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estorsioni

Nel corso delle attività i militari hanno inoltre accertato la detenzione illegale di armi, sequestrando due pistole modificate nascoste a bordo delle auto degli indagati. Blitz antidroga nel barese: i Carabinieri della Compagnia di Monopoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di tredici persone arrestate tra carcere e domiciliari. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla cessione di sostanze stupefacenti, detenzione di arma comune da sparo ed estorsione in concorso. Le indagini, condotte dalla Sezione Operativa del N.O.R. di Monopoli attraverso pedinamenti, intercettazioni e il supporto di collaboratori di giustizia, hanno svelato un sodalizio criminale radicato nel territorio di Conversano. Secondo l’accusa, lo spaccio di cocaina, hashish e marijuana avveniva con consegne a domicilio o all’interno di un bar in centro a Conversano, previo contatto telefonico con linguaggio criptico. Al vertice del gruppo vi era il capo del sodalizio che, sebbene fosse detenuto nel carcere di Bari, riusciva a gestire l’approvvigionamento della droga e a ordinare richieste estorsive e intimidazioni ai danni dei debitori, utilizzando i sodali o l’invio di pizzini dal penitenziario. Nel corso delle attività i militari hanno inoltre accertato la detenzione illegale di armi, sequestrando due pistole modificate nascoste a bordo delle auto degli indagati. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e la colpevolezza degli arrestati dovrà essere accertata in sede di processo.

Stessa posizione anche per gli altri indagati. Hanno respinto tutte le accuse nel corso degli interrogatori di garanzia davanti al gip del tribunale di Lecce Francesca Mariano. A cominciare dall’ex presidente del consiglio comunale Pietro Guadalupi, coinvolto nell’inchiesta sulla presunta ricostituzione della frangia tuturanese della Sacra Corona Unita. Assistito dal suo legale, l’avvocato Danilo Di Serio, Guadalupi ha negato di aver avuto un ruolo di “facilitatore” in un presunto episodio estorsivo, cioè di aver messo in contatto un imprenditore con ambienti criminali. Provato dalla detenzione – si trova nel carcere di Borgo San Nicola – ha sostenuto di essere estraneo ai fatti e, anzi, vittima del sistema emerso nell’indagine. Una linea difensiva che punta anche su alcune intercettazioni, nelle quali soggetti vicini al clan parlerebbero di un “Guadalupi” con toni minacciosi: secondo la difesa, si tratterebbe proprio dell’ex politico, che sarebbe quindi stato oggetto di pressioni. Nelle prossime ore, la difesa potrebbe presentare ricorso al Riesame. Davanti al gip ha risposto anche Mauro Iaia, ritenuto dagli inquirenti vicino agli ambienti del clan. Secondo la ricostruzione della Dda di Lecce, sarebbe stato coinvolto in un percorso di avvicinamento alla criminalità organizzata, fino a un incontro con esponenti del gruppo guidato da Salvatore Buccarella, dopo il quale si sarebbe messo a disposizione del clan. Anche lui, però, ha respinto ogni addebito. Stessa posizione per Adriano Vitale, chiamato a rispondere di un’altra ipotesi di estorsione. Al giudice ha spiegato che i rapporti con le presunte vittime erano esclusivamente di natura lavorativa, e non legati ad attività illecite. L’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Brindisi, ha portato a misure cautelari nei confronti di quattro persone: uno risponde anche di associazione mafiosa, gli altri di diversi episodi estorsivi.

