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L’assessore Guido si professa innocente e afferma di essere fiducioso nell’operato della magistratura: “Ci sono giorni in cui andare avanti richiede più coraggio del solito. Ma sapete qual è lo scudo più potente che possiamo indossare? Una coscienza pulita”. Sei anni e sei mesi di reclusione: questa la richiesta di condanna avanzata nei confronti di Andrea Guido, assessore al Welfare del Comune di Lecce, accusato di corruzione, aggravata dal metodo mafioso, per un’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli sui presunti affari del clan camorristico dei Moccia sull’asse Campania-Puglia. La vicenda risale al 2017. Guido, coinvolto insieme ad altre 46 persone, è accusato di aver intascato una tangente da 2.500 euro per l’affidamento dell’appalto per lo smaltimento degli olii esausti del Comune di Lecce all’epoca in cui era assessore all’Ambiente nella giunta dell’ex Sindaco Paolo Perrone. A fare da intermediari tra gli uomini di fiducia del clan e l’assessore leccese, furono il 44enne napoletano Mario Salierno e il 55enne Giuseppe D’Elia, di Novoli, per i quali l’accusa ha chiesto la stessa condanna. La sentenza è attesa per i prossimi mesi. L’assessore Guido si professa innocente e afferma di essere fiducioso nell’operato della magistratura. In un post sulla sua pagina Facebook scrive: “Ci sono giorni in cui andare avanti richiede più coraggio del solito. Ma sapete qual è lo scudo più potente che possiamo indossare? Una coscienza pulita. Andare avanti a testa alta, sapendo di aver agito sempre con lealtà, onestà e rispetto, dona una forza interna che nessuna tempesta può scrollare. Non serve dimostrare nulla a nessuno, basta guardarsi allo specchio e sapere di essere a posto con se stessi. Ho piena fiducia nell’operato della magistratura. Confido in una sentenza di assoluzione. Dall’istruttoria dibattimentale del processo non sono emersi elementi significativi a mio carico, tant’è che i pubblici ministeri nella loro lunghissima requisitoria durata cinque udienze mi hanno dedicato appena pochi minuti. Mi auguro di uscire presto da questo incubo perché sono innocente“.

Nicola Sansolini e Nicola Iacobellis patteggiano cinque anni, Connie Sciannimanico condannata a quattro anni e mezzo, tre anni per l’imprenditore Giuseppe Rucci . La giustizia ha emesso condanne e patteggiamenti per i dipendenti dell’ASL di Bari e gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta su un presunto giro di tangenti per dirottare appalti pubblici nel settore sanitario. Le pene più severe sono state comminate a Nicola Sansolini e Nicola Iacobellis, rispettivamente ex direttore dell’Unità di ingegneria clinica e responsabile dell’Unità Edilizia sanitaria. I due hanno patteggiato cinque anni di reclusione, assistiti dagli avvocati Antonio La Scala, Alessandro Faggiani e Antonio Portincasa. A quattro anni e mezzo è stata condannata la funzionaria Connie Sciannimanico, difesa dagli avvocati Gaetano e Vito Sassanelli, che aveva scelto il rito abbreviato. La giudice Isabella Valenzi ha escluso per lei il ruolo di promotrice della presunta associazione a delinquere. Per tutti e tre i dipendenti della ASL, attualmente sottoposti agli arresti domiciliari, è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici e il pagamento di un risarcimento civile a favore dell’azienda sanitaria. Condanna a tre anni di reclusione in abbreviato anche per l’imprenditore Giuseppe Rucci, titolare di un’azienda di Bitonto, assistito dall’avvocato Massimo Chiusolo. Tra gli altri imputati che hanno patteggiato figurano: Paola Andriani (moglie di Iacobellis) a 3 anni; Giovanni Crisanti, a 3 anni e 8 mesi; Nicola Murgolo, 2 anni e 8 mesi; Cataldo Perrone, 2 anni e 6 mesi; Ignazio Gadaleta, 3 anni; e Nicola Minafra, 3 anni e 3 mesi. L’inchiesta, coordinata dalla pm Savina Toscani e condotta dalla Guardia di Finanza, nel novembre 2024 aveva portato all’esecuzione di 10 misure cautelari con accuse di associazione a delinquere finalizzata a corruzione, falso e turbata libertà degli incanti. Secondo l’accusa, i funzionari pubblici coinvolti avrebbero ricevuto tangenti dagli imprenditori, favoriti nella gestione di alcuni appalti sanitari, configurando così un vero e proprio “sistema” di corruzione nel settore sanitario.

La funzionaria scrive: “Ho l’esigenza inderogabile di liberarmi del peso che ho dentro. È superfluo dirvi che sono profondamente e sinceramente pentita di quanto commesso”  servizio di Linda Cappello

Condannato per tangenti, avrebbe rovinato immagine Regione Avrebbe causato un danno d’immagine da 60mila euro alla regione Puglia: la procura regionale della corte dei conti ha chiesto un risarcimento a Mario Lerario, ex dirigente della protezione civile pugliese, condannato a 4 anni e 4 mesi per aver preso due tangenti da 10mila e 20mila euro da due imprenditori, in cambio dell’affidamento di alcuni lavori. La vicenda avrebbe determinato nei confronti della regione non solo un danno patrimoniale, per le somme maggiorate pagate dall’ente, ma anche un considerevole danno d’immagine al prestigio e alla credibilità dell’istituzione regionale. Il danno da 60mila euro è pari al doppio della somma che Lerario ha ricevuto come tangente. 

