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Via libera a Montecitorio per il piano sul nucleare “sostenibile”. Il ministro Pichetto Fratin accelera: “Vogliamo l’approvazione definitiva entro l’estate”. Esultano maggioranza e Terzo Polo, insorgono le opposizioni. L’Italia compie il primo, storico passo verso il superamento del tabù energetico che durava dal referendum del 1987. La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare «sostenibile», presentato lo scorso ottobre dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. L’aula di Montecitorio si è espressa con 155 voti favorevoli (la maggioranza compatta, a cui si sono uniti Azione e Luigi Marattin del Pld), 86 voti contrari (Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra) e 8 astensioni (Italia Viva). La tabella di marcia del governo è serrata: l’obiettivo è incassare il sì definitivo del Parlamento entro l’estate, per poi varare tutti i decreti attuativi entro la fine dell’anno. «L’obiettivo del governo – ha spiegato il ministro Pichetto Fratin – è quello di definire un quadro giuridico perché si possano poi fare le valutazioni per l’avvio di produzione di energia dal nuovo nucleare». Non si tratta, dunque, di una risposta immediata al caro-bollette o all’emergenza energetica attuale, bensì di un investimento strategico in chiave futura. La rivoluzione degli “Small Reactor”: addio alle grandi centrali Il testo delinea l’impalcatura giuridica per il rientro dell’Italia nel settore atomico, ma con una filosofia radicalmente diversa rispetto al passato. Il “nuovo nucleare” non si baserà più sui mastodontici impianti del Novecento, ma su tecnologie di ultima generazione: piccoli reattori modulari (Small Modular Reactors) diffusi capillarmente sul territorio. Questi mini-impianti dovrebbero diventare disponibili tra la fine di questo decennio e l’inizio del prossimo. Il ddl serve proprio a preparare il terreno legislativo affinché, non appena la tecnologia sarà matura, il Paese sia pronto a partire. Cosa prevede la nuova legge quadro Il disegno di legge tocca tutti gli aspetti nevralgici della materia. Oltre a disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare (finalizzata anche alla produzione di idrogeno pulito), la norma regolerà: Lo smantellamento (decommissioning) degli impianti esistenti. La gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. La ricerca e lo sviluppo dell’energia da fusione. Il riordino complessivo delle competenze istituzionali. Autorizzazioni sprint e una nuova Authority I futuri decreti attuativi stabiliranno i criteri per la localizzazione degli impianti, che avverrà su istanza dei proponenti e nel rispetto dei più rigidi standard di sicurezza internazionali. Per evitare le lungaggini della burocrazia italiana, la sperimentazione, la costruzione e l’esercizio dei reattori saranno soggetti a procedimenti abilitativi integrati di competenza del MASE. Questo titolo unico sostituirà ogni altra autorizzazione, licenza o nulla osta amministrativo (fatti salvi i provvedimenti di valutazione ambientale). Viene inoltre ipotizzata la nascita di un’Autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare. Il ruolo dei Comuni e le compensazioni Su forte pressione dell’Anci (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani), è stato garantito il coinvolgimento diretto dei Comuni nelle consultazioni qualora si individuino aree idonee. Per i territori che ospiteranno gli impianti sono previste adeguate misure di compensazione economica e strutturale, e i Comuni avranno anche la facoltà di autocandidarsi. I fondi sul tavolo: investimenti e comunicazione Il piano finanziario per sostenere la transizione è già delineato. La legge di Bilancio stanzia 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2027-2029 per l’attuazione degli investimenti. Consapevole delle storiche resistenze dell’opinione pubblica, il governo ha previsto anche un massiccio piano di campagne informative e consultazioni dei cittadini, con una spesa autorizzata di 1,5 milioni di euro e ben 6 milioni. Tra le novità introdotte durante il cammino parlamentare spiccano anche norme per incentivare la filiera industriale nazionale ed europea e l’apertura all’utilizzo della propulsione nucleare sulle navi. Scontro politico: l’ira delle opposizioni Il voto alla Camera ha surriscaldato il clima politico. Le opposizioni di centrosinistra hanno alzato le barricate: Pd, M5s e Avs parlano apertamente di una «delega in bianco» concessa al governo. Secondo i contrari, l’esecutivo sta inseguendo un miraggio tecnologico futuro, trascurando il presente delle energie rinnovabili e lasciando famiglie e imprese senza tutele immediate contro il caro-vita. Di parere opposto il ministro Pichetto Fratin, che rivendica la scelta: «Compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia. Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza dall’estero. La bolletta arriva a tutti: per questo il nucleare non è una bandiera politica o ecologica, ma uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni».

Tap e riconversione industriale per Taranto e Brindisi sono tra le priorità del futuro energetico del Paese. Al Festival dell’Energia in corso a Lecce, il dibattito supera i confini dei semplici profitti aziendali per mettere al centro il futuro strategico del Paese. Le fonti rinnovabili si confermano il motore trainante della transizione e della green economy nazionale, ma la vera sfida guarda oltre. Dalla platea salentina, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha rilanciato con forza la questione nucleare. Di fronte al caro energia e alla prospettiva di un aumento dei consumi di un terzo nel prossimo decennio, il Ministro ha chiarito che fotovoltaico ed eolico da soli non basteranno a centrare gli obiettivi di decarbonizzazione. La strada per la sicurezza energetica italiana, dunque, torna a considerare un atomo di nuova generazione, sicuro e tecnologicamente avanzato, come pilastro indispensabile per l’indipendenza e la competitività del sistema. Intervista a Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Servizio di Matteo Bottazzo

Tra i relatori della prima giornata il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, collegato da remoto Servizio di Stefania Congedo Riprese di Donato Colazzo Intervista a Chicco Testa, pres. Comitato d’onore Festival dell’Energia

Lo ha detto il ministro Pichetto Fratin durante il question time alla Camera servizio di Stefania Rotolo riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio

Pichetto Fratin firma il decreto: escono diverse aree non più inquinate Sono stati ridotti e ridefiniti i confini del Sin, il Sito di Interesse Nazionale di Taranto. A firmare il decreto il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Escono dunque dal Sin, perché non più ritenute inquinate, una serie di aree identificate nel decreto, fra cui Ecologica, Distripark, Ex Cantieri Tosi e Darsena. Alla nuova riperimetrazione si è giunti dopo un lavoro istruttorio coordinato dal Commissario di Governo per la Bonifica di Taranto Vito Felice Uricchio e diverse riunioni con i soggetti interessati e l’Arpa Puglia. E’ in corso un focus sulle aree a mare per farle uscire anch’esse dal Sin, una volta accertata l’assenza di criticità ambientali. I confini del Sin di Taranto erano rimasti gli stessi del 2000, nonostante fossero intervenuti nel frattempo profondi cambiamenti. Ora si potranno programmare nuovi investimenti e insediamenti produttivi.

Lecce, al via il Festival dell’Energia

Tra i relatori della prima giornata il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, collegato da remoto Servizio di Stefania Congedo Riprese di Donato Colazzo Intervista a

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