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tentato omicidio

L’operazione dei carabinieri provinciali I Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi hanno svolto un intenso servizio di controllo del territorio, con l’obiettivo di aumentare la prevenzione dei reati e garantire sicurezza alla cittadinanza. Sei persone sono state arrestate per reati di vario tipo. A Mesagne, un uomo, già agli arresti domiciliari, è stato arrestato per evasione dopo essere stato trovato fuori casa in un bar durante un controllo. A San Vito dei Normanni, una coppia è stata fermata per furto aggravato in concorso, dopo essere stata colta con beni alimentari rubati in un supermercato. A Carovigno, due uomini sono stati arrestati per scontare pene residue: uno, di 62 anni, per traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione, e l’altro, di 72 anni, per tentato omicidio. A Latiano, un altro arresto per evasione è stato eseguito su un uomo sorpreso fuori casa nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari. Infine, a Ceglie Messapica, un 78enne è stato arrestato per scontare una pena di oltre sei anni di reclusione per furto e ricettazione.

L’uomo, un 32enne di origine albanese, è fuggito senza prestare soccorso alla donna che è rimasta ferita È stato arrestato per tentato omicidio e atti persecutori un 32enne di origine albanese. Con la sua auto ha speronato sulla statale 100 Taranto-Bari la vettura condotta dalla sua ex compagna, mandandola fuori strada, e poi fuggendo senza prestare soccorso alla donna che è rimasta ferita. L’uomo non avrebbe accettato la fine della relazione e aveva iniziato a perseguitarla. La sera primo dello speronamento, avrebbe usato violenza fisica e verbale. Dopo l’incidente, la donna è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata all’ospedale San Pio di Castellaneta. Non è in pericolo di vita.

I militari lo hanno rintracciato dopo aver pedinato un parente, partito da Reggio Emilia Dopo tre anni di latitanza è stato arrestato a Bari un 50enne condannato per il tentato omicidio della moglie avvenuto a Bibbiano nel 2020. L’uomo si nascondeva in un palazzo del centro del capoluogo. I carabinieri lo hanno rintracciato dopo aver pedinato un parente partito da Reggio Emilia. L’uomo aveva tentato di soffocare la moglie nel sonno, ma era stato bloccato dal figlio. Il 50enne, dopo la sentenza definitiva, si era allontanato prima che venisse eseguito l’arresto.

Accadde a Taranto il 22 marzo scorso. Per il giudice la pena di 4 anni e mezzo è troppo bassa, la donna è accusata i tentato omicidio Il Gip del Tribunale di Taranto ha respinto la proposta di patteggiamento ad una pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione avanzata dall’avvocato della donna di 45 anni che il 22 marzo scorso, in via Mazzini, angolo via Monfalcone, in pieno centro a Taranto, ha investito volontariamente con la sua Ford Focus, per motivi passionali, il suo ex compagno e poi è fuggita. Secondo il giudice, considerata la gravità dei fatti, la pena concordata è eccessivamente bassa. La donna, accusata di tentato omicidio e con precedenti penali alle spalle, ha negato ogni responsabilità e non ha mostrato pentimento durante il procedimento. La vittima, un uomo di 54 anni, difeso dall’avvocato Gianluca Gaspardone, non era presente in aula.

In manette un uomo di 40 anni, ha speronato una Volante Inseguito dalla polizia da Lecce a Casamassima, nel barese, finisce in manette un 40enne. L’uomo, con qualche preedente di polizia, ha tentato di sottrarsi all’arresto fuggendo in auto. L’arrestato avrebbe speronato una volante della polizia, finendo fuori strada. Risponde di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e tentato omicidio.

E’ accaduto a Trani, vicino al cimitero. L’uomo, 40 anni, è accusato di tentato omicidio aggravato Servizio di Linda Cappello

La sera del 18 settembre 2018 nel quartiere Madonnella sparando alcuni colpi di pistola tra la gente. Contestata anche l’aggravante mafiosa Servizio di Francesco Ventrella

In manette è finito un 53enne di Andria Era davanti alla casa della ex moglie e della figlia maggiorenne, ad Andria, armato di coltello e intenzionato ad ucciderle entrambe. In quei lunghi momenti di rabbia l’uomo, un 53enne andriese, ha inviato diversi messaggi whatsapp al responsabile di un centro di recupero per alcolisti, manifestando la sua volontà omicida. Il responsabile ha allertato immediatamente i carabinieri, che hanno rintracciatol’uomo. Il 53enne è stato trovato in possesso di un coltello lungo circa 38 centimetri e avrebbe confermato espressamente ai carabinieri che lo avrebbe utilizzato per uccidere moglie e figlia. Le due donne sono state messe in sicurezza dai militari: la ex coniuge ha formalizzato la denuncia-querela nei confronti dell’ex marito, confessando che già da tempo subiva maltrattamenti, con frequenti minacce di morte. L’uomo, arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, è stato portato nel carcere di Trani. 

