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Il terreno si estendeva per circa 8mila metri quadrati. Un camping completamente abusivo è stato sequestrato a Gallipoli dai militari della Sezione Operativa Navale della locale Guardia di Finanza, con il coordinamento del Reparto Operativo Aeronavale di Bari. L’area individuata si trova in località Padula Bianca, adiacente al demanio marittimo e sottoposta avincoli paesaggistici, abusivamente utilizzata come parcheggio e area di sosta per camper. Secondo quanto constatato dalle Fiamme Gialle, il terreno, esteso per circa 8.000 metri quadrati, era stato trasformato in una vera e propria struttura ricettiva abusiva. Al suo interno infatti erano stati realizzati un bar, servizi igienici, docce e una lavanderia, oltre a un’area destinata al parcheggio giornaliero delle autovetture, tutto in assenza dei necessari titoli autorizzativi previsti dalla vigente normativa. L’operazione si è conclusa con la denuncia di due persone all’Autorità giudiziaria per violazioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio e del Testo unico dell’edilizia.

Cinque persone sono state denunciate. 24 apparecchi elettronici da gioco sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza e dall’agenzia delle dogane di Taranto. 5 persone sono state denunciate. Nel corso dei controlli gli operatori hanno individuato apparecchi che non risultavano collegati alla rete telematica dell’agenzia delle dogane e dei monopoli. Ammontano a 253 mila euro le sanzioni amministrative elevate.

Un centinaio gli indagati. “Un’impresa mafiosa” che avrebbe usato slot machine e macchinette da gioco per riciclare denaro. È quanto scoperto dai militari della Guardia di Finanza che hanno eseguito, stamani, 23 misure cautelari personali a carico di altrettante persone residenti nelle province di Bari, Barletta – Andria – Trani, Brindisi, Taranto e Roma sequestrato beni per oltre 60 milioni di euro. Gli indagati, nell’inchiesta della Procura di Bari, sono un centinaio.

Questa mattina le perquisizioni della Guardia di Finanza. I De Laurentiis in una nota: “Lascia basiti la richiesta di liquidazione giudiziale di SSC Bari, società assolutamente rispettosa dei propri impegni economici”. Aurelio e Luigi De Laurentiis sono indagati. Il presidente del Napoli e l’amministratore unico del Bari sono al centro di un’inchiesta della Procura di Bari che ipotizza, a vario titolo, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta. L’indagine nasce dall’analisi dei bilanci del club biancorosso e dalla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale per il suo stato di insolvenza. La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle sedi del Bari, del Napoli e della Filmauro, la holding della famiglia De Laurentiis, acquisendo documentazione ritenuta utile alle indagini.  Il cuore dell’indagine è un’operazione di mercato: quella che, nell’estate del 2023, ha portato il portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli. Secondo la Procura, il Bari avrebbe ceduto il calciatore per circa 2.200.000 euro senza prevedere alcuna clausola che gli consentisse di partecipare ai futuri ricavi di una successiva rivendita. Una scelta che, secondo gli investigatori, non sarebbe stata nell’interesse del club biancorosso, già alle prese con una grave situazione economica e patrimoniale.  Per gli inquirenti, quella futura plusvalenza avrebbe potuto essere realizzata, almeno in parte, anche dal Bari, invece sarebbe rimasta interamente al Napoli, che dopo aver valorizzato il giocatore lo ha successivamente ceduto, realizzando un’importante plusvalenza. Un’operazione che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe contribuito ad aggravare il dissesto della società biancorossa. Gli accertamenti, supportati da consulenze tecniche, descrivono un Bari in perdita sistemica, con circa 30 milioni di euro di perdite accumulate tra il 2019 e il 2025, un rilevante deficit patrimoniale e una consistente esposizione debitoria, in assenza di un concreto piano di riequilibrio. Un quadro che ha spinto la Procura a chiedere al Tribunale l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale della società per il suo stato di insolvenza. Sono arrivate in serata le prime dichiarazioni della famiglia De Laurentiis. In una nota congiunta si legge che: “SSC Bari, SSC Napoli, Aurelio e Luigi De Laurentiis hanno appreso esterrefatti le contestazioni sollevate nel decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, ed eseguito questa mattina”. Sulla situazione del Bari: “Lascia basiti, poi, la richiesta di liquidazione giudiziale di SSC Bari, proposta dalla medesima Procura, ai sensi dell’articolo 38 CCI, trattandosi di società assolutamente rispettosa dei propri impegni economici, le cui perdite di esercizio – fisiologiche nel settore calcistico – vengono sistematicamente coperte dall’intervento della proprietà con risorse proprie”. Inoltre si dicono convinti che “la loro posizione sarà rapidamente chiarita presso la competente Autorità Giudiziaria auspicando la tempestiva richiesta di archiviazione del procedimento tenuto conto della estrema serietà con cui quotidianamente i soggetti coinvolti operano, ed hanno sempre operato, nel pieno e scrupoloso rispetto della legge, dei principi contabili e delle norme federali” – conclude il comunicato.

