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I risultati di uno studio internazionale che ha coinvolto anche il Policlinico di Bari. Una nuova combinazione di farmaci che riduce il rischio di ritorno del tumore del rene o di morte del 28% rispetto alla sola immunoterapia è il risultato di uno studio internazionale che ha coinvolto anche il Policlinico di Bari con il prof. Camillo Porta, direttore dell’Oncologia universitaria. È stato pubblicato sull’ultimo numero di una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali in campo medico, il New England Journal of Medicine. Storicamente, circa il 40% dei pazienti con carcinoma renale ad alto rischio vede ricomparire il tumore entro 5 anni dalla rimozione chirurgica del rene successivamente all’intervento chirurgico di asportazione, totale o parziale, del rene. La nuova combinazione risponde direttamente a questa urgenza medica offrendo una protezione più significativa. Secondo i risultati dello studio, condotto in diverse strutture ospedaliere a livello internazionale, tra cui il Policlinico di Bari e solo altri due centri in Italia, a due anni dall’intervento chirurgico l’80,7% dei pazienti trattati con la combinazione di pembrolizumab e belzutifan è vivo e senza recidiva di malattia, rispetto al 73,7% dei pazienti che hanno ricevuto la precedente terapia standard con il solo pembrolizumab. “La pubblicazione di questi risultati sul New England Journal of Medicine – spiega il professor Porta del Policlinico di Bari – rappresenta un passaggio importante nella ricerca sul carcinoma renale. Si tratta di un risultato che apre nuove prospettive per ridurre il rischio di ricomparsa della malattia in una popolazione di pazienti particolarmente ad alto rischio di ricaduta”.

Importante passo avanti nella chirurgia ginecologica mininvasiva, con l’obiettivo di ridurre la durata degli interventi e migliorare gli esiti riproduttivi delle pazienti. Interventi più rapidi, più sicuri, meno invasivi e con migliori prospettive per la fertilità. Una nuova procedura per il trattamento dei fibromi uterini sottomucosi che non prevede incisioni addominali essendo effettuata per via naturale transvaginale, è stata messa a punto dall’equipe guidato dal prof. Ettore Cicinelli, direttore dell’Unità operativa ginecologia ed ostetricia Policlinico di Bari. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Minimally Invasive Gynecology, illustra i vantaggi della tecnica originale denominata Redish (REsectoscopic DIscoid SHaping), che rappresenta un importante passo avanti nella chirurgia ginecologica mininvasiva, con l’obiettivo di ridurre la durata degli interventi e migliorare gli esiti riproduttivi delle pazienti. La procedura REDISH, infatti, comporta anche una diminuzione del rischio di gravi complicanze della miomectomia resettoscopica quale la perforazione uterina ma permette una più precoce ripresa per le donne che desiderano una gravidanza dopo l’intervento di rimozione del fibroma. “Rappresenta un’evoluzione importante nel modo in cui approcciamo i fibromi sottomucosi complessi – spiega il prof. Ettore Cicinelli – che spesso richiedono interventi in più tempi anche di mesi e quindi il nostro obiettivo è offrire alle pazienti una chirurgia sempre meno traumatica, più precisa e che preservi al massimo l’integrità dell’utero le cui fibre sane rimangono intatte con una più rapida ripresa della fertilità, un aspetto cruciale per chi cerca una gravidanza oggi che l’età media del primo figlio è così alta”. I fibromi sottomucosi sono formazioni benigne dell’utero che possono causare sanguinamenti anomali e difficoltà nel concepimento. Sebbene l’isteroscopia rappresenti oggi lo standard terapeutico, i casi più complessi, fibromi grandi o profondamente inseriti nella parete uterina (tipi 2 e 3 secondo la classificazione FIGO) restano una sfida chirurgica, spesso associata a interventi più lunghi o ripetuti. La procedura messa a punto dal team del prof. Cicinelli introduce un approccio innovativo che facilita la rimozione del fibroma. Il tumore benigno viene progressivamente rimodellato fino ad assumere una forma regolare, simile a un “disco”. Con il supporto dell’ecografia in tempo reale, il tessuto viene trazionato delicatamente tramite una pinza chirurgica accelerando la espulsione. Questo consente la fuoriuscita naturale della parte più profonda del fibroma nella cavità uterina e che può quindi essere rimossa in sicurezza.