La vittima è stata denunciata per aver provato a coprire il suo aggressore Con l’accusa di tentato omicidio un 53enne pregiudicato brindisino è stato arrestato dalla polizia in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Brindisi. Secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile l’uomo, al termine di una lite per futili motivi, avrebbe accoltellato un 57enne nei pressi di un bar al quartiere Paradiso di Brindisi, ferendolo gravemente con due fendenti al torace. Ascoltato dai poliziotti dopo essere stato portato in ospedale, il ferito ha fornito una ricostruzione vaga e ritenuta non attendibile nella quale sosteneva di avere avuto un diverbio con due stranieri che lo avrebbero accoltellato e di aver raggiunto l’ospedale Perrino con un’automobilista di passaggio che lo aveva soccorso. Dalle indagini è emersa però un’altra dinamica e che invece a ferire l’uomo sarebbe stato il pregiudicato 53enne. La vittima, invece, in ragione dell’ atteggiamento omertoso, è stata denunciata.

24 le persone finite in manette, interdetto un carabiniere Servizio Donatella Azzone

La coppia si stava separando. Carlone si mise in viaggio per raggiungere la donna, al Nord e tentare di ucciderla. Prima i calci e i pugni, poi i colpi sferrati con il coltello al torace e alla testa. Infine il tentativo di soffocamento con un cappellino di lana Il 3 marzo del 2022 si mise in viaggio, da Bari a Limbiate, per accoltellare la moglie. Il 55enne, Costanzo Carlone è stato ora condannato, in rito abbrevviato, a 12 anni anni per tentato omicidio pluriaggravato. L’uomo era stato arrestato in flagranza dai carabinieri della compagnia di Desio la notte del 3 marzo del 2022. Stando alla ricostruzione della dinamica dell’accaduto, Carlone avrebbe atteso di nascosto, nel parcheggio pubblico, che la donna, Maria Tisti, uscisse di casa per recarsi al lavoro, aggredendola di spalle. Prima la scaraventò a terra colpendola con calci e pugni. Poi tirò fuori dal giubbotto un coltello dicendole: “Adesso ti devo vedere morire”. E con una lama di quasi dieci metri la colpì più volte al torace e alla testa. E ancora, dopo averla trascinata cercò di soffocarla con un cappellino di lana su naso e bocca.  La donna, che si stava separando dal suo aguzzino, allora si salvò  urlando e attirando l’attenzione  dei residenti della zona che allertarono i carabinieri. Fondamentale anche l’intervento immediato del personale del 118 e dei medici del San Gerardo di Monza.

Agguato la sera del due ottobre scorso a Calimera I carabinieri di Lecce hanno notificato un’ordinanza di misura cautelare in carcere ad AntonioSebastian Dell’Anna, 30 anni, originario di San Cesario di Lecce. Il giovane, già in carcere per altri motivi, è accusato di tentato omicidio, con l’aggravante della premeditazione e porto abusivo di arma clandestina. Le accuse si riferiscono al ferimento, con quatto colpi di pistola, del 57enne Giovanni Doria, compiuto il 2 ottobre scorso a Calimera. L’agguato avvenne in pieno centro nei pressi di un bar, alla presenza di testimoni. A sparare un sicario a bordo di un’auto. Secondo le indagini delle forze dell’ordine, l’autoredel tentato omicidio era Dell’Anna.

