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Conciliare lavoro e maternità? Si può, basta affiggere un cartello: “No orari fissi, sono mamma”

La storia di Marika Mirizzi, 36 anni, designer-stilista di Bari, madre di due bambini, che ad un certo punto ha detto “basta” e ha deciso di prendersi i suoi tempi

“Questo negozio non ha orari fissi perché Marika Mirizzi è mamma”. Il cartello è affisso all’ingresso del negozio atelier di Bari, in via Concilio Vaticano II. Marika Mirizzi ha 36 anni ed è madre di Ismail, il maschietto, 5 anni e Nour, la femminuccia, 3 anni. Lei è designer-stilista di abbigliamento e accessori. Dopo aver girato il mondo, ha deciso di stabilizzarsi nella sua città anche per dedicarsi alla famiglia. 

Quando ha deciso di affiggere quell’avviso?

“Il cartello è nato dal senso di frustrazione che avevo ogni volta in cui non ce la facevo. Continuavo a ripetere ai miei figli ‘sbrigatevi che è tardi’, ad un certo punto ho preso coscienza con me stessa. Non posso essere invincibile e infallibile, lì dove non arrivo devo accettarlo. Mi sono stancata di dovermi giustificare. Sono una mamma e ho bisogno di maggiore flessibilità. E quindi ho avvisato le mie clienti così”

Loro come l’hanno presa?
“Bene, ho ricevuto molta solidarietà. Anche perché sono sempre reperibile, i clienti mi possono contattare e sapere se sono o meno in negozio. Sono un’artigiana, spesso resto fino a tardi per ultimare i capi commissionati” 

E il padre dei bambini?

“Mio marito ora è in Olanda, è fuori per lavoro, quindi sono completamente sola. Mia madre lavora quindi fa quello che può, mia suocera non c’è più. I costi di una ludoteca o di un nido per me ora sono troppo alti e in negozio non assumo nessuno perché, come donna e come mamma, mi sento di dover retribuire la persona che lavora per me con la giusta misura. Al momento non sono in grado di garantirlo per cui preferisco fare a meno piuttosto che sfruttare qualcuno. 

Oltre l’orario flessibile, come si organizza con i bambini?

“Ismail e Nuour spesso sono con me in negozio, ho realizzato per loro una piccola area giochi, sono molto creativi, seguono quello che faccio e si divertono. Ho sempre sognato di condividere con i miei figli le mie passioni. Pensi che quando stavo per partorire, nonostante le contrazioni, ero lì che ultimavo alcune collane perché temevo di non riuscire a consegnarle in tempo utile.”

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