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I sigilli riguardano sei capannoni in ferro e lamiere estesi per circa 750 metri quadrati. Pietre e marmi lavorati in assenza di autorizzazioni da operai irregolari in capannoni risultati abusivi. È quanto scoperto ad Andria dalla guardia di finanza che ha denunciato il titolare della ditta di marmi, per reati ambientali e abusi edilizi, e sequestrato l’intera area. I sigilli riguardano sei capannoni in ferro e lamiere estesi per circa 750 metri quadrati, tutti risultati senza permesso in cui venivano lavorati “marmi e pietre in assenza di qualsiasi misura sul piano della sicurezza nei luoghi di lavoro”. A supportare i controlli dei militari è stato il personale dello Spesal della Asl Bat. Sotto sequestro sono finiti anche un piazzate da 10mila metri quadrati pavimentati senza autorizzazioni, due discariche abusive di poco meno di 600 metri quadrati, in cui sarebbero stati sversati gli scarti di lavorazione, e un vascone in cui sarebbero stati accumulati fanghi e liquami che in parte sarebbero finiti su terreno vicino. Sono stati trovati e sequestrati anche duemila litri di gasolio agricolo detenuto in assenza di titoli e autorizzazioni e una villetta di 200 metri quadrati abusiva.

Per i proprietari dei veicoli scatteranno le previste sanzioni amministrative. Un’officina meccanica completamente abusiva, attiva senza partita IVA e priva delle autorizzazioni previste, è stata scoperta dai finanzieri della Compagnia di Ostuni nell’ambito dei controlli economici sul territorio. L’operazione è scattata al termine di un’attività investigativa e di osservazione avviata dopo che i militari avevano notato, nei pressi di un immobile del centro cittadino, la presenza costante di numerosi veicoli in sosta, alcuni dei quali privi di copertura assicurativa, oltre a un continuo via vai di persone. Gli accertamenti hanno permesso di verificare che l’immobile era stato trasformato in una vera e propria officina meccanica, nella quale venivano effettuati interventi di manutenzione e riparazione su autovetture senza i requisiti richiesti dalla normativa. All’interno del locale sono stati trovati banchi da lavoro, attrezzi meccanici, ricambi nuovi e usati e diverse auto di privati in fase di riparazione. Per i proprietari dei veicoli scatteranno le previste sanzioni amministrative. I finanzieri hanno sottoposto a sequestro amministrativo l’intero immobile e tutte le attrezzature utilizzate per l’attività, finalizzato alla successiva confisca. Al titolare è stata contestata la violazione della normativa sull’autoriparazione, che prevede sanzioni fino a oltre 15mila euro. L’uomo sarà inoltre segnalato alla Camera di Commercio per la mancata iscrizione al Registro delle Imprese e al SUAP competente per l’omessa comunicazione di inizio attività.

Segnalati all’Ispettorato 7 datori di lavoro. 16 lavoratori in nero e 1 irregolare sono stati scoperti dalla Guardia di finanza di Taranto durante un ampio controllo nel capoluogo e a Pulsano, Ginosa, Laterza, Martina Franca, Massafra e Manduria, all’interno di bar, ristoranti, panifici, cartolerie e tabaccherie. All’esito dei controlli sono stati segnalati all’Ispettorato 7 datori di lavoro per l’impiego di manodopera in nero, e per l’eventuale sospensione dell’attività commerciale.

