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Il paziente, una volta tornato in Scozia, ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento all’equipe della Cardiologia . Un turista scozzese, colpito da un infarto mentre si trovava a Bari come tappa di una crociera nel Mediterraneo, è stato salvato al Policlinico di Bari, in cui era arrivato dopo il trasporto d’urgenza. Il fatto risale allo scorso 16 maggio, a comunicarlo è il Policlinico che spiega come il paziente, una volta tornato in Scozia, “ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento all’equipe della Cardiologia ospedaliera barese, diretta dal dottor Paolo Colonna, per esprimere la propria gratitudine nei confronti dei professionisti che lo hanno assistito”. La lettera scritta dal turista scozzese curato e salvato al Policlinico di Bari “Il trattamento chirurgico – ha raccontato il paziente nella lettera, come riportato dal Policlinico – l’assistenza medica e il supporto che mi sono stati forniti durante l’intero periodo di degenza sono stati assolutamente di prim’ordine. Pur non parlando italiano e consapevole di alcune difficoltà linguistiche, tutto il personale ha fatto di tutto per soddisfare al meglio le mie esigenze durante il ricovero”. “Il paziente con l’infarto in acuto – spiega il dottor Paolo Colonna, che dirige la cardiologia ospedaliera del Policlinico di Bari da settembre 2025 – viene trasferito rapidamente nelle sale di cardiologia interventistica dove si effettua l’angioplastica che stappa la coronaria mentre si sta avendo l’infarto. Questo è sicuramente uno dei punti importanti e forti dell’essere insieme in uno stesso padiglione Asclepios 3, dove convivono la cardiologia, la cardiochirurgia, la chirurgia vascolare e la chirurgia toracica. Quindi un polo cardiotoraco-vascolare che può trattare il paziente a 360 gradi. Le patologie acute, comprese le aritmie ventricolari minacciose per la vita, possono essere trattate sia con la defibrillazione in acuto, sia con l’impianto di meccanismi sottopelle che vanno dai più semplici, come i pacemaker, a quelli più complessi, come i defibrillatori e mini pacemaker. Negli ultimi anni – conclude – sono stati anche impiantati venti modernissimi dispositivi ‘leadless’ con due stimolatori, in atrio e ventricolo destro, che permettono la stimolazione fisiologica necessaria per alcuni pazienti”.

Il delicato intervento di scoliosi complessa eseguito dall’équipe del Policlinico su un paziente con patologie neurologiche. Un quindicenne affetto da una seria patologia neurologica e da una forma severa di scoliosi è stato operato con successo presso il Policlinico di Bari, dopo che diverse altre strutture sanitarie avevano giudicato l’intervento troppo rischioso. Il delicato intervento di chirurgia vertebrale è stato portato a termine dal dottor Andrea Piazzolla, alla guida dell’unita operativa di Chirurgia vertebrale e Centro scoliosi, coadiuvato dal suo staff medico e dal team di anestesisti. La famiglia del ragazzo ha deciso di affidarsi al nosocomio barese proprio a causa del rifiuto di altri centri, spaventati dalla complessità del quadro clinico del paziente con disabilità. L’ospedale pugliese ha invece accolto il giovane, offrendo anche alla madre la possibilità di assisterlo durante la degenza. Il dottor Piazzolla ha evidenziato come la vera sfida non sia stata la tecnica chirurgica in sé, quanto l’intera gestione post-operatoria e anestesiologica, definita eccellente, che ha previsto anche l’uso di morfina intratecale per una efficace terapia del dolore. A una settimana dall’operazione, il ragazzo è in pieno recupero e prossimo alle dimissioni. Il direttore generale dell’azienda sanitaria, Antonio Sanguedolce, ha espresso grande soddisfazione, sottolineando come il centro sia ormai un punto di riferimento per i casi clinici complessi grazie a un modello organizzativo vincente incentrato sulla multidisciplinarità e sulla stretta collaborazione tra specialisti differenti.

