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Da Nichi Vendola a Lucia Parchitelli: i nomi. L’elenco degli esclusi eccellenti dal Consiglio Regionale pugliese è lungo. Ma il nome che fa più rumore è senza dubbio quello di Nichi Vendola: nonostante le quasi 10mila preferenze, l’ex governatore resta fuori, così come l’intera lista di Avs che non avrà alcun rappresentante. Non ce la fa l’assessore al turismo uscente Gianfranco Lopane, così come altri due colleghi in giunta: Fabiano Amati e Gianni Stea. Fuori dai giochi anche diversi consiglieri uscenti come Ruggero Mennea, Joseph Splendido, Sergio Blasi e Lucia Parchitelli. non entrano in consiglio altri due candidati di primo piano: l’assessore al comune di bari pietro petruzzelli e l’ex capo dipartimento alla cultura e al turismo della regione puglia aldo patruno.

In totale sono 20 le new entry. Tutti i nomi. Sono 20 i volti nuovi nella dodicesima legislatura della Regione Puglia. La provincia che ha cambiato più di tutte è la Bat con 6 new entry. Partiamo dal nord della Puglia, da Foggia. Le novità sono Rossella Falcone del Pd e Grazia Maria Starace della lista “Decaro presidente”, rispettivamente ex ed attuale assessore al turismo del comune di Vieste. Entra in consiglio anche l’avvocato Giulio Scapato, storico esponente socialista, eletto con la stessa civica. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani i volti nuovi sono il segretario regionale del Pd Domenico de Santis, Ruggero Passero della lista “Per la Puglia” in passato assessore al comune di Barletta, Giovanni Vurchio in quota al partito democratico e presidente del consiglio comunale di Andria, Nicola Rutigliano della lista “Decaro presidente”, Marcello Lanotte, Forza Italia, presidente del consiglio comunale di Barletta, e Andrea Ferri, Fratelli d’Italia, consigliere comunale a Trani. A Bari grande risultato per l’assessore comunale Elisabetta Vaccarella, Pd, la consigliera regionale più votata con quasi 27mila preferenze. New entry per la lista “Decaro presidente” il medico Felice Spaccavento ex consigliere comunale a Molfetta, Maria La Ghezza consigliera comunale dei 5 stelle a Polignano e Anna Carmela minuto esponente di Forza Italia. Nel brindisino due volti nuovi: Isabella Lettori, Partito Democratico, ex assessore ai servizi sociali del capoluogo, e Tommaso Gioia eletto nella lista “Decaro presidente” ex consigliere per la sanità di Emiliano. Nel Tarantino le novità sono l’ex sindaco di Fragagnano Giuseppe Fischetti per la lista “Decaro presidente”, Annagrazia Angolano dei 5 stelle ex candidata sindaca di Taranto e Giampaolo Vietri ex consigliere al comune di Taranto per Fratelli d’Italia. Due novità a Lecce, l’ex sindaco di Gallipoli Stefano Minerva per il Pd e l’ex assessora del capoluogo salentino Silvia Miglietta eletta per la civica “Decaro Presidente”.

Primo della lista Per la Puglia con 8.161 preferenze che sono state insufficienti a garantirgli l’elezione. Questa tornata elettorale ha lasciato fuori diversi nomi di spicco nel Brindisino, tra cui – dopo ben tre mandati – l’assessore regionale al Bilancio Fabiano Amati, insieme a consiglieri regionali uscenti che hanno avuto un ruolo rilevante nella passata legislatura. A non essere riconfermato il francavillese Maurizio Bruno, in quota al partito democratico. Stessa sorte per Mauro Vizzino, presidente della Commissione Sanità, candidato nella lista Per la Puglia ed Alessandro Leoci di Carovigno, della lista Avanti Popolari. Tra tutte, però, l’esclusione più clamorosa è proprio quella di Fabiano Amati, primo della lista Per la Puglia con 8.161 preferenze, insufficienti a garantirgli l’elezione

