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Un’altra vertenza colpisce il territorio tarantino. Tiscali trasferisce 17 operatori dalla sede di Paolo VI a Modugno. Sindacati ed istituzioni pronti a sostenere i lavoratori. A partire dal 13 maggio i 17 lavoratori Tiscali di Taranto saranno trasferiti nella sede di Modugno, in provincia di Bari. L’ex multinazionale della telefonia made in Sardegna, dopo un tracollo finanziario, è disposta a cedere il ramo d’azienda al gruppo Canarbino. Sarebbero coinvolti operatori e operatrici part time che arrivano a prendere circa mille euro al mese e che, oltre a stravolgere la propria quotidianità, dovranno anche sostenere ulteriori spese per spostarsi in un’altra sede. Una decisione che deve essere ritirata dall’azienda, sostengono i sindacati Slc Cgil e Fistel Cisl. Anche le istituzioni fanno quadrato intorno ai lavoratori. Intervista a Tiziana Ronsisvalle seg. Generale Slc Cgil, Gianfranco Laporta seg. Generale Fistel Cisl

Dopo il corteo per le vie della città, il comizio sul lavoro dignitoso. Santeramo è un simbolo delle celebrazioni per il lavoro di questo primo maggio. Lo hanno sottolineato i sindacati, che nella città Murgiana, fulcro delle proteste di queste ultime ore dei lavoratori della Natuzzi, hanno voluto organizzare l’annuale manifestazione provinciale.  Riprese Orazio Corbacio Interviste a Gigia Bucci, Segretaria generale Cgil Puglia; Domenico Ficco, Segretario generale Cgil Bari

La città scelta da Cgil, Cisl e Uil è stata Castelluccio Inferiore. Si è svolta a Castelluccio Inferiore, nel potentino, la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil Basilicata per il Primo Maggio 2026, dedicata al tema “Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale”. Al centro dell’iniziativa il tema della qualità del lavoro, in una fase segnata da profonde trasformazioni economiche e tecnologiche, con particolare attenzione alla condizione della Basilicata, tra precarietà diffusa, crisi industriali e spopolamento delle aree interne.  La scelta di Castelluccio Inferiore – sottolineano i sindacati – rappresenta un segnale forte di attenzione verso i territori più fragili, dove la mancanza di lavoro stabile e di servizi rischia di compromettere le prospettive di sviluppo e coesione sociale. Nel corso della manifestazione affrontati i temi del contrasto al lavoro povero e irregolare, del rafforzamento delle tutele, della sicurezza nei luoghi di lavoro e del ruolo della contrattazione collettiva nell’era dell’innovazione tecnologica.

Fumata nera al termine del vertice in prefettura, a Foggia, sulle rivendicazioni economiche e contrattuali dei lavoratori. Il tentativo di conciliazione è fallito: si va, dunque, verso lo sciopero all’ospedale di San Giovanni Rotondo. È l’esito dell’incontro in prefettura, a Foggia, con i rappresentanti sindacali dei lavoratori del Comparto – quasi duemila tra infermieri, oss, tecnici e amministrativi – di Casa Sollievo della Sofferenza Intervista a Giuseppe Mangiacotti, segr. prov. FP Cisl, a Angelo Ricucci, segr. prov. FP Cgil e Fabio Buonfigli, dir. Risorse Umane Casa Sollievo della Sofferenza

Si discuterà su tutte le iniziative già adottate e quelle previste per il futuro. Acciaierie d’Italia ha convocato per il 12 marzo alle 15 una riunione allo stabilimento di Taranto con tutti i sindacati per discutere sulla sicurezza degli impianti e su tutte le iniziative già adottate e quelle previste per il futuro. Intanto, già oggi 9 marzo l’azienda impugnerà alla corte d’appello di Milano la sentenza che prevede la chiusura dell’area a caldo entro il 24 agosto se non verranno riviste ed adeguate una serie di prescrizioni ambientali dell’ultima Aia. La stessa sentenza del tribunale di Milano verrà impugnata anche dai promotori del ricorso, alcuni cittadini e associazione Genitori Tarantini, perchè chiedono la sospensione immediata dell’attività produttiva.

