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Studio della University of Sheffield svela che sopprimere lo stress molecolare ISR allunga la durata della vita. Una nuova frontiera nella ricerca sulla longevità suggerisce che il segreto per vivere più a lungo non risieda nell’attivare le difese cellulari, bensì nel sopprimerle. Secondo uno studio rivoluzionario pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) e coordinato da Mirre Simons della University of Sheffield, l’inibizione di un particolare segnale cellulare di stress, denominato Integrated Stress Response (ISR), potrebbe estendere significativamente la durata della vita. L’ISR è un sistema molecolare complesso che funge da centrale per la gestione delle emergenze nelle cellule, attivandosi in risposta a minacce come infezioni virali o carenze nutrizionali. Sebbene in passato si ipotizzasse che una moderata stimolazione di questo stress potesse “temprare” l’organismo (concetto noto come ormesi), i test condotti su decine di migliaia di moscerini della frutta hanno dimostrato l’esatto contrario: la soppressione del segnale ISR prolunga la vita, mentre la sua attivazione artificiale la accorcia drasticamente. I risultati ottenuti dal team di ricerca, che ha visto il contributo fondamentale di Miriam Gotz, sfidano le precedenti evidenze scientifiche osservate in organismi più semplici come lieviti e nematodi, dove lo stress sembrava avere un ruolo positivo. I ricercatori hanno osservato che i moscerini con il segnale ISR inibito riuscivano a vivere più a lungo anche se sottoposti a sfide ambientali o variazioni della dieta. Questa scoperta è di cruciale importanza perché l’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle sfide socio-economiche più urgenti del nostro tempo. L’obiettivo degli esperti non è più soltanto curare le singole patologie legate all’età, ma intervenire direttamente sui meccanismi biologici che regolano il decadimento cellulare. Attualmente, il percorso molecolare ISR è già oggetto di studi approfonditi nei campi dell’oncologia e dell’immunologia. La possibilità di manipolare questo sistema apre strade terapeutiche inedite: il prossimo passo del team sarà verificare se farmaci già esistenti e approvati possano replicare l’effetto di soppressione osservato in laboratorio. Se confermato, questo approccio potrebbe portare allo sviluppo di trattamenti anti-invecchiamento in grado di rallentare i processi biologici degenerativi, migliorando non solo la durata, ma anche la qualità della vita umana.

Nuove scoperte scientifiche tra Croazia e Montenegro suggeriscono che l’Adriatico orientale possa ospitare aree di crescita per i giovani squali bianchi. Il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) torna a far parlare di sé nel Mar Mediterraneo. Un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Acta Ichthyologica et Piscatoria, ha documentato due avvistamenti eccezionali di esemplari giovanissimi nell’Adriatico orientale. Questi dati aprono un dibattito affascinante tra i biologi marini: le acque tra Croazia e Montenegro potrebbero essere un habitat di crescita fondamentale (una cosiddetta “nursery”) per una delle specie più rare e minacciate del nostro mare. I nuovi avvistamenti in Croazia e Montenegro Lo studio, guidato da Ilija Ćetković dell’Istituto di Biologia Marina dell’Università del Montenegro, si basa su due segnalazioni chiave validate attraverso la citizen science: Agosto 2018 (Croazia): Un esemplare di circa 175 cm è stato recuperato morto al largo dell’isola di Glavat. L’animale presentava un amo nella mascella, segno di una precedente interazione con la pesca sportiva o professionale. Giugno 2025 (Montenegro): Un giovane squalo bianco di circa 1,4 metri è stato liberato vivo da un pescatore al largo della baia di Boka Kotorska. Questi esemplari appartengono alla categoria young-of-the-year, ovvero squali nati nell’anno in corso, la cui presenza è un indicatore prezioso della salute e dei movimenti della specie. L’Adriatico orientale come habitat di crescita Perché questi avvistamenti sono così importanti? Lo squalo bianco nel Mediterraneo è classificato come in pericolo critico. Trovare individui così giovani in un’area ristretta suggerisce che l’Adriatico offra condizioni ideali per le prime fasi di vita. Fattori che attirano i piccoli squali bianchi: Produttività costiera: La piattaforma continentale adriatica garantisce un’abbondanza di prede. Riscaldamento dei mari: Il cambiamento climatico potrebbe spingere i predatori verso nord alla ricerca di condizioni termiche favorevoli. Biodiversità: L’aumento di avvistamenti di altre specie simili (come verdesche e mako) conferma che l’area è un crocevia biologico strategico. Nota scientifica: Gli esperti precisano che per definire ufficialmente una “nursery” occorrono prove di una presenza costante e superiore alla media rispetto ad altre zone. I dati attuali sono promettenti ma richiedono ulteriori verifiche. Il ruolo decisivo della Citizen Science La ricerca moderna non può più fare a meno dei pescatori. Entrambi i record sono stati documentati grazie a iniziative come il programma montenegrino #poaljiajkulu (“Manda lo squalo”). Questo approccio di “scienza dei cittadini” permette di: Raccogliere dati su specie elusive e rare. Educare le comunità costiere alla conservazione. Promuovere il rilascio degli animali catturati accidentalmente (by-catch). Conclusione: un futuro per il predatore dei mari Sebbene lo squalo bianco resti un animale raro in Adriatico, la documentazione di questi “baby predatori” è un segnale di speranza. La protezione di queste aree potrebbe essere la chiave per evitare l’estinzione della specie nel Mediterraneo. Domande Frequenti (FAQ) Lo squalo bianco in Adriatico è pericoloso? Gli esemplari avvistati sono giovani e molto piccoli (sotto i 2 metri). In generale, lo squalo bianco è estremamente raro e gli avvistamenti non devono destare allarmismo per i bagnanti. Cosa fare in caso di avvistamento? È fondamentale non disturbare l’animale e, se possibile, scattare foto o video da lontano per segnalarli alle autorità marittime o a istituti di ricerca. Perché lo squalo bianco è a rischio? Le cause principali sono la pesca accidentale, l’inquinamento da plastica e la diminuzione delle sue prede naturali.

