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Su azione inibitoria collettiva presentata da 11 cittadini La notizia viene dall’associazione dei Genitori Tarantini. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso di trattare oralmente la questione relativa alla denuncia presentata da 11 aderenti dell’associazione. L’udienza è fissata per il 7 novembre prossimo. La Corte del Lussemburgo è chiamata a rispondere alle domande sollevate dai giudici di Milano concernenti la legittimità di alcune normedella legislazione speciale cosiddetta “salva Ilva”. E cioè “se siano legittime le proroghe concesse per l’adeguamento degli impianti secondo le prescrizioni dettate nel 2012 dall’Aia (autorizzazione integrata ambientale); se sia legittimo rilasciare l’autorizzazione senza lo svolgimento della procedura di valutazione del danno sanitario; se sia legittimo non tener conto di tutte le sostanze tossiche emessedagli impianti, bensì solo alcune di esse”. La decisione di tenere un’udienza di discussione orale -dicono i Genitori Tarantini- denota l’attenzione che la Corte europea ha attribuito al caso”.

Non si registrano feriti. Ne dà notizia la Uilm Un incendio ha messo temporaneamente fuori uso la colata continua 2 dell’acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Non si registrano feriti. L’impianto, dove si verifico’ un episodio analogo qualche anno fa, e’ stato fermato e Acciaierie d’Italia ora sta decidendo il da farsi. Attualmente l’acciaieria 2 e’l’unica in funzione nello stabilimento jonico in quanto l’acciaieria 1 e’ ferma da alcune settimane, cosi’ come è fermo anche l’altoforno 1. La Uilm ha comunicato ai lavoratori che le Relazioni industriali dello stabilimento hanno fatto sapere ai sindacati che “la riapertura dell’acciaieria 1 sara’ vincolatasolo ed esclusivamente al ripristino della colata continua 2″.

Con un presidio organizzato davanti alla prefettura di Taranto il sindacato Usbha sollecitato garanzie a tutela dei lavoratori rimasti alle dipendenze di Ilva in amministrazione straordinaria. Consegnato al prefetto Demetrio Martino un documento contenente una serie di proposte al governo, come incentivo all’esodo, riconoscimento del comparto della siderurgia tra ilavori usuranti e lavori di pubblica utilità. “La scelta del 23 agosto – spiega l’Usb – deriva dal fatto che nell’accordo siglato il 6 settembre del 2018 era previsto, proprio a far data dal 23 agosto 2023 e finoal 23 agosto 2025, un graduale rientro in fabbrica dei circa 1.750 lavoratori ex Ilva in amministrazione straordinaria, di cui 1.500 solo a Taranto e i restanti a Genova, che sono invecein cassa integrazione ormai da anni”.

Il 31 luglio a Capo San Vito è stato registrato un picco di 85 migrogrammi di benzene al metro cubo Servizio di Francesco Persiani

Dalla prossima settimana un nuovo ciclo di assemblee per raccontare la verità dei lavoratori Servizio Annamaria Rosato

Protestano contro il ritardo nel pagamento della mensilità di giugno Sciopero ad oltranza di 8 ore, per ogni turno di lavoro, degli operai della ditta d’appalto dell’ex Ilva “Ettore 1910” per protestare contro i ritardi nel pagamento della mensilità di giugno. Il presidio è stato organizzato dalla Uilm di Taranto. L’azienda ha pagato lo stipendio di maggio in due tranche , dopo un altro sciopero. Resta in sospeso il mese di giugno più welfare contrattuale 2022 e 2023. Questa mattina uno dei dipendenti sarebbe stato minacciato da un responsabile dell’azienda, riferisce Davide Sperti, segretario generale della Uilm, e avrebbe accusato un malore. Il lavoratore si è accasciato e ha perso i sensi. Ora si trova all’ospedale di Martina Franca.