Braccio di ferro burocratico chiuso: arriva il parere dell’Avvocatura regionale . Nuovo colpo di scena ieri sul caso Lorusso, la borsista reclutata dal Policlinico di Bari nonostante il procedimento penale in corso per presunto voto di scambio politico-mafioso. Ieri il governatore Decaro ha chiesto al direttore generale del Policlinico di annullare con effetto immediato la borsa di studio assegnata a Maria Carmen Lorusso. La candidata, sostiene la Regione Puglia, andava esclusa in partenza nonostante avesse dichiarato la pendenza giudiziaria. Il Policlinico aveva eccepito dubbi interpretativi sui requisiti del bando, superati ieri dal parere dell’Avvocatura regionale. Una presa di posizione durissima quella del presidente Decaro che, di fatto, chiude il braccio di ferro burocratico sulla legittimità dell’incarico.

È imputata con l’accusa di voto di scambio politico mafioso nell’ambito del processo Codice Interno. La ex consigliera comunale di Bari Maria Carmen Lorusso, moglie dell’avvocato Giacomo Olivieri, è risultata vincitrice di un avviso pubblico per il conferimento di una borsa di studio del valore di 25mila euro lordi della durata di un anno come Data Manager presso il Policlinico di Bari. Si tratta di una selezione effettuata per colloquio e per titoli. La Lorusso, laureata in Giurisprudenza, si è classificata al primo posto fra sette candidati conseguendo 22 punti. L’avviso era rivolto a laureati in Biologia, Scienze Biotecnologiche, Farmacia o discipline Economico-Giuridiche. La Lorusso è imputata con l’accusa di voto di scambio politico mafioso nell’ambito del processo Codice Interno. Il marito Olivieri è stato già condannato in abbreviato a 9 anni di carcere: ora si attende che venga fissato l’appello. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, fa sapere di aver inviato gli ispettori del NIRS per fare luce sulla vicenda.

L’intervento è stato eseguito dall’equipe di Chirurgia plastica ricostruttiva, diretta dal prof. Giuseppe Giudice . Un intervento complesso e altamente specialistico ha permesso di salvare la mano a un ragazzo di 18 anni, gravemente ferito in seguito a un incidente stradale. L’intervento è stato eseguito dall’equipe di Chirurgia plastica ricostruttiva, diretta dal prof. Giuseppe Giudice del Policlinico di Bari, con il prof. Michele Maruccia e la prof. Rossella Elia, accompagnati dagli anestesisti e dal personale infermieristico e di sala. Il giovane paziente presentava lesioni estese dei tessuti molli, tutti i tendini estensori della mano erano completamente distrutti dal trauma. Era a rischio non solo la funzionalità ma anche la sopravvivenza dell’arto. “È stato eseguito un intervento delicato, durato diverse ore, durante il quale è stata utilizzata una tecnica di microchirurgia avanzata – spiega il professor Maruccia – che ha previsto il trasferimento di un lembo di tessuto detto “Alt”  dalla coscia e trapiantato a livello della mano per coprire le aree danneggiate. Utilizzando innesti di fascia lata è stato possibile ricostruire l’intero sistema dei tendini estensori, consentendo una ripresa funzionale della mano”. Determinante, dopo l’intervento chirurgico, sarà il percorso riabilitativo. La professoressa Elia sottolinea come il paziente abbia già iniziato la fisioterapia durante il ricovero. Il paziente è stato dimesso nei giorni scorsi in buone condizioni generali. I medici si mostrano cautamente ottimisti sugli esiti, sottolineando ancora una volta il valore della sinergia tra chirurgia avanzata e riabilitazione specialistica.

