smart working in Italia: differenze tra Nord, Centro e Sud Le differenze territoriali sono tra gli elementi più evidenti emersi dal report Istat. Nord-Est e Centro in testa Nord-Est: 17,1% di occupati in lavoro da remoto Centro: circa 16% Nord-Ovest: 11,9% Sud: 10,2% Isole: 9,7% Le regioni del Centro-Nord mostrano una maggiore diffusione grazie alla presenza di settori terziari avanzati, grandi aziende e infrastrutture digitali più sviluppate. Le regioni dove lo smart working è più diffuso A livello regionale, la classifica vede: Lazio: 21,5% (prima in Italia) Lombardia: 18,6% Piemonte: 14,5% Liguria: 14% Nel Mezzogiorno, quasi tutte le regioni restano sotto il 10%, con alcune eccezioni: Campania (11,1%) Abruzzo (10,3%) Sardegna (10,2%) Valle d’Aosta e Basilicata si fermano all’8,8%. Le città italiane con più lavoratori da remoto Tra i Comuni con oltre 150 mila abitanti, le percentuali più alte si registrano nelle grandi aree metropolitane come: Milano Roma Bologna Torino Qui incidono la forte presenza di grandi imprese, pubbliche amministrazioni strutturate e un’economia orientata ai servizi avanzati. Smart working in Italia vs Europa: il confronto 2023 Nel confronto europeo, l’Italia resta indietro. Secondo i dati di Eurostat, nel 2023 solo il 5,9% degli italiani lavora abitualmente da casa, contro una media UE del 9,1%. I Paesi più avanzati sono: Finlandia (22,2%) Irlanda (21,8%) Svezia (15,3%) Belgio (14,6%) Anche Germania e Francia superano il 10%. Perché lo smart working è meno diffuso nel Sud? La minore diffusione del lavoro agile nel Mezzogiorno è legata a: Struttura produttiva meno orientata ai servizi avanzati Minore presenza di grandi aziende Infrastrutture digitali meno sviluppate

La Presidente del Consiglio conclude la kermesse di Fratelli d’Italia con un discorso tra ironia e attacchi all’opposizione, rivendicando risultati di governo e rilancio del Mezzogiorno. Davanti a una platea gremita, Meloni ha rivendicato i risultati del governo, rilanciando il ruolo strategico del Sud e attaccando le opposizioni per l’assenza e la mancanza di visione. “Il Mezzogiorno è tornato locomotiva del Paese”, ha dichiarato, toccando anche i temi del referendum sulla giustizia, della politica estera e della scuola.

. Il debito pubblico europeo oggi fa meno paura, anzi in alcuni Paesi inizia persino a scendere. Ma, avverte Christine Lagarde, la vera minaccia è un’altra: la crescita che non c’è. Lagarde, che guida la Banca Centrale Europea dal 2019 ed è stata in passato ministra dell’Economia in Francia e direttrice del Fondo Monetario Internazionale, è considerata una delle figure economiche più influenti al mondo. E proprio per questo le sue parole pesano. Secondo lei l’Europa rischia di cadere nella stagnazione, un meccanismo che frena tutto e rende più difficile anche il lavoro della Bce. E lo dice chiaramente ai governi: le nuove regole fiscali europee non servono solo a tagliare le spese, ma a investire. Serve puntare su riforme, infrastrutture e innovazione, tutto ciò che può far aumentare la produttività e permettere all’Europa di tenere il passo con Stati Uniti e Cina. Senza questa spinta, le prospettive restano deboli: l’eurozona crescerà poco più dell’1% nei prossimi anni, e l’Italia addirittura meno, nonostante lo spread in calo e i giudizi migliori delle agenzie di rating. A preoccupare Lagarde è anche il fatto che solo sette Paesi su venti stiano davvero usando gli strumenti disponibili. Così si rischia la “stagnazione fiscale”: si stringe la cinghia per mettere ordine nei conti, ma si finisce per frenare la crescita, creando un circolo vizioso. E non aiuta l’idea, sempre rispuntante nella politica, che la banca centrale debba essere usata per ridurre il debito pubblico. Lagarde difende la totale indipendenza della Bce, ricordando che ogni volta che la politica ha cercato di pilotare una banca centrale, il risultato è stato inflazione e instabilità. Tutto questo pesa sull’Europa intera, ma ancora di più sul Mezzogiorno italiano. Le regioni del Sud partono già con una crescita fragile, investimenti più lenti e un mercato del lavoro più debole. Quando l’economia rallenta, il Sud lo sente subito: meno opportunità, meno sviluppo, meno prospettive per i giovani. Ma proprio qui potrebbe nascere una chance: se l’Europa investe davvero, il Mezzogiorno potrebbe diventare un terreno fertile, tra energie rinnovabili, digitalizzazione, turismo, ricerca e grandi opere che aspettano solo di decollare. Il messaggio, dietro la complessità dei numeri, è semplice: senza crescita ci si ferma tutti. Con gli investimenti giusti, invece, l’Europa può ripartire e il Sud può finalmente diventare un motore vero, non solo una promessa.

A Bari il convegno dei Conservatori e Riformisti con Raffaele Fitto: rassicurazioni su coesione, agricoltura e bilancio europeo Intervista: On. Raffaele Fitto vice presidente esecutivo della Commissione europea

Cresce il contributo del Sud e della Puglia nella filiera delle carni Intervistati: Carlo Siciliani Pres. Uniceb

Il festival apre con Paolo Borrometi e un forte messaggio contro la mafia Intervistati: Paolo Borrometi, Giornalista; Giulia Murolo, Coordinatrice Editoriale Festival

La scelta della “Cima” dà il via ai festeggiamenti che culmineranno con la scalata del Maggio Intervista: Alfonso Vespe, sindaco di Accettura

L’onorevole Dario Iaia sarà il nuovo responsabile unico del CIS, Contratto Istituzionale di Sviluppo, per Taranto. Il decreto di nomina è stato sottoscritto dal ministro Foti. A breve sarà avviato un nuovo tavolo istituzionale, con l’obiettivo di rendere gli interventi più efficaci e tempestivi, superando i ritardi del passato e rispondendo in maniera puntuale alle esigenze del territorio – ha dichiarato il ministro per gli Affari europei. La figura del responsabile unico del contratto sarà un punto di riferimento per garantire responsabilità, coordinamento e capacità di risoluzione delle criticità – ha concluso Foti.

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