Gip: “Ha collaborato e parlato di fatti nuovi” Lascia il carcere Nicola Sansolini, il funzionario della Asl di Bari arrestato lo scorso 12 novembrecon l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, al falso e alla turbata libertà degli incanti. Il gip Giuseppe Ronzino, nell’ordinanza con cui ne ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ha rilevato come Sansolini, nel corso dell’interrogatorio in carcere, ha ammesso le contestazioni e “reso dichiarazioni anche su vicende ulteriori rispetto a quelle contestate”, ed ha“fornito un contributo utile a ricostruire le vicende oggetto delle contestazioni” con “atteggiamento collaborativo”. Sansolini, dopo l’arresto, è stato sospeso dalla Asl di Bari e nei suoi confronti è stato preso anche un provvedimento cautelare da parte del Consiglio di disciplina dell’Ordine degliingegneri di Taranto.

Prime ammissioni degli indagati nell’inchiesta sugli appalti truccati all’Asl Bari Linda Cappello montaggio di Maria Cristina Quintale

In manette un ex assessore e sei persone vicine ai clan. Indagati anche alcuni dipendenti comunali Servizio della redazione

Le chiamava così, le tangenti, Antonio De Carlo. L’imprenditore di Lucera che pagava per assicurarsi i lavori pubblici in alcune aree della Puglia

Elio Sannicandro è indagato per una tangente da 60mila euro Servizio Anna De Feo

L’accusa è tentata concussione, in concorso con un commercialista Un avviso di conclusione delle indagini è stato notificato all’ex giudice tranese Michele Nardi e al commercialista Massimiliano Soave, indagati per tentata concussione in concorso. La notizia è riportata su alcune testate giornalistiche. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Bari. L’attività investigativa è iniziata dopo la denuncia presentata da un imprenditore di Barletta sulla presunta richiesta da parte di Nardi e di Soave di una tangente di 400mila euro (poi ridotta a 300mila), in seguito ad una maxi-cartella esattoriale emessa dopo un accertamento della Guardia di finanza all’uomo. Le indagini fanno riferimentoal periodo in cui Nardi era un giudice della Commissione tributaria provinciale di Bari. Nardi è già coinvolto nel processo ‘Giustizia svenduta’, insieme all’allora pm di Trani Antonio Savasta e ad altri imputati, su presunti illeciti per quello che fu definito il ‘Sistema Trani’. In primo grado Nardi, dal Tribunale di Lecce, era stato condannato a 16 anni e 9 mesi per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. La condanna era stata poi annullata dalla Corte d’appello di Lecce, che accogliendo le eccezioni della difesa, aveva trasmesso gli atti alla Procura di Potenza, rilevando l’incompetenza territoriale della magistratura salentina. Nello scorso giugno il gup lucano si è dichiarato ‘incompetente’ ed ha affermato che “la competenza a decidere i fatti” era stata “correttamente individuata nel Tribunale di Lecce”, dove era stata incardinata l’azione penale e dove era stato disposto il rinvio a giudizio, rimettendo gli atti alla Cassazione, chiamata ora ad esprimersi sulla competenza territoriale dei Tribunali, tra Lecce e Potenza.

Sotto accusa 38 persone, anche 4 militari La procura di Foggia ha chiesto il rinvio a giudizio per 38 persone. Sono coinvolte nell’inchiesta su un presunto giro di tangenti per ottenere un posto in Aeronautica o il superamento di concorsi nelle forze dell’ordine. Le accuse, a vario titolo, sono corruzione, falso ideologico, traffico di influenze illecite e sostituzione di persona. Il 30 novembre prossimo si svolgerà l’udienza preliminare dinanzi al gip. Nell’inchiesta sono coinvolti quattro militari – tra ufficiali e sottufficiali – in servizio al 32esimo Stormo di Amendola, e 34 civili, tra genitori e figli, individuati quali presunti “corruttori”. Il giro di tangenti comprendeva denaro contante e beni di lusso, come Rolex e altri orologi di pregio.

La Procura di Foggia ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini Servizio Pietro Loffredo

Ai domiciliari un ex dirigente e tre imprenditori. Corruzione e turbativa d’asta le accuse Un vero e proprio terremoto giudiziario scuote il Comune di Statte. Quattro persone, tre imprenditorie un ex dirigente comunale, sono state arrestate e poste ai domiciliari dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una inchiesta su appalti e affidamenti diretti assegnati dal Comune di Statte. Si tratta di Vincenzo La Gioia, ex responsabile del settore ‘Assetto territorio e sviluppo economico’ del Comune; e degliimprenditori Marco Moscaggiura, Oronzo Moscaggiura e Amedeo Pesare. Corruzione eturbativa d’asta, le accuse contestate a vario titolo agli indagati. L’ordinanza di custodia cautelare, con l’applicazione del braccialetto elettronico, è stata firmata dal gip di Taranto Rita Romano su richiesta del pm Lucia Isceri. Nove gli indagati. Secondo l’accusa, il dirigente comunale avrebbe alterato gared’appalto e concesso affidamenti diretti. Tra le gare finite sotto la lente d’ingrandimento delle fiamme gialle anche l’affidamento di pulizia e manutenzione degli immobili comunali e la gestione di servizi integrati.