Effettuate con successo le prime due raccolte di cellule staminali, si attende il prodotto cellulare modificato con tecniche di ingegneria genetica per completare la procedura. Due pazienti affette da talassemia major sono state recentemente sottoposte alla raccolta di cellule staminali finalizzata ad un trattamento di terapia genica presso il Policlinico di Bari. L’infusione delle cellule avverrà nei prossimi mesi, nello stessa azienda ospedaliero universitaria, dopo che sarà stata completata la procedura di ingegnerizzazione genetica presso i laboratori di Geleen, in Olanda. Altri tre pazienti sono stati già inseriti nel programma e avvieranno a breve la procedura. “La talassemia (nota anche come “anemia mediterranea”) – ricorda Pellegrino Musto, Direttore dell’unità operativa di Ematologia con annesso Centro Trapianti del Policlinico e Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università di Bari – è una malattia ereditaria causata da una mutazione dei geni che producono l’emoglobina. Provoca anemia severa, sovraccarico di ferro, deformazioni ossee e problematiche cliniche a carico di vari organi, in particolare cuore, fegato e sistema endocrino.  Il trattamento convenzionale prevede trasfusioni di sangue fin dai primi anni di vita, terapie che limitano l’accumulo di ferro, farmaci che stimolano la produzione di globuli rossi e, in un numero limitato di casi, il trapianto di midollo osseo da donatore compatibile, l’unica terapia che, sino ad oggi, si era dimostrata in grado di guarire questa malattia”. “La terapia genica – sottolinea Musto – si aggiunge oggi all’armamentario terapeutico per i pazienti talassemici di eta’ compresa fra i 18 e i 35 anni, con caratteristiche genetiche ben definite. Questo trattamento rivoluzionario consente in oltre il 90% dei casi di ottenere l’indipendenza dalle trasfusioni e di considerare larga parte di questi pazienti potenzialmente guariti.” “La terapia genica per i pazienti talassemici (peraltro possibile anche in soggetti affetti da anemia falciforme) – spiega Angelo Ostuni – Direttore dell’unità operativa di Medicina Trasfusionale del Policlinico di Bari – consta di diverse fasi. Dopo la valutazione della idoneità del paziente, si procede con la mobilizzazione delle cellule staminali mediante somministrazione del fattore di crescita granulocitario e infine con la raccolta delle cellule staminali emopoietiche presenti nel sangue periferico del paziente con procedure di aferesi. L’obiettivo è raccoglierne un numero elevato, il che richiede una particolare esperienza degli operatori”. “Successivamente – continua Ostuni – le cellule prelevate sono spedite presso il laboratorio di riferimento dove vengono modificate con tecniche di ingegneria genetica (il cosiddetto “gene editing”) che le rendono capaci di riattivare la produzione di un tipo diverso di emoglobina (HbF), normalmente presente solo nel corso della vita fetale”. “La fase conclusiva – aggiunge Paola Carluccio, responsabile del Programma Trapianti in Ematologia del Policlinico – prevede, dopo un trattamento chemioterapico teso ad eliminare completamente dal midollo osseo le cellule staminali “malate”, la re-infusione al paziente delle sue stesse cellule geneticamente modificate. Questo “autotrapianto” consente di sostituire l’emoglobina non funzionante del paziente e permette al midollo osseo di riprendere la produzione di una nuova emoglobina, in grado di assicurare al paziente una vita sostanzialmente normale e, soprattutto, scevra della necessità di effettuare trasfusioni di sangue.” “I tempi tecnici per la produzione delle staminali ingegnerizzate – ricorda Carluccio – sono però piuttosto lunghi e occorrerà attendere ancora qualche mese per ricevere il prodotto cellulare finito da infondere alle pazienti e valutarne l’efficacia.” “Grazie al supporto della Regione Puglia e all’impegno quotidiano di tutto il personale – conclude Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari – oggi siamo in grado di offrire ai pazienti affetti da talassemia un’opportunità di cura disponibile in pochissimi centri in Italia e, nel Mezzogiorno, unica nel suo genere. Un risultato che ci rende estremamente soddisfatti e orgogliosi”.

Il giovane non sarebbe in pericolo di vita. Un 21enne è rimasto ferito nella tarda serata di ieri, 19 aprile, a Bari, raggiunto da colpi d’arma da fuoco in pieno centro storico, a pochi passi dall’area portuale, in largo Ospedale Civile, nella zona di San Pietro. Il giovane, che ha precedenti penali per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e sarebbe vicina al clan Capriati, è stata soccorsa dal personale 118 ed è ricoverata nel Policlinico di Bari: nonsarebbe in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, con le Volanti e la Scientifica, che hanno eseguito i rilievi e repertato almeno tre bossoli. Sono in corso le indagini per chiarire la dinamica e individuare i responsabili. Chi ha premuto il grilletto lo avrebbe fatto a distanza ravvicinata: si tratta di una persona che era a piedi che ha sparato quattro colpi di pistola, uno solo dei quali ha raggiunto il 21enne. A riferire il dettaglio è stato proprio il giovane che però non ha fornito indizi utili per identificare chi ha sparato. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione: la scorsa notte, a Bisceglie, il 43enneFilippo Scavo è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco all’interno di una discoteca. Registrati anche altri episodi analoghi nel capoluogo pugliese: nei giorni scorsi un 19enne era stato ferito davanti a una sala giochi in viale della Repubblica, mentre un altro giovane, poco più che ventenne, si era presentato in ospedale con una ferita d’arma da fuoco al polpaccio.