Secondo Fillea, Filca e Feneal “la strada tracciata dall’azienda è del tutto distante dalle necessità reali”. “Il piano Natuzzi non convince e penalizza le lavoratrici e i lavoratori”. Lo affermano Fillea, Filca e Feneal dopo la rottura del tavolo in Confindustria Bari con Natuzzi. Le organizzazioni sindacali proclamano lo stato di agitazione e annunciano iniziative di mobilitazione in vista del confronto convocato il 2 marzo al ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma. L’esito dell’incontro, spiegano, “ha confermato che la strada tracciata dall’azienda è del tutto distante dalle necessità reali di chi ogni giorno manda avanti la produzione e non rilancia l’azienda”. Il piano, secondo i sindacati, “rischia di determinare un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro” senza offrire “alcuna prospettiva per una definitiva uscita dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali”. Sul fronte degli ammortizzatori, i numeri parlano di una sospensione media della Cigs del 45%, giudicata “un colpo durissimo ai salari” e un ulteriore elemento di precarietà strutturale. Per Fillea, Filca e Feneal l’unica via per ridurre la cassa integrazione è il rientro delle produzioni dalla Romania.

Mandato ai commissari per avviare la negoziazione sulla cessione del complesso siderurgico nel rispetto delle consultazioni sindacali previste dalla Legge 428/1990. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha conferito mandato ai Commissari straordinari di Ilva e di Acciaierie d’Italia (Adi), entrambe in amministrazione straordinaria, di avviare formalmente la negoziazione finalizzata alla cessione del complesso siderurgico al Flacks Group. La decisione rientra nel percorso istituzionale volto a individuare una soluzione industriale stabile per il futuro della siderurgia italiana e, in particolare, per il sito strategico di Taranto. Secondo quanto comunicato in una nota ufficiale, il mandato prevede che la trattativa venga condotta tenendo conto del consolidamento di possibili partenariati industriali, con l’obiettivo di garantire continuità produttiva, sostenibilità economica e prospettive di rilancio per uno dei più importanti poli siderurgici d’Europa. In questo quadro, il coinvolgimento di Flacks Group, gruppo industriale internazionale attivo nel settore dell’acciaio, rappresenta un passaggio chiave nella complessa procedura di dismissione. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha inoltre ribadito la necessità che l’intero processo avvenga nel pieno rispetto delle procedure previste dall’articolo 47 della Legge 428/1990, norma che disciplina le consultazioni sindacali in caso di trasferimento d’azienda o di rami d’impresa. Tale passaggio è considerato essenziale per tutelare i livelli occupazionali, i diritti dei lavoratori e il ruolo delle organizzazioni sindacali nella fase di confronto. La negoziazione dovrà quindi svilupparsi su un doppio binario: da un lato la valutazione industriale e finanziaria dell’operazione di cessione, dall’altro il dialogo con le parti sociali, chiamate a esprimersi sugli effetti dell’eventuale passaggio di proprietà. Un equilibrio ritenuto fondamentale per garantire una transizione ordinata e sostenibile dell’asset siderurgico. La cessione di Ilva e di Acciaierie d’Italia rappresenta uno snodo cruciale non solo per il futuro del comparto dell’acciaio, ma anche per l’economia del Mezzogiorno e per le politiche industriali nazionali. Il dossier resta quindi al centro dell’attenzione del Governo, delle istituzioni locali e del mondo sindacale, in attesa degli sviluppi della trattativa con Flacks Group.

I lavoratori minacciano azioni di protesta forti che potrebbero bloccare la mobilità cittadina. Tensione sempre più alta tra i sindacati e la Sgm, azienda che gestisce il trasporto pubblico e i parcheggi a Lecce. Cobas denuncia le condizioni di lavoro logoranti per gli oltre 120 dipendenti che lamentano turni massacranti. Durante un incontro con il Prefetto di Lecce, il sindacato ha parlato di gestione “insostenibile” legata a carenze igieniche a causa dell’assenza dei bagni pubblici ai capolinea e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il rappresentante dei Cobas, Massimo Mancarella, ha chiesto soluzioni immediate da parte dell’azienda. I lavoratori minacciano azioni di protesta forti che potrebbero bloccare la mobilità cittadina. La palla passa ora al comune di Lecce e al management di Sgm.

Provvedimenti sospetti segnalati dai sindacati . Il tentativo di creare una maxi sanità service Foggia con l’ingresso nel capitale dell’ospedale Riuniti, la possibile internalizzazione di una rsa di Monte Sant’Angelo, ma anche una sfilza di assunzioni a ridosso della fine del mandato. Questi i provvedimenti sospetti segnalati dai sindacati nella Asl Foggia. Un’azienda i cui vertici scadono fra due mesi, a febbraio 2026, e che anziché limitarsi all’ordinaria amministrazione sfornano delibere a ripetizione. A partire dalla recente infornata di assunzioni che hanno fatto lievitare i costi del personale. Quattro ingegneri e una decina di tecnici inquadrati da dirigenti in un settore – l’area patrimonio- che risulterebbe già coperto. La stabilizzazione di un esercito di 100 amministrativi, 81 dei quali promossi con delibera da portantini a impiegati. Sullo sfondo l’ipotesi di acquisire alla Asl la Rsa privata di Monte Sant’Angelo villa Santa Maria di Pulsano, da 41 posti letto per anziani. La conferma nelle contestazioni inviate, su input della stessa Asl, dal dipartimento regionale salute al centro sanitario reo di non aver camere a norma per gli ospiti, carenze di personale ed igieniche. Criticità che in assenza di ravvedimenti urgenti del gestore, potrebbero determinare il ritiro dell’affidamento, il recupero dei rimborsi regionali con avvio del passaggio della rsa sotto il controllo pubblico della Asl Foggia.

