rossotono-che-sera
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

deliziosa

Economia Puglia

Lo studio di Unioncamere e ARTI svela l’identikit delle 1.734 imprese sul territorio e fotografa il primato della regione nel Mezzogiorno. La Puglia guida il Sud Italia per dinamismo e integrazione economica della comunità balcanica. Negli ultimi dieci anni, la presenza di imprenditori albanesi nel sistema produttivo regionale ha registrato un’impennata straordinaria del 75,3%, superando di gran lunga la media nazionale. I dati ufficiali, presentati oggi 2 luglio 2026, mostrano come si sia passati dai 989 titolari d’azienda del 2015 agli attuali 1.734 tra titolari, amministratori e soci di nazionalità albanese attivi in imprese con sede in Puglia. Lo studio è stato realizzato da Unioncamere Puglia in collaborazione con ARTI (Agenzia regionale per la tecnologia, il trasferimento tecnologico e l’innovazione) all’interno del progetto BRESTAT, finanziato dal programma europeo Interreg South Adriatic 2021-2027. I numeri pugliesi sono doppi rispetto a quelli della Sicilia e addirittura tripli se confrontati con la Campania, confermando la regione come un vero e proprio laboratorio di integrazione economica strategico in vista del 2030, anno in cui è previsto l’ingresso ufficiale dell’Albania nell’Unione Europea. La crescita non è solo quantitativa ma anche qualitativa: nell’ultimo decennio il tessuto imprenditoriale è maturato e il numero di società di capitali è quasi triplicato, segno del passaggio da piccole ditte individuali a strutture societarie più solide e articolate. La mappa geografica del fenomeno vede l’epicentro nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani (BAT), che da sole ospitano il 54% degli imprenditori albanesi della regione. Il polo principale in assoluto è la zona della Murgia, con Altamura al primo posto sul podio comunale grazie a ben 260 imprenditori attivi. Altre aree calde sono il nord e il sud barese, insieme alla provincia di Lecce. Per quanto riguarda l’identikit anagrafico, si tratta di una classe imprenditoriale molto giovane: oltre il 62% ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, a cui si aggiunge un 7% di giovani under 30. Sebbene tre quarti dei titolari siano uomini, le donne imprenditrici hanno raddoppiato la loro presenza superando quota 400 nell’ultimo decennio. I settori merceologici più presidiati vedono in testa l’edilizia specializzata e l’impiantistica (idraulici, elettricisti e serramentisti) con ben 555 posizioni attive, seguite dalle costruzioni generali (195). Ottimi posizionamenti si registrano anche nel commercio (208), nella ristorazione (156) e nell’agricoltura (142), comparto in cui la presenza albanese è addirittura triplicata dal 2015 a oggi. La sinergia tra i due paesi è fortissima anche sul fronte del lavoro dipendente: solo nel 2025 sono stati attivati quasi 19 mila contratti per lavoratori albanesi e montenegrini nelle imprese pugliesi, concentrati principalmente come operai nel settore agricolo, a dimostrazione di un legame economico ormai strutturale per il territorio.

