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Interrogatorio di garanzia per il 57enne di San Giorgio Ionico accusato di concorso in omicidio del brigadiere capo Carlo Legrottaglie Si è avvalso della facoltà di non rispondere Camillo Giannattasio, il 57enne di San Giorgio Ionico accusato di concorso in omicidio del brigadiere capo Carlo Legrottaglie. L’uomo nelle scorse ore è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brindisi. Per il Gip la morte del carabiniere era un evento “ampiamente prevedibile e accettato da Giannattasio che nell’auto aveva armi cariche di munizioni pronte ad uccidere”. Secondo quanto ricostruito, il 12 giugno, mentre la gazzella dei carabinieri inseguiva i due malviventi, questi mostravano gesti di sfida contro i militari prima di schiantarsi contro un palo. Scesi dall’auto, Mastropietro sparò contro Legrottaglie, uccidendolo e Giannatasio partecipò attivamente alla pianificazione e all’azione con chiara volontà criminale. Avrebbe istigato e rafforzato la condotta violenta del complice. Non solo: tra casa e negozio nascondeva anche un arsenale clandestino. Giannattasio è indagato anche per il tentato omicidio dei due poliziotti che, nella seconda sparatoria, sono intervenuti per fermarli, sparatoria nella quale è morto Michele Mastorpietro.

Padre e figlia sono accusati di concorso in tentato omicidio Si svolgerà domani mattina alle 10.30 nel carcere di Bari l’interrogatorio di convalida dei due arrestati di Gravina, padre e figlia, accusati di concorso in tentato omicidio ai danni di un 71enne.L’anziano, colpito con alcune coltellate al torace intorno a mezzogiorno di martedì, è stato operato dai medici del Policlinico per ridurre la perforazione del polmone. Le sue condizioni sono stabili ma la prognosi resta riservata. Nel corso del litigio, avvenuto martedì mattina in via Casale, è rimasta gravemente ferita ad un dito anche la sorella della ragazza arrestata.

I professionisti sono accusati anche di concussione e tentata estorsione Servizio di Alessandra Martellotti montaggio di Luca Carone

Don Nicola D’Onghia dovrebbe rispondere alle domande sull’incidente costato la vita a Fabiana Chiarappa E’ durato circa un’ora l’interrogatorio di garanzia di don Nicola D’Onghia, il parroco di Turi accusato di omicidio colposo per aver travolto e ucciso la 32enne Fabiana Chiarappa il 2 aprile scorso. Il sacerdote è arrivato in tribunale a Bari accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Federico Straziota che per il suo assistito ha chiesto la scarcerazione. All’interrogatorio, innanzi al gip Nicola Bonante, hanno partecipanto anche il procuratore aggiunto Ciro Angelillis ed il sostituto Ileana Ramundo. Il parroco in sua difesa ha sostenuto di non essersi accorto di aver investito Fabiana ma di aver invece pensato di aver colpito una pietra. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, D’Onghia avrebbe travolto Chiarappa che, pochi secondi prima dell’impatto, avrebbe perso il controllo della sua moto Suzuki. Proprio lo scontro con la Fiat Bravo del prete, secondo quanto ricostruito dall’autopsia, ne avrebbe causato la morte. Dopo l’incidente, D’Onghia si sarebbe fermato per circa 45 minuti in una vicinastazione di servizio per controllare i danni all’auto. Agli inquirenti ha detto di non aver visto nulla e di aver sentito un rumore provenire dal pianale dell’auto, ma pensava di aver colpito un sasso. Intervista a avv. Federico Straziota, difensore don Nicola D’Onghia

Dopo l’interrogatorio di garanzia è stata convalidata la custodia cautelare per Angelo Argentina, il padre di Francavilla Fontana Servizio di Stefania Congedo Montaggio di Francesco Afrune

Per le Comunali del 2019 facemmo vincere Di Rella, “comodo” per Decaro Servizio di Redazione Norbaonline;

I due accusati di detenzione d’arma e agevolazione mafiosa restano in silenzio durante l’interrogatorio Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia Eugenio Palermiti Junior e Savino Parisi, in carcere da venerdì scorso per porto e detenzione d’arma aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.Le accuse si riferiscono sia all’episodio del 22 settembre, quando nella discoteca Bahia di Molfetta morì la 19enne Antonella Lopez colpita per errore dal reo confesso Michele Lavopa, rivale del giovane Palermiti, che ad un altro avvenuto al Divinae Folliae di Bisceglie. In entrambi i casi Palermiti sarebbe entrato armato, con la complicità dell’amico Savino Parisi.