Nonostante il 4% raccolto alle urne, né Alleanza Verdi e Sinistra né  Avanti Popolari sono riusciti a superare la soglia d’ingresso al consiglio regionale. Nonostante il 4% raccolto alle urne, né Alleanza Verdi e Sinistra né  Avanti Popolari sono riusciti a superare la soglia d’ingresso al consiglio regionale. A condannare i due simboli è il cosiddetto effetto Decaro: il forte traino personale del candidato governatore capace di prendere più voti delle liste di centrosinistra ha innalzato l’asticella ammazza partitini. E così dopo il pieno di voti e ben cinque consiglieri regionali conquistati nel 2020, i Popolari dell’assessore uscente Stea resteranno all’asciutto.

Ecco quello che dovrà affrontare Decaro, dalle liste d’attesa al lavoro fino alle infrastrutture . Quando si guarda al programma di Antonio Decaro non basta parlare di buone intenzioni: molte delle sue priorità si scontrano con problemi strutturali profondi. La sanità, ad esempio, è un’emergenza concreta. Le liste d’attesa in Puglia sono lunghe e, per ridurle, Decaro propone esami fino alle 23 e anche nei weekend. Ma realizzare questo significa aumentare il carico di lavoro sulle strutture, reclutare personale, investire in macchinari e coordinare turni. Non è solo una questione di orari più lunghi, ma di organizzazione, costi e sostenibilità. Come ha detto durante la campagna elettorale, “crediamo sia giusto ascoltare la voce di chi vive quotidianamente la nostra regione, chi ha un problema, chi ha un sogno, chi ha una proposta per migliorare la vita delle persone”. Sul fronte del lavoro, la situazione è migliorata negli ultimi anni, ma resta fragile: il tasso di disoccupazione in Puglia rimane tra i più alti d’Italia e dietro i numeri positivi ci sono ancora sacche di fragilità. Molti giovani rimangono fuori dal mercato del lavoro e alcune aree interne rischiano di essere tagliate fuori dai benefici delle politiche di sviluppo. Il nuovo presidente punta a creare opportunità di lavoro “di qualità”, rafforzando le politiche attive e incentivando le imprese locali, ricordando che “non potevo girare le spalle alla mia terra e al mio popolo, andiamo a vincere questa campagna elettorale”. La gestione dei rifiuti e le politiche ambientali è un’altra grande sfida. Il sistema attuale non sempre funziona efficacemente, con disparità tra comuni e costi elevati. Il governatore propone di puntare sull’economia circolare, ma per farlo servono investimenti, coordinamento tra enti locali e strategie industriali chiare: senza questi elementi, le intenzioni rischiano di rimanere teoriche. Anche le infrastrutture sono un tallone d’Achille della Puglia: migliorare la mobilità tra città e aree interne significa intervenire su strade e trasporti pubblici, opere costose e lunghe da realizzare. La transizione ecologica, pur necessaria, aggiunge complessità e richiede pianificazione e fondi dedicati. Sul piano sociale, persistono disuguaglianze radicate: giovani che emigrano, famiglie in difficoltà e territori marginali che attendono politiche di inclusione efficaci. Garantire un welfare capillare e funzionale è essenziale ma complesso. La partecipazione democratica è un’altra questione critica: l’alto tasso di astensionismo segnala una distanza crescente tra cittadini e politica regionale. Decaro dovrà lavorare per recuperare fiducia, attraverso ascolto reale, consultazioni e trasparenza. Non sarà facile. Ma l’uomo è così: ci proverà e s’impegnerà con metodo da ingegnere. Infine, la gestione della coalizione è un’altra sfida: il progetto politico si appoggia su diverse forze – partiti e liste civiche – e mantenerle unite richiederà capacità di mediazione. In questo senso, la sua esperienza, seppur breve, come presidente di commissione al Parlamento europeo, potrebbe rivelarsi preziosa e gli fornirà glii strumenti per negoziare e conciliare diverse anime politiche. Magari ricordando sempre ciò che ha ripetuto: “Fin dall’inizio ho detto che non sono né indispensabile, né tantomeno insostituibile”.

