
Salento, morì per una diagnosi sbagliata: alla famiglia risarcimento da 1,3 milioni
La donna era stata sottoposta a 57 sedute di chemioterapia per un presunto tumore. In realtà, si trattava di un emangioma Un tragico caso di
La donna era stata sottoposta a 57 sedute di chemioterapia per un presunto tumore. In realtà, si trattava di un emangioma. Un tragico caso di malasanità nel Salento si è concluso con una sentenza del Tribunale civile di Lecce. La giudice Caterina Stasi ha stabilito un maxi-risarcimento di oltre 1,3 milioni di euro a favore dei familiari di una donna di 59 anni, deceduta nel febbraio del 2009. L’Asl di Lecce e un medico, all’epoca in servizio all’ospedale “Sambiasi” di Nardò, sono stati condannati in solido per colpa medica. Tra il 2004 e il 2007, la paziente è stata sottoposta a 57 sedute di pesante chemioterapia a base di mitoxantrone per un presunto tumore maligno. In realtà, si trattava di un emangioma gigante, una formazione del tutto benigna che richiedeva una diagnosi differenziale. Il sovraddosaggio prolungato del farmaco ha scatenato nella donna una grave mielodisplasia e leucemia mieloide acuta, portandola al decesso. L’errore è stato scoperto da un’équipe medica in Lombardia quando ormai era troppo tardi. Dopo la condanna penale definitiva del 2017, il giudizio civile chiude la vicenda risarcendo i familiari — assistiti dagli avvocati Stefano Prontera, Rocco Vincenti, Silvia De Cicco e Gian Maria Iasi — per i danni subiti in proprio e per il calvario patito dalla vittima.
. La procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sul decesso di Patrizia Beria, 62 anni di Nardò, mortain casa tre giorni dopo essere stata dimessa dal reparto di Ortopedia del Dea Fazzi di Lecce. La donna era stata sottoposta ad un intervento per ricomporre una frattura alla spalla. Il decesso risale al 7 giugno, indagato il medico ortopedico che ha effettuato l’intervento. L’ipotesi di reato è responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. La donna era a casa quando ha avvertito un malore. Portata dai familiari al pronto soccorso del “Vito Fazzi” è morta poco dopo per una sospetta embolia polmonare. I familiari hanno sporto denuncia. L’ipotesi è che andasse prescritta l’eparina dopo l’intervento.
. Ai microfoni del TgNorba parla Crescenza Liantonio, madre di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto in ospedale la notte tra il 13 e 14 aprile dopo un intervento chirurgico. Un dolore lacerante il suo, che grida giustizia: “Gianvito è uscito dalla sala operatoria facendo il segno di vittoria” racconta in lacrime, “torniamo nella stanza, apriamo la porta e Gianvito era lì sul letto ormai esanime” Qui l’intervista alla madre di Gianvito, morto a 17 anni Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è quella che al 17enne sia stato somministrato un farmaco sbagliato, cloruro di potassio non destinato a lui. “Gianvito è il figlio di tutti, era il fratello di tutti” dice ancora la madre, “Su quel letto poteva esserci chiunque, chiediamo venga solo che venga fatta chiarezza”
La campagna social “Verità per Gianvito” dopo la morte del 17enne al San Paolo di Bari: otto indagati per omicidio colposo. Una moto, una caduta a Pasquetta, una frattura alla tibia. Quello che doveva essere un banale percorso di guarigione per Gianvito Pascullo, 17enne di Palo del Colle, si è trasformato in un incubo inspiegabile tra le mura dell’ospedale San Paolo di Bari, nella notte tra il 13 e il 14 aprile. Oggi, a un mese da quella tragedia, la rabbia e il dolore si sono trasformati in un grido collettivo che viaggia sui social: “Verità per Gianvito”. L’obiettivo è chiaro: impedire che su questa storia cali il silenzio. Il sospetto del farmaco letale e gli indagati I due interventi chirurgici programmati per ricomporre la frattura sembravano perfettamente riusciti. Poi, l’arresto cardiaco improvviso. La Procura di Bari, sotto il coordinamento della PM Isabella Ginefra, sta scavando nei dettagli di quella notte. L’ipotesi della Procura: Un errore fatale nella somministrazione di un farmaco. Gli accertamenti: Si attendono con urgenza gli esiti degli esami autoptici, in particolare i test tossicologici. Il registro degli indagati: Sono otto i professionisti sanitari iscritti nel registro degli indagati (cinque medici, due anestesisti e un infermiere). L’accusa ipotizzata è di omicidio colposo in ambito medico. “Spezzato nel luogo della cura”: il dolore dei familiari Sul web, il post della campagna di sensibilizzazione stringe il cuore e interroga le coscienze: “Gianvito aveva 17 anni. 17 anni di sogni, di affetti, di risate. Spezzati in una notte, tra le mura dell’ospedale dove avrebbe dovuto essere al sicuro. Come si fa ad accettarlo quando tuo figlio muore nel luogo della cura?” Papà Nicola, mamma Crescenza e le sorelle Nicole e Marina non cercano vendetta, ma risposte. Ogni