Tra gli indagati c’è anche Antonio Matarrese, 86 anni, ex parlamentare e presidente della Figc. La guardia di finanza di Bari ha sequestrato quote per oltre 7,3 milioni di euro nei confrontidella Imco, società della famiglia Matarrese, storica famiglia di costruttori baresi. Nell’inchiesta della Procura di Bari, coordinata dal pm Lanfranco Marazia, ci sono 14 indagati a cui sono contestati a vario titolo diversi episodi di bancarotta fraudolenta (patrimoniale, da reati societari, per atti dolosi, preferenziale), commessi dagli amministratori di cinque società riconducibili al gruppo. Per quattro indagati (Salvatore Matarrese classe 1962, Amato Matarrese, Marco Mandurino e NicolaLocuratolo) è stato anche notificato l’invito a rendere interrogatorio preventivo davanti al gip per il 20 maggio. Tra gli indagati c’è anche Antonio Matarrese, 86 anni, ex parlamentare e presidente dellaFigc, già amministratore unico e amministratore delegato di alcune società del gruppo. Per Antonio Matarrese la Procura non ha chiesto i domiciliari. I provvedimenti nascono dalla richiesta di arresti domiciliari proveniente dalla Procura, le cui indagini (condotte dal nucleo Pef della finanza) avrebbero portato alla luce “gravi, molteplici e ripetute” condotte di bancarotta, come spiega la finanza in un comunicato. Le indagini sono partite dall’accesso alle procedure concorsuali di una delle società in evidente stato di insolvenza, mentre per le altre quattro imprese è stata chiesta la liquidazione giudiziale sulla base di approfondimenti che hanno evidenziato “una rilevante esposizione debitoria verso l’Erario e palesi situazioni di squilibrio finanziario ed economico”. Gli indagati, per l’accusa, avrebbero dissipato oltre 18 milioni di euro dal patrimonio delle società, con operazioni di cessioni di partecipazione infragruppo, finanziamenti infragruppo, pagamenti preferenziali operati dolosamente in palese violazione della par condicio creditorum. “Attraverso le evidenze raccolte, è stato inoltre possibile ricostruire il reiterato e sistematico mancato versamento delle imposte dovute, per circa 7 milioni di euro, quale illecito sistema di auto-finanziamento frutto di una pervicace pianificazione preventiva, con evidente danno per l’Erario”, scrive ancora la finanza, che sottolinea come “allo scopo di ritardare l’emersione del dissesto i responsabili hanno, infine, falsificato i bilanci di esercizio delle società capogruppo, principalmente attraverso la sopravvalutazione di partecipazioni infragruppo”. L’avvocato Domenico Di Terlizzi, in merito all’invito delle persone indagate a comparire davanti al GIP nell’ambito dell’indagine sulle imprese I.CON srl, FINBA spa, Strade e Condotte Spa, Beton Impianti srl, Ecoambiente srl e IM.CO. spa, conferma la piena fiducia nella Magistratura, certo che già durante l’interrogatorio potrà chiarirsi ogni punto sollevato.

Una persona è stata denunciata. A Brindisi la Guardia di finanza ha sequestrato un canile, aperto nonostante l’ordinanza del Comune con la quale era stata vietata qualunque attività. I finanzieri hanno trovato ingenti quantità di rifiuti come deiezioni canine, imballaggi e plastiche varie, senza idonei sistemi di raccolta e smaltimento. Potenzialeil rischio di contaminazione e inquinamento del terreno circostante. Sono così scattati i sigilli per un’area di oltre 5 mila metri quadri. Una persona è stata denunciata.

Proposta la sospensione delle attività. La guardia di finanza ha scoperto a Casalabate, nel Leccese, lavoratori in nero e irregolari in due ristoranti. Nello specifico sono stati accertati 8 lavoratori in nero e 3 irregolari. Le fiamme gialle hanno proposto la sospensione delle attività. Per i datori di lavoro sono scattate sanzioni per importi compresi tra 16mila e 94mila euro.

L’operazione della guardia di finanza. Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale Barletta Andria Trani hanno scoperto un laboratorio tessile abusivo a San Ferdinando di Puglia. Nel tempo è stato registrato un anomalo e significativo flusso di persone nei pressi di un locale, al piano strada, privo di qualsiasi insegna. Infatti, nell’immobile non risultava dichiarata alcuna attività economica operativa. All’interno un laboratorio dedicato alla lavorazione e confezionamento di materiale tessile. Sono stati sequestrati 8 macchinari, circa 6.500 capi di abbigliamento semilavorati, pronti per essere ceduti, dopo la lavorazione finale, ad operatori commerciali per la successiva vendita, oltre a materiale di consumo di varia natura e destinazione come le oltre 600 rocche di cotone. La titolare dell’attività clandestina è stata segnalata, sono previste sanzioni fino a 5mila euro.