Il nuovo Piano industriale proietta la BPPB “Territorio, persone e crescita”: sviluppo, innovazione e sostenibilità per il Mezzogiorno, verso un triennio di crescita qualitativa, rafforzandone ulteriormente la solidità patrimoniale e finanziaria, con un modello di business sempre più orientato ai ricavi da servizi, all’intelligenza artificiale e alla transizione ESG.. Il Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare di Puglia e Basilicata ha approvato nel corso dell’ultima seduta il Piano Strategico 2026-2028, che traccia le direttrici di sviluppo industriale della Banca per il prossimo triennio, in coerenza con il profilo di banca popolare, territorialmente radicata e orientata alle famiglie e alle imprese del Mezzogiorno. Il nuovo Piano si colloca al termine di un ciclo di profonda trasformazione, avviato con l’acquisizione del ramo ex UBI/Intesa Sanpaolo nel 2021, proseguito con l’integrazione e razionalizzazione del perimetro operativo, la migrazione al nuovo sistema informativo, la cessione di 14 filiali a Banco Desio, la partnership con Nexi e le iniziative di consolidamento e derisking del portafoglio crediti. All’avvio del nuovo triennio, la Banca si presenta con una struttura patrimoniale rafforzata, elevati livelli di liquidità, una qualità del credito superiore ai peers e livelli di redditività sostenibili. In tale contesto, il Piano Strategico 2026-2028 si propone di consolidare la redditività della Banca, rafforzarne la capacità commerciale, accelerare la trasformazione digitale e sviluppare strutturalmente la sostenibilità ESG nei processi aziendali, mantenendo al centro le persone, la prossimità territoriale, la relazione con soci e clienti e il sostegno all’economia reale. Il Piano si articola lungo quattro direttrici strategiche integrate: Crescita & Creazione di Valore: iniziative finalizzate alla crescita dimensionale, allo sviluppo del profilo commissionale, al rafforzamento della bancassicurazione, del wealth management, dell’agribusiness e al miglioramento del governo della relazione cliente attraverso omnicanalità e CRM evoluto. Persone & Produttività: interventi volti a rafforzare engagement, competenze e sviluppo del potenziale delle persone, favorendo al contempo la semplificazione organizzativa, l’innovazione dei processi, l’utilizzo selettivo dell’intelligenza artificiale e il potenziamento degli asset ICT. Sostenibilità: integrazione del Piano di Transizione ESG nel Piano Strategico, con attenzione sia ai profili prudenziali e di rischio, sia alle opportunità commerciali legate alla transizione sostenibile della clientela e dei territori. Regulatory & Risk: iniziative dedicate al rafforzamento dei modelli di rating, dei presidi di rischio, della compliance normativa e della coerenza con il Risk Appetite Framework, il processo ICAAP/ILAAP e il Piano Operativo NPL. Il Piano incorpora le previsioni di scenario più recenti in termini di crescita economica e di inflazione: per sviluppare la competitività della Banca sono previsti interventi sulla leva costi attraverso azioni continue di ottimizzazione e rinegoziazione ed un incremento della componente commissionale attraverso la rinegoziazione delle partnership e l’adozione di modelli evoluti di pricing e CRM, nonchè il potenziamento delle filiere del Wealth Management e dello Small Business. L’obiettivo primario è rendere strutturale la performance acquisita nello scorso triennio. Sotto il profilo degli obiettivi finanziari il Piano Strategico 2026-2028 prevede il raggiungimento dei seguenti target quantitativi a fine periodo: CET1: > 22%Cost/Income< 60%ROE:10%NPL ratio netto: < 2,3% e indicatori di liquidità (LCR e NSFR) ampiamente superiori ai limiti regolamentari. Per quanto riguarda il Piano di transizione, approvato dalla Banca nel gennaio del corrente anno, sono stati definiti specifici obiettivi per ciascuna delle dimensioni ESG (ambientale, sociale e di governance), nonché due filoni progettuali dedicati, rispettivamente, al rafforzamento del presidio dei rischi e alla valorizzazione delle opportunità connesse ai fattori di sostenibilità. I suddetti obiettivi confermano la volontà della Banca di mantenere livelli elevati di solidità patrimoniale e qualità dell’attivo, perseguendo al contempo un progressivo miglioramento dell’efficienza operativa e una redditività nel medio periodo. La realizzazione del Piano strategico trova fondamento nella Mission e nei valori identitari della Banca, orientata alla creazione di valore sostenibile di lungo periodo a favore di soci, famiglie e piccole e medie imprese del territorio. Con il nuovo percorso strategico la BPPB conferma il proprio ruolo di banca di riferimento per famiglie e imprese del Mezzogiorno, promuovendo una crescita sostenibile, innovativa e coerente con i valori della cooperazione bancaria. Il Piano è stato elaborato in piena coerenza con il Risk Appetite Framework, il Resoconto ICAAP/ILAAP, il Piano di Funding, il Piano Operativo NPL e il Piano di Transizione Prudenziale. Gli indicatori di adeguatezza patrimoniale e di liquidità continueranno a rappresentare un riferimento primario per la valutazione della solidità strutturale della Banca nell’orizzonte 2026-2028. Il Piano Strategico 2026-2028 sarà trasmesso alla Banca d’Italia ai sensi della normativa applicabile alle Less Significant Institution.

