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giunta regionale pugliese

Non si parla di bed and breakfast riconosciuti, ma di case private affittate ai turisti per pochi giorni attraverso le piattaforme online. Appartamenti sottratti alla residenza per trasformarli in case vacanza, affitti alle stelle e centri storici svuotati. È da qui che parte la stretta della regione Puglia sul fenomeno delle locazioni turistiche brevi. Non si parla di bed and breakfast riconosciuti, ma di case private affittate ai turisti per pochi giorni attraverso le piattaforme online. Un fenomeno incontrollato che la giunta regionale punta a regolare con il nuovo disegno di legge contro il turismo selvaggio. Il testo, approvato ieri in giunta regionale, dopo due mesi di concertazione, consegna ai comuni il potere di limitare le nuove locazioni brevi nei centri turistici sovraffollati. Un’emergenza sociale considerando le difficoltà di trovare casa per famiglie, studenti e lavoratori mentre interi quartieri rischiano lo spopolamento. Nel 2025 le case vacanze registrate sono state 45 mila coprendo quasi il 19 per cento degli arrivi, +25% in un solo anno. Da qui il ruolo chiave dei comuni che potranno fissare tetti massimi alle nuove aperture nelle mete del turismo di massa o favorire lo sviluppo delle aree interne. La norma non toccherà le attività esistenti, ma impone regole stringenti sulle nuove autorizzazioni. Chi affitterà più di due appartamenti sarà considerato imprenditore a tutti gli effetti, con obblighi e controlli rigidi. Il testo passa ora al consiglio regionale chiamato a trovare un punto di equilibrio tra sviluppo turistico e diritto alla casa.

Situazione preoccupante se non disastrosa per la nuova giunta regionale. È da profondo rosso la somma delle perdite delle singole Asl pugliesi nel 2025. Il buco finanziario totale della sanità in Puglia è di 460 milioni di euro. Spicca il dato della Asl di Bari, meno 210 milioni insieme alla Asl di Brindisi che ne ha persi 67 e alla Asl di Foggia in deficit di altri 60. Queste tre Asl da sole superano la metà della perdita complessiva. Al netto delle possibili variazioni per effetto delle operazioni di consolidamento, si tratta di una situazione preoccupante se non disastrosa per la nuova giunta regionale. Con le risorse finanziarie statali insufficienti a coprire spesa sanitaria e nuove assunzioni di cui c’è bisogno, il presidente Decaro potrebbe essere costretto a scelte impopolari. La leva fiscale, con possibili incrementi dei quattro scaglioni delle addizionali Irpef ferme dal 2022 quando la regione ha aumentato la percentuale di tassazione per i redditi superiori a 28 mila euro. L’altra strada è quella di una nuova razionalizzazione della rete ospedaliera. Significa accorpare reparti e forse anche chiudere piccoli ospedali.

Oggi il Pd, primo partito, riunirà gli eletti per sciogliere la pre-intesa sul nome del nuovo presidente del consiglio. Al via le trattative fra i partiti in vista del primo consiglio regionale dell’era Decaro. La maggioranza è chiamata a trovare la quadra su presidenza dell’assise, ufficio di presidenza e commissioni permanenti. Oggi il Pd, primo partito, riunirà gli eletti per sciogliere la pre-intesa sul nome del nuovo presidente del consiglio. Che, salvo sorprese, sarà Toni Matarrelli, per dare visibilità a Brindisi esclusa dalla giunta regionale. Il ruolo di capogruppo è promesso a Stefano Minerva. Ma la prova del nove è fissata il 2 febbraio, prima riunione d’insediamento del nuovo parlamentino. Il Pd punta a quattro postazioni fra le sei presidenze di commissione ed i due incarichi dell’ufficio di presidenza. In pole position le donne rimaste fuori dalla giunta: la presidente uscente Capone e la più suffragata tra i Dem, Vaccarella. Se il Pd farà la parte del leone, al resto degli alleati – lista Decaro, Cinque Stelle e Per la Puglia – resteranno le briciole. Tra i nomi in campo per la lista Decaro il consigliere Spaccavento che potrebbe guidare la commissione sanità. Nei cinque stelle sono in corsa le consigliere Barone e La Ghezza. Trattative aperte anche fra i partiti di centrodestra: le minoranze sono in disaccordo sui loro rappresentanti per la vice presidenza ed il segretario d’aula con un intesa sinora saltata a causa di tensioni interne a Fratelli d’Italia, il gruppo d’opposizione più numeroso.

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