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inflazione

Secondo l’Istat, fra il 2021 e il 2025 in Basilicata le retribuzioni contrattuali sono diminuite del 7,8% mentre le spese in media sono aumentate del 24%. Un divario che si aggiunge a salari bassi e rincari: fra i vari troviamo i rialzi di carburanti, gas e prodotti agroalimentari. La regione lucana, inoltre, possiede un reddito pro capite inferiore del 15-18% rispetto alla media italiana. I prezzi alimentari crescono di più della media nazionale, l’Istat registra per aprile 2026 un‘inflazione del 2,8% ma anche un aumento consistente di +195€ annui solo per i beni alimentari di prima necessità. Poco incide il bonus fino a 200€ per le famiglie con ISEE sotto 25.000€. La proroga del taglio delle accise, la rimodulazione dell’IVA sui beni essenziali e il disaccoppiamento dei prezzi energia/gas sono solo alcuni dei possibili interventi chiesti al governo dalle famiglie lucane, le quali chiedono maggior monitoraggio per la condizione economica della regione.

I dati Istat di aprile confermano il record negativo: rincari per 204 euro a famiglia e salari giù del 7,8%. La situazione economica del Paese peggiora drasticamente: ad aprile 2026 la fiducia dei consumatori scende a 90,8, il minimo da tre anni, mentre quella delle imprese cala a 95,2. Il segnale dell’Istat è chiaro: tra il 2021 e il 2025 le retribuzioni contrattuali sono crollate del 7,8% a fronte di un aumento del 24% del carrello della spesa, erodendo il potere d’acquisto. Il nostro Osservatorio Nazionale rileva un impatto medio di +204,31 euro a famiglia negli ultimi due mesi a causa del conflitto in Medio Oriente, con rincari pesanti su carburanti (+60 €), agroalimentari (+52,21 €) e trasporti (+31,28 €). In Basilicata la crisi è amplificata da un reddito pro capite inferiore del 15-18% rispetto alla media nazionale; qui le famiglie spendono fino al 5% in più per beni essenziali e riscaldamento, subendo un’inflazione alimentare reale che pesa per 195 € annui solo sui prodotti di prima necessità. Sul fronte energia e trasporti, la riduzione del taglio delle accise (da 25 a 5 centesimi) si traduce in un aumento netto di 18-19 centesimi al litro, mentre l’Euribor al 3,2% mantiene altissime le rate dei mutui variabili, rendendo la surroga (tassi 2,8-3,0%) l’unica via d’uscita. Anche il bonus elettrodomestici risulta paradossale: con un tetto ISEE a 25.000 €, chi è davvero in difficoltà non può anticipare i costi di acquisto. Chiediamo al Governo misure urgenti: rimodulazione dell’IVA sui beni primari (risparmio di 516 € annui), tassazione degli extraprofitti, fondo contro la povertà energetica e controlli severi contro le speculazioni per difendere i bilanci delle famiglie lucane e italiane.