Le richieste estorsive risultavano sistematicamente precedute da atti intimidatori. Con fare tipicamente mafioso estorcevano il “pizzo” ai commercianti e agli operatori turistici di Pulsano e dintorni, usando minacce, prepotenza, appiccando incendi alle loro auto. Arrestati, all’alba, Anselmo Venere, a capo dell’organizzazione, già noto per reati che vanno dall’omicidio all’estorsione, dalla rapina alla droga. Figura di spicco a Pulsano, storicamente vicina al clan Locorotondo-Cagnazzo, frangia della Scu e antagonsita del clan di Maurizio Agosta. In manette anche Nicola Casucci, nipote di Anselmo Venere; Emidio Galeandro e Gennaro Migliorini. Venere impartiva gli ordini. Gli altri eseguivano. Arresti e perquisizioni, sono l’epilogo dell’operazione Argan dei carabinieri che hanno dato esecuzione all’ordinanza a firma del gip del tribunale di Lecce, Anna Paola Capano. Coordinate dalla dda le indagini, durate, due anni, scattate dopo un primo episodio estorsivo di marzo 2023 ai danni di un esercente di Pulsano. 11 gli indagati, tutti legati alla figura di Anselmo Venere. Tra loro, una donna che si fingeva avvocata, agevolando le comunicazioni di Venere con l’esterno, nei periodi in cui era in carcere per altri reati. Per ben tre volte Venere è riuscito a ottenere i domiciliari, fingendo gravi problemi di salute, presentandosi ai processi in sedia a rotelle, simulando malori. Dalle intercettazioni è emerso il clima di terrore generato tra le vittime, in totale stato di assoggettamento, tanto da parlare di Venere come di “un uomo d’onore”. Se pagavano, erano definite “persone educate”. Altrimenti subivano atti incendiari studiati a tavolino.

Inflitti 4 anni di reclusione al pluripregiudicato Giuseppe Sidella, assolti la moglie e un presunto complice. Il Tribunale di Bari ha condannato a quattro anni di reclusione il pluripregiudicato 53enne Domenico Sidella, imputato per le presunte estorsioni mafiose ai pescatori del porto di Santo Spirito. il pm antimafia Marco D’Agostino aveva chiesto 12 anni. I giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa e hanno assolto gli altri due imputati, la moglie Caterina Santoro, e il presunto complice Raffaele Altieri. Nel processo il Comune di Bari e la Regione Puglia si erano costituiti parti civili. Stando alle indagini dei carabinieri Sidella chiedeva ai pescatori dai 10 ai 100 euro al mese come protezione da incendi, affondamenti, danneggiamenti, pestaggi. 

Operazione dei carabinieri. In queste ore è in corso un’operazione dei Carabinieri di Bari San Paolo, delegata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, che sta portando all’arresto di presunti autori gravemente indiziati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Nel mirino degli investigatori esponenti del clan Strisciuglio.

L’uomo è ritenuto il responsabile di un attentato dinamitardo del maggio 2023, quando venne fatto esplodere un ordigno che danneggiò il portone di ingresso di una palazzina di proprietà di una famiglia di imprenditori operanti nel settore trasporti Un 36enne andriese è ritenuto responsabile di un attentato dinamitardo ai danni di un’abitazione ed estorsioni tentate e consumate ai danni di 10 imprenditori andriesi. Per questo i Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani, su richiesta della Dia, lo hanno arrestato. Gli inquirenti parlano di un’attività “minatoria ed estensiva a tappeto nella città di Andria”. L’attività investigativa nasce proprio dall’impegno dei Carabinieri a seguito degli episodi di danneggiamento in danno di esercizi commerciali e attività imprenditoriali verificatesi nel 2023. L’uomo è ritenuto il responsabile di un attentato dinamitardo del maggio 2023, quando, nella periferia della città, venne fatto esplodere un ordigno che danneggiò il portone di ingresso di una palazzina di proprietà di una famiglia di imprenditori operanti nel settore trasporti. Pochi giorni dopo il danneggiamento, il 36enne aveva inviato un sms con cui intimava la vittima a “mettersi in regola”. Sono state anche trovate tre diverse lettere indirizzate a diversi imprenditori andriesi con all’interno una cartuccia 7,65 ed un foglio manoscritto riportante lo stesso invito a “mettersi in regola”. Anche in questo caso l’indagine consentiva di registrare l’inoltro di sms estorsivi, perfettamente sovrapponibili nei contenuti, ai danni dei destinatari delle lettere.  Soltanto una delle vittime avesse avuto il coraggio di denunciare i fatti. Tutti gli altri imprenditori hanno scelto di non rivolgersi alle Autorità, consentendo di fatto che le condotte intimidatorie si protraessero nel silenzio. Dalle indagini è emerso, inoltre, che una delle vittime aveva ceduto alle pressioni dell’indagato, consegnando la somma di 40.000 Euro. 