L’obiettivo era quello di scalare le graduatorie di un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti. La Guardia di Finanza ha scoperto un sistema di frode finalizzato all’ottenimento indebito di posti barca e all’evasione dei tributi comunali. Nel porto di Otranto sono state passate al setaccio oltre 250 posizioni e scoperte più di 50 irregolarità tra fittizie residenze e false sedi operative societarie, dichiarate nel territorio comunale. L’obiettivo era quello di scalare le graduatorie di un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti. L’accertamento delle false residenze ha fatto decadere le agevolazioni fiscali per l’abitazione principale di cui i soggetti interessati avevano anche indebitamente goduto. Tale condotta, segnalata all’Ente Comunale, porterà al recupero dell’I.M.U. non versata, per un ammontare complessivo stimato pari a circa 80.000 euro. I soggetti scoperti sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per falsità ideologica commessa in un atto pubblico ed alcuni di essi anche per truffa aggravata ai danni di un Ente Pubblico.

In carcere l’amministratore di una società edile di Barletta, il complice indagato a piede libero. Crediti d’imposta fittizi usati per non pagare le tasse. È quanto avrebbe fatto l’amministratore di una società edile di Barletta, finito in carcere, assieme a un suo presunto complice, indagato a piedelibero. La frode ai danni dell’Erario sarebbe riuscita compensando i falsi crediti di imposta ottenuti col bonus ‘Renzi’, riservato ai dipendenti con reddito lordo non superiore a 28mila euro e pagato direttamente dal datore di lavoro che lo compensava poi in dichiarazione. Così, avrebbero ottenutorimborsi che poi sarebbero stati riciclati o autoriciclati in società riconducibili agli indagati. I militari hanno anche sottoposto a sequestro beni, mobili e immobili riconducibili ai due, per un valore complessivo di poco più di un milione di euro, pari al valore dei crediti di imposta ottenuti dai due indagati. Si tratta di un immobile, cinque auto e 32 conti correnti e partecipazioni societarie.

Sette persone sono state segnalate. Ventuno apparecchi da gioco sequestrati e 7 persone segnalate alle Autorità competenti. È il bilancio di un piano coordinato di interventi condotti nei giorni scorsi, dalle Fiamme Gialle ioniche e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Taranto a contrasto del gioco illegale. Nel dettaglio, i controlli hanno riguardato alcuni circoli ricreativi del territorio, nei quali i militari hanno rinvenuto apparecchi elettronici non collegati alla rete telematica statale. Sono in corso ulteriori approfondimenti di natura fiscale volti ad accertare, da parte dei titolari dei centri ispezionati, il regolare versamento all’Amministrazione Finanziaria del “Prelievo Unico Erariale”, un tributo commisurato alle somme “giocate” e registrate sui contatori degli apparecchi. All’esito dell’operazione, sono state comminate sanzioni amministrative per oltre 166 mila euro.

Ricavi mai dichiarati per 30 milioni di euro . Avevano costituito in Francia due società per sottrarsi al pagamento delle tasse in Italia, ma in realtà le imprese erano gestite a Barletta da residenti nella sesta provincia pugliese. Per questo il Gip del Tribunale di Trani ha emesso un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di oltre 11 milioni di euro nei confronti di tre persone coinvolte in una frode fiscale perpetrata tramite l’impiego di soggetti esteri riconducibili agli indagati. Il provvedimento è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale Barletta-Andria-Trani. Le società hanno evitato che nelle casse dello Stato Italiano entrassero oltre 8 milioni di euro, frutto di imposte e tasse calcolate su circa 30 milioni di euro di ricavi mai dichiarati. Tre persone risultano indagate. Dalle indagini è emersa l’esistenza di due società fittizie, con sede legale in Francia, amministrate da soggetti operanti a pieno titolo nella Provincia BAT che ricevevano fatture, trasferivano fondi, ricevevano ordini di accordi commerciali direttamente da una società italiana riconducibile agli stessi amministratori delle società cartiere francesi. Uno degli indagati, senza disporre di alcuna risorsa economica evidente, ha acquistato una villa a Trani di 12 vani per 550 mila euro.