Uno studio guidato da Stephen Wallace della University of Edinburgh dimostra che batteri geneticamente modificati possono trasformare il PET delle bottiglie in L-Dopa, uno dei principali farmaci per il Morbo di Parkinson.

“Investire nella ricerca significa rafforzare la capacità dell’Istituto di offrire ai pazienti cure sempre più innovative e contribuire allo sviluppo della conoscenza scientifica nel campo dell’oncologia”. Cresce il finanziamento statale destinato alla ricerca scientifica dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. Secondo i dati della valutazione nazionale della Ricerca Corrente 2025 del Ministero della Salute, l’Istituto Oncologico barese registra un incremento del 15,29% rispetto al 2024, collocandosi al nono posto tra gli IRCCS italiani per crescita del finanziamento ministeriale alla ricerca. «Il risultato della valutazione nazionale della Ricerca Corrente rappresenta un riconoscimento importante del lavoro svolto dall’Istituto negli ultimi anni – dichiara il Commissario straordinario Alessandro Delle Donne – e conferma la validità del percorso intrapreso per rafforzare l’integrazione tra attività clinica, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Investire nella ricerca significa rafforzare la capacità dell’Istituto di offrire ai pazienti cure sempre più innovative e contribuire allo sviluppo della conoscenza scientifica nel campo dell’oncologia». Il risultato si accompagna a un miglioramento di diversi indicatori scientifici utilizzati nelle valutazioni nazionali della ricerca. In particolare, cresce del 13% l’impatto scientifico medio delle pubblicazioni (Field-Weighted Citation Impact), l’indicatore che confronta quante volte gli studi vengono citati nella letteratura scientifica internazionale rispetto alla media mondiale nello stesso ambito disciplinare. Ancora più significativo l’aumento delle citazioni complessive della produzione scientifica dell’Istituto, cresciute del 73%, segno di una maggiore diffusione e rilevanza dei risultati della ricerca nella comunità scientifica internazionale. A questi risultati si affianca anche una intensa attività di ricerca clinica attiva sui pazienti. Negli ultimi cinque anni l’Istituto ha avviato 60 trial clinici, collocandosi al settimo posto tra gli IRCCS italiani per numero di studi clinici attivi. La sperimentazione clinica rappresenta uno degli strumenti più importanti dell’oncologia contemporanea perché consente ai pazienti di accedere a terapie innovative e protocolli di cura sperimentali, contribuendo allo stesso tempo allo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche e al miglioramento delle strategie terapeutiche. L’Istituto si distingue inoltre per la capacità di attrarre finanziamenti per la ricerca, con oltre 7 milioni di euro ottenuti da enti pubblici italiani, dato che colloca l’Istituto Tumori di Bari al sesto posto tra gli IRCCS a livello nazionale per volume complessivo di finanziamenti pubblici alla ricerca. A questi si aggiungono oltre 2 milioni di euro di finanziamenti europei, un valore superiore alla media nazionale e che colloca l’Istituto tra i primi otto IRCCS italiani. La crescita degli indicatori bibliometrici e della sperimentazione clinica conferma la vitalità della ricerca scientifica dell’Istituto, rafforzando il ruolo della ricerca traslazionale e il trasferimento rapido delle innovazioni nella pratica clinica. «Il miglioramento degli indicatori scientifici e l’elevato numero di trial clinici attivi testimoniano la solidità e il dinamismo della ricerca dell’Istituto – afferma la direttrice scientifica Raffaella Massafra –. L’obiettivo è rafforzare ulteriormente la ricerca traslazionale, sviluppare progetti scientifici sempre più competitivi e ampliare la sperimentazione clinica, affinché le innovazioni della ricerca possano tradursi rapidamente in nuove opportunità diagnostiche e terapeutiche per i pazienti». L’aumento del finanziamento ministeriale e degli indicatori scientifici conferma dunque il percorso di crescita dell’Istituto Tumori di Bari nel panorama nazionale della ricerca oncologica, rafforzando ulteriormente il legame tra produzione scientifica, innovazione tecnologica e qualità dell’assistenza. I numeri della ricerca dell’Istituto Tumori di Bari: •          +15,29% aumento del finanziamento ministeriale per la Ricerca Corrente 2025 •          9° posto tra gli IRCCS per crescita dei fondi ministeriali alla ricerca •          60 trial clinici attivi negli ultimi cinque anni – 7° posto tra gli IRCCS •          oltre 7 milioni di euro di finanziamenti pubblici nazionali per la ricerca – 6° posto tra gli IRCCS •          +13% crescita dell’impatto scientifico medio delle pubblicazioni (FWCI) •          +73% aumento delle citazioni della produzione scientifica

