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È stata una lunga deposizione quella fatta nelle scorse settimane davanti al Tribunale di Bari . “Mi sono rivolta a lui per ritrovare la macchina rubata perché pensavo potesse conoscere gente capace di fare una cosa del genere”. É stata una lunga deposizione quella fatta nelle scorse settimane davanti al Tribunale di Bari da una funzionaria della Prefettura, sentita come persona offesa nell’ambito del processo Codice Interno. Le indagini della Dda hanno documentato come la donna, che per questa vicenda ha subito un procedimento disciplinare, nel 2018 abbia pagato 700 euro per riavere l’auto che le era stata rubata, rivolgendosi a Gaetano Scolletta, imputato perché ritenuto vicino al clan Parisi. Quando il pm Fabio Buquicchio le chiede con insistenza perché si sia rivolta a Scolletta, lei spiega che il giovane era un vecchio compagno di scuola di un suo parente e alla fine precisa: “Japigia è un rione in cui ci sono certe fazioni, ragazzi che si arrangiano”. Incalzata sull’argomento, prosegue ancora dicendo che Scolletta – che secondo il suo racconto si sarebbe comportato come una sorta di intermediario – le disse che le persone a cui lui si era rivolto volevano soldi, 800 euro. “Adesso non ce li ho 800 euro da darti così “, si legge nell’ intercettazione. “Io non volevo dare i soldi ma mi ha detto che dovevo prenderla per forza perché questo veicolo era stato liberato per me, mi sono sentita minacciata”. “Mi sono recata con lui in zona Mungivacca – ha aggiunto – ho consegnato i soldi (fra i 500 ed i 700 euro) ad uno sconosciuto, la macchina era nelle vicinanze ma ormai inutilizzabile. A quel punto ho chiamato la polizia, perché avevo fatto la denuncia, dicendo di essere stata io stessa a ritrovare la macchina, anche se non era vero”.

L’avvocato barese, al quale sono state concesse le attenuanti generiche, è stato riconosciuto responsabile anche dell’ipotesi di estorsione Condanna a 9 anni di carcere per Giacomo Olivieri, uno in meno rispetto quanto aveva chiesto la Dda per l’ex consigliere regionale accusato di voto di scambio politico mafioso per aver stretto accordi con soggetti ritenuti vicini ad ambienti della malavita barese per far eleggere la moglie Maria Carmen Lorusso – poi diventata consigliere comunale a Bari – in occasione delle amministrative del 2019. L’avvocato barese, al quale sono state concesse le attenuanti generiche, è stato riconosciuto responsabile anche dell’ipotesi di estorsione. Al momento della lettura del dispositivo Olivieri non era presente in aula. La difesa ha già annunciato il ricorso in appello. In tutto sono 103 gli imputati condannati dal gup Giuseppe De Salvatore. Fra questi sono stati inflitti 11 anni a Savino Parisi ed Eugenio Palermiti; 14 anni a Tommaso Lovreglio; 5 anni a Gaetano Strisciuglio; 8 anni e 4 mesi a Donato De Tullio; 14 anni a Filippo Mineccia; 5 anni a Bruna Montani; 4 anni e 4 mesi a Michele Nacci; 7 anni ad Antonino Palermiti; 10 anni a Giovanni Palermiti; 7 anni e 4 mesi a Nicola Parisi; 14 anni e 8 mesi a Radames Parisi; 9 anni a Tommy Parisi. Linda Cappello

Secretata la risposta sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia interviste: Sen Maurizio Gasparri FI; Sen Filippo Melchiorre FdI

Respinta la richiesta di tornare a Bari dell’ex consigliere regionale arrestato nel febbraio 2024 nell’inchiesta “Codice interno” Resta agli arresti domiciliari a Parabita, in provincia di Lecce, Giacomo Olivieri , l’ex consigliere regionale pugliese, arrestato il 26 febbraio 2024 nell’ambito dell’inchiesta “Codice interno” sui presunti legami tra mafia, politica e imprenditoria a Bari. In manette finirono 130 persone, tra le quali soggetti ritenuti appartenenti o contigui al clan Parisi-Palermiti attivo nel quartiere Japigia. Il gup Giuseppe De Salvatore, davanti al quale si sta svolgendo il processo in abbreviato ad Olivieri e ad altri 107 imputati, ha respinto la richiesta dei suoi avvocati, Gaetano e Luca Castellaneta, di consentire all’ex consigliere regionale di scontare i domiciliari a Bari, dalla moglie e dai due figli minorenni.  La richiesta si basava sulla necessità, per Olivieri, di rimanere vicino ai suoi figli, che ora può vedere solo una volta a settimana.  Per Olivieri la Dda di Bari ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione.  Anche sua moglie, Maria Carmen Lorusso, è coinvolta nella stessa inchiesta ed è a processo con rito ordinario. Secondo l’accusa, nel 2019 Olivieri avrebbe raccolto i voti di tre clan mafiosi di Bari per consentire l’elezione al consiglio comunale di Lorusso, poi effettivamente avvenuta. Olivieri, rimasto in carcere per 13 mesi, si trova ai domiciliari dalla fine marzo.