Obbligo di dimora nel comune di residenza per altre tre. Quattro persone agli arresti domiciliari e applicazione dell’obbligo di dimora nel comune di residenza per altre tre. È questo l’esito dell’azione dei militari della Guardia di Finanza di Matera che hanno dato esecuzione a un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Matera, su richiesta della Procura della Repubblica di Matera, nell’ambito di un’attività che complessivamente ha visto iscritte nel registro degli indagati 15 persone. Sono stati scoperti episodi di spaccio, approvvigionamento e detenzione a fini di cessione di sostanze stupefacenti, in un arco temporale significativo e con modalità ritenute dal Gip “indicative di unastabile operatività nel mercato locale degli stupefacenti”.

Le persone denunciate rispondono di emissione di fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta. Società create per emettere fatture false e frodare il Fisco. È quanto scoperto dai finanzieri del comando provinciale di Barletta che hanno denunciato 34 persone, sequestrato cinque imprese e beni per sei milioni di euro riconducibili a 13 aziende che avrebbero beneficiato della presunta frode. L’indagine, coordinata dalla Procura di Trani, è iniziata nello scorso settembre dopo una verifica fiscale eseguita dai militari nei confronti di una società di Bisceglie attiva nel commercio di indumenti per adulti. Dai controlli sono emersi “indici di pericolosità fiscale” confermati da “una serie di anomalie relative a rapporti commerciali intrattenuti con alcuni fornitori” sparsi in tutta Italia e che sarebbero risultati evasori fiscali con lavoratori irregolari o in nero. Le persone denunciate rispondono di emissione di fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Sono state inoltre segnalate sette società beneficiarie della presunta frode delle 45 coinvolte.

L’uomo nel corso degli anni avrebbe utilizzato le somme di denaro per finalità personali e non avrebbe pagato le rette mensili a due Rsa della Provincia di Brindisi. A Francavilla Fontana i finanzieri hanno sequestrato a un amministratore di sostegno 4 beni immobili e un’auto per aver sottratto oltre 200 mila euro a un’anziana, affetta da una grave disabilità. L’uomo nel corso degli anni avrebbe utilizzato le somme di denaro per finalità personali e non avrebbe pagato le rette mensili a due Rsa della Provincia di Brindisi dove la donna era stata ricoverata per un breve periodo. L’uomo è stato denunciato per peculato.

Secondo gli investigatori, un imprenditore barese di 61 anni avrebbe costituito e gestito 18 società fittizie. La Procura di Bari ha chiuso le indagini su una presunta frode sui fondi Covid contestando a 19persone i reati di malversazione ai danni dello Stato, autoriciclaggio, evasione fiscale e reati in materia di crisi di impresa. La guardia di finanza, inoltre, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo pari a oltre 620mila euro nei confronti di due indagati. Per uno di loro sono stati disposti gli arresti domiciliari. Secondo gli investigatori, un imprenditore barese di 61 anni, con il supporto di familiari e prestanome, avrebbe costituito e gestito 18 società fittizie. Queste, oltre ad essere utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di imprenditori, sarebbero servite, nel periodo della pandemia, a presentare numerose richieste di finanziamenti garantiti dal ministero dello sviluppo economico allegando documenti che attestavano falsamente la sussistenza dei requisiti necessari per accedere alle sovvenzioni statali. I fondi ottenuti illecitamente sarebbero stati trasferiti su conti correnti degli indagati o prelevati in contanti e utilizzati per fini personali per disperderne la tracciabilità.

