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Cronaca

Domani le autorità sono state convocate dal prefetto per un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Cresce l’allerta della polizia a Bari, soprattutto nei quartieri Carbonara, Ceglie del Campo, Japigia, Libertà e Bari vecchia. Nei primi venti giorni di aprile, sono state arrestate sei persone, sequestrando varie dosi di cocaina, hashish e marijuana. Nel corso di una perquisizione effettuata il 20 aprile nella città vecchia, i poliziotti hanno anche trovato e sequestrato una pistola perfettamente funzionante con 80 cartucce inesplose. Un’attività, spiega la polizia in un comunicato, disposta in risposta alle recenti sparatorie nelle quali tre giovani sono stati feriti alle gambe tra il 9 e il 19 aprile. “Tensioni che – spiega la polizia – sarebbero legate allo spaccio di stupefacenti”. Intanto, le autorità, tra cui il sindaco Vito Leccese, sono state convocate dal prefetto di Bari, Francesco Russo, per un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica che si terrà domani, 23 aprile, in Prefettura.

Mancata esposizione dei prezzi dei carburanti praticati al consumo o a discordanza del prezzo praticato con quanto comunicato al Ministero. I finanzieri del Comando Provinciale Bari hanno intensificato l’azione di controllo economico del territorio nei confronti degli impianti di distribuzione stradale di carburanti. L’attività ha consentito di selezionare nel territorio provinciale 15 soggetti verso cui orientare i controlli. Per quattro distributori stradali di carburanti, il Nucleo Operativo Metropolitano di Bari, la Compagnia di Monopoli e la Tenenza di Bitonto hanno accertato irregolarità relative agli obblighi di comunicazione dei prezzi al portale, violazioni riferite alla mancata esposizione dei prezzi dei carburanti praticati al consumo o alla discordanza del prezzo praticato con quanto comunicato al Ministero.

L’obiettivo era quello di scalare le graduatorie di un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti. La Guardia di Finanza ha scoperto un sistema di frode finalizzato all’ottenimento indebito di posti barca e all’evasione dei tributi comunali. Nel porto di Otranto sono state passate al setaccio oltre 250 posizioni e scoperte più di 50 irregolarità tra fittizie residenze e false sedi operative societarie, dichiarate nel territorio comunale. L’obiettivo era quello di scalare le graduatorie di un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti. L’accertamento delle false residenze ha fatto decadere le agevolazioni fiscali per l’abitazione principale di cui i soggetti interessati avevano anche indebitamente goduto. Tale condotta, segnalata all’Ente Comunale, porterà al recupero dell’I.M.U. non versata, per un ammontare complessivo stimato pari a circa 80.000 euro. I soggetti scoperti sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per falsità ideologica commessa in un atto pubblico ed alcuni di essi anche per truffa aggravata ai danni di un Ente Pubblico.

I veicoli sono stati sequestrati e saranno restituiti ai proprietari. Scoperto a Laterza un deposito di auto rubate, denunciati per ricettazione in concorso un 62enne e un 32enne del posto. È l’epilogo di un’ampia attività investigativa dei Carabinieri, che dopo la raccolta di una serie di elementi e dati, sono arrivati alla perquisizione del capannone, nel quale hanno trovato un furgoncino e due auto rubate, a Taranto e a Bari. I mezzi erano stai privati delle centraline e un’auto aveva un finestrino rotto. Danno arrecato forse proprio durante il furto. I veicoli sono stati sequestrati e saranno restituiti ai proprietari.

L’operazione si è svolta ieri mattina e rientra in una azione più ampia a contrasto dello spaccio. Un 16enne è stato trovato con 4 grammi di cocaina nascosta negli slip. È stato arrestato dai carabinieri di Taranto che hanno proseguito il controllo a casa, trovando altri 12 grammi e mezzo di cocaina e alcune dosi di marijuana. La sostanza è stata inviata al laboratorio analisi e sono in corso le indagini. L’operazione si è svolta ieri mattina e rientra in una azione più ampia a contrasto dello spaccio a Taranto.

Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza si sono concluse intorno alle ore 3 della notte. Ieri sera, 21 aprile, intorno alle ore 22 si è verificato un incendio abitazione a Bari in via Estramurale Capruzzi n. 184. Fiamme e fumo denso fuoriuscivano dalla camera da letto di un appartamento al settimo piano di un grande condominio, rendendo necessario un intervento rapido, coordinato e particolarmente impegnativo da parte dei Vigili del Fuoco. Le tre squadre presenti hanno lavorato senza sosta per contenere il rogo e impedire che si propagasse ulteriormente. Fondamentale l’impiego dell’autoscala, utilizzata per attaccare l’incendio dall’esterno, con il supporto dall’autobotte e dal carro ARA. Sette le persone evacuate, tutte sono state affidate alle cure del personale sanitario e, fortunatamente, risultano in buone condizioni di salute. Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza si sono concluse intorno alle ore 03:00 della notte.

La denuncia arriva da una community social. Ancora scene di degrado al quartiere Ferrovia di Foggia. Lo denuncia la community social che da tempo evidenzia le criticità della zona nei pressi della stazione. Intervista a Giulio De Santis, assessore alla Sicurezza Comune di Foggia

Era accusato di associazione per delinquere in relazione a una piattaforma di e-commerce attiva per l’acquisto di ogni genere di merce illegale nel dark web. Il fatto non sussiste. Per questo il Tribunale di Brescia ha assolto l’avvocato Michele Cianci, di Barletta, che era accusato di associazione per delinquere in relazione al “Berlusconi market”, una piattaforma di e-commerce attiva per l’acquisto di ogni genere di merce illegale nel dark web, una rete cioè accessibile solo utilizzando browser che consentono di navigare in completo anonimato. L’indagine, avviata a maggio del 2019, aveva portato all’arresto, da parte dei finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche, di due giovani cugini di Barletta e un ragazzo di Putignano che, secondo l’accusa, avevano guadagnato fino a 940mila dollari con il cambio di valuta dai bitcoin. Al legale, difensore di tre giovani, era stato contestato di aver fornito “un supporto operativo stabile ed agevolatore agli amministratori del market affinché la piattaforma mantenesse la sua operatività nel tempo”. La procura aveva chiesto una condanna a 4 anni e mezzo. Cianci, presidente del comitato “Organizzazione aria pulita” e in passato amministratore unico della Barsa, la società che a Barletta si occupa di servizi ambientali, in una nota ha scritto che l’assoluzione piena dimostra la sua innocenza ed estraneità ai fatti. Definendo “incresciosa vicenda”, ha scritto, quella che “ha infangato la mia toga”.

L’area è stata messa in sicurezza dai vigili del fuoco. Sull’accaduto indagano i carabinieri. Bomba al postamat, all’alba, a Celenza Valfortore, nel Foggiano. Colpito lo sportello dell’ufficio postale nei pressi della villa comunale. L’esplosione è stata avvertita in tutto il borgo dei Monti Dauni. Non è chiaro se il colpo sia andato a segno. L’area è stata messa in sicurezza dai vigili del fuoco. Sull’accaduto indagano i carabinieri. Dall’inizio dell’anno si tratta del dodicesimo assalto a uno sportello bancario o postale in Capitanata.