Immobili sequestrati nella provincia di Taranto. C’è anche la Puglia nell’indagine che ha permesso di scoprire una maxi truffa ai danni dello Stato, messa a segno con i bonus edilizi. Tra le altre regioni sono coinvolte la Campania, l’Emilia Romagna, la Puglia, il Piemonte e la Toscana. L’operazione è della Guardia di Finanza di Napoli che, al termine di indagini coordinate dalla Procura di Nola, ha notificato un decreto di sequestro urgente da oltre 10,5 milioni di euro a 7 indagati e 3 società. Gli accertamenti dei finanzieri della Compagnia di Casalnuovo di Napoli sono iniziati dopo le denunce presentate da un centinaio di condòmini di due parchi residenziali dello stesso Comune i quali si sono trovati nei loro “cassetti fiscali” crediti ceduti riguardanti lavori di ristrutturazione edilizia ed efficientamento energetico eseguiti in maniera approssimativa e supportati da documentazione che ne attestavano falsamente il completamento. Sono stati bloccati circa 3 milioni di crediti presenti sui cassetti fiscali e di sequestrare oltre 30 immobili nelle province di Napoli e Taranto, 9 autovetture, quote sociali di 14 società per circa mezzo milione di euro, rapporti finanziari e, con l’ausilio dell’unità cinofila anti-valuta, denaro contante per 80 mila euro che due indagati napoletani custodivano nelle rispettive abitazioni.

Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a vincolo cautelare quote societarie, disponibilità liquide su conti correnti e un immobile. La Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo di 3.466.073,47 euro nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lagonegro relativa a presunti omessi versamenti di ritenute certificate e IVA per le annualità d’imposta 2019-2022. Le indagini hanno ricostruito il mancato versamento di imposte e ritenute da parte di una società con sede operativa nel comprensorio della Procura. Nel corso dell’operazione, sono stati sottoposti a vincolo cautelare quote societarie, disponibilità liquide su conti correnti e un immobile nel Comune di Lagonegro.

Nel corso dell’attività, sono stati sottoposti a sequestro anche una motrice e un semirimorchio-cisterna oltre ad un’area di 3.900 metri quadrati. I finanzieri hanno sequestrato a Taranto e a Statte oltre 30.000 litri di carburante di illecita provenienza, destinato ad essere immesso clandestinamente sul mercato locale. Era stoccato in cisterne diacciaio e di plastica, alcune di grandi dimensioni. Nel corso dell’attività, sono stati sottoposti a sequestro anche una motrice e un semirimorchio-cisterna oltre ad un’area di 3.900 metri quadrati, nonché sette box all’interno dei quali sono state rinvenute le predette cisterne. Otto le persone denunciate alla Procura della Repubblica di Taranto.

Il progetto delittuoso è stato realizzato da tre soggetti di Trani. Tra questi, un consulente fiscale. È scattato il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di oltre 11 milioni di euro e di 7 immobili per imprese coinvolte in una frode fiscale per emissione di fatture false. Il provvedimento è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale Barletta-Andria-Trani e vede coinvolte 36 imprese. L’illecito è di circa 18 milioni di euro. Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere l’esistenza di imprese come “scatole vuote”,prive di qualsivoglia struttura aziendale. Le fatture false venivano inizialmente accompagnate da un reale flusso di denaro, poi rimesso nella disponibilità di chi emetteva i falsi documenti fiscali e contabili. Il progetto delittuoso è stato realizzato da tre soggetti di Trani. Tra questi, un consulente fiscale ha assunto un ruolo fondamentale gestendo le fittizie assunzioni di dipendenti in capo alle imprese “cartiere”. Sequestrati anche 4 immobili in provincia di Milano e uno a Molfetta. Cessate anche 12 partite IVA.