Imprenditori esasperati, stanchi di aspettare una svolta che non arriva INTERVISTA: FABIO GRECO, PRES. AIGI LADIMIRO PULPO, AIGI Servizio Annamaria Rosato

Il trasporto dei minerali sta avvenendo su gomma, probabilmente ci sono problemi ai nastri trasportatori interni I delegati della Uilm hanno bloccato questa mattina un varco di accesso al siderurgico ex Ilva di Taranto, per protestare contro il transito dei mezzi che trasportano i minerali necessari alla produzione della fabbrica e le polveri che si sollevano. Il varco è stato istituito di recente ed è vicino alla direzione di stabilimento. “I mezzi arrivano dal porto, percorrono la strada pubblica ma nel transito lasciano una quantità impressionante di polveri – dichiara il coordinatore della Uilm Gennaro Oliva -. L’impatto è ovviamente aggravato dalle condizioni climatiche, molto torride. Dopo il nostro blocco del varco, l’azienda starebbe usando altri accessi, ma come sindacato abbiamo chiamato i vigili ecologici del Comune di Taranto e informato sia lo Spesal dell’Asl che alcuni assessori comunali. Non è possibile tollerare questa situazione”. “Il trasporto dei minerali – prosegue Oliva – sta avvenendo su gomma, probabilmente perchè ci sono problemi ai nastri trasportatori interni, e sono decine di camion che fanno la spola, un traffico rilevante, che si sta però svolgendo senza il rispetto delle condizioni di tutela. Non viene effettuata infatti nè la bagnatura delle strade interne alla fabbrica attraversate dai mezzi, nè una adeguata aspirazione delle polveri”. 

Il sindacato intenzionato ad impedire che venga annientata la produzione dell’acciaio INTERVISTA: ROCCO PALOMBELLA, SEG. GENERALE UILM Servizio Annamaria Rosato

Il collegio si esprimerà nel merito il prossimo 26 ottobre Resta sospesa l’ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, sullo stop agli impianti dell’areaa caldo a causa delle emissioni di benzene. Lo ha deciso il Tar di Lecce, con un’ordinanza depositata oggi dopo l’udienza di ieri. Il collegio si esprimerà nel merito della vicenda nell”udienza del 26 ottobre. L’ordinanza del sindaco era già stata sospesa dal Tar con un decreto monocratico del presidente della sezione nelle scorse settimane in attesa dell’udienza del 13 luglio, adesso la sospensione viene confermata dal collegio. Il provvedimento del sindaco di maggio scorso ha stabilito che Acciaieried’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, rispettivamente gestore e proprietà degli impianti, eliminassero in 30 giorni le cause delle accresciute emissioni di benzene – anche se queste non hanno mai superato i valori limite -, altrimenti nei successivi 30 avrebbero dovuto fermare gli impianti.

Ordinanza stop impianti, Tar si riserva decisione  Il Tar di Lecce nelle prossime ore stabilirà se dovrà essere sospesa l’ordinanza con cui il sindaco ed il presidente della provincia, Melucci, ha intimato lo stop dell’area a caldo ad Acciaierie d’Italia e all’Ilva in amministrazione straordinaria, qualora non dovessero essere individuate e sanate le emissioni di benzene. Questa mattina, alla camera di consiglio erano presenti i legali di comune e provincia, di Regione Puglia, Arpa e Asl. Hanno evidenziato l’allarmante situazione che a livello sanitario un intero territorio è costretto a subire da decenni. A chiedere la piena operatività dell’ordinanza non è solo un’amministrazione, ma una intera comunità, hanno detto gli avvocati. il Tar si è risevato la decisione. A Lecce erano presenti Melucci, una rappresentanza compatta delle amministrazioni locali e Legambiente.

La questione dovrà essere discussa e decisa al TAR di Lecce, competente per territorio Il TAR del Lazio si è dichiarato incompetente in merito a discussione e decisione sul ricorso presentato da Acciaierie d’Italia contro l’ordinanza del sindaco di Taranto, quella che impone la riduzione dei livelli di emissione di benzene, pena la chiusura dell’impianto. Il ricorso, quindi, dovrà essere discusso e deciso al TAR di Lecce, competente per territorio.