Sarebbero stati esplosi almeno quattro colpi di pistola e uno ha raggiunto la vittima alla spalla. Un imprenditore di Ostuni è stato vittima di un agguato avvenuto mentre rientrava a casa, nella zona artigianale della “Città Bianca”. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, il malvivente (o i malviventi) avrebbe esploso almeno quattro colpi di arma da fuoco contro l’uomo. Uno dei proiettili ha raggiunto l’imprenditore alla spalla. Immediata la chiamata ai soccorsi: il personale del 118 è intervenuto tempestivamente, prestando le prime cure sul posto per poi trasferire il ferito d’urgenza all’ospedale “Perrino” di Brindisi, dove è stato affidato al personale medico. “Quanto accaduto nelle ultime settimane – un imprenditore ferito da colpi di arma da fuoco, attività colpite, mezzi distrutti da un incendio nella zona industriale – è qualcosa che colpisce tutti noi. Non sono episodi isolati da osservare a distanza, ma segnali che devono interrogarci e chiamarci a una reazione chiara. Ostuni è una città di persone per bene, costruita sul lavoro, sul rispetto e sulla legalità”. Lo scrive in un post sui social il sindaco di Ostuni, Angelo Pomes. “Non possiamo accettare che episodi gravi di violenza provino a incrinare il senso di sicurezza e fiducia che appartiene alla nostra comunità. Ora però abbiamo bisogno anche di far sentire forte la voce della società civile, la risposta della nostra comunità che non accetta tali situazioni e si ribella. Ostuni – conclude Pomes – non si lascia intimidire e non arretra davanti a chi prova a colpirla“.

Lutto cittadino a Bisceglie per le esequie della 54enne uccisa dal marito che poi si è tolto la vita . L’hanno chiesto i figli, Mauro ed Elia, rispetto e silenzio ai funerali della mamma, ma anche che una tragedia umana come questa non resti una ferita privata e diventi per tutti un momento di riflessione collettiva sul valore della vita, sul rispetto della persona e sulla necessità di non voltarsi mai dall’altra parte di fronte ai primi segnali di sofferenza e fragilità. Qui il funerale di Patrizia Lamanuzzi, vittima di femminicidio Dall’altare della chiesa di Santa Maria madre di Misericordia don Michele Barbaro ha definito la morte di Patrizia Lamanuzzi, la 54enne uccisa dal marito Luigi Gentile di 61, dal quale si stava separando, e che poi si è tolto la vita lo scorso 15 aprile Bisceglie, un momento paradossale, senza spiegazione, e ha invocato il Signore perché rimanga con una comunità frastornata da eventi di cui non si riesce a comprendere la portata, incredula come erano inizialmente i discepoli di Gesù nel Vangelo di Luca, ai quali sembrava non aver più le forze per riprendere il cammino verso Emmaus. Ai familiari, gli amici, i conoscenti di Patrizia ha spiegato del forte bisogno di tornare a Dio, che illumina la vita e sconfigge le tenebre, attraverso un processo di profonda conversione che ci aiuti a ritrovare noi stessi, con i nostri limiti e le nostre paure. Alla fine dell’omelia il ricordo di quanto diceva un educatore quando lui era piccolo, le donne non si toccano neanche con un fiore.

Ai nostri microfoni il disperato appello della moglie e della mamma. Almeno un corpo su cui piangere, chiede. La speranza che suo marito sia ancora vivo Vanessa l’ha ormai persa. Convinta, dopo giorni di ricerche, che l’auto sulla quale viaggiava sia rimasta sotto la campata del viadotto sul fiume Trigno della statale 16 crollato all’improvviso lo scorso 2 aprile a causa del maltempo che imperversava sul Molise. Domenico Racanati, 53 anni, era diretto ad Ortona, doveva ritirare la barca che aveva acquistato, le comunicazioni con la famiglia si interrompono proprio sul ponte. Interviste a Vanessa Racanati, moglie di Mino; Angela Mastrapasqua, mamma di Mino

Si parte con 21 indagati, tre società e 18 persone fisiche, tra le quali l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, Nicola Riva e Fabio Riva, ex proprietari dell’Ilva, e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Ha preso il via questa mattina a Potenza il nuovo processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. Si parte con 21 indagati, tre società e 18 persone fisiche, tra le quali l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, Nicola Riva e Fabio Riva, ex proprietari dell’Ilva, e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Dovrebbero essere circa 350 le richieste di costituzione di parte civile. Il processo ‘Ambiente svenduto’ era ricominciato dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025, in seguito all’annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, pronunciato dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto della sentenza di primo grado con le 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31 maggio 2021. All’esterno del Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, lo Slai Cobas di Taranto ha organizzato un presidio a cui hanno preso parte alcuni rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane.