Sarebbe intervenuta per fornire assistenza, informando i passeggeri dell’accaduto e richiedendo una fermata straordinaria a Barletta. Nonostante ciò, la famiglia avrebbe reagito con insulti e minacce di morte. Una capotreno di Trenitalia è stata aggredita verbalmente da una famiglia a bordo del treno ad Alta Velocità 9809, in viaggio da Foggia a Bari. Il gruppo, diretto a Cerignola, non è riuscito a scendere alla fermata prevista a causa di un problema tecnico che avrebbe impedito l’apertura tempestiva delle porte. Secondo quanto riferito dalle segreterie regionali pugliesi di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Ugl Ferrovieri, Fast-Confsal e Orsa Ferrovie, la capotreno è intervenuta per fornire assistenza, informando i passeggeri dell’accaduto e richiedendo una fermata straordinaria a Barletta. Nonostante ciò, la famiglia avrebbe reagito con insulti e minacce di morte, arrivando anche a ostacolare la ripartenza del convoglio e bloccando di fatto treno e viaggiatori. I sindacati denunciano inoltre l’assenza delle forze dell’ordine: sebbene allertate dal personale, non sarebbero mai intervenute, lasciando la dipendente e i passeggeri «esposti all’azione degli aggressori». «Siamo di fronte all’ennesimo episodio che conferma l’escalation di violenze ai danni del personale ferroviario», si legge nella nota congiunta. «Non è accettabile che situazioni del genere diventino routine. I treni devono tornare a essere luoghi sicuri, per chi lavora e per chi viaggia».

. Rottura totale tra sindacati e governo sul futuro dell’ex Ilva. Al termine dell’incontro tenutosi oggi a Palazzo Chigi, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha annunciato uno sciopero nazionale di 24 ore a partire da domani, accompagnato da assemblee in tutti gli stabilimenti. “Abbiamo rotto, è un disastro. I nostri dubbi sono diventati certezze: il piano industriale porta alla chiusura dell’ex Ilva”, ha dichiarato Palombella, puntando il dito contro l’esecutivo e le istituzioni, accusati di mancanza di responsabilità. La mobilitazione sindacale arriva in un momento cruciale per il destino dell’acciaieria di Taranto, con il rischio concreto – secondo i rappresentanti dei lavoratori – di un progressivo smantellamento produttivo.

Scontro sull’ex Ilva, i sindacati: “La premier ora deve rispondere”

Alla Camera il ministro critica lo stallo sull’altoforno 1 e parla di cassa integrazione, svolta green e nuovi scenari industriali Intervista: Adolfo Urso Ministro delle Imprese e Made in Italy

“Deve farsi carico della ripartenza dell’impianto di Taranto e dei lavoratori” ‘Pretendenti all’altezza dell’Ilva non ce ne sono. Oggi non ci sono alternative allo Stato. La via per risanare e rilanciare l’Ilva passa per l’intervento dello Stato: si deve fare imprenditore, deve farsi carico della ripartenza dell’impianto di Taranto e poi vedere se ci sono privati che si affiancano”. Così i segretari di Fim, Fiom e Uilm Ferdinando Uliano, Rocco Palombella e Michele De Palma riuniti nella sede di Corso Trieste. “Finora sono state presentate solo due offerte, da due fondi americani, uno dei quali ha presentato la risibile offerta di 1 euro. Ieri il ministro Urso ci ha detto che venerdì si è palesato un ‘cavaliere mascherato’, il cui nome per un accordo di segretezza non ci è stato rivelato ieri sera al tavolo di Palazzo Chigi, ma di cui oggi abbiamo letto il nome sul giornale di Confindustria’, hanno detto. Si tratterebbe di Qatar Steel. Allarme anche dal sindaco di Taranto Piero Bitetti, che ventila il rischio di una pesante crisi sociale.