Il paziente è un uomo di 59 anni. Un percorso di cura lungo e complesso, affrontato grazie alla collaborazione tra più équipe specialistiche, ha consentito al Policlinico di Bari di trattare con successo un uomo di 59 anni affetto da un tumore della giunzione tra esofago e stomaco. Il percorso è stato ulteriormente complicato dalla comparsa di una piccola embolia polmonare asintomatica, trattata con successo mediante terapia anticoagulante. Dopo la risoluzione del quadro tromboembolico, il paziente ha potuto affrontare l’intervento chirurgico. La procedura è stata eseguita dall’équipe della chirurgia generale “Marinaccio” del Policlinico di Bari, diretta dalla prof. Angela Pezzolla, con il dottor Ferdinando Massimiliano Anelli, in collaborazione con la chirurgia toracica del Policlinico di Bari prof. Angela De Palma, con il dott. Gaetano Napoli, direttore della chirurgia toracica dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari (IRCCS) e con l’equipe di anestesia diretta dal Prof. Marco Ranieri. “L’operazione – spiega la prof. Angela Pezzolla – è stata particolarmente complessa per la sede della malattia. Abbiamo dovuto asportare il tratto interessato dalla neoplasia dall’esofago e dalla parte superiore dello stomaco, insieme ai linfonodi potenzialmente interessati dalla malattia. L’intervento è stato eseguito con approccio laparoscopico per il tempo addominale e toracotomico per quello toracico, secondo la tecnica di Ivor-Lewis, una delle procedure più impegnative della chirurgia oncologica dell’apparato digerente, che richiede competenze sia addominali sia toraciche. La collaborazione tra la nostra équipe, la Chirurgia Toracica del Policlinico e quella dell’IRCCS Giovanni Paolo II ha consentito di offrire al paziente il miglior trattamento possibile, confermando il valore della rete e del lavoro multidisciplinare nella cura dei tumori”. Il decorso post-operatorio è stato attentamente monitorato attraverso controlli clinici, ematochimici e radiologici ripetuti nel tempo durante la degenza nel reparto di Chirurgia Generale “Marinaccio”. In particolare, gli esami radiologici con mezzo di contrasto hanno confermato la perfetta tenuta dell’anastomosi esofago-gastrica e il regolare transito del bolo alimentare, permettendo la progressiva ripresa dell’alimentazione.

La donna di 67 anni ha avuto un rapido recupero clinico ed è tornata a casa. Una donna di 67 anni, affetta da una severa stenosi della valvola aortica e da una significativa malattia coronarica, è stata sottoposta con successo al Policlinico di Bari a un doppio intervento mininvasivo che ha consentito di trattare, nella stessa seduta, entrambe le patologie senza ricorrere alla cardiochirurgia tradizionale. La paziente aveva importanti fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione arteriosa, dislipidemia, diabete mellito complicato e obesità. “Considerato l’elevatissimo rischio operatorio legato alle condizioni cliniche della paziente e, in particolare – spiega Marco Ciccone, direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiologia universitaria – abbiamo deciso di non procedere con il tradizionale intervento di sostituzione della valvola aortica associato a bypass aorto-coronarico”. L’equipe ha quindi optato per una strategia completamente percutanea, eseguendo nella stessa procedura l’impianto transcatetere di una protesi valvolare aortica biologica (Tavi) e un’angioplastica coronarica. La paziente ha avuto un rapido recupero clinico ed è tornata a casa.