L’attività della Guardia di Finanza ha permesso anche di individuare tre “grossisti”, operanti in Puglia e in Campania, fornitori dei prodotti già sottoposti a sequestro. Giocattoli, capi di abbigliamento, ma anche articoli per la casa, cosmetici e confezioni di olio lubrificante per autovetture. Sono oltre 240.000 gli articoli “contraffatti” e “non sicuri” sequestrati dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Taranto in diverse aziende ed esercizi commerciali di Taranto, Grottaglie, Crispiano, Martina Franca, Massafra, Mottola, Laterza, Sava, Manduria e Lizzano. Prodotti potenzialmente dannosi per la salute pubblica, riportanti il falso contrassegno “Made in Italy” e privi delle informazioni previste dal “Codice del Consumo”. I controlli hanno anche permesso agli investigatori di mappare, individuare e disarticolare una catena logistica organizzata e strutturata, intercettando 3 “grossisti”, operanti in Puglia e in Campania, fornitori dei prodotti già sottoposti a sequestro. Segnalate alle Autorità competenti i titolari di 30 esercizi commerciali, quattro dei quali sono stati denunciati per violazioni penalmente rilevanti. Nell’ambito delle attività ispettive, sono stati altresì rinvenute oltre 40.000 confezioni di posate in plastica, sulle cui confezioni era indebitamente impresso il logo “MOCA” (materiali e oggetti destinati al contatto con gli alimenti) pur in assenza del pertinente “certificato di conformità” previsto per legge.

L’uomo, un 50enne del luogo, è stato individuato dalla Guardia di Finanza durante un servizio di controllo lungo il litorale . In barba al vigente divieto, aveva appena terminato una battuta di pesca di ricci di mare, circa 300, ma è stato fermato da una pattuglia delle Fiamme Gialle di Gallipoli, nella zona di Torre Sabea. Il subacqueo, un 50enne del luogo, è stato individuato alle prime luci dell’alba nel corso di un servizio di controllo della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza lungo il litorale.Il prodotto ittico è stato sequestrato insieme alle attrezzature utilizzate per l’attività illecita, tra cui bombola, erogatore, muta e raffio. Gli esemplari, ancora vivi al momento dell’intervento e presumibilmente destinati al mercato illegale, sono stati successivamente reimmessi in mare in un’area ritenuta idonea, al fine di salvaguardare l’equilibrio dell’ecosistema costiero.L’uomo, che dovrà pagare una sanzione amministrativa che può arrivare fino a 6.000 euro, è stato segnalato all’Autorità Marittima competente.

L’uomo è di origine campana, residente a Montalbano Jonico. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Potenza hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo, emesso dal Tribunale di Matera su beni immobili, mobili registrati e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 55 mila euro. Destinatario della misura è un pluripregiudicato di origine campana, residente a Montalbano Jonico (Matera), già condannato con sentenza definitiva per associazione per delinquere di stampo mafioso e già sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza. Il provvedimento è il risultato di approfondite investigazioni economico-patrimoniali condotte dalle Fiamme Gialle potentine, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Matera, che si inseriscono nella più ampia strategia Istituzionale volta al sistematico contrasto degli interessi economici della criminalità organizzata e comune.

Operano nel settore della fabbricazione e commercializzazione di ricambi per autoveicoli. Il Gip di Trani, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di beni per oltre 3,2 milioni di euro, eseguito dalla Guardia di Finanza, nei confronti di due società operanti nel settore della fabbricazione e commercializzazione di ricambi per autoveicoli. Due persone di Barletta risultano indagate per bancarotta, reati fiscali e riciclaggio. È stato acclarato il dissesto finanziario di una società a causa degli ingenti debiti maturati con l’erario e seguente svuotamento dei beni appartenenti alla medesima e la contestuale creazione di una nuova società con lo stesso oggetto sociale della precedente, in cui sono stati fatti confluire fraudolentemente i beni immobili/mobili della società in liquidazione giudiziale. Il compendio aziendale della società “madre” era stato integralmente e fraudolentemente trasferito in una nuova società creata ad hoc: i dipendenti svolgevano, nella nuova società, le stesse mansioni rispetto alla precedente e il reimpiego dei beni aziendali.