La proroga vale solo per lo stabilimento di Taranto E’ scattata da oggi la nuova cassa integrazione straordinaria per 2.500 dipendenti dell’ex Ilva diTaranto, ora Acciaierie d’Italia. E’ in continuità con quella partita a fine marzo e durerà sino a fine anno, disposta nell’ambito del decreto sulla Pubblica amministrazione approvato nei giorni scorsi dal Cdm. La proroga via decreto vale solo per lo stabilimento di Taranto che, avendo esaurito il plafond a disposizione, non poteva più usufruire dell’ammortizzatore sociale riavviato da fine marzo al ministero del Lavoro. La via del decreto per Taranto si è resa necessaria anche perchè gli incontri al ministero del 13 e 15 giugno, sulla cassa in deroga chiesta dall’azienda, si sono chiusi senza accordo con i sindacati. Senza intervento normativo, i lavoratori sospesi da oggi sarebbero stati privi di copertura. 

E’ l’aut aut del sindaco, che chiede l’intervento urgente della Meloni Con o senza Pnrr l’ex Ilva deve essere completamente de carbonizzata, oppure non si produrrà più acciaio a taranto. E’ l’aut aut del sindaco Melucci, dopo che il ministero dell’ambiente ha confermato un possibile trasloco del progetto dell’impianto del preridotto e delle risorse, un miliardo di euro, dal Pnrr al Fondo di Coesione. I ministri Urso e Fitto, in differenti occasioni, hanno pubblicamente garantito, dice il primo cittadino, il coraggio e l’impegno dell’esecutivo nazionale nella direzione di un accordo di programma sull’ex Ilva, volto alla chiusura delle fonti inquinanti, alla transizione verso i forni elettrici e l’idrogeno, alla riconversione della forza lavoro e dell’indotto locale con la leva dei fondi europei disponibili per Taranto. Senza accordo di programma per la decarbonizzazione non accetteremo alcun processo di revisione dell’Aia dello stabilimento tarantino, dichiara ancora Melucci, il quale chiede un intervento urgente della Meloni.

A Lorenzo Zaratta fu diagnosticato un tumoreal cervello a soli tre mesi dalla nascita Il prossimo 2 ottobre comincerà il processo nei confronti di alcuni dirigenti dell’ex Ilva, coinvolti nell’inchiesta per la morte del piccolo Lorenzo Zaratta, il bimbo di soli 5 anni  che, a causa di un astrocitoma, perse la vita il 30 luglio del 2014. La Corte d’appello di Taranto ha accolto il ricorso del pm Buccoliero e dei genitori assistiti dall’avvocato Lorenzo Laporta che  ha documentato la presenza di ferro, acciaio, zinco e silicio nel cervello del piccolo, dove si sono sviluppate masse tumorali. La questione, secondo il rappresentante dell’accusa, non è valutare se l’esposizione ambientale possa aver generato un tumore, ma che quelle sostanze lo abbiano sicuramente generato. Gli imputati sono l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso; l’ex responsabile dell’area parchi minerali, Marco Andelmi; il capo dell’area cokerie Ivan Di Maggio; il responsabile dell’area altiforni Salvatore De Felice; i responsabili delle due acciaierie Salvatore D’Alò  e  Giovanni Valentino.

Tavolo con i sindacati il 19. C’è l’ipotesi di un nuovo partner Per l’ex Ilva “siamo arrivati al momento decisionale”. Lo afferma il ministro delle imprese e delmade in Italy, Adolfo Urso, alla Festa dell’Innovazione del Foglio, ricordando di aver convocato il tavolo con i sindacati per il 19 giugno. Il ministro punta a un confronto “pienamente costruttivo con gli investitori stranieri” ma “lo Stato c’è” e vuole fare di Taranto “la più grande acciaieria green d’Europa eun modello per il pianeta”. “Noi abbiamo intenzione di farlo comunque” aggiunge, e c’è “anche la possibilità di un nuovo partner industriale”.