Al via, a Lecce, il processo di appello dopo la condanne inflitte in primo grado in abbreviato. L’ex gip e il penalista barese, condannati a 9 anni e 8 mesi, per corruzione in atti giudiziari con l’aggravante di aver favorito una associazione mafiosa  Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio di Donato Colazzo

L’ex capo della Protezione Civile della Puglia è stato arrestato il 23 dicembre del 2021 con l’accusa di aver intascato mazzette da 20mila e 10mila euro da due imprenditori, a cui erano stati affidati appalti per la realizzazione di strutture per l’emergenza Covid Servizio di Guglielmina Logroscino Intervista all’avv. Michele Laforgia, difensore Lerario

 Sui social circolano video in cui soggetti, con il volto coperto, accusano il Direttore sportivo di chiedere denaro per far disputare le gare ai ragazzi del settore giovanile. Ieri Sapio si è difeso in conferenza stampa Servizio di Michele Paldera Montaggio di Tonino Laviola

Sentenza per il pagamento di due mazzette, condannato imprenditore E’ stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione Mario Lerario, l’ex dirigente della Protezione civile della Regione Puglia, arrestato il 23 dicembre 2021 con l’accusa di corruzione dopo aver intascato due tangenti da 20mila e 10mila euro da due imprenditori, che avevano in corso con la Regione appalti anche per la realizzazione di strutture per l’emergenza Covid. Quattro anni di reclusione sono invece stati inflitti all’imprenditore Luca Leccese, accusato di aver versato la mazzetta di 10mila euro. Il giudice ha disposto anche l’estinzione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione e la confisca per equivalente. La sentenza del processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato, è stata emessa dal gup del Tribunale di Bari, Alfredo Ferraro. Per Lerario il procuratore di Bari Roberto Rossi, e l’aggiunto Alessio Coccioli, avevano chiesto la condanna a sei anni di reclusione, contestando il reato di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. Per Leccese la richiesta era stata di quattro anni. La difesa dell’ex dirigente, nel corso del procedimento aveva negato l’esistenza di un accordo corruttivo legato agli affidamenti dei lavori fra Lerario e gli imprenditori Luca Ciro Giovanni Leccese e Donato Mottola. Quest’ultimo viene giudicato con rito ordinario dal Tribunale di Bari: è accusato di aver versato a Lerario la mazzetta da 20mila euro. Lo scambio di denaro – secondo la difesa – sarebbe stato riconducibile, al massimo, a una retribuzione non dovuta correlata agli appalti. Per questo era stata avanzata la richiesta di assoluzione, perché non ci sarebbe stata correlazione fra lo scambio di denaro e l’attività amministrativa svolta dall’imputato nell’esercizio della sua funzione. “E’ una sentenza che mi sembra abbastanza equilibrata – ha commentato l’avvocato Michele Laforgia, difensore di Mario Lerario- anche se ci sarebbe da discutere di alcune questioni di diritto. Il mio assistito è detenuto agli arresti domiciliari da più di un anno, è una persona provata da una situazione non semplice, ma ha preso la condanna con dignità, come ha sempre preso questa sfortunatavicenda da quando si è verificata”.

Da giorni circola un video di denuncia di un uomo incappucciato che sarebbe il papà di un giovane calciatore che accusa il direttore sportivo del club rossonero, ma anche altri dirigenti di chiedere soldi ai genitori per far giocare i loro figli Da giorni circola a Foggia un video di denuncia di un uomo incappucciato che sarebbe il papà di un calciatore delle giovanili e che accusa il direttore sportivo del Foggia Piergiuseppe Sapio, ma anche altri dirigenti di chiedere soldi ai genitori per far giocare i loro figli. Il soggetto sostiene di parlare anche a nome di altri genitori. Così il direttore sportivo rossonero ha indetto una conferenza stampa per respingere le accuse e anzi annunciare una iniziativa giudiziaria tesa a difendere la sua onorabilità cui presto si aggiungerà anche quella della società. Sapio ha affermato di non aver mai preso un euro e di aver usato solo il criterio meritocratico a tutela degli interessi della società. In verità alcuni genitori hanno rilasciato dichiarazioni di smentita delle voci circolate e di solidarietà a Sapio. Quanto al calcio giocato il Ds rossonero ha smentito ogni illazione sulle dimissioni dell’ex tecnico Fabio Gallo ed ha dichiarato di aver scelto lui Mario Somma come nuovo allenatore. Dopo la sconfitta di Cerignola ci sarebbe stato un confronto con tecnico e calciatore per programmare l’immediata riscossa

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