Secondo l’impostazione accusatoria, Andidero, in qualità di amministratore unico della Modoni Building, avrebbe ottenuto dalla Regione Puglia un finanziamento di oltre un milione di euro a fronte di lavori mai realizzati. Il pm della procura di Bari Lanfranco Marazia ha chiesto il rinvio a giudizio per il costruttore barese Vittorio Andidero, accusato di truffa ai danni dello Stato e bancarotta. L’inchiesta della magistratura ruota attorno alla trasformazione di un ex centro colonico a Ugento in un resort a 4 stelle, oggetto di sequestro da parte della Guardia di Finanza. Secondo l’impostazione accusatoria, Andidero, in qualità di amministratore unico della Modoni Building, avrebbe ottenuto dalla Regione Puglia un finanziamento di oltre un milione di euro a fronte di lavori mai realizzati. Tesi che è stata fermamente respinta dagli avvocati Gaetano e Vito Sassanelli e Gianluca Loconsole, i quali hanno infatti chiesto il non luogo a procedere. Secondo la difesa, anche sulla scorta di documenti prodotti nel corso delle indagini, non si potrebbe configurare alcuna truffa, tutto si sarebbe svolto nel rispetto della legge. All’attenzione del gup Giuseppe De Salvatore anche la vicenda della bancarotta del gruppo Andidero, che interessa – oltre Vittorio – altri cinque imputati. L’udienza è stata rinviata al prossimo 23 giugno per la discussione delle altre difese.

I numerosi episodi risalgono tra il 2011 ed il 2015. Pene comprese tra un anno e 10 mesi e 2 anni e 4 mesi per i 12 imputati, tutti residenti a Taranto, coinvolti nell’inchiesta su presunte truffe alle compagnie assicurative. Il tribunale inoltre ha disposto il pagamento delle spese processuali ed il risarcimento dei danni per le compagnie assicurative che si erano costituite parte civile nel procedimento. In pratica i sinistri venivano costruiti o gonfiati per ottenere i risarcimenti economici. I numerosi episodi risalgono tra il 2011 ed il 2015. Nel processo sono stati coinvolti persone provenienti non solo dalla provincia di Taranto, ma anche da altre città italiane e dall’estero.

Sono in corso le operazioni di messa in sicurezza e i rilievi per ricostruire la dinamica. Incidente mortale questa mattina intorno alle 10 sulla strada provinciale 51 ad Altamura. Per cause in corso di accertamento, un’auto è finita fuori strada e si è ribaltata rovinosamente. Il conducente è morto sul colpo: si tratta di un 62enne. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per estrarlo dall’abitacolo. Sono in corso le operazioni di messa in sicurezza e i rilievi per ricostruire la dinamica. Indaga la polizia locale.

È stato trasportato all’ospedale SS Annunziata. L’Usb di Taranto denuncia altri episodi odierni. Era impegnato nel taglio della lamiera nei pressi di Afo 4, quando la stessa è scivolata procurandosi un taglio alla gamba. È accaduto questa mattina ad un operaio canadese della Anmar, ditta dell’appalto ex Ilva di Taranto. Trasportato prima in infermeria, poi in ospedale. Fortunatamente l’operaio non è in pericolo di vita. L’ infortunio è stato denunciato da Usb di Taranto che ha riferito di altri episodi che si sono verificati oggi. Alla Centrale Elettrica si è aperta una voragine su una via, a causa di guasto alle tubature sotterranee. Stessa dinamica presso Officina Centrale, dove si è verificato un cedimento del manto stradale. In nessuno dei due casi, passavano da lì lavoratori o mezzi. “La fabbrica sta cadendo a pezzi ed è ormai un terreno minato” dichiara Vincenzo Mercurio di Usb. “Non si può più attendere per dare risposte ai lavoratori e al territorio”.

