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Codice Interno, pagò per riavere l’auto che le era stata rubata: la testimonianza di una funzionaria

GIUSTIZIA

È stata una lunga deposizione quella fatta nelle scorse settimane davanti al Tribunale di Bari

“Mi sono rivolta a lui per ritrovare la macchina rubata perché pensavo potesse conoscere gente capace di fare una cosa del genere”. É stata una lunga deposizione quella fatta nelle scorse settimane davanti al Tribunale di Bari da una funzionaria della Prefettura, sentita come persona offesa nell’ambito del processo Codice Interno.

Le indagini della Dda hanno documentato come la donna, che per questa vicenda ha subito un procedimento disciplinare, nel 2018 abbia pagato 700 euro per riavere l’auto che le era stata rubata, rivolgendosi a Gaetano Scolletta, imputato perché ritenuto vicino al clan Parisi.

Quando il pm Fabio Buquicchio le chiede con insistenza perché si sia rivolta a Scolletta, lei spiega che il giovane era un vecchio compagno di scuola di un suo parente e alla fine precisa: “Japigia è un rione in cui ci sono certe fazioni, ragazzi che si arrangiano”. Incalzata sull’argomento, prosegue ancora dicendo che Scolletta – che secondo il suo racconto si sarebbe comportato come una sorta di intermediario – le disse che le persone a cui lui si era rivolto volevano soldi, 800 euro.

“Adesso non ce li ho 800 euro da darti così “, si legge nell’ intercettazione. “Io non volevo dare i soldi ma mi ha detto che dovevo prenderla per forza perché questo veicolo era stato liberato per me, mi sono sentita minacciata”. “Mi sono recata con lui in zona Mungivacca – ha aggiunto – ho consegnato i soldi (fra i 500 ed i 700 euro) ad uno sconosciuto, la macchina era nelle vicinanze ma ormai inutilizzabile. A quel punto ho chiamato la polizia, perché avevo fatto la denuncia, dicendo di essere stata io stessa a ritrovare la macchina, anche se non era vero”.

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