Numeri possibili “anche grazie all’incremento dei donatori pugliesi utilizzati per trapianto”. Il 71% dei pazienti pugliesi sottoposti a trapianto di fegato è stato operato, nel 2025, al Policlinico di Bari. I dati sono quelli del Centro nazionale trapianti. Negli anni tra il 2019 e il 2022, invece, la percentuale era del 30-35%. “Il dato evidenzia un’inversione di tendenza significativa: nel 2025, 67 dei 94 pazienti pugliesi sottoposti a trapianto di fegato hanno ricevuto l’intervento nel Centro Trapianti del Policlinico di Bari, mentre si è ridotto il numero di pazienti costretti a rivolgersi ad altre strutture italiane”. Numeri possibili “anche grazie all’incremento dei donatori pugliesi utilizzati per trapianto”. “Alla base di questo risultato c’è un importante percorso di rafforzamento organizzativo e clinico del programma trapianti, a partire dall’attivazione del nuovo reparto dedicato, ‘Danno Epatico e Trapianto”, spiega il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce.

Gli ambienti di cura vengono adattati per accogliere persone con ridotta mobilità o particolari sensibilità sensoriali, attraverso tecniche e protocolli dedicati. Bambini e adulti con disabilità, disturbi neurologici o condizioni mediche complesse necessitano di percorsi assistenziali dedicati, capaci di coniugare competenze cliniche, attenzione relazionale e sicurezza durante il trattamento odontoiatrico. Al Policlinico di Bari questi pazienti possono contare su un percorso di cura personalizzato pensato per rispondere ai loro bisogni specifici grazie al lavoro dell’unità operativa di Odontoiatria, diretta dal prof. Gianfranco Favia, attiva nella prevenzione, diagnosi e cura delle patologie dentali e del cavo orale nei pazienti con bisogni speciali.  Da inizio anno sono state loro dedicate 748 prestazioni, di cui 240 rivolte a pazienti con forme di fragilità o disabilità che hanno richiesto il trattamento in sala operatoria tra il Giovanni XXIII e il blocco di otorinolaringoiatria al Policlinico di Bari. 32 di queste sedute sono state eseguite nell’ambito del piano di recupero promosso dalla Regione Puglia per le prestazioni classificate con priorità U (urgente) e B (breve).  Le ultime si sono svolte sabato scorso, coordinate dal prof. Francesco Inchingolo, dirigente medico dell’unità operativa di odontoiatria e direttore della scuola di specializzazione di Ortognatodonzia dell’Università di Bari. “Oltre i casi più gravi come le sindromi di Down, la paralisi cerebrale, i disturbi dello spettro autistico, l’epilessia – spiega il prof. Inchingolo – ci sono i pazienti diabetici, per cui è necessaria una preparazione specifica prima dell’intervento. A parte il controllo dell’albumina, effettuiamo una serie di esami prima di interventi mirati e localizzati. Si rivolgono alla nostra struttura anche pazienti in dialisi così come i pazienti che hanno l’osteonecrosi causata da problemi di farmaci assunti durante la fase della chemioterapia”.  L’odontoiatria per bisogni speciali prevede, quando necessario, l’utilizzo della sedazione endovenosa profonda o dell’anestesia generale nei pazienti con difficoltà comportamentali o comunicative. Inoltre, gli ambienti di cura vengono adattati per accogliere persone con ridotta mobilità o particolari sensibilità sensoriali, attraverso tecniche e protocolli dedicati. 