Segnalate 5 persone. È di oltre 8 milioni di euro l’evasione compiuta da cinque circoli ricreativi tarantini in relazione all’illecito utilizzo di “slot machine” eroganti vincite in denaro. Questo è il bilancio di un’attività ispettiva svolta dalle Fiamme Gialle del comando provinciale di Taranto. Gli interventi rappresentano lo sviluppo, sul piano fiscale, del sequestro di 33 apparecchi da divertimento e intrattenimento non collegati alla retetelematica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Per questo sono state segnalate 5 persone.

Episodi collegati, ma non solo come vendette: secondo gli inquirenti, il quadro è più complesso. Che l’omicidio di Filippo Scavo, alle 4 del mattino di domenica, nella discoteca di Bisceglie, e il ferimento di Kevin Ciocca, a poche ore di distanza, davanti all’ingresso del porto di Bari, siano collegati è un’ipotesi concreta; ma parlare di botta e risposta, è una semplificazione, spiegano fonti investigative. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia, sono stati impegnati, per tutta la giornata, in Procura, a Bari, in una serie di riunioni, con gli investigatori, per coordinare una decina di fascicoli di inchieste e incastrare, risultanze, intercettazioni, dichiarazioni, che diano sostanza alle ipotesi. È una corsa contro il tempo: l’imminenza dei festeggiamenti per San Nicola desta preoccupazione, in un momento in cui gli attriti, tra i clan Strisciuglio e Capriati si susseguono con sempre maggiore frequenza. E anche per questo il Prefetto ha convocato un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il quadro, in cui si collocano gli ultimi due episodi, è quello di una serie di fatti, più o meno gravi, avvenuti negli ultimi due-tre anni, tutti collegati, nei quali, ricorrono i nomi, come quello di Scavo, già presente nell’informativa dell’inchiesta sulla morte di Antonella Lopez, nella discoteca Bahia di Molfetta, a settembre del 2024. Collegati, ma non solo come vendette: secondo gli inquirenti, il quadro più complesso, che per questo richiede un lavoro di squadra, è quello di una nuova faida per il controllo del territorio, e del suo business principale, la droga. Bisceglie, storica roccaforte dei Capriati, sta subendo l’intrusione degli Strisciuglio. A questo si aggiunge che, per le nuove leve della criminalità – come raccontano i post sui social, con le foto delle torte con cui si festeggiano agguati e omicidi, e si minacciano ritorsioni – il controllo del territorio, passa soprattutto per la sua rappresentazione esteriore, mediatica: una lite, o una sfida, non possono essere ricomposte in privato, come succedeva prima, ma esigono una risposta pubblica. E così gli attriti tra i due clan, sfociano, spesso occasionalmente, senza premeditazione, in fatti sangue. Anche l’altra notte, a Bisceglie potrebbe essere successo questo, ma è ancora presto per chiudere il cerchio.

Ai vertici dell’attività la famiglia Leone. La condanna di 16 anni, 8 mesi e 10 giorni di carcere per Vincenzo Leone è quella più alta, tra le 24 emesse con sentenza del tribunale di Lecce a chiusura del processo sul grosso giro di droga nelle piazze del quartiere Salinella, a Taranto. Vincenzo Leone è stato condannato assieme al fratello, Cosimo che dovrà scontare 10 anni e 10 mesi, e al padre Giovanni, condannato a 7 anni, 8 mesi e 20 giorni. La famiglia era ai vertici dell’attività. Inferiori le altre condanne, fino alla minore, con un anno di reclusione. Disposta in alcuni casi anche l’interdizione dai pubblici uffici. L’indagine fu avviata nel 2021 e culminò nel blitz dei carabinieri del dicembre 2024. Fu smantellata un’organizzazione ben strutturata. La droga arrivava da Bari e da Brindisi e finiva nelle piazze della periferia tarantina.

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