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Incontro a Palazzo Chigi con i sindacati nel giorno dello sciopero e del corteo che ha attraversato le vie di Roma Servizio di Stefania Rotolo Riprese di Massimo D’Olimpio Intervistati: Michele De Palma, segr. Gen Fiom CGIL Roberto Benaglia, segr. Fim Cisl Rocco Palombella, segr. Gen Uilm

A Roma il corteo organizzato dai sindacati in occasione della giornata di sciopero È partito il corteo dei lavoratori ex Ilva, nell’ambito della manifestazione organizzata a Roma da di Fim, Fiom e Uilm in occasione dello sciopero indetto dai sindacati. “Acciaierie d’Italia, operazione verità. Occupazione industria ambiente” è lo striscione che apre il corteo, diretto da piazza dell’Esquilino a piazza Santi Apostoli. Subito dietro un altro striscione “Meglio una lotta disperata che una disperazione senza lotta” di Ilva Genova. “Basta cassa integrazione” è il coro che si leva dal corteo, accompagnato da bandiere dei sindacati e fumogeni. I segretari generali di Fim Fiom e Uilm sono stati convocati a Palazzo Chigi. 

A comunicarlo, con una nota congiunta, i sindacati I sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm fanno sapere con una nota congiunta che per la giornata di domani, 20 ottobre, è stato indetto uno sciopero in tutti gli stabilimenti italiani dell’ex Ilva. La decisione è stata presa dopo che il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Barnabè, il 17 ottobre scorso ha messo il proprio mandato a disposizione del governo aprendo all’ipotesi, nonché al rischio, di fallimento imminente dell’indotto siderurgico. Inoltre, i metalmeccanici potranno prendere parte al sit-in organizzato sempre per la giornata di domani a Roma. Tra i motivi principali della protesta, le condizioni pessime in cui versano gli stabilimenti a causa della mancanza di nuovi investimenti e della manutenzione ordinaria e mettono a rischio le condizioni di salute dei lavoratori.

In corteo tir e autogru dalla portineria c del siderurgico alla Prefettura Tensione alle stelle a Taranto dove stanno protestando circa 800 tra imprenditori dell’indotto  dell’ex Ilva aderenti all’Aigi e loro collaboratori.  Questa mattina dal piazzale antistante la portineria c, è partito il corteo di protesta diretto alla Prefettura dove è previsto l’arrivo intorno alle 13. Massiccia presenza di mezzi tra tir, autogru e camion. Sotto accusa il possibile ricorso all’amministrazione straordinaria. “Un secondo bidone di stato – secondo l’associazione degli imprenditori- che replicherebbe quanto già accaduto nel 2015 che è costato all’indotto tarantino ben 150 milioni di euro. L’ennesima amministrazione straordinaria non consentirebbe i tempi tecnici per la ripresa e metterebbe in ginocchio tutte le imprese”.  tutto questo mentre a Roma, sotto la sede del ministero delle imprese, si riunisce il coordinamento sindacale di Fim, Fiom e Uilm di Acciaierie d’Italia. 

C’è preoccupazione per lo stallo che da mesi inchioda la fabbrica Da Taranto a Roma, domani riaccende i motori la protesta sull’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. A Taranto scendono in strada le imprese dell’indotto siderurgico, a Roma si riunisce sotto la sede del ministero delle Imprese (è la prima volta che viene scelto questo luogo) il coordinamento sindacale di Fim, Fiom e Uilm di Acciaierie d’Italia. Modalità diverse, ma un filo comune sembra legare le due iniziative: preoccupazione per lo stallo che da mesi inchioda l’ex Ilva, stallo che per imprenditori e sindacati ora sembra volgere al peggio, al punto di non ritorno. Domani mattina circa 800, tra imprenditori e loro collaboratori, si raduneranno alla portineria imprese del siderurgico tarantino alle 6.45 per andare alla portineria C. Stesso orario di raduno per i mezzi alla portineria C dello stabilimento. Da qui tutti insieme in corteo verso la città.