Fermato lo storico boss Salvatore Buccarella. Secondo la Dda di Lecce aveva riorganizzato il clan con estorsioni, minacce e intimidazioni

Inchiesta della DDA, sgominato pericoloso gruppo criminale Servizio di Matteo Spada;

L’estorsore, pur di riscuotere le somme richieste, avrebbe intimorito la vittima ricorrendo a violenze e minacce psicologiche Servizio Linda Cappello

Operazione della Guardia di Finanza tra Barletta e Trani. A far scattare le indagini la denuncia di un’imprenditrice Servizio di Alessandro Miglietta Montaggio di Pasquale D’Attoma

Gli aveva inviato anche un proiettile a scopo estorsivo Arrestato a Martina Franca un 69enne, accusato di detenzione abusiva di armi, tentata estorsione e minaccia aggravata. A luglio scorso aveva inviato una lettera minatoria, con un proiettile, a un ristoratore, mentre qualche sera fa ha reiterato le minacce con scritte sulle pareti del ristorante. Quest’ultima volta non è stato accorto ed è stato identificato attraverso i filmati delle telecamere di videosorveglianza. A casa nascondeva una pistola cal. 38 e una carabina cal. 7.65 completa di due caricatori, oltre a 19 proiettili. Armi e munizioni, detenute illegalmente, sono state sequestrate, lui è finito ai domiciliari.

In alcuni casi le ritorsioni avvenivano in modo plateale. Alberi danneggiati con motoseghe Due guardie campestri sono state arrestate per estorsione ai danni di alcuni agricoltori di Bitonto. Se non pagavano, gli indagati erano pronti a danneggiare alberi e piante. Le ritorsioni avvenivano talvolta in modo plateale usando delle motoseghe affinché il messaggio fosse chiaro anche agli altri. Le guardie campestri sono state arrestate dalla Polizia e devono rispondere di estorsione e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini sono partite dalle denunce di alcuni agricoltori, vessati da anni soprattutto nel periodo della raccolta olearia. Tuttavia gli agricoltori inizialmente non hanno fatto riferimento alle estorsioni. Il lavoro coordinato dalla procura di Bari ha poi permesso di ricostruire una fitta rete di richieste estorsive e taglieggiamento ai danni di numerosi imprenditori agricoli bitontini.

L’operazione della Polizia scattata dopo i roghi appiccati ad una concessionaria e nelle vicinanze dell’abitazione del titolare Estorsione, usura, detenzione armi e incendio doloso. Sono i reati contestati a sette persone arrestate dalla Polizia a Taranto; ad una di loro è stato contestato anche il metodo mafioso. L’indagine della Squadra mobile ha avuto inizio all’indomani dei due incendi appiccati il 31 gennaio e il 2 febbraio all’interno del parcheggio di una concessionaria e nelle vicinanze dell’abitazione del titolare. In quell’occasione erano andate distrutte quattro auto di alta gamma, danneggiati altri veicoli e le facciate di alcuni immobili. Le attenzioni si sono concentrate su due pregiudicati, indiziati di essere gli autori materiali degli incendi, mentre il mandate sarebbe stato uno dei titolari di una concessionaria concorrente. L’usura è contestata ad un dipendente dell’attività concorrente ed a suo fratello.

Blitz nella notte a Taranto nel quartiere Tramontone di Taranto. Su disposizione del GIP e indagini di Procura e Squadra Mobile, in manette 9 persone. Due arrestate in flagranza per possesso di armi. Int. Massimo Gambino (Questore TA) Int. Cosimo Romano (Dirigente Squadra Mobile)

Le indagini sono iniziate a gennaio di quest’anno, quando un imprenditore avrebbe denunciato di aver subito atti intimidatori da parte di un suo dipendente e un amico di quest’ultimo Avrebbero estorto denaro a diversi imprenditori salentini, minacciando rappresaglie nel caso le richieste non fossero state esaudite. I militari della Guardia di Finanza di Lecce hanno arrestato due uomini, Luigi Patera, 56enne di Galatina, e Maurizio Blandini, 43enne di Seclì, per aver estorto quasi 30mila euro in diverse occasioni. Raggiunto da misure cautelari anche un commercialista, Antonio Rocco Conte, 46enne di Aradeo. Le indagini sono iniziate a gennaio di quest’anno, quando un imprenditore avrebbe denunciato di aver subito atti intimidatori da parte di un suo dipendente e un amico di quest’ultimo, ritenuti vicini al clan Coluccia. I due sarebbero stati appoggiati dal commercialista, che era in possesso dei registri contabili della società della vittima, nel farsi versare oltre 25mila euro. Ulteriori accertamenti hanno dimostrato che in passato avrebbero ‘bussato’ alla porta di altri imprenditori e che in un altro caso sarebbero riusciti a farsi consegnare 3mila euro. Patera e Blandini sono rispettivamente in carcere e ai domiciliari, mentre il libero professionista è stato sospeso dall’attività per sei mesi.