Il suo profilo combina tecnica e pragmatismo, e la sua parabola resta una delle più interessanti degli ultimi anni. Antonio Decaro è uno di quei protagonisti della politica italiana che, in poco tempo, sono riusciti a passare dall’immagine di “ingegnere affidabile” a quella di amministratore di primo piano. Il suo profilo combina tecnica e pragmatismo, e la sua parabola resta una delle più interessanti degli ultimi anni: non tanto perché faccia proclami, quanto perché ovunque sia passato ha lasciato interventi, cantieri e trasformazioni che hanno inciso sul territorio. Nato a Bari il 17 luglio 1970, cresce nel capoluogo pugliese sviluppando presto una familiarità con la città e le sue dinamiche. Si laurea in ingegneria civile con una specializzazione nei trasporti, scelta che gli apre la strada verso incarichi tecnici prima all’Acquedotto Pugliese e poi all’ANAS. Qui si forma come professionista abituato ai numeri, alle soluzioni pratiche e ai problemi concreti: caratteristiche che porterà con sé anche quando passerà alla politica. Il suo ingresso nella vita pubblica avviene nel 2004, quando Michele Emiliano, appena eletto sindaco di Bari, lo inserisce in giunta come assessore alla Mobilità. In quella fase Decaro costruisce il suo primo profilo politico: piste ciclabili quando sembravano stranezze, i primi tentativi di bike-sharing, una riorganizzazione dei trasporti, nuovi parcheggi di scambio. Le reazioni iniziali sono scettiche, ma col tempo molte di quelle misure vengono riconosciute come anticipatrici di un cambio di passo urbano. Nel 2010 approda in Consiglio regionale, dove continua a coltivare una linea amministrativa misurata e pragmatica. Tre anni dopo arriva la chiamata nazionale: nel 2013 viene eletto deputato. L’esperienza romana non lo allontana però dalla sua città, e nel 2014 decide di candidarsi a sindaco di Bari. Vince, e nel 2019 si conferma con un secondo mandato. Da primo cittadino si concentra sulla rigenerazione degli spazi urbani, sulla sicurezza partecipata e sulla rivitalizzazione dei quartieri periferi: un metodo basato sulla presenza costante e sull’ascolto diretto dei cittadini. La sua visibilità cresce ulteriormente nel 2016, quando viene eletto presidente dell’ANCI, ruolo che manterrà per due mandati consecutivi. In quegli anni affronta momenti complessi, tra cui la gestione condivisa delle misure per comuni e città durante la pandemia. Il suo stile, più istituzionale che spettacolare, gli consente di ottenere ascolto trasversale e di consolidare una reputazione da mediatore. Il 2024 segna un nuovo capitolo: si candida alle elezioni europee e conquista un risultato molto significativo nella circoscrizione Sud, guadagnando un seggio a Bruxelles. Poco dopo assume la presidenza della Commissione Ambiente, Salute e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo, posizione che gli permette di lavorare su dossier centrali della politica comunitaria. Lo definisce “una responsabilità importante”, mantenendo un tono più tecnico che politico. Il ritorno sulla scena pugliese arriva nel 2025, con la decisione di candidarsi alla presidenza della Regione. La scelta matura dopo settimane di trattative interne al centrosinistra, accompagnate da frizioni con Michele Emiliano e da fasi interlocutorie con Nichi Vendola. Decaro interviene pubblicamente per chiarire il proprio obiettivo: «Voglio essere un presidente libero». Una dichiarazione che segna una presa di distanza dai giochi interni e definisce la cornice della sua candidatura. Una volta formalizzata, la coalizione si ricompatta attorno a lui: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e più liste civiche convergono sul suo nome. La campagna segue un registro sobrio, coerente con il suo stile: molte presenze territoriali, poche promesse altisonanti, molta enfasi sulla fattibilità delle proposte. «Non prometto ciò che non posso mantenere», ribadisce in più occasioni. Gli ultimi sviluppi lo vedono in una posizione fortemente favorevole: i primi risultati lo danno nettamente avanti, confermando le previsioni e proiettandolo verso la guida della Regione. Davanti ai sostenitori, mantiene un tono misurato e parla di una “vittoria della Puglia”, scelta comunicativa che gli consente di restare su un registro istituzionale e inclusivo. Il suo messaggio intercetta non solo l’elettorato tradizionale del centrosinistra, ma anche una parte di cittadini che guardavano a lui come amministratore più che come uomo di partito. Sul piano personale, è noto per il forte legame con la famiglia: è sposato, ha due figlie e non nasconde che la dimensione domestica rappresenti uno spazio di equilibrio. Tra le sue passioni si contano il mare, il calcio e le lunghe camminate nei quartieri di Bari, città che considera il nucleo della sua formazione pubblica. Oggi Antonio Decaro è percepito come una figura tecnica con solide capacità comunicative, dotato di un pragmatismo che raramente rinuncia a un margine di ironia. L’arrivo alla guida della Regione Puglia, se confermato, apre una fase nuova, fatta di attese molto elevate e di un mandato che richiederà un equilibrio tra visione e gestione quotidiana. Probabilmente, come sempre, inizierà dai dati e dalle priorità urgenti: dopotutto, la sua storia parte da lì, dai numeri.