Il paziente, una volta tornato in Scozia, ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento all’equipe della Cardiologia . Un turista scozzese, colpito da un infarto mentre si trovava a Bari come tappa di una crociera nel Mediterraneo, è stato salvato al Policlinico di Bari, in cui era arrivato dopo il trasporto d’urgenza. Il fatto risale allo scorso 16 maggio, a comunicarlo è il Policlinico che spiega come il paziente, una volta tornato in Scozia, “ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento all’equipe della Cardiologia ospedaliera barese, diretta dal dottor Paolo Colonna, per esprimere la propria gratitudine nei confronti dei professionisti che lo hanno assistito”. La lettera scritta dal turista scozzese curato e salvato al Policlinico di Bari “Il trattamento chirurgico – ha raccontato il paziente nella lettera, come riportato dal Policlinico – l’assistenza medica e il supporto che mi sono stati forniti durante l’intero periodo di degenza sono stati assolutamente di prim’ordine. Pur non parlando italiano e consapevole di alcune difficoltà linguistiche, tutto il personale ha fatto di tutto per soddisfare al meglio le mie esigenze durante il ricovero”. “Il paziente con l’infarto in acuto – spiega il dottor Paolo Colonna, che dirige la cardiologia ospedaliera del Policlinico di Bari da settembre 2025 – viene trasferito rapidamente nelle sale di cardiologia interventistica dove si effettua l’angioplastica che stappa la coronaria mentre si sta avendo l’infarto. Questo è sicuramente uno dei punti importanti e forti dell’essere insieme in uno stesso padiglione Asclepios 3, dove convivono la cardiologia, la cardiochirurgia, la chirurgia vascolare e la chirurgia toracica. Quindi un polo cardiotoraco-vascolare che può trattare il paziente a 360 gradi. Le patologie acute, comprese le aritmie ventricolari minacciose per la vita, possono essere trattate sia con la defibrillazione in acuto, sia con l’impianto di meccanismi sottopelle che vanno dai più semplici, come i pacemaker, a quelli più complessi, come i defibrillatori e mini pacemaker. Negli ultimi anni – conclude – sono stati anche impiantati venti modernissimi dispositivi ‘leadless’ con due stimolatori, in atrio e ventricolo destro, che permettono la stimolazione fisiologica necessaria per alcuni pazienti”.

Il delicato intervento di scoliosi complessa eseguito dall’équipe del Policlinico su un paziente con patologie neurologiche. Un quindicenne affetto da una seria patologia neurologica e da una forma severa di scoliosi è stato operato con successo presso il Policlinico di Bari, dopo che diverse altre strutture sanitarie avevano giudicato l’intervento troppo rischioso. Il delicato intervento di chirurgia vertebrale è stato portato a termine dal dottor Andrea Piazzolla, alla guida dell’unita operativa di Chirurgia vertebrale e Centro scoliosi, coadiuvato dal suo staff medico e dal team di anestesisti. La famiglia del ragazzo ha deciso di affidarsi al nosocomio barese proprio a causa del rifiuto di altri centri, spaventati dalla complessità del quadro clinico del paziente con disabilità. L’ospedale pugliese ha invece accolto il giovane, offrendo anche alla madre la possibilità di assisterlo durante la degenza. Il dottor Piazzolla ha evidenziato come la vera sfida non sia stata la tecnica chirurgica in sé, quanto l’intera gestione post-operatoria e anestesiologica, definita eccellente, che ha previsto anche l’uso di morfina intratecale per una efficace terapia del dolore. A una settimana dall’operazione, il ragazzo è in pieno recupero e prossimo alle dimissioni. Il direttore generale dell’azienda sanitaria, Antonio Sanguedolce, ha espresso grande soddisfazione, sottolineando come il centro sia ormai un punto di riferimento per i casi clinici complessi grazie a un modello organizzativo vincente incentrato sulla multidisciplinarità e sulla stretta collaborazione tra specialisti differenti.

Braccio di ferro burocratico chiuso: arriva il parere dell’Avvocatura regionale . Nuovo colpo di scena ieri sul caso Lorusso, la borsista reclutata dal Policlinico di Bari nonostante il procedimento penale in corso per presunto voto di scambio politico-mafioso. Ieri il governatore Decaro ha chiesto al direttore generale del Policlinico di annullare con effetto immediato la borsa di studio assegnata a Maria Carmen Lorusso. La candidata, sostiene la Regione Puglia, andava esclusa in partenza nonostante avesse dichiarato la pendenza giudiziaria. Il Policlinico aveva eccepito dubbi interpretativi sui requisiti del bando, superati ieri dal parere dell’Avvocatura regionale. Una presa di posizione durissima quella del presidente Decaro che, di fatto, chiude il braccio di ferro burocratico sulla legittimità dell’incarico.

