
L’ultimo viaggio di Bakari Sako: oggi da Roma il trasferimento in Mali
Ieri lutto cittadino a Taranto È iniziato ieri da Taranto l’ultimo viaggio di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9

Ieri lutto cittadino a Taranto. È iniziato ieri da Taranto l’ultimo viaggio di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana. La salma è stata caricata sul carro funebre dell’agenzia La Fenice, che ha donato la bara e accompagnerà il feretro fino all’aeroporto di Fiumicino. Ed è proprio da Roma, oggi, che partirà il trasferimento verso Bamako, capitale del Mali, con arrivo previsto il 2 giugno. Da lì il viaggio proseguirà verso Kayes, città in cui vive la famiglia di Sako e dove saranno celebrati i funerali. Il rimpatrio della salma è stato interamente sostenuto dalla Flai Cgil. E ieri, nel giorno dell’addio, Taranto ha osservato il lutto cittadino proclamato dal sindaco Piero Bitetti. Bandiere a mezz’asta sul municipio e momenti di raccoglimento nelle scuole, ma in città l’adesione è stata limitata: molti cittadini non erano a conoscenza dell’iniziativa e solo pochissimi esercizi commerciali hanno abbassato le saracinesche. Nel tentativo di mantenere viva la memoria di Bakari Sako e trasformare la tragedia in un momento di riflessione collettiva, l’amministrazione comunale ha annunciato l’installazione di una targa commemorativa nel luogo dell’omicidio e l’istituzione del 9 maggio come giornata contro l’odio e la violenza. Sul fronte giudiziario, ieri, l’udienza davanti al Tribunale del Riesame per i quattro minori coinvolti nell’aggressione. Le difese hanno chiesto per tutti il trasferimento in comunità o, in alternativa, gli arresti domiciliari. I ragazzi sono attualmente detenuti negli istituti penali minorili di Bari e Lecce. Tra loro anche il 15enne accusato di aver inflitto le coltellate mortali. La decisione del Riesame è attesa nei prossimi giorni.
Il trasferimento inizierà venerdì pomeriggio. Raggiungerà Roma. Dopodiché, dall’aeroporto di Fiumicino, il corpo sarà imbarcato sul primo aereo per Tunisi, dov’è prevista una sosta, e poi, dopo due giorni di viaggio, arriverà a Bamako. Rilasciato, dopo diversi giorni di attesa, il documento necessario al trasferimento della salma di Bakari Sako in Mali. Ieri, 27 maggio, è arrivato l’ok finale dell’ambasciata di Roma al cosiddetto “passaporto funebre”, che consentirà il rientro del corpo nel Paese di origine. Il trasferimento inizierà venerdì pomeriggio. Raggiungerà Roma. Dopodiché, dall’aeroporto di Fiumicino, il corpo sarà imbarcato sul primo aereo per Tunisi, dov’è prevista una sosta, e poi, dopo due giorni di viaggio, arriverà a Bamako, capitale del Mali, e soltanto il 3 giugno raggiungerà Kayes, paese di origine del giovane bracciante ammazzato a Taranto all’alba del 9 maggio scorso. I familiari sono arrivati in città il 12 maggio, all’indomani dei fermi dei presunti responsabili dell’omicidio: 4 minorenni tra i 15 e i 17 anni e 2 maggiorenni, Fabio Sale, 19enne, e Cosimo Colucci, 22 anni. Il 29 maggio il Riesame rivaluterà la posizione dei minorenni. Gli indagati al gip hanno dichiarato di non essersi resi subito conto della gravità dell’accaduto e di aver provato a far rinsavire Bakari, gettandogli dell’acqua addosso. Potrebbero anche aver chiesto l’intervento di un’ambulanza di passaggio. Il passaggio del mezzo si vede in un nuovo video spuntato l’altro giorno. All’interno ci sarebbe stato un altro paziente. L’ambulanza per Bakari sarebbe arrivata invece quando ormai non c’era più nulla da fare. Resta aperto il quesito principale: il 35enne si sarebbe potuto salvare? Per questo, c’è da attendere la relazione del medico legale.
L’autopsia sul corpo conferma quanto emerso dalla prima ispezione cadaverica. Tre ferite da arma taglio non sanguinanti, due al torace e una all’addome, e la lesione grave agli organi interni. Il medico legale, Roberto Vaglio, incaricato di effettuare l’autopsia sul corpo di Bakari Sako, ucciso all’alba del 9 maggio, conferma quanto emerso dalla prima ispezione cadaverica e fornirà tutti i dettagli tra 60 giorni alle procure ordinaria e minorile che indagano sull’omicidio di piazza Fontana, vicenda per il quale ci sono 7 indagati, di cui 4 minorenni. C’è una domanda su tutte alla quale bisogna rispondere: se qualcuno avesse chiamato prima i soccorsi, Bakari si sarebbe salvato? Da definire poi cause, mezzi, modi, tempi. Elementi che serviranno alla ricostruzione esatta della dinamica. Da capire anche se Bakari abbia cercato di difendersi. Gli avvocati di alcuni minorenni, in un caso anche con la nomina di un proprio consulente tecnico, hanno chiesto di verificare la presenza di lesioni sugli arti superiori, e sulle nocche in particolare. Ci vorranno sempre 60 giorni per conoscere il contenuto di cellulari e circuiti di videosorveglianza. Aspetti per i quali è stato incaricato Silverio Greco, professore universitario e esperto in informatica forense. Analizzerà tre telefonini: due dei maggiorenni indagati, Fabio Sale e Cosimo Colucci, e l’altro di Bakari Sako. Saranno esaminate chat, e-mail, social, gallerie video e foto, registro telefonate e, ancora, i filmati delle telecamere del bar di piazza Fontana, per ricostruire le fasi precedenti all’aggressione mortale.
