
Un pentito nel clan Parisi, si tratta di Sabino Pace detto Bino
Pace, per sua stessa ammissione affiliato ad clan di Ottavio di Cillo e dunque riconducibile al gruppo di Savinuccio, risponde di 8 capi di imputazione

Pace, per sua stessa ammissione affiliato ad clan di Ottavio di Cillo e dunque riconducibile al gruppo di Savinuccio, risponde di 8 capi di imputazione per cessioni di droga risalenti al 2023. Avrebbe reso dichiarazioni autoaccusatorie coinvolgendo anche altri imputati Sabino Pace detto Bino, originario di Sannicandro e ritenuto vicino al clan Parisi. Attualmente sotto processo con rito abbreviato con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, martedì scorso avrebbe ammesso le proprie responsabilità davanti al gup Isabella Valenzi.Pace, per sua stessa ammissione affiliato ad clan di Ottavio di Cillo e dunque riconducibile al gruppo di Savinuccio, risponde di 8 capi di imputazione per cessioni di droga risalenti al 2023.La sua collaborazione è recente, risale a poco più di 20 giorni fa: pare che i suoi più stretti congiunti siano già sottoposti ad un programma di protezione.Pace e imputato anche in un altro processo a Lecce, nel quale risponde stavolta di associazione per delinquere. Nel suo casellario giudiziale compare soltanto una condanna definitiva, per droga.La prossima udienza del processo sullo spaccio a Sannicandro è fissata per il 7 aprile per le discussioni dei difensori: ma il pubblico ministero Fabio Buquicchio ha già annunciato che, alla luce della collaborazione, dovrà riformulare la richiesta di condanna per Pace.
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Mercoledì sera ha ferito il 51enne in ascensore, era stato già condannato per stalking Il gip del tribunale di Bari ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Manica, il 70enne barese accusato di tentato omicidio, aggravato dalla premeditazione, e lesioni personali. Mercoledì sera ha accoltellato il vicino di casa con il quale c’erano attriti per motivi condominiali. Il 51enne è ricoverato nel reparto di chirurgia plastica del Policlinico di Bari, le sue condizioni restano gravi ma è fuori pericolo di vita. Pare che alla base dei litigi, che duravano da anni, ci fossero divergenze legate alle tabelle millesimali del palazzo dove entrambi risiedono.
Gli è stato revocato lo status di collaboratore di giustizia dopo l’arresto del 20 novembre scorso servizio di Linda Cappello
L’ex capoclan pentito di Vieste collabora con i magistrati francesi e italiani Continua a collaborare con la giustizia Marco Raduano, l’ex capoclan di Vieste protagonista di una rocambolesca fuga con le lenzuola dal carcere di Badu e Carros, in Sardegna, e catturato un anno dopo a Bastia, in Corsica. Le rivelazioni di Raduano hanno consentito l’arresto di un latitante corso, Marc Furfaro, fermato in Italia due settimane fa per fiancheggiamento ad un’organizzazione mafiosa, e di altre tre persone, accusate dell’omicidio del gestore di un ristorante in Corsica. Raduano ha raccontato ai magistrati francesi di aver partecipato all’assassinio del ristoratore Paul Felix Paoli e di aver beneficiato di aiuti in Corsica durante la sua fuga. Tutti i particolari sull’inchiesta e sugli arresti verranno resi noti in una conferenza stampa che si terrà a Marsiglia lunedi prossimo, alla presenza del Procuratore Nazionale Antimafia italiano Giovanni Melillo, dei procuratori di Bari e Cagliari e del capo della Procura della Repubblica di Marsiglia. Raduano deve scontare una condanna a 19 anni di carcere.
È ritenuto il braccio destro dell’ex boss Marco Raduano, anche lui divenuto collaboratore di giustizia C’è un nuovo pentito della mafia garganica. Si tratta di Gianluigi Troiano, 31 anni, di Vieste, ritenuto il braccio destro dell’ex boss Marco Raduano, anche lui divenuto collaboratore di giustizia. La notizia è stata comunicata questa mattina dal difensore dell’imputato durante il processo per l’omicidio di Omar Trotta ucciso a Vieste sette anni fa per cui sono imputati Troiano e Angelo Bonsanto di San Severo. La difesa di Troiano ha depositato un memoriale di tre pagine con le dichiarazioni del 31enne. Gianluigi Troiano e Marco Raduano furono arrestati all’estero dopo una lunga latitanza: Troiano in Spagna e Raduano in Corsica. Entrambi sono in attesa di giudizio in Spagna, per l’omicidio di un nordafricano per un debito di droga. Troiano, dopo anni di attesa, è stato estradato in Italia e si trova in una località segreta. Con il pentimento del 31enne salgono a 12 i collaboratori di giustizia della mafia garganica.
Il piano fallì perché quel giorno la Pm non si presentò all’interrogatorio e la lama artigianale fu scoperta da un carabiniere Pancrazio Carrino, uno dei 22 indagati nel blitz antimafia “The Wolf” che a luglio dello scorso anno decapitò il clan Lamendola-Cantanna della SCU, aveva pianificato di uccidere la Pm antimafia Carmen Ruggiero. L’uomo avrebbe finto di pentirsi per poter tagliare la gola al magistrato durante l’interrogatorio in carcere con un pezzo di ceramica affiliata. Il piano fallì perché quel giorno la Pm non si presentò all’interrogatorio e la lama artigianale fu scoperta da un carabiniere. I fatti risalgono ai mesi scorsi ma la notizia è trapelata solo nelle ultime ore. La dottoressa Ruggiero è sotto scorta da mesi insieme alla giudice Mariano.
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Sabino D’Ambra fu ucciso e il suo corpo bruciato nel 2010 Servizio Giovanni Di Benedetto

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