Le prime parole . Sui dati delle elezioni, che vedono ormai Decaro verso la presidenza della Regione, è intervenuto Luigi Lobuono del centrodestra.  “Il dato che sta emergendo dalle urne credo che sia un dato abbastanza consolidato. Quindi si può viaggiare su un 5-6%, ma cambia poco la sostanza. Prendo atto di quello che è stata la scelta degli elettori pugliesi. Faccio i miei complimenti a Decaro: il mio in bocca al lupo a lui. Ringrazio tutti i partiti della coalizione e gli elettori che mi hanno dato consenso. L’unica cosa che obiettivamente mi spiace è aver visto che quasi il 60% degli elettori non si è recato alle urne. È un dato preoccupante: la politica faccia qualcosa per cercare di riconquistare anche gli elettori”. “Non potevo fare di più di quello che ho fatto. Resterò in consiglio regionale a fare l’interesse dei cittadini” ha detto.

Il dato definitivo delle 4.032 sezioni. L’affluenza in Puglia per le Regionali è al 41,83%. Il dato definitivo delle 4.032 sezioni nella regione è inferiore di oltre 14 punti percentuali rispetto alle elezioni del 20 e 21 settembre 2020 quando fu il 56,43%. La provincia con la maggiore partecipazione al voto è quella di Lecce con il 44,50% dei votanti. Seguono Bari con il 42,31%; Brindisi col 41,94%; Bat arriva al 41,22% e Taranto 40,60%. Ultima è la provincia di Foggia con una percentuale che si ferma al 38,61%.

Tra loro chi non ha fiducia nella politica, chi ritiene che non cambierà nulla. Chi ancora sostiene che andare a votare sia inutile. Il dato dell’affluenza è condizionato soprattutto dagli astenuti, siamo andati a chiedere perché non hanno votato.