In crescita, per la Puglia, anche i dati relativi a tutti gli altri tipi di trapianto. Nel solo anno 2025, in Puglia sono stati effettuati 296 trapianti contro i 223 del 2024, con un incremento del 32,7%. A trainare questo risultato sono in particolare i trapianti di cuore, passati da 73 nel 2024 a 108 nel 2025, con il Centro Cuore del Policlinico di Bari che si è affermato come primo in Europa per volumi di attività.  Interviste a Donato Pentassuglia, Assessore alla Sanità Regione Puglia; Prof Loreto Gesualdo, Centro regionale Trapianti; Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari

L’incidente intorno alle 4 del mattino. Un ragazzo di 16anni è ricoverato in stato di coma nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari dopo un grave incidente stradale avvenuto la scorsa notte a Barletta. Secondo quando appreso, il giovane era in sella ad una moto insieme con un amico di 17 anni: per cause ancora tutte da accertare, pare che il mezzo a due ruote si sia schiantato contro un’auto parcheggiata. Il 16enne avrebbe riportato un grave trauma toracico, ed ora è affidato alle cure dei medici baresi. L’esatta ricostruzione della dinamica dell’incidente è affidata ai carabinieri. 

L’équipe di Otorinolaringoiatria ha eseguito un intervento combinato mediante tecnica endoscopica, eseguita dai dottori Madami, Berardi e De Candia. Grazie a un intervento d’urgenza un uomo di 37 anni ha recuperato completamente la vista, compromessa dalle complicanze di un accumulo di muco pus all’interno del seno frontale che, non potendo defluire attraverso il naso, aveva forato la parete superiore del tetto dell’orbita andando ad accumularsi nella cavità dell’occhio. Il paziente, a causa dello stiramento del nervo ottico, aveva serie difficoltà nella vista oltre a mal di testa e un gonfiore alle palpebre quando è arrivato presso l’Unità operativa di Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari, diretta dal prof. Nicola Quaranta.  L’esame al cranio, eseguito nella precedente struttura di cura, aveva documentato come tutti seni paranasali fossero completamente chiusi per infiammazione. Nel seno frontale destro c’era una massa che lo riempiva del tutto e che aveva intaccato l’osso vicino, arrivando a estendersi verso l’area dell’occhio. Dopo l’arrivo al Policlinico, l’uomo è stato sottoposto a una nuova valutazione che mostrava la perdita dell’80% della vista. L’équipe di Otorinolaringoiatria ha eseguito un intervento combinato mediante tecnica endoscopica, eseguita dai dottori Berardi e Nicola De Candia, e approccio esterno transcranico con accesso sopraccigliare, eseguito dal dottor Luigi Madami, con il supporto dell’anestesista Michele De Michele e la collaborazione del medico in formazione specialistica Leo Victor Tedone.  “L’utilizzo di questa tecnica – spiega il dott. Madami – ha permesso di liberare la fossa nasale dalle recidive e dalle aderenze, la via esterna ha permesso di drenare  gli ascessi della cavità orbitaria e del seno frontale e di ricreare nuova comunicazione fra il seno frontale ed il naso. Dopo 48 ore, una nuova valutazione oculistica ha documentato una ripresa totale del visus che ritornava ai 10/10. Un recupero completo della vista”.