Il 22enne è il sesto a essere stato fermato dalla squadra mobile, mentre l’ultimo a essere iscritto nel registro degli indagati è il barista. Non ha partecipato all’azione violenta in alcun modo. Non ha sferrato pugni, anche perché si trovava all’interno del bar: questa è la versione di Cosimo Colucci, uno dei 7 indagati per l’aggressione sfociata nell’omicidio di Bakari Sako all’alba del 9 maggio. Nel video la scena è diversa: il ragazzo è ai tavolini e sferra un pugno. Il 22enne è il sesto a essere stato fermato dalla squadra mobile, mentre l’ultimo a essere iscritto nel registro degli indagati è il barista di piazza Fontana, Romolo Magnati, accusato di favoreggiamento. In una intercettazione avrebbe infatti ammesso di conoscere Colucci, diversamente da quanto aveva dichiarato agli investigatori. L’attività resterà chiusa per 60 giorni, dopo la sospesione della licenza. Per la Procura, il barista non avrebbe solo favorito il 22enne, ma anche negato di aiutare il giovane maliano che ha cercato rifugio nel locale. La versione di Colucci, le dichiarazioni dei 4 minorenni e del 19enne spingerebbero dunque la Procura a rivedere i filmati di videosorveglianza e le ricostruzioni, considerando anche quando sarebbe accaduto prima. Per i minorenni ci sarebbe stato un confronto precedente a quanto si vede: Bakari li avrebbe ripresi col telefono cellulare. Loro gli avrebbero intimato di smetterla per poi aggredirlo. Per difendersi, ha detto il 15enne che poi, lo ha ammesso, ha sferrato 3 coltellate. Potrebbero non essere queste la causa del decesso, ma la lesione di organi interni. Sarà valutato durante l’autopsia, fissata al 19.
Con loro anche il presidente della comunità del Mali in Italia, Mahamoud Idrissa Boune. Sono arrivati in Questura i familiari di Bakari Sako e il presidente della comunità del Mali in Italia, Mahamoud Idrissa Boune. Sono stati accolti dal vice questore, Antonio Serpico, capo della Squadra Mobile che ha indagato sul caso. La Questura ha espresso loro vicinanza e cordoglio. Sono accompagnati dalla attivista di volontaria di Mediterranea Saving Humans, Caterina Contegiacomo, amica della vittima.
Ai nostri microfoni la testimonianza di un’amica e volontaria. Chi era Bakari Sako? Il giovane malese ucciso sabato scorso a Taranto. Lascia due mogli incinte e due figli che non potrà mai conoscere. La famiglia è distrutta, ci ha riferito il fratello arrivato questa mattina a Taranto. La testimonianza di un’amica e volontaria. Intervista a Caterina Contegiacomo, volontaria Mediterranea Saving Humans
Terminano con il discorso dell’arcivescovo di Taranto i festeggiamenti in onore di San Cataldo. Il riferimento all’omicidio di Sacko Bakari nel discorso dell’arcivescovo, Ciro Miniero, a chiusura dei festeggiamenti in onore di San Cataldo, patrono di Taranto. Dal balconcino della Chiesa del Carmine, Miniero esprime tristezza. E, al controllo, antepone la cultura: “Una società istruita, coesa, pacificata è più sicura”, mentre “la violenza nasce dalla povertà educativa e sociale, e dalla marginalizzazione delle persone” afferma Miniero interrogando i presenti: “La città di Taranto è una comunità?”, chiede a ciascuno; “Cosa ci lega? Cosa ci unisce?”. Un passaggio poi sulle altre questioni: ambiente, lavoro, povertà, decoro. Il bisogno di salute e di salvezza, “parole che hanno la stessa radice semantica”, dice il vescovo. “Criticità che ormai sappiamo recitare meglio del Santo Rosario”. L’invito infine a essere come la chiesa, membra dello stesso corpo, nella stessa direzione: il bene, la giustizia, la pace. Dopo il discorso, la benedizione papale con l’indulgenza plenaria. Un lungo pomeriggio insieme, con la santa messa in Duomo, la processione con le confraternite per le vie della città vecchia e del borgo e il rientro in Cattedrale. Il simulacro torna al suo posto. E così, bancarelle, bande, fuochi, riti e liturgie. Finisce la festa, il cui senso quest’anno è ancor più in quella domanda. “Taranto è una comunità?”

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