Secondo questi dati, la vittoria appare non solo probabile, ma schiacciante. È significativamente simbolico che Decaro arrivi al traguardo proprio mentre l’affluenza risulta fra le più basse mai viste per una tornata regionale in Puglia. Antonio Decaro trionfa fin dai primi dati, confermando tutte le previsioni: stando all’instant poll del TgNorba nel corso della diretta Votofinish sulle elezioni regionali pugliesi, sembra ormai cosa fatta: il candidato del centrosinistra si imporrebbe con un margine netto, il 66,4 per cento. Luigi Lobuono sarebbe staccato al 30,1 per cento. Ada Donno (Puglia pacifista e popolare) al 2,4 per cento e Sabino Mangano (Alleanza civica per la Puglia) l’1,4 per cento. Gli instant poll sono sondaggi realizzati il giorno stesso del voto. Per il TgNorba sono stati realizzati da Winpoll, una delle società leader in sondaggi d’opinione e ricerche elettorali. Si tratta di mille interviste completate, con un margine di errore del 2,3 per cento. La metodologia è cati-cami. Le interviste sono state seguite il 23 e 24 novembre sulla popopolazione pugliese segmentata per sesso ed età. Primo partito sarebbe il Pd con il 24,3 per cento, seguito da Decaro presidente col 14,9, dal Movimento 5 Stelle col 14,3 e poi Avs col 4,9, Per la Puglia 3,3 e Avanti e Popolari con Decaro con 1,4. Nel centrodestra Fratelli d’Italia al 20,5 per cento, Forza Italia al 7,2, la Lega al 4,6 e poi la Puglia con noi allo 0,4 e Noi Moderati civici per Lobuono allo 0,3. Puglia pacifista e popolare con Ada Donno raccoglierebbe il 2,4 per cento, mentre Alleanza civica per la Puglia con Sabino Mangano l’1,4 per cento. Decaro, ingegnere di formazione, ex sindaco di Bari per due mandati di grande successo, e presidente nazionale dell’ANCI, aveva in molti sondaggi raccolto un consenso larghissimo: ad esempio, l’ultimo rilevamento Ipsos lo dava al 63,8 % contro il 33,1 % del suo avversario di centrodestra Luigi Lobuono. Secondo questi dati, la vittoria appare non solo probabile, ma schiacciante. È significativamente simbolico che Decaro arrivi al traguardo proprio mentre l’affluenza risulta fra le più basse mai viste per una tornata regionale in Puglia: alle 23 della prima giornata di voto, infatti, solo il 29,4 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne, un dato che certo non riduce l’ampiezza del suo successo, ma che solleva più di un interrogativo sulla partecipazione democratica. La corsa di Decaro era partita non senza tensioni: quando ha deciso di candidarsi, ha dovuto affrontare attriti con l’uscente Michele Emiliano e con Nichi Vendola. Emiliano – che ha guidato la Regione per due mandati – ha dichiarato di sentirsi “un po’ arrabbiato”, lamentando che Decaro avesse messo sul tavolo il veto sulla sua candidatura al Consiglio regionale, detto con una franchezza che ha messo in luce la fragilità del patto interno al centrosinistra. Vendola, da parte sua, ha rivendicato l’autonomia della sua forza politica, criticando anche la richiesta di Decaro di una sorta di passo indietro sul suo ruolo. Non si è trattato di semplice diplomazia: Decaro ha dovuto costruire un equilibrio fra le varie anime della coalizione, facendo leva sulla sua credibilità di amministratore esperto e sul suo progetto di rinnovamento. La biografia di Decaro gioca a suo favore: la sua formazione da ingegnere al Politecnico di Bari, le sue competenze tecniche, l’esperienza nella gestione della capitale pugliese – con politiche concrete su mobilità, sostenibilità, trasporti – e il suo ruolo da presidente dell’ANCI gli hanno conferito un profilo forte e competente, capace di unire lo spirito civico a una solida capacità di governance. In campagna elettorale ha puntato su tematiche molto concrete: sanità, sviluppo infrastrutturale, lotta alle disuguaglianze, efficienza amministrativa. La sua promessa non è mai stata quella di “miracoli”, ma di un governo ragionato, costruito “strada per strada”, casa per casa, sfruttando la sua conoscenza del territorio e il suo radicamento locale. Il suo messaggio – secondo molti analisti – ha colpito nel segno: i pugliesi sembrano premiare non solo la sua esperienza ma anche la sua sobrietà e la visione di un centrosinistra più largo e inclusivo, capace di dialogare con diverse sensibilità politiche. La coalizione che lo sostiene è nutrita e variegata: Pd, M5S, Alleanza Verdi‑Sinistra e diverse liste civiche, tutte unite per puntare su un cambiamento costruito con competenza e gradualità. Il vantaggio netto rispetto a Lobuono e la mobilitazione (seppure con affluenza bassa) sembrerebbero consegnare a Decaro un mandato forte: una vittoria così netta potrebbe permettergli di impostare un governo con basi stabili, senza dover rincorrere solo il consenso elettorale ma investendo su un progetto di lungo termine per la Puglia. Già dalle prime proiezioni, la sua elezione appare come l’inizio di una nuova era per la regione: un governatore “di sostanza”, capace di mettere in piedi una squadra efficace, di usare la sua esperienza per attrarre risorse e di tracciare un percorso di sviluppo concreto. Se i dati verranno confermati con lo spoglio definitivo, sarà un risultato storico: non semplicemente un cambio di guardia, ma l’affermazione di un progetto politico che unisce tecnicità e visione, idealismo civico e concretezza amministrativa. Decaro sembra aver conquistato la Regione con quella stessa determinazione con cui ha guidato Bari, e ora ha l’occasione di trasformare una promessa elettorale in un governo efficace per tutti i pugliesi.

