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Lotta alla Xylella: ecco le nuove armi tecnologiche da utilizzare per salvare gli ulivi

TACCUINO ECONOMICO

Dal naso elettronico con intelligenza artificiale alle piante resistenti: i progetti del Crea rivoluzionano la difesa dell’olivicoltura italiana

La battaglia sul campo contro il disseccamento degli ulivi entra in una nuova fase grazie a una serie di strategie innovative che spaziano dall’identificazione precoce del batterio fino alla selezione di piante capaci di resistere all’infezione. Questo scenario d’avanguardia è emerso durante un recente forum scientifico ospitato dal Ciheam di Bari, dove esperti, istituzioni e agricoltori si sono confrontati sui progetti scientifici promossi dal Masaf per salvaguardare il patrimonio olivicolo. Il motore di questa rivoluzione è la scienza pubblica guidata dal Crea, che sta pilotando quattro programmi di studio multidisciplinari capaci di unire genetica, biotecnologie e agronomia con l’obiettivo di trasformare le scoperte di laboratorio in soluzioni pratiche per gli agricoltori.

Il primo pilastro di questo piano d’action si concentra sulla prevenzione tempestiva attraverso il progetto Diacox, una ricerca che ha dimostrato come intercettare subito il microrganismo killer possa fare la differenza tra il contenimento e il disastro. Per farlo, i ricercatori hanno sviluppato strumenti hi-tech sbalorditivi, tra cui spicca un naso elettronico con intelligenza artificiale, affiancato da kit di analisi portatili per i campi e sistemi di monitoraggio satellitare per l’agricoltura in grado di leggere lo stress idrico delle piante prima che i sintomi siano visibili a occhio nudo.

Parallelamente, lo studio Covexy affronta il problema colpendo il vettore principale del contagio, ovvero la sputacchina, abbandonando i vecchi pesticidi chimici a favore di una difesa biologica e sostenibile contro la Xylella. Gli scienziati hanno scoperto l’efficacia di due microrganismi parassiti naturali dell’insetto e hanno formulato repellenti naturali a base di oli essenziali capaci di confondere il comportamento del vettore, allontanandolo dagli alberi.

Il rilancio della filiera passa inevitabilmente anche dal DNA delle piante: con l’iniziativa Genforagris sono stati infatti individuati circa trenta ecotipi di ulivo che riducono spontaneamente la proliferazione batterica e ben nove varianti completamente immuni. Queste varietà di ulivo resistenti alla Xylella non solo bloccano il contagio, ma mostrano anche un’ottima produttività e un’incredibile capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.

A completare il quadro interviene il progetto Novixgen, focalizzato sulla biodiversità come scudo naturale per l’olivicoltura. Nel cuore del Salento sono stati catalogati duecento genotipi d’ulivo resistenti che guideranno la riforestazione del territorio, mappando i geni responsabili di questa immunità biologica. Questa specifica ricerca ha inoltre allargato il raggio d’azione alla viticoltura, studiando i meccanismi di difesa della vite per prevenire la malattia di Pierce, un’altra letale variante della patologia, blindando così anche il settore del vino.

A confermare la rilevanza di questa svolta è Andrea Rocchi, alla guida del Crea, il quale ha ribadito come l’unica strada percorribile per tutelare l’agricoltura sia l’alleanza tra innovazione tecnologica, istituzioni e territorio, offrendo risposte concrete per la salvaguardia del paesaggio agrario italiano.

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