Coinvolti i quartieri San Pio, Santo Spirito e Palese di Bari INTERVISTA: ROBERTO ROSSI, PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI BARI Servizio Guglielmina Logroscino

I commercianti vittime della mafia del pizzo e degli strozzini non sono soli e possono confidare nel supporto di magistrati, forze dell’ordine e associazioni Intervista a: Tano Grasso, pres. onorario FAI; Francesco Giannella, coordinatore DDA Bari; Maria Grazia Nicolò, commissario straordinario antiracket e antiusura Servizio di Pietro Loffredo

Molte segnalazioni, il più delle volte anonime, poche denunce formalizzate. Prevale la paura Intervista: Renato De Scisciolo, pres. reg. Ass.ne antiracket Lazzaro Dauria, imprenditore Giuseppe De Benedictis, imprenditore Servizio Giovanni Di Benedetto

Il processo comincerà il 18 settembre Si profila un maxi-processo con rito abbreviato a Lecce per la maggior parte delle persone arrestate nell’operazione Game Over condotta nell’aprile del 2022 dalla Squadra Mobile di Lecce nei confronti di un’associazione mafiosa guidata da Maurizio Briganti, già condannato quattro volte per mafia, attiva nel traffico di droga ed estorsioni a imprenditori e ambulanti nelle zona Le Vele, nella 167 del capoluogo salentino. Sedici dei 21 imputati coinvolti nell’inchiesta hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati col rito abbreviato, due persone hanno già patteggiato e due saranno giudicate con rito ordinario. Il processo comincerà il 18 settembre davanti al giudice Maria Francesca Mariano.

La decisione arriva dai giudici della seconda sezione penale della Cassazione. Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di porto e detenzione di armi da sparo e di alcuni episodi di estorsione ai danni di commercianti Sono diventate definitive sei delle nove condanne per gli imputati nel processo sulla guerra di mafia tra i clan Di Cosimo-Rafaschieri del quartiere Madonnella di Bari, alleati degli Strisciuglio, e Parisi-Milella-Palermiti di Japigia. Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di porto e detenzione di armi da sparo e di alcuni episodi di estorsione ai danni di commercianti, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare associazioni mafiose. La decisione arriva dai giudici della seconda sezione penale della Cassazione che hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da sei imputati e hanno annullato con rinvio la posizione di altri tre.Secondo l’accusa, gli Strisciuglio sarebbero intervenuti in aiuto del clan Di Cosimo nel conflitto in corso con i Parisi per il controllo dei traffici illeciti nel quartiere Madonnella,culminato nei due agguati del 18 settembre 2018 (ferimento di Andrea Fachechi) e del 24 settembre dello stesso anno (quando furono uccisi a Carbonara i fratelli Walter e Alessandro Rafaschieri). Sarebbe allora scaturita una volontà di vendetta con una serie di incontri per organizzare commandi per un confronto armato con i rivali del rione Japigia. Le indagini hanno poi portato anche all’accertamento di due estorsioni al titolare di una rivendita di pneumatici del quartiere Libertà (10 mila euro intranche da 500) e al proprietario di una rivendita di vini del quartiere Madonnella (15 mila euro).Nello specifico, sono passate in giudicato le sentenze di condanna (a pene comprese tra i 6 anni e 7 mesi e i 2 anni e 8 mesi) a carico di Daniele Di Leo, Marco Tempesta, Tommaso Ruggiero, Cosimo Damiano Ladisa, Ivan Lovergine e di Cristian Di Cosimo. Sono state annullate con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Bari per un nuovo processo le posizioni di Francesco Rafaschieri, Saverio De Santis (limitatamente a due capi d’imputazione e alle contestate aggravanti) e di Francesco Sigismondo, solo per il trattamento sanzionatorio.

Usura ed estorsioni, quattro arresti

Operazione della Guardia di Finanza tra Barletta e Trani. A far scattare le indagini la denuncia di un’imprenditrice Servizio di Alessandro Miglietta Montaggio di Pasquale

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