Nel caso coinvolto anche il marito Sandro Cataldo L’ex assessora ai Trasporti della Regione Puglia, Anita Maurodinoia, ha chiesto di essere interrogata per fornire la propria versione relativamente all’inchiesta della Procura di Bari sulla presunta compravenditadi voti per le Regionali del 2020 e le amministrative di Grumo Appula (Bari) dello stesso anno. Maurodinoia è accusata di aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale diretta e organizzata da suo marito, Sandro Cataldo, fondatore del movimento politico ‘Sud alcentro’. Cataldo fu arrestato insieme ad altre persone il 4 aprile scorso, Maurodinoia è sempre stata indagata a piede libero. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a 18 indagati – tra cui l’ex sindaco di Triggiano, Antonio Donatelli – il 18 ottobre scorso.

Uno di loro si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gli altri hanno respinto le accuse Servizio Annamaria Rosato

Ha risposto per circa un’ora alle domande del gip Interrogatorio di garanzia questa mattina nel carcere di Foggia per il pensionato di 66 anniarrestato per l’omicidio del genero 40enne Davide Mastromatteo, ucciso con una fucilata venerdì scorso nella sua abitazione alla periferia di Vico Del Gargano. L’uomo ha risposto per circa un’ora alle domande del gip, ricostruendo l’accaduto. Sul contenuto dell’interrogatorio c’è il massimo riserbo, si attende ora la decisione del gip sulla custodia cautelare, considerato che l’arresto dell’uomo è avvenuto in flagranza da parte dei carabinieri. L’omicidio è avvenuto nell’abitazione della vittima in località Mannarelle, a poca distanza dall’abitazione del suocero, durante un violento litigio.

L’inchiesta riguarda in particolare tre presunti appalti truccati Sono previsti per martedì a Bari gli interrogatori dell’ex assessore regionale e leader di Senso civico Alfonsino Pisicchio e suo fratello Enzo, finiti ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura di Bari per corruzione, truffa, turbata libertà degli incanti e emissione di fatture inesistenti. L’inchiesta riguarda in particolare tre presunti appalti truccati. Ai domiciliari si trovano altre quattro persone, tra cui l’imprenditore Giovanni Riefoli.

È attesa per le prossime ore la convalida del fermo per il 35enne di Triggianello, in carcere da giovedì scorso È attesa per le prossime ore la convalida del fermo di Giuseppe Ambriola, il 35enne di Triggianello in carcere da giovedì scorso con l’accusa di tentato omicidio. La sua ex compagna, Dory Colavitto, coetanea di Monopoli, è ancora ricoverata in rianimazione nel Policlinico di Bari, in coma farmacologico. Le sue condizioni restano gravi e i medici si sono riservati la prognosi. È stata sottoposta a diversi interventi chirurgici a causa delle numerose coltellate inferte dall’ex compagno. L’uomo, ieri pomeriggio, è stato interrogato in carcere. Non ha negato l’aggressione, ha ammesso di essersi appostato sotto casa della donna armato di un coltello. Era stato già denunciato per maltrattamenti e stalking ma nei suoi confronti non erano stati adottati provvedimenti. La vittima era terrorizzata dai suoi atteggiamenti tanto da uscire da casa con un matterello, lo stesso che sua madre ha utilizzato per fermare Ambriola durante la violenta aggressione. I due hanno un figlio di tre anni per il quale è stato avviato il protocollo dei servizi sociali con l’assistenza di psicologi.

La donna scampata al massacro ha confermato la dinamica del duplice omicidio. I funerali di Jessica saranno celebrati lunedì mattina nella chiesa Divino Lavoratore di Torremaggiore Tefta Malaj, la donna accoltellata dal marito Taulant Malaj a Torremaggiore, nel corso dell’audizione in ospedale ha confermato la dinamica del duplice omicidio della figlia Jessica e di Massimo De Santis e del suo ferimento, già emersa sia attraverso la visione dei filmati registrati dalle telecamere sia dal racconto dello stesso marito. Agli inquirenti ha detto che Taulant era un uomo possessivo, “talmente geloso” da impedirle di averecontatti esterni, anche di uscire da casa per andare a prendere un caffè con le amiche. La donna ha parlato dell’arma del delitto affermando di non aver mai visto quel coltello e che probabilmente il marito se l’era procurato precedentemente.