È imputata con l’accusa di voto di scambio politico mafioso nell’ambito del processo Codice Interno. La ex consigliera comunale di Bari Maria Carmen Lorusso, moglie dell’avvocato Giacomo Olivieri, è risultata vincitrice di un avviso pubblico per il conferimento di una borsa di studio del valore di 25mila euro lordi della durata di un anno come Data Manager presso il Policlinico di Bari. Si tratta di una selezione effettuata per colloquio e per titoli. La Lorusso, laureata in Giurisprudenza, si è classificata al primo posto fra sette candidati conseguendo 22 punti. L’avviso era rivolto a laureati in Biologia, Scienze Biotecnologiche, Farmacia o discipline Economico-Giuridiche. La Lorusso è imputata con l’accusa di voto di scambio politico mafioso nell’ambito del processo Codice Interno. Il marito Olivieri è stato già condannato in abbreviato a 9 anni di carcere: ora si attende che venga fissato l’appello. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, fa sapere di aver inviato gli ispettori del NIRS per fare luce sulla vicenda.

L’intervento è stato eseguito dall’equipe di Chirurgia plastica ricostruttiva, diretta dal prof. Giuseppe Giudice . Un intervento complesso e altamente specialistico ha permesso di salvare la mano a un ragazzo di 18 anni, gravemente ferito in seguito a un incidente stradale. L’intervento è stato eseguito dall’equipe di Chirurgia plastica ricostruttiva, diretta dal prof. Giuseppe Giudice del Policlinico di Bari, con il prof. Michele Maruccia e la prof. Rossella Elia, accompagnati dagli anestesisti e dal personale infermieristico e di sala. Il giovane paziente presentava lesioni estese dei tessuti molli, tutti i tendini estensori della mano erano completamente distrutti dal trauma. Era a rischio non solo la funzionalità ma anche la sopravvivenza dell’arto. “È stato eseguito un intervento delicato, durato diverse ore, durante il quale è stata utilizzata una tecnica di microchirurgia avanzata – spiega il professor Maruccia – che ha previsto il trasferimento di un lembo di tessuto detto “Alt”  dalla coscia e trapiantato a livello della mano per coprire le aree danneggiate. Utilizzando innesti di fascia lata è stato possibile ricostruire l’intero sistema dei tendini estensori, consentendo una ripresa funzionale della mano”. Determinante, dopo l’intervento chirurgico, sarà il percorso riabilitativo. La professoressa Elia sottolinea come il paziente abbia già iniziato la fisioterapia durante il ricovero. Il paziente è stato dimesso nei giorni scorsi in buone condizioni generali. I medici si mostrano cautamente ottimisti sugli esiti, sottolineando ancora una volta il valore della sinergia tra chirurgia avanzata e riabilitazione specialistica.