Lettera alla Premier Meloni dall’Aigi che rappresenta un’ottantina di imprese

L’AIGI, associazione imprese indotto Ad’I scrive al Governo: sarebbe secondo “bidone di Stato” dopo quello del 2015

Dopo Taranto, in corso lo sciopero dei dipendenti a Genova INTERVISTA: LUCIA MORSELLI, AMMINISTRATORE DELEGATO ACCIAIERIE D’ITALIA Servizio Annamaria Rosato

Per i sindacati l’azienda è in abbandono e in pericoloso declino E’ iniziato alle sette di questa mattina lo sciopero di 24 ore dei lavoratori dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto, di Ilva in As e dell’appalto indetto dai sindacati metalmeccanici e da altre categorie, perrichiamare l’attenzione sulla situazione della fabbrica definita in “una fase di abbandono e pericoloso declino” e che rischia “una irreversibile condizione di spegnimento”. Le risposte ottenute dal vertice di ieri a Palazzo Chigi sono definite insoddisfacenti dalle organizzazioni sindacali. Sono in corso anche presidi sulle strade che conducono alle portinerie. Ed oggi è il giorno dell’evento ‘Steel Commitment 2023’,incontro commerciale con i clienti organizzato da Acciaierie d’Italia nello stabilimento di Taranto. Secondo le organizzazioni sindacali l’azienda intende presentare una “realtà distorta”. Nell’incontro di ieri, avvertono i sindacati, “non abbiamo ricevuto nessuna ‘chiara’ risposta su come il governo intenda risolvere questa annosa vertenza. Restiamo stupiti ed esterrefatti dall’aver appreso dal governo dell’interlocuzione in atto con ArcelorMittal per raggiungere un nuovo accordo, dopo quello di marzo 2020 a noi a tutt’oggi sconosciuto, che nella sua realizzazione sta mantenendo come filo di continuità con i Governi precedenti l’esclusione dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali”.

Il parlamentare del Pd chiede chiarimenti sul futuro del siderurgico di Taranto Servizio di Stefania Rotolo; riprese e montaggio di Massimo d’Olimpio. Intervista ad on. Ubaldo Pagano, Partito Democratico

In concomitanza con il road show commerciale, che Acciaierie d’Italia terrà a Taranto Ventiquattr’ore di sciopero di tutto il personale Ilva (dipendenti di Acciaierie di Italia, di Ilva in amministrazione straordinaria e delle imprese dell’indotto) proclamate oggi dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm per il 28 settembre in concomitanza con un evento, un road show commerciale, che Acciaierie d’Italia terrà a Taranto, facendo arrivare industriali dell’acciaio e tutti i suoi principali clienti. Lo sciopero vedrà il presidio di tutte le portinerie della fabbrica, più altre iniziative di protesta. I sindacati richiamano lo stato grave in cui, a loro dire, si trova l’acciaieria: “Il sito è ormai privo dei requisiti minimi per garantire una vita dignitosa ai lavoratori sugli impianti produttivi, dove l’assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie compromette la salvaguardia delle vite umane che ci lavorano. Tutto questo nonostante i copiosi finanziamenti pubblici ricevuti qualche mese fa”. Il riferimento è ai 650 milioni erogati dal Governo tramite Invitalia. Acciaierie d’Italia è infatti una società mista pubblico privata, col 62 per cento ad ArcelorMittal e il 38 a Invitalia, che fa capo al Mef. Due giorni fa i vertici nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno scritto al premier Meloni e ai ministri Urso, Giorgetti, Calderone e Fitto, evidenziando la “situazione di collasso” dell’azienda, l’imminente rischio di fermata degli impianti e chiesto un incontro urgente. 

Su azione inibitoria collettiva presentata da 11 cittadini La notizia viene dall’associazione dei Genitori Tarantini. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso di trattare oralmente la questione relativa alla denuncia presentata da 11 aderenti dell’associazione. L’udienza è fissata per il 7 novembre prossimo. La Corte del Lussemburgo è chiamata a rispondere alle domande sollevate dai giudici di Milano concernenti la legittimità di alcune normedella legislazione speciale cosiddetta “salva Ilva”. E cioè “se siano legittime le proroghe concesse per l’adeguamento degli impianti secondo le prescrizioni dettate nel 2012 dall’Aia (autorizzazione integrata ambientale); se sia legittimo rilasciare l’autorizzazione senza lo svolgimento della procedura di valutazione del danno sanitario; se sia legittimo non tener conto di tutte le sostanze tossiche emessedagli impianti, bensì solo alcune di esse”. La decisione di tenere un’udienza di discussione orale -dicono i Genitori Tarantini- denota l’attenzione che la Corte europea ha attribuito al caso”.