L’incontro si è chiuso senza intese e a breve il numero di cassaintegrati potrebbe salire a 5700 per poi arrivare a 6.000 a gennaio “Per l’ex Ilva non c’è alcun piano, vogliono solo chiuderla”. È la sintesi dei sindacati al termine dell’incontro avvenuto ieri con il Governo. La cassa integrazione è destinata a salire di altre 1200 unità nelle prossime settimane e 300 a gennaio. Saranno quindi circa 6mila i lavoratori interessati. Durante l’incontro il ministro Urso avrebbe fatto riferimento a un possibile nuovo investitore. Circostanza però che non convince i sindacati. Una situazione sempre più complessa. “Dal Governo piano inaccettabile e da contrastare con tutti gli strumenti possibili”, dicono i sindacati. 

L’incontro si è chiuso senza intese e a breve il numero di cassaintegrati potrebbe salire a 5700 per poi arrivare a 6.000 a gennaio “Per l’ex Ilva non c’è alcun piano, vogliono solo chiuderla”. È la sintesi dei sindacati al termine dell’incontro avvenuto ieri con il Governo. La cassa integrazione è destinata a salire di altre 1200 unità nelle prossime settimane e 300 a gennaio. Saranno quindi circa 6mila i lavoratori interessati. Durante l’incontro il ministro Urso avrebbe fatto riferimento a un possibile nuovo investitore. Circostanza però che non convince i sindacati. Una situazione sempre più complessa. “Dal Governo piano inaccettabile e da contrastare con tutti gli strumenti possibili”, dicono i sindacati. 

L’incontro previsto per oggi è stato spostato all’11 novembre interviste: Rocco Palombella Segr. Gen Uilm; Ferdinando Uliano Segr. Gen. Fim Cisl; Loris Scarpa Coord. Naz. Siderurgia Fiom Cgil

Tra i motivi il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali e il continuo ritardo nel pagamento delle retribuzioni Le rsu/rsa del Gruppo Natuzzi, unitamente alle segreterie territoriali, regionali e nazionali Feneal UIL, Filca CISL, Fillea CGIL, Uiltucs, Fisascat CISL e Filcams CGIL, hanno proclamato lo stato di agitazione in tutti gli impianti del gruppo Natuzzi. L’ennesimo Piano Industriale, presentato nel 2022 ed aggiornato nel 2024, stenta a trovare piena attuazione – scrivono in una nota – non solo per fattori “esterni” come il mancato sostegno al Made in Italy o le recenti misure attuate dal Governo USA (dazi), ma anche per precise e gravi responsabilità aziendali. Tutto ciò determina il mancato pieno rilancio delle produzioni negli stabilimenti italiani e, conseguentemente, il continuo massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. A questo si aggiunge il continuo ritardo nel pagamento delle retribuzioni che da diversi mesi aggrava ulteriormente la condizione di lavoratrici e lavoratori. Per questo, i sindacati hanno deciso di proclamare con effetto immediato lo stato di agitazione, riservandosi di intraprendere ulteriori iniziative di mobilitazione per rivendicare nei confronti di Natuzzi e di tutt le istituzioni misure a salvaguardia dell’occupazione e del rilancio delle produzioni industriali.

L’incontro è previsto per il 28 ottobre Domani i lavoratori ex Ilva aderenti a Fim, Fiom e Uilm sciopereranno per chiedere certezze sul futuro dell’azienda, ma non ci sarà l’Usb. Un corteo attraverserà la città, con un corteo che si concluderà davanti al Municipio. Dopo 13 anni di vertenza e 8 governi, dal sequestro preventivo del 26 luglio 2012, i lavoratori – affermano i sindacati – sono esausti. Intanto il Governo ha convocato azienda e sindacati per il 28 ottobre.

L’azienda chiede la cassa integrazione per ulteriori 400 persone. Da 4050 si passa a 4450, di cui 3800 a Taranto a causa della scarsa produzione I sindacati Fim, Fiom e Uilm potrebbero non firmare una richiesta più alta di cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Ilva, nell’incontro previsto oggi pomeriggio, al Ministero del Lavoro. “È inaccettabile” dice Michele De Palma, segretario generale della Fiom. L’azienda chiede la cassa integrazione per ulteriori 400 persone. Da 4050 si passa a 4450, di cui 3800 a Taranto a causa della scarsa produzione. I sindacati hanno chiesto la convocazione del tavolo permanente a Roma perché vogliono capire cosa succede dal punto di vista della proprietà, del piano industriale e del piano di salvaguardia. “Il rischio è che a pagare le conseguenze di scelte sbagliate siano le lavoratrici e i lavoratori dell’ex Ilva”, dichiarano i sindacati.

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