I sigilli riguardano sei capannoni in ferro e lamiere estesi per circa 750 metri quadrati. Pietre e marmi lavorati in assenza di autorizzazioni da operai irregolari in capannoni risultati abusivi. È quanto scoperto ad Andria dalla guardia di finanza che ha denunciato il titolare della ditta di marmi, per reati ambientali e abusi edilizi, e sequestrato l’intera area. I sigilli riguardano sei capannoni in ferro e lamiere estesi per circa 750 metri quadrati, tutti risultati senza permesso in cui venivano lavorati “marmi e pietre in assenza di qualsiasi misura sul piano della sicurezza nei luoghi di lavoro”. A supportare i controlli dei militari è stato il personale dello Spesal della Asl Bat. Sotto sequestro sono finiti anche un piazzate da 10mila metri quadrati pavimentati senza autorizzazioni, due discariche abusive di poco meno di 600 metri quadrati, in cui sarebbero stati sversati gli scarti di lavorazione, e un vascone in cui sarebbero stati accumulati fanghi e liquami che in parte sarebbero finiti su terreno vicino. Sono stati trovati e sequestrati anche duemila litri di gasolio agricolo detenuto in assenza di titoli e autorizzazioni e una villetta di 200 metri quadrati abusiva.

Per i proprietari dei veicoli scatteranno le previste sanzioni amministrative. Un’officina meccanica completamente abusiva, attiva senza partita IVA e priva delle autorizzazioni previste, è stata scoperta dai finanzieri della Compagnia di Ostuni nell’ambito dei controlli economici sul territorio. L’operazione è scattata al termine di un’attività investigativa e di osservazione avviata dopo che i militari avevano notato, nei pressi di un immobile del centro cittadino, la presenza costante di numerosi veicoli in sosta, alcuni dei quali privi di copertura assicurativa, oltre a un continuo via vai di persone. Gli accertamenti hanno permesso di verificare che l’immobile era stato trasformato in una vera e propria officina meccanica, nella quale venivano effettuati interventi di manutenzione e riparazione su autovetture senza i requisiti richiesti dalla normativa. All’interno del locale sono stati trovati banchi da lavoro, attrezzi meccanici, ricambi nuovi e usati e diverse auto di privati in fase di riparazione. Per i proprietari dei veicoli scatteranno le previste sanzioni amministrative. I finanzieri hanno sottoposto a sequestro amministrativo l’intero immobile e tutte le attrezzature utilizzate per l’attività, finalizzato alla successiva confisca. Al titolare è stata contestata la violazione della normativa sull’autoriparazione, che prevede sanzioni fino a oltre 15mila euro. L’uomo sarà inoltre segnalato alla Camera di Commercio per la mancata iscrizione al Registro delle Imprese e al SUAP competente per l’omessa comunicazione di inizio attività.

Segnalati all’Ispettorato 7 datori di lavoro. 16 lavoratori in nero e 1 irregolare sono stati scoperti dalla Guardia di finanza di Taranto durante un ampio controllo nel capoluogo e a Pulsano, Ginosa, Laterza, Martina Franca, Massafra e Manduria, all’interno di bar, ristoranti, panifici, cartolerie e tabaccherie. All’esito dei controlli sono stati segnalati all’Ispettorato 7 datori di lavoro per l’impiego di manodopera in nero, e per l’eventuale sospensione dell’attività commerciale.

Tra gli indagati c’è anche Antonio Matarrese, 86 anni, ex parlamentare e presidente della Figc. La guardia di finanza di Bari ha sequestrato quote per oltre 7,3 milioni di euro nei confrontidella Imco, società della famiglia Matarrese, storica famiglia di costruttori baresi. Nell’inchiesta della Procura di Bari, coordinata dal pm Lanfranco Marazia, ci sono 14 indagati a cui sono contestati a vario titolo diversi episodi di bancarotta fraudolenta (patrimoniale, da reati societari, per atti dolosi, preferenziale), commessi dagli amministratori di cinque società riconducibili al gruppo. Per quattro indagati (Salvatore Matarrese classe 1962, Amato Matarrese, Marco Mandurino e NicolaLocuratolo) è stato anche notificato l’invito a rendere interrogatorio preventivo davanti al gip per il 20 maggio. Tra gli indagati c’è anche Antonio Matarrese, 86 anni, ex parlamentare e presidente dellaFigc, già amministratore unico e amministratore delegato di alcune società del gruppo. Per Antonio Matarrese la Procura non ha chiesto i domiciliari. I provvedimenti nascono dalla richiesta di arresti domiciliari proveniente dalla Procura, le cui indagini (condotte dal nucleo Pef della finanza) avrebbero portato alla luce “gravi, molteplici e ripetute” condotte di bancarotta, come spiega la finanza in un comunicato. Le indagini sono partite dall’accesso alle procedure concorsuali di una delle società in evidente stato di insolvenza, mentre per le altre quattro imprese è stata chiesta la liquidazione giudiziale sulla base di approfondimenti che hanno evidenziato “una rilevante esposizione debitoria verso l’Erario e palesi situazioni di squilibrio finanziario ed economico”. Gli indagati, per l’accusa, avrebbero dissipato oltre 18 milioni di euro dal patrimonio delle società, con operazioni di cessioni di partecipazione infragruppo, finanziamenti infragruppo, pagamenti preferenziali operati dolosamente in palese violazione della par condicio creditorum. “Attraverso le evidenze raccolte, è stato inoltre possibile ricostruire il reiterato e sistematico mancato versamento delle imposte dovute, per circa 7 milioni di euro, quale illecito sistema di auto-finanziamento frutto di una pervicace pianificazione preventiva, con evidente danno per l’Erario”, scrive ancora la finanza, che sottolinea come “allo scopo di ritardare l’emersione del dissesto i responsabili hanno, infine, falsificato i bilanci di esercizio delle società capogruppo, principalmente attraverso la sopravvalutazione di partecipazioni infragruppo”. L’avvocato Domenico Di Terlizzi, in merito all’invito delle persone indagate a comparire davanti al GIP nell’ambito dell’indagine sulle imprese I.CON srl, FINBA spa, Strade e Condotte Spa, Beton Impianti srl, Ecoambiente srl e IM.CO. spa, conferma la piena fiducia nella Magistratura, certo che già durante l’interrogatorio potrà chiarirsi ogni punto sollevato.