L’ultimo spicchio temporale non è solo un dettaglio amministrativo. Se molti elettori restano a casa, chi vincerà potrà ottenere il potere ma con una base debole. “Buon voto a tutti. C’è ancora qualche ora per votare e per tenere un po’ su questa affluenzache non è altissima, e un po’ mi dispiace. Mi auguro che questa campagna elettorale si concluda serenamente così come è cominciata”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano uscendo dal seggio allestito nell’istituto Vivante in piazza Diaz a Bari, dove ha votato poco fa. Il secondo giorno delle elezioni regionali in Puglia si apre con un rischio che pesa sulla legittimità del futuro governo regionale: l’astensione. Dopo una prima giornata in cui l’affluenza ha toccato soltanto il 29,45 %, partiti e osservatori guardano con preoccupazione alle ore decisive che mancano prima della chiusura dei seggi alle 15. L’ultimo spicchio temporale non è solo un dettaglio amministrativo, ma potrebbe decidere le sorti di una tornata segnata da una mobilitazione fiacca. Le campagne elettorali sono tornate a intensificarsi: appelli, chiamate, telegrammi. Ma la fatica più grande è convincere non già chi ha incertezze sulla scelta tra Decaro, Lobuono, Mangano e Donno, quanto chi ha deciso fin da ora di rinunciare al voto. Sono loro, gli astensionisti, il nodo politico più spinoso: il motivo non è solo delusione verso i candidati, ma un senso più generale di distanza nelle istituzioni. Se molti elettori restano a casa, chi vincerà — Decaro, Lobuono, Mangano o Donno — potrà ottenere il potere ma con una base debole. Il nuovo presidente si troverà a governare sotto l’ombra di un mandato parziale, simbolicamente povero di partecipazione. Non sarà facile, fin da subito, trasformare lo spazio politico in un’effettiva rappresentanza democratica. Le ore della mattina di lunedì saranno decisive: tradizionalmente la partecipazione è bassa, ma stavolta ogni voto in più può fare una differenza significativa. Per alcune forze politiche, una bassa affluenza potrebbe rappresentare un vantaggio — se la loro base è più compatta e motivata — ma per altre sarà una grande incognita. In ogni caso, il gioco non è solo nel convincere gli indecisi, ma nel riallacciare un rapporto con chi ha scelto di non andare a votare. Il voto fino alle 15 non è quindi una mera estensione: è l’ultima chance per invertire una tendenza che, se confermata, potrebbe restare anche in futuro. Non si tratta solo di eleggere un presidente (Decaro, Lobuono, Mangano o Donno), ma di dare un segnale sulla vitalità della democrazia regionale. Se alla fine il dato rimarrà basso, sarà il primo problema che il nuovo governo dovrà affrontare: non solo disegnare politiche, ma ricostruire fiducia.