Ha preso avvio anche un percorso formativo dedicato agli stessi operatori sanitari e ad una fondamentale rete di volontari a supporto. Si intitola “Dama” ed è il progetto di assistenza medica avanzata per persone con disabilità presentato nell’aula Asclepios del Policlinico di Bari: un insieme di azioni pensate per il supporto dei soggetti affetti da patologie gravi che necessitano di supporti per le prestazioni all’interno delle strutture sanitarie. Interviste a Francesco Manfredi, Dirigente Medico Referente Disabilità del Policlinico di Bari; Gaetano Balena, Presidente del Comitato Consultivo Misto Policlinico di Bari

Le circostanze sono state ricostruite anche attraverso gli impianti di videosorveglianza presenti sul posto. I carabinieri di Bari hanno arrestato un 41enne ritenuto responsabile di lesioni a personale sanitario e interruzione di pubblico servizio. Ieri sera, 8 marzo, l’uomo avrebbe aggredito il personale sanitario delpronto soccorso del Policlinico di Bari che stava prestando assistenza a una sua parente. Le circostanze sono state ricostruite anche attraverso gli impianti di videosorveglianza presenti sul posto.

Il primo paziente sottoposto a Tare è stato dimesso in buone condizioni e sarà seguito dal team multidisciplinare per i controlli successivi. Microsfere radioattive in grado di colpire in modo selettivo le cellule tumorali, preservando quanto più possibile il fegato sano. Al Policlinico di Bari è stato eseguito per la prima volta un trattamento di radioembolizzazione epatica Tare, una procedura mini-invasiva e ad alta specializzazione eseguita dall’Unità operativa di medicina nucleare diretta da Giuseppe Rubini. “È un’opzione terapeutica indicata quando l’asportazione chirurgica del tumore non è tecnicamente fattibile o quando l’intervento chirurgico risulta controindicato per le condizioni cliniche del paziente. – spiega Rubini – La radioembolizzazione è un intervento che assomiglia più a un lavoro di precisione che a un’azione d’urto: le microsfere, trasportate dal flusso sanguigno, arrivano nel cuore del tumore e lì rilasciano la loro forza con una penetrazione limitata, proteggendo quanto più possibile il tessuto sano. Questa opzione può inoltre consentire, in casi selezionati, di riportare il tumore entro criteri compatibili con la candidabilità al trapianto di fegato, di cui il Policlinico di Bari è centro di riferimento regionale”. L’esecuzione della Tare prevede una fase preliminare di simulazione: uno studio angiografico super-selettivo associato all’iniezione di un radiofarmaco diagnostico che ‘simula’ la distribuzione di quello terapeutico. La dose terapeutica viene calcolata attraverso specifici software. Il primo paziente sottoposto a Tare al Policlinico è stato dimesso in buone condizioni e sarà seguito dal team multidisciplinare per i controlli successivi. “L’obiettivo è rendere questi trattamenti un’attività stabile e programmata, – dice il direttore generale, Antonio Sanguedolce – così da ampliare in modo concreto le possibilità di cura delle persone con tumore al fegato”.

A trasferirli la Protezione Civile. La Protezione Civile della regione Puglia ha trasferito al Policlinico di Bari circa quindici persone provenienti dalla striscia di Gaza, tra cui bambini e pazienti bisognosi di cure specialistiche.L’operazione rientra nelle evacuazioni sanitarie internazionali coordinate a livello nazionale. I pazienti sono arrivati in Italia all’aeroporto militare di pratica di mare e successivamente trasferiti in Puglia. La regione ha garantito supporto logistico e sanitario con il coinvolgimento della rete sanitaria, della prefettura e del volontariato.

“Per chi è in lista per un trapianto di fegato possiamo garantire tempi di attesa tra i più bassi in Italia, circa due mesi contro una media nazionale di un anno e sei mesi”. Quattro trapianti di fegato sono stati eseguiti in 24 ore al Policlinico di Bari. Gli interventi sono stati effettuati fra sabato 17 e domenica 18 gennaio, grazie a tre donazioni provenienti da ospedali pugliesi e una da fuori regione. I trapianti sono stati effettuati dall’equipe guidata dal professor Francesco Tandoi, direttore dell’unità operativa di Chirurgia epatobiliare e del Centro trapianti di fegato, che ha portato a termine una vera e propria maratona chirurgica per rispondere tempestivamente alle necessità cliniche dei pazienti in lista, compresi casi con carattere di urgenza. “In poche ore – spiega Tandoi – siamo riusciti a portare a termine quattro trapianti di fegato superando mille difficoltà grazie al lavoro corale della nostra equipe di chirurghi, epatologi, anestesisti-rianimatori, infermieri di reparto, sala operatoria, rianimazione e laboratori, così come al costante supporto del personale del centro trasfusionale”. Per il coordinatore del Centro regionale trapianti, Loreto Gesualdo, “è la dimostrazione concreta di quanto la rete trapiantologica funzioni in modo integrato. Lo scorso anno abbiamo concluso con un record, realizzando 68 trapianti di fegato complessivi, rispetto ai 61 del 2024”. “L’attività trapiantologica del Policlinico di Bari si conferma un punto di riferimento per il Mezzogiorno – conclude il direttore generale, Antonio Sanguedolce – per chi è in lista per un trapianto di fegato possiamo garantire tempi di attesa tra i più bassi in Italia, circa due mesi contro una media nazionale di un anno e sei mesi”.