Una persona è stata denunciata. A Brindisi la Guardia di finanza ha sequestrato un canile, aperto nonostante l’ordinanza del Comune con la quale era stata vietata qualunque attività. I finanzieri hanno trovato ingenti quantità di rifiuti come deiezioni canine, imballaggi e plastiche varie, senza idonei sistemi di raccolta e smaltimento. Potenzialeil rischio di contaminazione e inquinamento del terreno circostante. Sono così scattati i sigilli per un’area di oltre 5 mila metri quadri. Una persona è stata denunciata.

Proposta la sospensione delle attività. La guardia di finanza ha scoperto a Casalabate, nel Leccese, lavoratori in nero e irregolari in due ristoranti. Nello specifico sono stati accertati 8 lavoratori in nero e 3 irregolari. Le fiamme gialle hanno proposto la sospensione delle attività. Per i datori di lavoro sono scattate sanzioni per importi compresi tra 16mila e 94mila euro.

L’operazione della guardia di finanza. Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale Barletta Andria Trani hanno scoperto un laboratorio tessile abusivo a San Ferdinando di Puglia. Nel tempo è stato registrato un anomalo e significativo flusso di persone nei pressi di un locale, al piano strada, privo di qualsiasi insegna. Infatti, nell’immobile non risultava dichiarata alcuna attività economica operativa. All’interno un laboratorio dedicato alla lavorazione e confezionamento di materiale tessile. Sono stati sequestrati 8 macchinari, circa 6.500 capi di abbigliamento semilavorati, pronti per essere ceduti, dopo la lavorazione finale, ad operatori commerciali per la successiva vendita, oltre a materiale di consumo di varia natura e destinazione come le oltre 600 rocche di cotone. La titolare dell’attività clandestina è stata segnalata, sono previste sanzioni fino a 5mila euro.

L’obiettivo era quello di scalare le graduatorie di un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti. La Guardia di Finanza ha scoperto un sistema di frode finalizzato all’ottenimento indebito di posti barca e all’evasione dei tributi comunali. Nel porto di Otranto sono state passate al setaccio oltre 250 posizioni e scoperte più di 50 irregolarità tra fittizie residenze e false sedi operative societarie, dichiarate nel territorio comunale. L’obiettivo era quello di scalare le graduatorie di un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti. L’accertamento delle false residenze ha fatto decadere le agevolazioni fiscali per l’abitazione principale di cui i soggetti interessati avevano anche indebitamente goduto. Tale condotta, segnalata all’Ente Comunale, porterà al recupero dell’I.M.U. non versata, per un ammontare complessivo stimato pari a circa 80.000 euro. I soggetti scoperti sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per falsità ideologica commessa in un atto pubblico ed alcuni di essi anche per truffa aggravata ai danni di un Ente Pubblico.

Spaccio a Matera: quattro arresti

CRONACA Obbligo di dimora nel comune di residenza per altre tre Quattro persone agli arresti domiciliari e applicazione dell’obbligo di dimora nel comune di residenza

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