Non si registrano feriti. Ne dà notizia la Uilm Un incendio ha messo temporaneamente fuori uso la colata continua 2 dell’acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Non si registrano feriti. L’impianto, dove si verifico’ un episodio analogo qualche anno fa, e’ stato fermato e Acciaierie d’Italia ora sta decidendo il da farsi. Attualmente l’acciaieria 2 e’l’unica in funzione nello stabilimento jonico in quanto l’acciaieria 1 e’ ferma da alcune settimane, cosi’ come è fermo anche l’altoforno 1. La Uilm ha comunicato ai lavoratori che le Relazioni industriali dello stabilimento hanno fatto sapere ai sindacati che “la riapertura dell’acciaieria 1 sara’ vincolatasolo ed esclusivamente al ripristino della colata continua 2″.

Con un presidio organizzato davanti alla prefettura di Taranto il sindacato Usbha sollecitato garanzie a tutela dei lavoratori rimasti alle dipendenze di Ilva in amministrazione straordinaria. Consegnato al prefetto Demetrio Martino un documento contenente una serie di proposte al governo, come incentivo all’esodo, riconoscimento del comparto della siderurgia tra ilavori usuranti e lavori di pubblica utilità. “La scelta del 23 agosto – spiega l’Usb – deriva dal fatto che nell’accordo siglato il 6 settembre del 2018 era previsto, proprio a far data dal 23 agosto 2023 e finoal 23 agosto 2025, un graduale rientro in fabbrica dei circa 1.750 lavoratori ex Ilva in amministrazione straordinaria, di cui 1.500 solo a Taranto e i restanti a Genova, che sono invecein cassa integrazione ormai da anni”.

Il 31 luglio a Capo San Vito è stato registrato un picco di 85 migrogrammi di benzene al metro cubo Servizio di Francesco Persiani

Dalla prossima settimana un nuovo ciclo di assemblee per raccontare la verità dei lavoratori Servizio Annamaria Rosato

Protestano contro il ritardo nel pagamento della mensilità di giugno Sciopero ad oltranza di 8 ore, per ogni turno di lavoro, degli operai della ditta d’appalto dell’ex Ilva “Ettore 1910” per protestare contro i ritardi nel pagamento della mensilità di giugno. Il presidio è stato organizzato dalla Uilm di Taranto. L’azienda ha pagato lo stipendio di maggio in due tranche , dopo un altro sciopero. Resta in sospeso il mese di giugno più welfare contrattuale 2022 e 2023. Questa mattina uno dei dipendenti sarebbe stato minacciato da un responsabile dell’azienda, riferisce Davide Sperti, segretario generale della Uilm, e avrebbe accusato un malore. Il lavoratore si è accasciato e ha perso i sensi. Ora si trova all’ospedale di Martina Franca.

Imprenditori esasperati, stanchi di aspettare una svolta che non arriva INTERVISTA: FABIO GRECO, PRES. AIGI LADIMIRO PULPO, AIGI Servizio Annamaria Rosato

Il trasporto dei minerali sta avvenendo su gomma, probabilmente ci sono problemi ai nastri trasportatori interni I delegati della Uilm hanno bloccato questa mattina un varco di accesso al siderurgico ex Ilva di Taranto, per protestare contro il transito dei mezzi che trasportano i minerali necessari alla produzione della fabbrica e le polveri che si sollevano. Il varco è stato istituito di recente ed è vicino alla direzione di stabilimento. “I mezzi arrivano dal porto, percorrono la strada pubblica ma nel transito lasciano una quantità impressionante di polveri – dichiara il coordinatore della Uilm Gennaro Oliva -. L’impatto è ovviamente aggravato dalle condizioni climatiche, molto torride. Dopo il nostro blocco del varco, l’azienda starebbe usando altri accessi, ma come sindacato abbiamo chiamato i vigili ecologici del Comune di Taranto e informato sia lo Spesal dell’Asl che alcuni assessori comunali. Non è possibile tollerare questa situazione”. “Il trasporto dei minerali – prosegue Oliva – sta avvenendo su gomma, probabilmente perchè ci sono problemi ai nastri trasportatori interni, e sono decine di camion che fanno la spola, un traffico rilevante, che si sta però svolgendo senza il rispetto delle condizioni di tutela. Non viene effettuata infatti nè la bagnatura delle strade interne alla fabbrica attraversate dai mezzi, nè una adeguata aspirazione delle polveri”. 

Il sindacato intenzionato ad impedire che venga annientata la produzione dell’acciaio INTERVISTA: ROCCO PALOMBELLA, SEG. GENERALE UILM Servizio Annamaria Rosato

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