L’incidente domestico avvenne a novembre in una frazione di Torricella. Dopo 53 giorni di agonia Antony non ce l’ha fatta. Non ce l’ha fatta Antony, il bimbo di dieci mesi rimasto gravemente ustionato dopo un incidente domestico avvenuto a novembre nella frazione di Monacizzo, a Torricella. Dopo 53 giorni di agonia, il piccolo è morto nella rianimazione del Policlinico di Bari. L’acqua bollente di un bollitore gli aveva provocato ustioni di secondo e terzo grado su gran parte del corpo. La Procura ha sequestrato la salma e valuta l’autopsia. Indagata la madre, unica presente in casa al momento dell’incidente.

La piccola era arrivata in pronto soccorso con un grave offuscamento visivo e una paralisi dei muscoli oculari. Straordinario il lavoro di un team multidisciplinare. Una bambina di 10 anni ha recuperato completamente la vista dopo un complesso percorso diagnostico e terapeutico che ha visto il lavoro sinergico dei reparti di Neurologia del Giovanni XXIII e la Neurochirurgia e l’Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari.  La piccola è arrivata in Pronto Soccorso pediatrico con un grave offuscamento visivo e una paralisi dei muscoli oculari. Le indagini diagnostiche avevano rivelato una mastoidite all’orecchio destro complicata da una trombosi venosa cerebrale, estesa fino al seno cavernoso, con un alto rischio di perdita irreversibile della vista. Da subito è stato attivato un team multidisciplinare tra neurologi pediatrici, neurochirurghi e otorinolaringoiatri, che hanno discusso il caso e deciso di intervenire chirurgicamente insieme: da un lato gli otorinolaringoiatri dell’equipe diretta dal prof. Nicola Quaranta con un drenaggio trans-timpanico per eliminare l’infezione che aveva innescato la trombosi, dall’altro l’equipe Neurochirurgica diretta dal prof. Francesco Signorelli con una derivazione spinale esterna capace di ridurre la pressione intracranica in maniera indiretta e ridurre la compressione sui nervi ottici, in modo tale da salvaguardare la vista. “Un approccio delicato, mininvasivo e mirato – spiega il prof. Francesco Signorelli – che ci ha permesso di salvare la vista della bambina evitando l’impianto di protesi definitive. In età pediatrica questo è un aspetto fondamentale, perché i bambini crescono e una protesi avrebbe richiesto nel tempo nuovi interventi di sostituzione”. Il protocollo di trattamento e gestione dell’ipertensione intracranica cronica condiviso fra le unità operative di Neurologia pediatrica e Neurochirurgia del Policlinico ha fatto registrare nei 20 giorni successivi all’intervento la una progressiva riduzione delle pressioni intracraniche e una totale regressione del deficit di motilità degli occhi. Dopo tre settimane la derivazione è stata rimossa, e la bimba è potuta tornare a casa. Al controllo a sei mesi, la trombosi si è quasi del tutto risolta e la vista è completamente recuperata, senza alcun deficit residuo. “Nel 2025 – conclude il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce – al Policlinico di Bari sono state eseguite oltre 70 procedure neurochirurgiche su bambini, la metà delle quali per tumori cerebrali seguiti anche nell’oncologia pediatrica. Risultati come questo dimostrano l’eccellenza e la forza del nostro modello multidisciplinare, in cui specialisti di diverse aree lavorano insieme per offrire ai pazienti, anche ai più piccoli, le cure più sicure e avanzate”.