Stamattina, nel carcere di Foggia, l’interrogatorio di garanzia di Taulant Malaj Servizio Grazia Rongo Immagini Paolo LaricchiutaMontaggio Luigi Belviso Intervista: Massimo Maiellaro, legale di Taulant MalajGiacomo Lattanzio, legale di Taulant Malaj

Il panettiere 45enne oggi sarà ascoltato dal Gip

Vittima il muratore 29enne Vito Caputo, accoltellato mortalmente Sarà interrogato domani Piero Canonico, uno dei tre feriti nella rissa a Capurso, nel barese, durante la quale è morto il muratore 29enne Vito Caputo, accoltellato a morte. Canonico è atteso negli uffici giudiziari di via Dioguardi, a Bari, dal pm Michele Ruggieri. Il 26enne è l’ultimo dei tre indagati a essere sentito in Procura. Nei giorni scorsi erano infatti stati già sottoposti a interrogatorio suo padre Renato e Fabio Domenico Chiarelli, amico della vittima. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Canonico padre e figlio nel primo pomeriggio del 16 marzo sarebbero andati nella sede del Comune di Cellamare per discutere con la ex compagna di Piero e un’assistente sociale. All’uscita sarebbero cominciati i diverbi con Chiarelli (attuale compagno della donna) e Caputo, proseguiti con un inseguimento in auto fino a Capurso. Qui, una volta fuori dalle auto, sarebbe scoppiata la rissa nella quale Caputo è deceduto. La difesa dei due Canonico sostiene che padre e figlio siano stati aggrediti. I tre feriti sono tutti indagati a piede libero per rissa con l’aggravante del decesso di uno dei partecipanti. Nel frattempo proseguono le indagini. 

Si tratta di Renato Canonico, uno dei tre feriti nella rissa a colpi di coltello avvenuta il 16 marzo scorso e culminata con l’uccisione del muratore 29enne Vito Caputo, di Mola di Bari Verrà interrogato lunedì prossimo, Renato Canonico, uno dei tre feriti nella rissa a colpi di coltello avvenuta a Capurso il 16 marzo scorso culminata con l’uccisione del muratore 29enne Vito Caputo, di Mola di Bari.Canonico, insieme al figlio 25enne Piero, viaggiava a bordo della Peugeot grigia che sarebbe stata inseguita dalla Volkswagen su cui c’erano Caputo e l’amico Fabio Domenico Chiarelli, interrogato ieri dal pm. Chiarelli e i due Canonico sono al momento indagati per rissa aggravata dalla morte di uno dei partecipanti. RenatoCanonico è stato dimesso ieri dall’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, in cui è rimasto ricoverato per sei giorni per le ferite riportate nella rissa.Sempre lunedì verranno svolti accertamenti tecnici (con l’estrazione dei dati) sui telefoni, già sequestrati, dei tre indagati e della vittima.

Interrogatorio, durato due ore e mezza, per Domenico Chiarelli, l’uomo che era in auto con la vittima della rissa, avvenuta a Capurso, una settimana fa Servizio di Guglielmina Logroscino Riprese e montaggio di Cosimo Caragiulo

E’ uno dei passaggi choc dell’interrogatorio a cui è stato sottoposto Luigi Roberto Caracciolo, il 56enne di Corigliano d’Otranto indagato dalla Procura per aver occultato in casa il corpo dell’anziano padre defunto, per incassare la pensione “Mio padre si trova in Svizzera, quel corpo non è il suo” . E’ uno dei passaggi choc che emerge dall’interrogatorio a cui nella giornata di ieri è stato sottoposto in Procura Luigi Roberto Caracciolo, il 56enne di Corigliano d’Otranto indagato dalla Procura per aver occultato in casa per più di un anno il corpo dell’anziano padre defunto, per incassare la pensione. L’uomo, assistito dal proprio legale difensore è stato ascoltato dal pm inquirente Luigi Mastroniani, a cui avrebbe riferito che il padre Antonio è ancora vivo e che si trova in Svizzera da alcuni parenti. Quanto aveva detto nell’immediatezza della scoperta del corpo ormai scheletrizzato avvolto con delle coperte su una brandina con accanto dei ventilatori accesi. Il 56enne ha anche confermato di aver prelevato i soldi della pensione del genitore credendolo in vita e perché a suo dire lo stesso lo aveva delegato. Una ricostruzione ritenuta inattendibile dagli inquirenti. Nel corso dell’accertamento autoptico, da dove non sono emersi segni di violenza, sono stati effettuati prelievi per l’identificazione genetica

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