Le parole del candidato presidente della Regione Puglia per la coalizione di centrosinistra. “Sono felice, è una bella giornata e spero siano tanti i pugliesi che andranno a votare. Perché votare è sempre giusto, lo abbiamo detto tante volte in questi giorni. È un diritto che ci siamo conquistati e la democrazia è bellissima perché ci dà la possibilità di scegliere. Possiamo scegliere il nostrofuturo”. Lo ha detto il candidato presidente della Regione Puglia per la coalizione di centrosinistra, Antonio Decaro, andando a votare.

Le parole del candidato governatore del centrodestra . “È una bella giornata di sole e spero che sia di buon auspicio per la nostra Puglia. Sono giorni cruciali per il nostro destino, per il nostro futuro. Votare è il momento in cui decidiamo ed è, quindi, la massima espressione della nostra libertà. Buon voto a tutti. Forza, Puglia”. Così Luigi Lobuono, candidato presidente della Regione per il centrodestra, andando a votare a Bari.

Vito Leccese: “Si tratta di un gesto di attenzione nei confronti degli operatori delle forze dell’ordine che presidieranno i seggi anche al di fuori degli orari di voto”. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha firmato un’ordinanza che dispone il prolungamento di due ore del periodo di esercizio degli impianti termici negli edifici scolastici che ospitano i seggi elettorali oggi e domani, per le elezioni regionali. Il provvedimento amplia quindi il tempo di accensione previsto dalle direttive statali che per Bari – classificata in zona C – consentono l’attivazione degli impianti dal 15 novembre al 31 marzo per un massimo di 10 ore al giorno. “Ho chiesto di estendere l’orario di accensione dei termosifoni per garantire condizioni adeguate anche nelle ore notturne – spiega il sindaco -. Si tratta di un gesto di attenzione nei confronti degli operatori delle forze dell’ordine che presidieranno i seggi anche al di fuori degli orari di voto. È un’assunzione di responsabilità doverosa verso tutte le donne e gli uomini che stanno lavorando con impegno per assicurare, in questi giorni, il regolare esercizio della democrazia”.

. Sull’ex Ilva dice: “Il ministro più incompetente del Governo Meloni, Adolfo Urso, dovrebbe andare a casa” Tappa pugliese per il leader di “Casa riformista” Matteo Renzi per sostenere il candidato del centrosinistra Antonio Decaro. L’intervista di Francesco Iato.

. L’incontro a San Marco in Lamis. Per il vicepremier lo Stato deve intervenire nella vertenza ex Ilva Intervista a Matteo Salvini, segr. federale Lega Servizio di Pietro Loffredo

. Dopo Foggia e Bat, ieri sera il candidato presidente del centrosinistra a Bari Servizio di Anna De FeoRiprese e montaggio di Roberto Cofano Interviste ad Antonio Decaro, candidato presidente regione Puglia centrosinistra; Elly Schlein, segretaria Pd; Stefano Bonaccini, presidente Pd

Dopo Foggia e Bat, ieri sera il candidato presidente del centrosinistra a Bari

La sfida a livello nazionale, passando dalle singole regioni, è rappresentata delle prossime politiche Intervista: Elly Schlein, segretario nazionale PD Antonio Decaro, candidato governatore regione Puglia Servizio Giuseppe Capacchione

Ieri Decaro è stato di scena alla Cgil, Lobuono a Federfarma Servizio di Francesco Iato

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