Per tentato omicidio al Giuseppe Albanese già detenuto Il gip del tribunale di Bari, su richieste della Dda, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 42enne Giuseppe Albanese, attualmente detenuto in regime di 41 bis, ritenuto il responsabile del tentato omicidio di matrice mafiosa del presunto capo clan foggiano, Roberto Sinesi, compiuto il 6settembre del 2016 a Foggia. L’ordinanza è stata notificata dai carabinieri. Nel momento dell’agguato Sinesi era con sua figlia e il suo nipotino di 4 anni: entrambi rimasero feriti. Albanese è accusato di tentato omicidio plurimo e pluriaggravato dal metodo mafioso al fine di agevolare la compagine criminale del clan Moretti-Prellegrino-Lanza, porto illegale di armi da fuoco, anche da guerra, e ricettazione. Nell’agguato Roberto Sinesi e il bambino furono feriti da numerosi colpi d’arma da fuoco sparati con un fucile d’assalto Kalashnikov e una pistola semiautomatica calibro 9. Le indagini hanno accertato che Sinesi rispose al fuoco sparando diversi colpi con un’arma, che in quel momento portava illegalmente. E per questo motivo il presunto capo clan è stato condannato a 5 anni di reclusione. Gli investigatori ritengono che il tentato omicidio di Sinesi è riconducibile “alle composite e pluriennali dinamiche delittuose delle ‘batterie’ dell’associazione a delinquere di tipo mafioso nota come ‘Società foggiana’, riguardanti il controllo “egemonico del territorio e delle relative attività illecite, principalmente nell’ambito dellospaccio di sostanze stupefacenti e delle attività estorsive”.

Individuato il giovane che avrebbe ferito un 31enne, la notte scorsa, a Torre Santa Susanna, nel brindisino I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Brindisi e della Compagnia di Francavilla Fontana hanno in poche ore individuato ed arrestato per tentato omicidio il responsabile del ferimento del 31enne che la notte scorsa era stato attinto alla nuca da un colpo di arma da fuoco. Si tratta di un 24enne del posto che, per cause in corso di accertamento, in via Dei Mille, ha esploso il colpo di pistola che ha ferito la vittima che, gravemente ferita, era stata soccorsa da alcuni amici e trasportato in Ospedale a Brindisi. Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Procura della Repubblica di Brindisi, hanno consentito di trovare l’indagato ancora in possesso della pistola utilizzata. L’arrestato è stato, infine, condotto in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Sul luogo del delitto è intervenuta anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.

Nel 2012, a Maglie, avrebbe aggredito un imprenditore balneare. Si tratta del 39enne Orazio Preite che si era reso irreperibile dopo la condanna definitiva È accusato di tentato omicidio per aver aggredito, nel 2012 a Maglie, un imprenditore balneare colpendolo alla testa con un cric. A gennaio scorso, dopo la condanna definitiva, si era reso irreperibile. I carabinieri lo hanno individuato e arrestato. Si tratta di Orazio Preite, 39 anni. Deve espiare una pena residua di 16 anni e sette mesi di reclusione per tentato omicidio, lesioni personali e minacce in concorso, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione e furto in abitazione.

Nelle indagini spunta anche un tentato omicidio Quattro arresti per spaccio nel comune di Molfetta, per una delle persone coinvolte anche l’implicazione in un tentato omicidio, avvenuto sempre a Molfetta nell’anno 2020. I fatti risalgono a due periodi distinti. Il primo, il 23 febbraio 2020, quando uno degli arrestati avrebbe partecipato in modo attivo ad una sparatoria avvenuta in pieno centro a Molfetta, fatti per i quali, gia’ nel luglio 2020, furono arrestati altridue del luogo. In quella circostanza si fronteggiarono due uomini che, nonostante i colpi d’arma da fuoco esplosi, non riportarono ferite. Per lo spaccio di sostanze stupefacenti, invece, i fatti contestati risalgono al periodo che va dall’aprile al giugno 2021, quando i destinatari dell’odierno provvedimento, tre uomini di età compresa tra i 24 e i 57 anni, ed una 58enne, avrebbero effettuato un’importante attività di spaccio, per un lungo periodo di tempo e con oltre 600 cessioni contestate.

E’ accaduto a San Giovanni Rotondo. Il ragazzo è ricoverato in gravi condizioni, è stato ferito da sei colpi di pistola tra addome e torace  È in prognosi riservata un 23enne ferito ieri sera, a San Giovanni Rotondo, con sei colpi di pistola tra l’addome e il torace. È successo intorno alle 19, alla periferia della città. A fare fuoco è stato un coetaneo, che è stato fermato dai carabinieri. Entrambi sono incensurati.  La sparatoria è avvenuta davanti all’abitazione di quest’ultimo, in contrada Mila. La vittima si è presentata in auto con un amico; dopo una breve discussione, il 23enne ha fatto fuoco più volte con una pistola calibro 7.65 legalmente detenuta, colpendo il coetaneo, che è stato subito trasportato all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Le sue condizioni sono gravi. Ancora da accertare il movente del ferimento.

23enne spara e ferisce coetaneo

E’ accaduto a San Giovanni Rotondo. Il ragazzo è ricoverato in gravi condizioni, è stato ferito da sei colpi di pistola tra addome e torace 

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