La ricerca è stata coordinata da John Spencer della University of East Anglia, insieme a colleghi di Lancaster University e Durham University. Cosa sono le funzioni esecutive e perché sono importanti Le funzioni esecutive comprendono: Autoregolazione Controllo degli impulsi Capacità di concentrazione Flessibilità cognitiva Adattamento a nuove situazioni Queste competenze si sviluppano rapidamente durante la scuola dell’infanzia, fase cruciale per la socializzazione e l’apprendimento delle regole. Lo studio: 139 bambini seguiti per anni Lo studio ha monitorato 139 bambini tra i 2 anni e mezzo e i 6 anni e mezzo. Di questi, 94 erano già stati valutati prima della pandemia, permettendo ai ricercatori di confrontare lo sviluppo cognitivo prima e dopo i lockdown. Per misurare le competenze è stata utilizzata la Minnesota Executive Function Scale, uno strumento standardizzato che analizza il controllo degli impulsi e la capacità di cambiare strategia o attività. I risultati: progressi più lenti dopo il lockdown I bambini che frequentavano la scuola dell’infanzia quando sono iniziate le restrizioni hanno mostrato: Crescita più lenta dell’autoregolazione Maggiori difficoltà nel controllo degli impulsi Minore flessibilità nel passare da un compito all’altro Secondo i ricercatori, la chiusura delle scuole e la riduzione delle interazioni sociali hanno limitato un periodo chiave per lo sviluppo socio-emotivo. Il ruolo del contesto familiare Lo studio conferma inoltre che: Le differenze individuali nelle funzioni esecutive tendono a restare stabili nel tempo I bambini provenienti da famiglie con livello socioeconomico più basso ottengono punteggi mediamente inferiori Tuttavia, anche tenendo conto di età e background familiare, l’impatto della pandemia rimane evidente. Quali conseguenze per il futuro? Secondo gli autori, una parte della generazione che ha iniziato la scuola nel 2020 potrebbe aver bisogno di supporto aggiuntivo nei prossimi anni da parte di scuole, insegnanti e servizi sanitari. Lo studio solleva infine una questione cruciale: come proteggere lo sviluppo cognitivo e socio-emotivo dei bambini in caso di future emergenze nazionali . I lockdown durante la pandemia di Covid-19 hanno avuto un impatto significativo sullo sviluppo cognitivo dei bambini più piccoli. Secondo uno studio pubblicato su Child Development, le restrizioni hanno rallentato la crescita delle funzioni esecutive, abilità fondamentali per l’apprendimento e la regolazione del comportamento. La ricerca è stata coordinata da John Spencer della University of East Anglia, insieme a colleghi di Lancaster University e Durham University. Cosa sono le funzioni esecutive e perché sono importanti Le funzioni esecutive comprendono: Autoregolazione Controllo degli impulsi Capacità di concentrazione Flessibilità cognitiva Adattamento a nuove situazioni Queste competenze si sviluppano rapidamente durante la scuola dell’infanzia, fase cruciale per la socializzazione e l’apprendimento delle regole. Lo studio: 139 bambini seguiti per anni Lo studio ha monitorato 139 bambini tra i 2 anni e mezzo e i 6 anni e mezzo. Di questi, 94 erano già stati valutati prima della pandemia, permettendo ai ricercatori di confrontare lo sviluppo cognitivo prima e dopo i lockdown. Per misurare le competenze è stata utilizzata la Minnesota Executive Function Scale, uno strumento standardizzato che analizza il controllo degli impulsi e la capacità di cambiare strategia o attività. I risultati: progressi più lenti dopo il lockdown I bambini che frequentavano la scuola dell’infanzia quando sono iniziate le restrizioni hanno mostrato: Crescita più lenta dell’autoregolazione Maggiori difficoltà nel controllo degli impulsi Minore flessibilità nel passare da un compito all’altro Secondo i ricercatori, la chiusura delle scuole e la riduzione delle interazioni sociali hanno limitato un periodo chiave per lo sviluppo socio-emotivo. Il ruolo del contesto familiare Lo studio conferma inoltre che: Le differenze individuali nelle funzioni esecutive tendono a restare stabili nel tempo I bambini provenienti da famiglie con livello socioeconomico più basso ottengono punteggi mediamente inferiori Tuttavia, anche tenendo conto di età e background familiare, l’impatto della pandemia rimane evidente. Quali conseguenze per il futuro? Secondo gli autori, una parte della generazione che ha iniziato la scuola nel 2020 potrebbe aver bisogno di supporto aggiuntivo nei prossimi anni da parte di scuole, insegnanti e servizi sanitari. Lo studio solleva infine una questione cruciale: come proteggere lo sviluppo cognitivo e socio-emotivo dei bambini in caso di future emergenze nazionali