Effettuate con successo le prime due raccolte di cellule staminali, si attende il prodotto cellulare modificato con tecniche di ingegneria genetica per completare la procedura. Due pazienti affette da talassemia major sono state recentemente sottoposte alla raccolta di cellule staminali finalizzata ad un trattamento di terapia genica presso il Policlinico di Bari. L’infusione delle cellule avverrà nei prossimi mesi, nello stessa azienda ospedaliero universitaria, dopo che sarà stata completata la procedura di ingegnerizzazione genetica presso i laboratori di Geleen, in Olanda. Altri tre pazienti sono stati già inseriti nel programma e avvieranno a breve la procedura. “La talassemia (nota anche come “anemia mediterranea”) – ricorda Pellegrino Musto, Direttore dell’unità operativa di Ematologia con annesso Centro Trapianti del Policlinico e Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università di Bari – è una malattia ereditaria causata da una mutazione dei geni che producono l’emoglobina. Provoca anemia severa, sovraccarico di ferro, deformazioni ossee e problematiche cliniche a carico di vari organi, in particolare cuore, fegato e sistema endocrino.  Il trattamento convenzionale prevede trasfusioni di sangue fin dai primi anni di vita, terapie che limitano l’accumulo di ferro, farmaci che stimolano la produzione di globuli rossi e, in un numero limitato di casi, il trapianto di midollo osseo da donatore compatibile, l’unica terapia che, sino ad oggi, si era dimostrata in grado di guarire questa malattia”. “La terapia genica – sottolinea Musto – si aggiunge oggi all’armamentario terapeutico per i pazienti talassemici di eta’ compresa fra i 18 e i 35 anni, con caratteristiche genetiche ben definite. Questo trattamento rivoluzionario consente in oltre il 90% dei casi di ottenere l’indipendenza dalle trasfusioni e di considerare larga parte di questi pazienti potenzialmente guariti.” “La terapia genica per i pazienti talassemici (peraltro possibile anche in soggetti affetti da anemia falciforme) – spiega Angelo Ostuni – Direttore dell’unità operativa di Medicina Trasfusionale del Policlinico di Bari – consta di diverse fasi. Dopo la valutazione della idoneità del paziente, si procede con la mobilizzazione delle cellule staminali mediante somministrazione del fattore di crescita granulocitario e infine con la raccolta delle cellule staminali emopoietiche presenti nel sangue periferico del paziente con procedure di aferesi. L’obiettivo è raccoglierne un numero elevato, il che richiede una particolare esperienza degli operatori”. “Successivamente – continua Ostuni – le cellule prelevate sono spedite presso il laboratorio di riferimento dove vengono modificate con tecniche di ingegneria genetica (il cosiddetto “gene editing”) che le rendono capaci di riattivare la produzione di un tipo diverso di emoglobina (HbF), normalmente presente solo nel corso della vita fetale”. “La fase conclusiva – aggiunge Paola Carluccio, responsabile del Programma Trapianti in Ematologia del Policlinico – prevede, dopo un trattamento chemioterapico teso ad eliminare completamente dal midollo osseo le cellule staminali “malate”, la re-infusione al paziente delle sue stesse cellule geneticamente modificate. Questo “autotrapianto” consente di sostituire l’emoglobina non funzionante del paziente e permette al midollo osseo di riprendere la produzione di una nuova emoglobina, in grado di assicurare al paziente una vita sostanzialmente normale e, soprattutto, scevra della necessità di effettuare trasfusioni di sangue.” “I tempi tecnici per la produzione delle staminali ingegnerizzate – ricorda Carluccio – sono però piuttosto lunghi e occorrerà attendere ancora qualche mese per ricevere il prodotto cellulare finito da infondere alle pazienti e valutarne l’efficacia.” “Grazie al supporto della Regione Puglia e all’impegno quotidiano di tutto il personale – conclude Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari – oggi siamo in grado di offrire ai pazienti affetti da talassemia un’opportunità di cura disponibile in pochissimi centri in Italia e, nel Mezzogiorno, unica nel suo genere. Un risultato che ci rende estremamente soddisfatti e orgogliosi”.