L’Ufficio parlamentare di bilancio: Pil in accelerazione nell’ultimo trimestre grazie alla domanda interna, occupazione stabile e inflazione contenuta. L’economia italiana arriva alla fine del 2025 con segnali di rafforzamento, ma senza perdere l’equilibrio precario su cui cammina. La crescita c’è, sostenuta soprattutto dalla domanda interna, ma lo sguardo resta rivolto a un orizzonte ancora incerto, segnato dai rischi globali, dagli umori dei mercati finanziari e dagli effetti sempre più tangibili del cambiamento climatico. È questo il quadro che emerge dalla Nota congiunturale di febbraio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che fotografa un Paese in ripresa lenta, più solida nei fondamentali interni ma esposto a fattori esterni difficili da governare. Dopo una fase di quasi stagnazione nei trimestri centrali dell’anno, il Pil italiano ha accelerato nel quarto trimestre del 2025, registrando una crescita dello 0,3%. Un risultato attribuito in larga parte alla tenuta dei consumi e alla spinta della domanda interna, che ha compensato un contesto internazionale meno favorevole. Su base annua, secondo le stime preliminari, il prodotto interno lordo sarebbe cresciuto dello 0,7%, anche se il dato finale potrebbe risultare inferiore di due decimi di punto a causa dell’aggiustamento per i giorni lavorativi, tre in meno rispetto al 2024. Il mercato del lavoro offre segnali di stabilità, più che di slancio. Durante l’estate è aumentato l’input di lavoro, trainato soprattutto dal recupero delle ore lavorate per addetto, in particolare nella manifattura e nei servizi. Nello scenario previsivo dell’Upb, l’occupazione continuerà a crescere a ritmi contenuti, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi intorno al 6%. Resta però un nodo irrisolto: i salari. La dinamica retributiva continua a essere moderata e il divario negativo delle retribuzioni reali rispetto al periodo pre-pandemico rimane ampio. In altre parole, si lavora di più, ma il potere d’acquisto non ha ancora recuperato le perdite accumulate negli ultimi anni. Sul fronte dei prezzi, il quadro è più rassicurante. L’inflazione si mantiene contenuta, attestandosi intorno all’1,5% nel 2025, un livello inferiore rispetto alla media dell’area euro. I consumi delle famiglie crescono, ma lo fanno con cautela. L’atteggiamento prudente è confermato da una propensione al risparmio che nel terzo trimestre del 2025 ha raggiunto l’11,4%, circa quattro punti percentuali in più rispetto ai livelli pre-pandemici. Famiglie e imprese, secondo l’Upb, mantengono aspettative orientate alla stabilità, senza eccessi di ottimismo ma neppure segnali di allarme immediato. Anche gli investimenti tengono: il tasso di investimento resta intorno al 23% del Pil, un valore elevato nel confronto storico e indicativo di una struttura produttiva che continua a scommettere sul medio periodo.

Black Friday, Natale e turismo spingono i consumi. Confcommercio: PIL in crescita nel 2026. Il quadro congiunturale degli ultimi mesi racconta un’Italia che torna a muoversi. L’economia italiana mostra segnali concreti di ripresa, sostenuta dal raffreddamento dell’inflazione, dal recupero del potere d’acquisto e da una ripartenza dei consumi sempre più ampia e diffusa. È la fotografia scattata dall’Ufficio Studi di Confcommercio, che vede per il 2026 una crescita moderatamente ottimistica, con un PIL in aumento dello 0,9%, dopo il +0,6% stimato per il 2025. Un percorso che resta legato a doppio filo all’andamento dei consumi, in un’economia sempre più orientata verso servizi, tempo libero e terziarizzazione della spesa. A fare da spartiacque è l’autunno. Tra ottobre e novembre si registra una vera svolta nel clima di fiducia. La fiducia delle imprese cresce per quattro mesi consecutivi, con un balzo complessivo di circa +3% rispetto a luglio, mentre la fiducia delle famiglie accelera a dicembre (+1,7% su novembre). Il segnale è chiaro: meno incertezza, più voglia di spendere. Non a caso, le intenzioni di consumo risultano in aumento sia rispetto al 2024 sia alla prima parte del 2025. I numeri iniziano a confermare il cambio di passo. Il Black Friday mette a segno 4,9 miliardi di euro di spesa, con un robusto +19,5% rispetto al 2024. I consumi natalizi crescono in termini reali del 2,8% per famiglia, mentre i viaggiatori italiani nel ponte dell’Immacolata aumentano del 4,9%. Anche le vendite al dettaglio reali tornano a correre, con due mesi consecutivi di crescita congiunturale (+0,5% a ottobre, +0,6% a novembre), un risultato che non si vedeva dall’inizio del 2024. Positivi anche i primi segnali provenienti dai saldi. Il clima favorevole si riflette anche sul fronte produttivo. La fiducia delle imprese è in recupero da quattro mesi, mentre il turismo continua a offrire un contributo solido, con presenze in aumento dell’1,6% nel bimestre ottobre-novembre. Il rafforzamento della domanda interna nel quarto trimestre (+0,5% tendenziale), con un’accelerazione marcata a novembre (+0,6%) e dicembre (+1%), fornisce un impulso decisivo alla crescita del PIL, stimato in aumento dello 0,5% a gennaio 2026 su dicembre e dell’1,2% su base annua. Sul fronte dei prezzi, arriva un segnale chiave. Secondo le ultime stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, l’inflazione smette di essere un freno strutturale per famiglie e imprese. A gennaio è atteso un incremento annuo limitato allo 0,7%, in netto rallentamento rispetto all’1,2% di dicembre. Il reddito disponibile reale torna a crescere e supera i livelli pre-pandemia (+4,6% nei primi tre trimestri del 2025 rispetto al 2019), mentre i consumi reali, ancora più cauti (+1,2%), mostrano però una chiara inversione di tendenza nella parte finale dell’anno. In sintesi, meno inflazione, più fiducia e consumi in ripresa: una combinazione che rafforza le basi di una ripresa economica più solida e duratura.