La donna, una 52enne della Calabria, sta bene. Un tumore molto invasivo del cuoio capelluto, che aveva distrutto la cute e l’osso cranico, arrivando a minacciare le strutture cerebrali, è stato rimosso con successo al Policlinico di Bari su una paziente di 52 anni arrivata dalla Calabria. La donna era stata trattata con terapie alternative risultate inefficaci tanto che la neoplasia aveva raggiunto dimensioni tali da mettere a rischio la vita. L’intervento, durato molte ore, è stato eseguito da un’équipe integrata che ha unito i medici della Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica diretta dal professor Giuseppe Giudice e quelli della Neurochirurgia diretta dal professor Francesco Signorelli. L’operazione è stata condotta dal team diMicrochirurgica in collaborazione con la Neurochirurgia, che ha proceduto all’asportazione della lesione che era arrivava a contatto con il cervello. L’equipe di Chirurgia plastica ha poi eseguito una complessa ricostruzione microchirurgica. La donna è in buone condizioni post-operatorie ed è tornata a casa.

I piccoli sono accolti nelle strutture dotate di terapia intensivaneonatale, che sono nove in tutta la regione Ogni anno in Puglia nascono circa 30mila bambini, di questi, 3mila sono prematuri, 500 sono considerati a rischio. Il dato, evidenziato dal Policlinico di Bari in una nota, è in linea con la media nazionale: in Italia il 10% dei nuovi nati è infatti pretermine, cioè nasce prima della trentasettesima settimana di gestazione. I piccoli sono accolti nelle strutture dotate di Terapia intensiva neonatale, che sono nove in tutta la regione. La prematurità, ricordano dal Policlinico, è la principale causa di mortalità neonatale nei bambini sotto i cinque anni di vita in tutto il mondo. Grazie all’evoluzione delle cure, i tassi di sopravvivenza sono cresciuti in modo significativo: molti bambini nati prima della trentaduesima settimana raggiungono buone condizioni cliniche, e una parte sempre più ampia dei neonati più fragili riesce a superare le prime, delicate settimane e ad andare a casa.

L’operazione è stata eseguita al Policlinico di Bari Ottant’anni e una diagnosi che sembrava non lasciare alternative. Grazie a un intervento innovativo eseguito al Policlinico di Bari, un paziente giudicato non operabile con tecnica chirurgica tradizionale ha potuto affrontare e superare una complessa sostituzione dell’arco aortico con procedura endovascolare mini invasiva. Si tratta del primo caso in Puglia. Il paziente è stato dimesso in buone condizioni a soli sette giorni dall’intervento. La procedura è stata condotta dall’équipe multidisciplinare dell’unità operativa di Chirurgia Vascolare, diretta dal prof. Domenico Angiletta, con il supporto dei professionisti di Anestesia e Rianimazione e dei tecnici di radiologia, a conferma dell’elevato livello di competenza e integrazione delle unità operative del Policlinico. “Si tratta di un risultato di grande rilievo clinico – sottolinea il prof. Angiletta – che apre nuove prospettive per pazienti fragili o considerati non operabili, offrendo un trattamento sicuro ed efficace grazie alle più moderne tecniche endovascolari e alle apparecchiature di ultima generazione disponibili al Policlinico di Bari”. “Nella nostra procedura endovascolare – spiega il prof. Angiletta – abbiamo eseguito un accesso ai vasi sanguigni attraverso piccole incisioni all’altezza dell’inguine, introducendo le protesi mediante cateteri guidati da imaging radiologico avanzato. Questa modalità riduce in modo sostanziale i rischi operatori, i tempi di anestesia e di degenza, garantendo una ripresa più rapida, soprattutto nei pazienti anziani o con comorbidità”. “L’intervento è stato eseguito grazie alle piattaforme di imaging e ai sistemi di navigazione di ultima generazione di cui il Policlinico è dotato, che consentono procedure di alta precisione e sicurezza anche su distretti anatomici complessi come l’arco aortico. Un risultato che conferma il ruolo del Policlinico di Bari come centro di riferimento capace di integrare competenze cliniche e strumentazioni avanzate per offrire cure sempre più sicure, efficaci e personalizzate”, conclude il direttore generale, Antonio Sanguedolce.

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