Il giovane non sarebbe in pericolo di vita. Un 21enne è rimasto ferito nella tarda serata di ieri, 19 aprile, a Bari, raggiunto da colpi d’arma da fuoco in pieno centro storico, a pochi passi dall’area portuale, in largo Ospedale Civile, nella zona di San Pietro. Il giovane, che ha precedenti penali per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e sarebbe vicina al clan Capriati, è stata soccorsa dal personale 118 ed è ricoverata nel Policlinico di Bari: nonsarebbe in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, con le Volanti e la Scientifica, che hanno eseguito i rilievi e repertato almeno tre bossoli. Sono in corso le indagini per chiarire la dinamica e individuare i responsabili. Chi ha premuto il grilletto lo avrebbe fatto a distanza ravvicinata: si tratta di una persona che era a piedi che ha sparato quattro colpi di pistola, uno solo dei quali ha raggiunto il 21enne. A riferire il dettaglio è stato proprio il giovane che però non ha fornito indizi utili per identificare chi ha sparato. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione: la scorsa notte, a Bisceglie, il 43enneFilippo Scavo è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco all’interno di una discoteca. Registrati anche altri episodi analoghi nel capoluogo pugliese: nei giorni scorsi un 19enne era stato ferito davanti a una sala giochi in viale della Repubblica, mentre un altro giovane, poco più che ventenne, si era presentato in ospedale con una ferita d’arma da fuoco al polpaccio.

In crescita, per la Puglia, anche i dati relativi a tutti gli altri tipi di trapianto. Nel solo anno 2025, in Puglia sono stati effettuati 296 trapianti contro i 223 del 2024, con un incremento del 32,7%. A trainare questo risultato sono in particolare i trapianti di cuore, passati da 73 nel 2024 a 108 nel 2025, con il Centro Cuore del Policlinico di Bari che si è affermato come primo in Europa per volumi di attività.  Interviste a Donato Pentassuglia, Assessore alla Sanità Regione Puglia; Prof Loreto Gesualdo, Centro regionale Trapianti; Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari

L’incidente intorno alle 4 del mattino. Un ragazzo di 16anni è ricoverato in stato di coma nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari dopo un grave incidente stradale avvenuto la scorsa notte a Barletta. Secondo quando appreso, il giovane era in sella ad una moto insieme con un amico di 17 anni: per cause ancora tutte da accertare, pare che il mezzo a due ruote si sia schiantato contro un’auto parcheggiata. Il 16enne avrebbe riportato un grave trauma toracico, ed ora è affidato alle cure dei medici baresi. L’esatta ricostruzione della dinamica dell’incidente è affidata ai carabinieri. 

L’équipe di Otorinolaringoiatria ha eseguito un intervento combinato mediante tecnica endoscopica, eseguita dai dottori Madami, Berardi e De Candia. Grazie a un intervento d’urgenza un uomo di 37 anni ha recuperato completamente la vista, compromessa dalle complicanze di un accumulo di muco pus all’interno del seno frontale che, non potendo defluire attraverso il naso, aveva forato la parete superiore del tetto dell’orbita andando ad accumularsi nella cavità dell’occhio. Il paziente, a causa dello stiramento del nervo ottico, aveva serie difficoltà nella vista oltre a mal di testa e un gonfiore alle palpebre quando è arrivato presso l’Unità operativa di Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari, diretta dal prof. Nicola Quaranta.  L’esame al cranio, eseguito nella precedente struttura di cura, aveva documentato come tutti seni paranasali fossero completamente chiusi per infiammazione. Nel seno frontale destro c’era una massa che lo riempiva del tutto e che aveva intaccato l’osso vicino, arrivando a estendersi verso l’area dell’occhio. Dopo l’arrivo al Policlinico, l’uomo è stato sottoposto a una nuova valutazione che mostrava la perdita dell’80% della vista. L’équipe di Otorinolaringoiatria ha eseguito un intervento combinato mediante tecnica endoscopica, eseguita dai dottori Berardi e Nicola De Candia, e approccio esterno transcranico con accesso sopraccigliare, eseguito dal dottor Luigi Madami, con il supporto dell’anestesista Michele De Michele e la collaborazione del medico in formazione specialistica Leo Victor Tedone.  “L’utilizzo di questa tecnica – spiega il dott. Madami – ha permesso di liberare la fossa nasale dalle recidive e dalle aderenze, la via esterna ha permesso di drenare  gli ascessi della cavità orbitaria e del seno frontale e di ricreare nuova comunicazione fra il seno frontale ed il naso. Dopo 48 ore, una nuova valutazione oculistica ha documentato una ripresa totale del visus che ritornava ai 10/10. Un recupero completo della vista”.