Il premier ospite di Bruno Vespa in masseria a Manduria incontra i sindacati metalmeccanici Servizio di Annamaria Rosato

L’associazione Aigi e i sindacati dell’indotto ex Ilva le hanno chiesto un incontro al termine Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni aprirà questa sera la quarta edizione del “Forum in masseria”, la rassegna organizzata da Bruno Vespa nella sua tenuta a Manduria. L’associazione “Aigi” che riunisce un importante numero delle aziende dell’indotto ex ilva, chiede alla premier un incontro a margine dell’iniziativa, mentre i sindacati metalmeccanici contano di consegnarle un documento sulla crisi che attraversa Acciaierie d’Italia. La richiesta è quella di “un intervento celere da parte del Governo per cambiare gli assetti societari, rilanciare la produzione e presentare un piano industriale ed ambientale”.

I metalmeccanici chiedono l’intervento del Governo per cambiare gli assetti societari In occasione della presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Manduria la sera dell’8 giugno, nell’ambito della rassegna “Forum in masseria” organizzata da Bruno Vespa, i rappresentanti di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb presenteranno un documento sulla situazione dell’ex Ilva. I sindacati chiedono “un intervento celere da parte del Governo per cambiare gli assetti societari, rilanciare la produzione e presentare un piano industriale ed ambientale che attendiamo invano da troppotempo”.Per i sindacati, “la richiesta di proroga di alcune prescrizioni ambientali che nonsaranno ultimate entro il 23 agosto 2023, l’assenza di una mancanza di programmazionedelle manutenzioni ordinarie e straordinarie, l’aumento inspiegabile dei lavoratori collocati in cassa integrazione, segnalano una chiara intenzione da parte di ArcelorMittal di non voler investire sulfuturo del sito di Taranto”.

L’azienda di Torricella è in regime di concordato e non può garantire la continuità occupazionale Sit-in oggi dei lavoratori della ditta Lacaita (indotto ex Ilva) davanti ai cancelli dell’azienda, a Torricella (Taranto), nel giorno in cui è scaduta la copertura della cassa integrazione. L’azienda è in regime di concordato e non può garantire la continuità occupazionale. “Assistiamo ad uno sgretolamento del tessuto industriale – sottolinea Pietro Cantoro della Fim Cisl – nel settore dell’appalto di Taranto, derivato da una mancata ripresa del livello produttivo nello stabilimento di Acciaierie d’Italia, che impatta violentemente nella tenuta di piccole e medie imprese prevalentemente mono committenti, che ormai alla deriva hanno utilizzato tutti i normali ammortizzatori sociali”. La Fim Cisl, aggiunge, “registra una non tempestiva reattività della stessa azienda Lacaita nello stimolare più celeri risposte dalla macchina amministrativa e giuridica, e nell’intercettare e valutare percorsi e formule alternative di supporto pertraghettare la complicata congiuntura. Visto il particolare frangente che determina la mancanza di copertura di un ammortizzatore sociale, di cui riteniamo che l’azienda debba farsi carico già a partire da questo lunedì 5 giugno, avevamo antecedentemente sollecitato sia l’intervento del commissario incapo al concordato, che successivamente alla task force regionale”. Intanto, per domani mattina, la Fim Cisl ha “già dato disponibilità – conclude Cantoro – per un incontro aziendale, e parallelamente, spingerà per la convocazione di un tavolo presso la task force regionale, al fine di ricercare soluzioni praticabili. Non permetteremo mai che a pagare il prezzo di questa complicata vicenda, abbandonata e alla deriva, ormai non più sostenibile e che esaspera oltremodo una tensione sociale già elevata, sia sempre la parte più debole, i lavoratori”.

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