La sua è stata una testimonianza fiume Il ruolo del clan Parisi nell’Amtab, ne ha parlato a lungo l’amministratore unico della municipalizzata Luca D’Amore sentito come testimone del processo Codice Interno. Servizio di Linda Cappello

L’ex consigliere regionale, arrestato il 26 febbraio 2024 nel blitz Codice Interno con l’accusa di voto di scambio, è ora ai domiciliari a casa del fratello a Parabita Servizio di Linda Cappello montaggio di pasquale Realmonte

Gli avvocati dell’ex consigliere regionale accusato di aver chiesto voti alla criminalità al gup:”A Bari non esiste un rapporto politico-mafioso accertato” Servizio di Linda Cappello

Accusato di voto di scambio politico mafioso ed estorsione, andrà ai domiciliari a Parabita, in provincia di Lecce

Ammesse solo le conversazioni con De Tullio e una cliente. Il 26 marzo nuova udienza con l’esame della polizia giudiziaria

La richiesta riguarda l’ex consigliere regionale accusato di voto di scambio politico mafioso, con il vitalizio da 5mila euro

Dopo la decisione del ministero di sottoporre a vigilanza alcune società partecipate del comune “Sul caso Bari stiamo lavorando a un sistema di prevenzione amministrativa”. A margine del comitato sull’ordine e la sicurezza provinciale il prefetto di Bari, Francesco Russo, ha spiegato che dopo la decisione del ministero di sottoporre a vigilanza alcune società partecipate del comune di Bari si è a lavoro per strutturare un sistema di monitoraggio legato al personale delle società e ai procedimenti per le assunzioni. Un lavoro che vede la piena collaborazione con il comune ha spiegato ancora il prefetto. Presto ci saranno altri provvedimenti sui quali ancora non ci sono dettagli. Il riferimento è all’inchiesta codice interno che lo scorso marzo ha portato a 30 arresti per scambio politico mafioso e ha determinato le verifiche per un possibile scioglimento del comune. Circostanza che poi non si è verificata.

L’ex consigliere regionale parla in difesa della consorte Carmen Lorusso, pure lei imputata per voto di scambio nel processo Codice Interno Servizio di Linda Cappello Montaggio di Luca Carone

Immediata la replica del governatore alle dichiarazioni rese dall’ex consigliere regionale durante l’interrogatorio Servizio della redazione, montaggio di Leonardo Tribuzio

Dopo aver ammesso di aver stretto accordi per i voti ha poi dichiarato: “Chiedo scusa alla città di Bari”

Agli atti del processo Codice Interno – che lo vede fra i 108 imputati con rito abbreviato – ci sono le trascrizioni delle conversazioni fatte con familiari e anche persone non autorizzate Servizio di Linda Cappello

Coinvolto nell’inchiesta sull’intreccio tra politica e malavita l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri Interrogato in udienza in tribunale a Bari per oltre 4 ore l’imprenditore Toni Petroni, imputato per voto di scambio nel processo codice interno sull’intreccio politico-mafioso finalizzato ad accaparrare preferenze per le amministrative di Bari del 2019 che si sta svolgendo con il rito abbreviato. L’imprenditore ha raccontato di aver partecipato ad una cena del 14 maggio 2019, insieme con Giacomo Olivieri, Gaetano Strisciuglio e Michele Nacci. A tal proposito, ha precisato che Olivieri non gli avrebbe chiesto voti. In relazione all’assegno che l’ex consigliere regionale avrebbe dato a Strisciuglio, Petroni ha dichiarato di non aver visto nulla ma ha riferito che quel denaro, 20mila euro, non era finalizzato alla compravendita di voti ma rappresentava una sorta di garanzia per il posto di lavoro che Olivieri si era impegnato a dare alla madre.

Giacomo Olivieri resterà in carcere. Il tribunale del riesame ha rigettato la richiesta della difesa dell’ex consigliere regionale pugliese arrestato per scambio elettorale politico-mafioso. Olivieri è considerato una delle figure chiave dell’inchiesta denominata “codice interno”.  Secondo l’accusa nel 2019 avrebbe favorito l’elezione al consiglio comunale della moglie, Maria Carmen Lorusso, anche lei coinvolta nell’inchiesta.

A contribuire a raccogliere elementi indiziari a carico dell’arrestato sono state anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia È stato arrestato dalla polizia di Stato un pregiudicato di 37 anni, Giuseppe Signorile, ritenuto in passato affiliato al clan mafioso Parisi-Palermiti e attualmente accusato di associazione mafiosa. Il blitz nasce dall’operazione “Codice Interno”, condotta dalla squadra mobile della questura di Bari. Le indagini avrebbero delineato il suo ruolo all’interno del clan, evidenziandone la presunta partecipazione alle attività di spaccio di droga. Dopo la sanguinosa faida del 2017 per il controllo del traffico di droga, l’uomo avrebbe lasciato il clan “Parisi-Palermiti” per unirsi agli “Strisciuglio”, confermando così il suo radicamento nel mondo del crimine organizzato barese. A contribuire a raccogliere elementi indiziari a carico dell’arrestato, sono state anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Secondo il gup del Tribunale di Bari sarebbe ancora attivo in ambito politico Servizio di Linda Cappello Montaggio di Leo Tribuzio

Emergono nuovi particolari dall’inchiesta sulla compravendita di voti alle elezioni di Bari nota come “Codice Interno” Servizio di Linda cappello montaggio di Giacinto Candela

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