Crolla il mercato delle auto nuove (-10,1%) e frena l’arredamento, mentre vola il comparto digitale. Puglia seconda in Italia per la spesa in telefonia. Il mercato dei beni durevoli in Puglia rallenta il passo, ma evidenzia una forte selettività nelle scelte d’acquisto delle famiglie. Secondo i dati della 32esima edizione dell’Osservatorio Annuale Consumi Findomestic, nel 2025 la spesa complessiva nella regione si è attestata a 3 miliardi e 631 milioni di euro, registrando una flessione del 2% rispetto all’anno precedente. Questo risultato colloca la Puglia al nono posto in Italia per volumi complessivi di spesa. La spesa media per famiglia pugliese è stata di 2.182 euro (-2,1%): un valore che, sebbene rimanga contenuto nel confronto su scala nazionale, si posiziona al di sopra rispetto a diverse altre regioni del Mezzogiorno. L’andamento dei consumi: crolla l’auto, volano tecnologia e informatica L’analisi dei singoli comparti mostra dinamiche profondamente differenziate sul territorio regionale. Il settore della mobilità in Puglia vive un momento di forte contrazione: Le auto nuove subiscono un tracollo del -10,1%, fermandosi a 551 milioni di euro. Le auto usate tengono meglio ma calano dello 0,9% (1 miliardo e 307 milioni di euro). I motoveicoli registrano una flessione del 2,2% (131 milioni di euro). Al contrario, i comparti legati alla casa e alle tecnologie digitali mostrano un trend decisamente più brillante: Information Technology (PC e accessori): registra un balzo del +4,6% (124 milioni di euro). Elettrodomestici (grandi e piccoli): crescono del 3,1%, raggiungendo i 388 milioni. Telefonia: sale dello 0,7% toccando quota 357 milioni. In questo segmento, la Puglia è la seconda regione in Italia per spesa media familiare (263 euro). Elettronica di consumo: segna un lieve incremento dello 0,3% (112 milioni). In netta controtendenza rispetto alla tecnologia si posiziona il comparto dei mobili e dell’arredamento, che scivola a 662 milioni di euro con una contrazione del -2,7%. Il commento dell’esperto: “La Puglia mostra nel 2025 una domanda attiva ma sempre più selettiva”, dichiara Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic. “Il rallentamento del mercato non impedisce alle famiglie di investire nei comparti percepiti come più utili e legati alla qualità della vita quotidiana. Se Bari resta il baricentro dei consumi, le altre province confermano un sistema articolato che reagisce in modo molto differente”. I dati dei consumi nelle province pugliesi Bari: spesa oltre il miliardo, ma il mercato frena La provincia di Bari si conferma il primo mercato pugliese per i beni durevoli con una spesa totale di 1 miliardo e 193 milioni di euro, pur registrando un calo del 2,3%. I baresi detengono la spesa media per famiglia più alta della regione con 2.326 euro (-2,4%). In sofferenza l’automotive (auto nuove a -8,9% e usate a -2,2%), mentre brillano l’information technology (+4,6%) e gli elettrodomestici (+3,1%). Giù il comparto dei mobili (-2,4%), che vede Bari al terzultimo posto in Italia per spesa media familiare. Lecce: tiene il mercato dell’usato e vola l’IT La provincia di Lecce contiene le perdite meglio della media regionale, limitando il calo complessivo all’1,9% per un totale di 721 milioni di euro (spesa media a famiglia di 2.111 euro). Mentre le auto nuove crollano del 11%, il mercato delle auto usate cresce dello 0,8%. La vera sorpresa è l’information technology, che fa registrare un eccezionale +6,5% (24 milioni), una delle performance migliori a livello nazionale. In crescita anche telefonia (+2,6%) ed elettrodomestici (+2,8%). Foggia: tracollo per le auto nuove, ma crescono le due ruote A Foggia e provincia la spesa complessiva si ferma a 539 milioni di euro (-2,6%), con una media per nucleo familiare di 2.130 euro. Il dato risente pesantemente del crollo delle auto nuove (-17,8%). Nota positiva per i motoveicoli, che crescono dell’1,3%, e per gli elettrodomestici (+3,5%). L’information technology sale del 4,2%, mentre la telefonia flette leggermente (-0,4%). Taranto è la provincia più resiliente della Puglia Nel 2025 Taranto è la provincia pugliese con la miglior tenuta, registrando una flessione complessiva di appena lo 0,4% (513 milioni di euro totali). La spesa media per famiglia tiene a 2.129 euro (-0,4%). Ottimi i segnali dal comparto dell’usato automotive (+2%), dagli elettrodomestici (+2,9%) e dall’informatica (+4,3%). Maglia nera in Italia, invece, per la spesa nei mobili: i tarantini sono ultimi a livello nazionale con una media di soli 365 euro a famiglia. Brindisi: tengono i consumi domestici e i motoveicoli La spesa a Brindisi si attesta a 360 milioni di euro (-2,1%), con una spesa media per famiglia pari a 2.189 euro. Anche qui le auto nuove perdono terreno (-10,1%), ma le due ruote crescono dell’1,3%. Buoni i riscontri per la casa: gli elettrodomestici crescono del 3,1% e l’information technology fa segnare la stessa percentuale di crescita (+3,1%), confermando un orientamento verso i beni di uso quotidiano. BAT: la spesa media familiare più bassa della regione La provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT) chiude il 2025 con una contrazione del 2,7%, portando la spesa complessiva a 305 milioni di euro. La BAT registra la spesa media per famiglia più bassa in Puglia, scendendo a 2.013 euro. Il settore auto è in forte crisi: le auto nuove perdono il 9,4%, posizionandosi all’ultimo posto in Italia per spesa media familiare (appena 223 euro). Tengono invece gli elettrodomestici (+3,4%) e l’elettronica di consumo (+0,2%).