La guardia costiera ha sequestrato anche 74 chilogrammi di ricci di mare. Datteri e ricci di mare non tracciati a Bari. La guardia costiera ha effettuato un’ispezione presso un ristorante situato nel centro cittadino. I militari hanno trovato circa 5 chilogrammi di datteri di mare, la cui detenzione e commercializzazione sono severamente vietate dalla normativa vigente. Il titolare è stato segnalato all’autorità giudiziaria, reato punito con l’arresto da due mesi a due anni o con l’ammenda da 2.000 a 12.000 euro. Per tale violazione è prevista anche la sospensione dell’attività commerciale. Nel corso dell’ispezione sono stati identificati e denunciati due clienti del ristorante, sorpresi mentre consumavano i datteri di mare. Inoltre, sono stati sequestrati 74 chilogrammi di ricci di mare, risultati privi di qualsiasi documentazione attestante la provenienza.

Si tratta del fratello, nominato amministratore di sostegno, sua figlia e il compagno di quest’ultima. Un decreto di sequestro preventivo di circa 150mila euro è stato eseguito dalla guardia di finanza di Bari nei confronti di tre persone accusate, a vario titolo, di aver sottratto, mediante raggiri, somme di denaro a una persona anziana residente nel Barese, affetta da una grave invalidità permanente e sottoposta a misura di amministrazione di sostegno. Si tratta del fratello, nominato amministratore di sostegno, sua figlia e il compagno di quest’ultima: avrebbero sottratto denaro per usarlo per ristrutturare le proprie abitazioni e pagare fatture per spese fasulle. “La vicenda assume particolare rilievo, anche da un punto prettamente sociale, – si legge nella nota – in considerazione della condizione di estrema vulnerabilità della persona offesa nonché del ruolo di tutela e protezione che l’indagato, quale amministratore di sostegno, avrebbe dovuto svolgere proprio a tutela della persona socialmente debole”. 

In azione la guardia di finanza. Sanzionate due persone, multa di 9mila euro. Continuano i controlli nel settore ittico da parte della guardia di Finanza di Gallipoli. Nel corso dell’ispezione in una pescheria di Porto Cesareo, sono stati trovati alcuni vasetti con polpa di ricci di mare per un totale di circa 2 chili, prodotto oggetto di particolari restrizioni per la pesca e la commercializzazione. Pertanto è stato sottoposto a sequestro e successivamente distrutto. Sono stati anche sequestrati circa 80 chili di pesce di varia tipologia, perché senza le informazioni obbligatorie relative alla tracciabilità. Anche questo prodotto è stato distrutto. A Gallipoli, invece, altro prodotto ittico sequestrato è stato sottoposto ad accertamenti igienico-sanitari da parte del personale medico della ASL. Si tratta di 18 chili di pescato: in questo caso, poiché ritenuti idonei al consumo, sono stati donati a un ente benefico del territorio. Complessivamente sono state sanzionate due persone per violazioni amministrative, con un importo massimo complessivo pari a 9.000 euro.

La truffa ammonta a oltre 1.500.000 euro per un totale di 89 vittime. Sono coinvolte anche le province di Potenza, Lecce e Taranto nella vasta operazione anti-riciclaggio condotta dai carabinieri di Battipaglia e dalla guarda di finanza di Salerno. I militari hanno disposto il sequestro di conti correnti e rapporti finanziari. Sono 68 le persone indagate. L’indagine è iniziata con la denuncia di un cittadino relativa all’apertura fraudolenta di rapporti finanziari a suo nome. I soggetti, spacciandosi per operatori bancari, inducevano le persone a inserire i propri dati su siti internet appositamente creati per potersi impossessare del loro denaro. La truffa ammonta a oltre 1.500.000 euro per un totale di 89 vittime.

È successo a Foggia. Ha trovato nei pressi di uno sportello bancomat di Foggia una banconota da 50 euro e, non sapendo di chi fosse, l’ha portata dalla guardia di finanza. I finanzieri dopo alcune settimane sono riuscite a risalire al proprietario a cui è stata riconsegnata. Tramite l’analisi delle immagini di videosorveglianza, i militari sono risaliti al proprietario che, sorpreso e felice, ha ringraziato.

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