giorno che passa senza una verità ufficiale è una ferita che continua a sanguinare, un giorno in più in cui il dolore non riesce a trovare pace. Il ricordo della comunità: “Il silenzio è un grido” Palo del Colle si è stretta attorno alla famiglia in un abbraccio commovente. A scuola, i compagni di classe hanno circondato il suo banco vuoto, ormai ricoperto di lettere, dediche e ricordi, osservando un minuto di raccoglimento: “Il silenzio non è rassegnazione. È il grido di una giustizia che non ammette ritardi”. Nel pomeriggio, nonostante la pioggia battente, una folla silenziosa composta da amici, concittadini e compagni di squadra del Palo Sporting Club si è radunata al cimitero per accendere un mare di ceri. “Gianvito adesso è luce ai nostri occhi”, ha sussurrato mamma Crescenza tra le lacrime. Ed è proprio quella luce che la comunità ha promesso di non spegnere, continuando a lottare finché non emergerà tutta la verità.
La Procura ha chiesto l’archiviazione, i familiari della vittima si oppongono Il 2 giugno dell’anno scorso Pasquale Crocetti, 68enne di origini tranesi, ma residente a Varese, è morto dopo un calvario durato quattro giorni, iniziato con forti dolori addominali. Due volte si era presentato al pronto soccorso di Bisceglie, ma secondo la famiglia in entrambe le occasioni era stato dimesso senza gli accertamenti necessari. Solo due giorni dopo, all’ospedale di Andria, arrivò la diagnosi: perforazione duodenale con peritonite acuta e shock settico. Crocetti fu operato d’urgenza, ma era ormai troppo tardi. La Procura di Trani nelle scorse settimane ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta nei confronti di tre medici del pronto soccorso, sostenendo che, pur in presenza di condotte “non esenti da censura”, non fosse dimostrabile oltre ogni ragionevole dubbio che un comportamento diverso avrebbe evitato la morte del paziente. Una conclusione che la famiglia però non accetta. L’avvocato Riccardo De Lodi, legale dei familiari, ha depositato un’opposizione all’archiviazione, corredata da una nuova perizia di parte. Secondo i suoi consulenti, Sandro La Micela e Gianluigi Melotti, nel pronto soccorso di Bisceglie si sarebbero verificate gravi omissioni diagnostiche: non fu richiesta una consulenza chirurgica né eseguita una Tac, nonostante i segni di un addome acuto già evidenti. Nella memoria tecnica i consulenti scrivono che “tra il nulla e una possibilità del 75% di individuare la perforazione intercorre una differenza enorme: un dubbio ragionevole che non può giustificare l’archiviazione”. Per la famiglia Crocetti un ritardo diagnostico di oltre 48 ore ha compromesso in modo irreversibile le possibilità di sopravvivenza dell’uomo, che con una diagnosi tempestiva avrebbe avuto “una probabilità di salvezza prossima alla certezza”. Ora sarà il giudice per le indagini preliminari di Trani a decidere se accogliere l’opposizione e disporre nuove indagini.
La procura indaga sul decesso di Danilo Pellegirno, 52enne di Collepasso deceduto a Casarano il 3 settembre Ci sono otto persone indagate nell’inchiesta della Procura di Lecce sulla morte di Danilo Pellegrino , il 52enne di Collepasso morto lo scorso 3 settembre al pronto soccorso dell’ospedale di Casarano dove si era recato accompagnato dalla moglie per dei forti dolori al petto. Il pm titolare dell’inchiesta ha iscritto sul registro degli indagati i nomi di otto tra medici, infermieri e Oss, in servizio quel pomeriggio nei reparti di pronto soccorso e cardiologia del nosocomio salentino . Il reato ipotizzato è il concorso in Responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. Il conferimento dell’esame autoptico al medico legale Roberto vaglio è stato fissato per lunedi 8 settembre.
E’ il grave atto d’accusa dei figli che annunciano una denuncia ai carabinieri Servizio di Pietro Loffredo

La donna era stata sottoposta a 57 sedute di chemioterapia per un presunto tumore. In realtà, si trattava di un emangioma Un tragico caso di

La procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sul decesso di Patrizia Beria, 62 anni di Nardò, mortain casa tre giorni dopo essere stata dimessa dal

Ai microfoni del TgNorba parla Crescenza Liantonio, madre di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto in ospedale la notte tra il 13

La campagna social “Verità per Gianvito” dopo la morte del 17enne al San Paolo di Bari: otto indagati per omicidio colposo Una moto, una caduta

La Procura ha chiesto l’archiviazione, i familiari della vittima si oppongono Il 2 giugno dell’anno scorso Pasquale Crocetti, 68enne di origini tranesi, ma residente a

La procura indaga sul decesso di Danilo Pellegirno, 52enne di Collepasso deceduto a Casarano il 3 settembre Ci sono otto persone indagate nell’inchiesta della Procura

E’ il grave atto d’accusa dei figli che annunciano una denuncia ai carabinieri Servizio di Pietro Loffredo