Valori fondiari in aumento: +1,7% oltre l’inflazione, spiega la Coldiretti. Nel 2024 i valori dei terreni agricoli in Puglia tornano a crescere, segnando un aumento dell’1,7% che supera l’inflazione. Lo rileva Coldiretti Puglia sulla base dei dati del CREA Bari, evidenziando come il mercato fondiario regionale resti dinamico soprattutto nelle aree più produttive, tra cui il Tavoliere, le colline cerealicole e gli oliveti del Barese-Foggiano. In calo invece i vigneti da vino e le autorizzazioni al reimpianto, un settore che registra una fase di rallentamento. La situazione degli oliveti mostra un forte divario territoriale: nel nord della Puglia i valori crescono grazie all’ottima performance dell’olio, mentre nel Salento, ancora segnato dalla Xylella, i prezzi rimangono bassi nonostante l’avvio dei reimpianti e la lenta ripresa produttiva. I fondi pubblici destinati al settore risultano ad oggi insufficienti rispetto alle necessità reali del territorio. L’aumento delle compravendite è guidato principalmente dagli agricoltori professionali, che puntano ad ampliare le superfici aziendali e migliorare la redditività. A questi si affiancano investitori non agricoli sempre più interessati alla terra come alternativa ai mercati finanziari. I bandi del PSR hanno ulteriormente rafforzato il movimento del mercato.Il CREA sottolinea come il capitale fondiario si confermi un asset stabile anche nei periodi di crisi economica. I terreni più meccanizzabili e destinati a produzioni di qualità vedono una crescita dei valori, mentre le superfici marginali continuano a perdere attrattività. Avviare una nuova azienda agricola resta però impegnativo: la superficie media per azienda supera gli 11 ettari e l’accesso alla terra rappresenta l’ostacolo principale per i giovani under 35, spesso privi di terreni familiari. A complicare il quadro interviene il cambiamento climatico, che rende i terreni più vulnerabili ad alluvioni, frane ed eventi estremi; allo stesso tempo, cresce la richiesta di terreni irrigabili e aumenta l’impatto della diffusione di impianti per energie rinnovabili.Tra gli acquirenti prevalgono gli agricoltori, ma cresce anche il numero di privati interessati alla vita rurale; tra i venditori, invece, sono frequenti gli ex agricoltori o chi ha ereditato terreni senza volerli coltivare. Un ruolo importante per il 2024 lo svolge anche l’ottava edizione della Banca Nazionale delle Terre Agricole di ISMEA, che in Puglia mette in vendita 1.019 ettari con agevolazioni dedicate ai giovani agricoltori. L’iniziativa mira a sostenere il ricambio generazionale, promuovere l’innovazione e contrastare la fuga dei giovani verso altri settori.Secondo Coldiretti Puglia è indispensabile facilitare il ritorno alla terra, ridurre gli ostacoli burocratici e valorizzare il ruolo dell’agricoltura come motore di occupazione, sviluppo e sostenibilità ambientale.

Il provvedimento per contrastare l’inflazione Servizio di Antonio Lorusso. Montaggio di Maria Cristina Quintale

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