Ha preso avvio anche un percorso formativo dedicato agli stessi operatori sanitari e ad una fondamentale rete di volontari a supporto. Si intitola “Dama” ed è il progetto di assistenza medica avanzata per persone con disabilità presentato nell’aula Asclepios del Policlinico di Bari: un insieme di azioni pensate per il supporto dei soggetti affetti da patologie gravi che necessitano di supporti per le prestazioni all’interno delle strutture sanitarie. Interviste a Francesco Manfredi, Dirigente Medico Referente Disabilità del Policlinico di Bari; Gaetano Balena, Presidente del Comitato Consultivo Misto Policlinico di Bari

Le circostanze sono state ricostruite anche attraverso gli impianti di videosorveglianza presenti sul posto. I carabinieri di Bari hanno arrestato un 41enne ritenuto responsabile di lesioni a personale sanitario e interruzione di pubblico servizio. Ieri sera, 8 marzo, l’uomo avrebbe aggredito il personale sanitario delpronto soccorso del Policlinico di Bari che stava prestando assistenza a una sua parente. Le circostanze sono state ricostruite anche attraverso gli impianti di videosorveglianza presenti sul posto.

Il primo paziente sottoposto a Tare è stato dimesso in buone condizioni e sarà seguito dal team multidisciplinare per i controlli successivi. Microsfere radioattive in grado di colpire in modo selettivo le cellule tumorali, preservando quanto più possibile il fegato sano. Al Policlinico di Bari è stato eseguito per la prima volta un trattamento di radioembolizzazione epatica Tare, una procedura mini-invasiva e ad alta specializzazione eseguita dall’Unità operativa di medicina nucleare diretta da Giuseppe Rubini. “È un’opzione terapeutica indicata quando l’asportazione chirurgica del tumore non è tecnicamente fattibile o quando l’intervento chirurgico risulta controindicato per le condizioni cliniche del paziente. – spiega Rubini – La radioembolizzazione è un intervento che assomiglia più a un lavoro di precisione che a un’azione d’urto: le microsfere, trasportate dal flusso sanguigno, arrivano nel cuore del tumore e lì rilasciano la loro forza con una penetrazione limitata, proteggendo quanto più possibile il tessuto sano. Questa opzione può inoltre consentire, in casi selezionati, di riportare il tumore entro criteri compatibili con la candidabilità al trapianto di fegato, di cui il Policlinico di Bari è centro di riferimento regionale”. L’esecuzione della Tare prevede una fase preliminare di simulazione: uno studio angiografico super-selettivo associato all’iniezione di un radiofarmaco diagnostico che ‘simula’ la distribuzione di quello terapeutico. La dose terapeutica viene calcolata attraverso specifici software. Il primo paziente sottoposto a Tare al Policlinico è stato dimesso in buone condizioni e sarà seguito dal team multidisciplinare per i controlli successivi. “L’obiettivo è rendere questi trattamenti un’attività stabile e programmata, – dice il direttore generale, Antonio Sanguedolce – così da ampliare in modo concreto le possibilità di cura delle persone con tumore al fegato”.

A trasferirli la Protezione Civile. La Protezione Civile della regione Puglia ha trasferito al Policlinico di Bari circa quindici persone provenienti dalla striscia di Gaza, tra cui bambini e pazienti bisognosi di cure specialistiche.L’operazione rientra nelle evacuazioni sanitarie internazionali coordinate a livello nazionale. I pazienti sono arrivati in Italia all’aeroporto militare di pratica di mare e successivamente trasferiti in Puglia. La regione ha garantito supporto logistico e sanitario con il coinvolgimento della rete sanitaria, della prefettura e del volontariato.

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