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Case vicino al porto: Puglia a due facce. Bari vola col Borgo Antico (+15%), Taranto frena (-29%)

IL DOSSIER

L’analisi di Immobiliare.it Insights svela il doppio volto del mattone pugliese: la rigenerazione turistica spinge i prezzi a Bari Vecchia, mentre la vocazione industriale frena le quotazioni a Taranto

Comprare casa vicino al porto è sempre sinonimo di investimento d’oro? Non proprio. Se nell’immaginario comune vivere a pochi passi dal mare è spesso associato a prezzi più alti della media, la realtà del mercato è molto più articolata. Il ruolo del porto nel tessuto urbano influenza infatti le quotazioni in modi radicalmente diversi. In questo scenario, la Puglia si trasforma nel perfetto laboratorio nazionale di questa polarizzazione, mostrando le due facce opposte della medesima medaglia.

È quanto emerge dall’ultima ricerca di Immobiliare.it Insights, proptech company guidata da Luke Brucato e specializzata in analisi di mercato, che ha esaminato le variazioni dei prezzi delle case in vendita nelle aree adiacenti ai principali porti italiani rispetto alla media della rispettiva città.

Bari: il “premio” del Borgo Antico spinge i prezzi a +15%

Nel capoluogo pugliese, la vicinanza all’area portuale agisce come un formidabile moltiplicatore di valore.

Chi decide di acquistare un immobile a ridosso del porto di Bari — zona che l’analisi identifica nello specifico con il quartiere di San Nicola-Borgo Antico — deve mettere a budget una media di 2.603 euro/mq. Si tratta di un incremento del 15% rispetto alla media complessiva del Comune, ferma a 2.255 euro/mq.

Questo divario positivo a doppia cifra riflette il profondo processo di rigenerazione urbana e turistica che ha investito Bari Vecchia negli ultimi decenni. Da quartiere storicamente isolato, l’area monumentale a ridosso delle banchine è diventata la meta preferita per investimenti legati alla ricettività (B&B, case vacanza) e alle attività commerciali, trascinando al rialzo l’intero comparto residenziale limitrofo.

Taranto: il peso dell’industria frena il mattone (-29%)

Spostandosi poco più a sud, lungo la costa ionica, la situazione si ribalta in maniera drastica. A Taranto si registra infatti il divario negativo più marcato d’Italia tra tutte le città portuali analizzate dallo studio.

Vivere nelle aree prossime allo scalo tarantino — individuate nei quartieri di Isola-Città Vecchia e Tamburi-Lido Azzurro — comporta un costo medio di appena 674 euro/mq, a fronte di una spesa media in città pari a 949 euro/mq. Si parla di un taglio netto del 29% sulle quotazioni.

Su questo dato incide in modo determinante la vocazione storicamente industriale, logistica e mercantile dello scalo ionico, che si riflette in particolare sulle criticità ambientali e sociali del quartiere Tamburi. Anche l’Isola della Città Vecchia, pur custode di un immenso patrimonio storico e lambita da acque spettacolari, sconta un recupero strutturale che procede a rilento rispetto al modello barese, mantenendo i prezzi d’acquisto estremamente bassi.

Il confronto: la Puglia nel contesto italiano

Per comprendere l’eccezionalità dei dati pugliesi, è utile osservare come Bari e Taranto si posizionano alle due estremità della classifica nazionale elaborata da Immobiliare.it Insights:

Città PortualeQuartieri del Porto analizzatiPrezzo Area Porto (€/mq)Media Comune (€/mq)Scostamento (%)
SalernoCentro, Centro Storico-Teatro Verdi3.5002.863+23%
MessinaCentro Storico, La Farina-Stazione1.2881.056+22%
BariSan Nicola-Borgo Antico2.6032.255+15%
NapoliBorgo Orefici, Mercato, Porto-Municipio3.2383.017+7%
PalermoAcquasanta, Porto1.5751.548+2%
Reggio CalabriaSanta Caterina, San Brunello828848-2%
GenovaCaricamento, Cornigliano, Dinegro, Molo, Sampierdarena…1.3171.782-26%
TarantoIsola-Città Vecchia, Tamburi-Lido Azzurro674949-29%

Mentre Bari si inserisce stabilmente nel gruppo di testa delle città in cui il porto genera ricchezza immobiliare (subito dietro a Salerno, Messina, Trieste e Ravenna), Taranto si colloca sul fondo della classifica nazionale, evidenziando una svalutazione persino più accentuata rispetto a quella di un grande scalo industriale storico come Genova (-26%).

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