L’ortofrutta pugliese si conferma leader nazionale, ma il settore deve oggi fare i conti con una pressione senza precedenti. Con oltre 3 milioni di tonnellate prodotte all’anno e un valore che sfiora i 2,7 miliardi di euro, la Puglia resta il pilastro agricolo d’Italia. Tuttavia, le importazioni selvagge e i cambiamenti climatici mettono a rischio il reddito di migliaia di imprese. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia diffusa in occasione del Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta. I numeri del settore: la forza della Puglia La filiera ortofrutticola regionale non è solo un asset economico, ma un vero motore occupazionale e produttivo. Ecco i dati principali: Produzione annua: oltre 3 milioni di tonnellate. Imprese coinvolte: più di 21.000. Superficie coltivata: 164.000 ettari. Valore alla produzione: circa 2,7 miliardi di euro. Dalle brassicacee al pomodoro, fino agli ortaggi in serra, il sistema pugliese garantisce qualità e continuità di approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri. Le minacce: importazioni e concorrenza sleale Nonostante i numeri da record, Coldiretti Puglia lancia l’allarme: la competitività delle nostre imprese è minacciata da importazioni extra-UE che spesso non rispettano i rigorosi standard produttivi e normativi italiani. Questa dinamica genera un’alterazione della concorrenza e una drastica riduzione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori, rendendo difficile coprire persino i costi di produzione, gonfiati anche dai rincari energetici e dalle tensioni geopolitiche. Le richieste di Coldiretti: reciprocità e trasparenza Per difendere il “Made in Puglia”, Coldiretti punta su tre pilastri fondamentali: Revisione del Codice Doganale: per garantire massima trasparenza sull’origine dei prodotti. Principio di Reciprocità: le produzioni importate devono sottostare alle stesse regole (sociali, ambientali e sanitarie) imposte agli agricoltori italiani. Stop alle “trasformazioni fittizie”: evitare che prodotti esteri, con minime lavorazioni, acquisiscano la cittadinanza italiana ingannando il consumatore. Innovazione e Logistica: il futuro dell’ortofrutta Oltre alla difesa dei confini commerciali, Coldiretti Puglia sottolinea l’importanza di investire internamente. Per rafforzare la filiera sono necessari: Investimenti nella logistica: per abbattere i costi di trasporto e migliorare la freschezza. Aggregazione: per dare più forza contrattuale agli agricoltori. Innovazione tecnologica: per affrontare i cambiamenti climatici e aumentare la resa qualitativa. “Appuntamenti come il Macfrut sono strategici per costruire nuove prospettive di sviluppo, difendere il reddito degli agricoltori e garantire un futuro sostenibile a uno dei comparti più importanti della nostra regione” – conclude Coldiretti Puglia.

deliziosa
deliziosa