Riduce diarrea e infezioni da rotavirus nei modelli animali, aprendo la strada a nuovi vaccini contro i virus gastrointestinali.. Un nuovo vaccino a mRNA contro il rotavirus promette di rivoluzionare la protezione dei bambini dalle infezioni intestinali. Somministrato tramite iniezione, il vaccino attiva una risposta immunitaria intestinale potente, riducendo il rischio di diarrea da rotavirus e altri sintomi nei modelli animali. Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, è stato guidato da Jingjiao Li e dal team del Beijing National Laboratory for Molecular Sciences. Rotavirus: cause e limiti dei vaccini attuali Il rotavirus è tra le principali cause di diarrea nei neonati e bambini, con febbre e vomito. Nonostante esistano vaccini orali vivi attenuati, la loro diffusione nei Paesi a basso e medio reddito è limitata per problemi di produzione, efficacia variabile ed effetti collaterali. Il sistema immunitario intestinale risponde in modo particolare, rendendo la progettazione di vaccini gastrointestinali complessa. Vaccino a mRNA iniettabile con adiuvante Am80 Per superare questi ostacoli, i ricercatori hanno sviluppato un vaccino a mRNA iniettabile che combina nanoparticelle lipidiche con un nuovo adiuvante Am80. Questo composto agisce sul recettore dell’acido retinoico e guida le cellule immunitarie verso l’intestino, attivando una immunità mucosale mirata anche se somministrato per via intramuscolare o sottocutanea. Risultati nei modelli animali Negli esperimenti su topi e minipigs, la vaccinazione ha promosso l’espressione di recettori di homing intestinale sulle cellule immunitarie e ha generato risposte robuste nell’intestino e nei linfonodi associati. Nei topi neonati esposti al rotavirus, il vaccino ha ridotto gravità e frequenza della diarrea, indicando una chiara efficacia protettiva. Secondo gli autori, l’adiuvante Am80 è fondamentale: le nanoparticelle lipidiche senza Am80 non garantiscono la stessa protezione. Le immagini di microscopia confocale confermano la consegna efficace dell’mRNA alle cellule bersaglio. Implicazioni future Lo studio suggerisce che un vaccino efficace contro i virus intestinali deve non solo fornire l’antigene giusto, ma anche indirizzare la risposta immunitaria all’intestino. Pur essendo testato solo su modelli animali, l’approccio apre nuove prospettive per lo sviluppo di vaccini a mRNA contro le infezioni enteriche, superando le difficoltà che finora hanno limitato la protezione dei bambini nel mondo.

Il caso è approdato ieri in commissione sanità alla Regione Puglia che ha ascoltato il direttore generale dell’ente, Gumirato Il caso ospedale di Padre Pio è approdato ieri in commissione sanità alla regione Puglia che ha ascoltato il direttore generale dell’ente, Gumirato. L’audizione era stata chiesta in particolare dal consigliere Cera, dopo le notizie trapelate da San Giovanni Rotondo sulla situazione conflittuale del personale medico e la sospensione di un importante ramo di ricerca scientifica. Ma si è parlato anche del risanamento finanziario che l’ospedale sta portando avanti da qualche anno e che non è ancora completato.

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