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disuguaglianze sanitarie

Nonostante una speranza di vita superiore a 84 anni, in Italia calano gli anni in buona salute e crescono le disuguaglianze nell’accesso alle cure e nei tempi di attesa del SSN. L’Italia mantiene una speranza di vita alla nascita superiore a 84 anni, ai vertici dell’Unione Europea insieme alla Svezia (dati OCSE 2025, Country Health Profile 2024). Tuttavia, la speranza di vita in buona salute si ferma a circa 69 anni (68,5 per i maschi, 69,6 per le femmine), con un calo di circa un anno rispetto all’anno precedente (Istat 2024, BES 2023). Il Rapporto “Sussidiarietà e Salute” della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato nella Sala della Regina alla Camera dei Deputati, evidenzia forti disparità territoriali tra Nord e Sud Italia, con differenze di 4-5 anni nella salute media della popolazione. Circa il 40% degli indicatori di salute relativi agli obiettivi dell’Agenda 2030 mostra un trend negativo, tra cui sovrappeso infantile, disuguaglianze nell’accesso alle cure e debolezze nelle misure di prevenzione. Disuguaglianze sociali e mortalità evitabile Il Rapporto conferma che salute e istruzione sono strettamente correlate: Mortalità evitabile per 10.000 residenti: 39,6 per chi ha licenza elementare o nessun titolo 33,5 per licenza media 26,4 per diploma 20,3 per laurea o titolo superiore Inoltre, fino al 74% degli italiani ha avuto esperienze dirette o indirette di problemi di salute mentale (Rapporto Censis & Lundbeck Italia 2025). Accesso alle cure e rinunce La difficoltà di accesso alle cure è il principale indicatore della perdita di universalismo nel SSN: 9-10% della popolazione rinuncia o rinvia cure necessarie per motivi economici o lunghe attese Oltre il 20% tra le fasce più svantaggiate Il 67-73% degli italiani segnala criticità nei tempi di attesa: 73% per esami diagnostici, 67% per prime visite specialistiche Solo 6 delle 10 visite più comuni vengono effettuate nei tempi previsti, mentre per gli esami diagnostici sono 8 su 20. Questi ritardi compromettono diagnosi precoce e continuità terapeutica. Spesa sanitaria e privatizzazione La spesa sanitaria privata (out-of-pocket) in Italia è tra le più alte d’Europa, pari al 24% della spesa totale, superiore alla media UE del 15%. L’8,6% delle famiglie affronta spese sanitarie insostenibili, collocando l’Italia al nono posto peggiore nell’area OCSE. Dal 1980 al 2023 la quota di spesa pubblica sul totale è scesa dal 63,9% al 61,1%, mentre la spesa a carico delle famiglie è aumentata dal 18,6% al 25,7%. Studi recenti mostrano che una riduzione del 10% della spesa sanitaria può causare 44 decessi in più ogni 10.000 pazienti, mentre un incremento del 10% in farmaci e controlli preventivi può evitare fino a 2.500 decessi all’anno. Conclusioni del Rapporto Secondo il Rapporto, la sanità italiana non è in crisi improvvisa, ma sta subendo una trasformazione lenta e strutturale dovuta a: Sottofinanziamento storico Disuguaglianze tra territori e fasce socio-economiche Aumento della spesa privata e ricorso a strutture private La sfida per il futuro è garantire equità, accesso universale e qualità delle cure, riducendo le disparità territoriali e rafforzando il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale come diritto reale per tutti i cittadini.

Il Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà denuncia le criticità del Servizio Sanitario Nazionale e propone modelli di collaborazione tra Stato, territori e comunità per garantire equità e sostenibilità. Il Rapporto “Sussidiarietà e Salute”, presentato oggi dalla Fondazione per la Sussidiarietà nella Sala della Regina alla Camera dei Deputati, evidenzia criticità nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e propone un modello di collaborazione tra Stato, territori e comunità per migliorare equità, sostenibilità e qualità delle cure. All’evento sono intervenuti il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il ministro della Salute Orazio Schillaci e il presidente dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà Maurizio Lupi. Il rapporto è stato redatto con il contributo di accademici e ricercatori di università italiane e internazionali, tra cui Bicocca, Bocconi, Brunel University, Ca’ Foscari, York, Università Cattolica, Parma, Pavia, Sant’Anna di Pisa e Verona. Dati chiave sulla sanità italiana Il Rapporto mostra una crescente perdita di universalismo ed equità nel SSN: 9-10% della popolazione rinuncia o rinvia cure per motivi economici o lunghe attese; oltre il 20% tra i più svantaggiati. Tasso di mortalità evitabile correlato al titolo di studio: 39,6/10.000 per chi ha licenza elementare, 20,3/10.000 per laureati. Circa 4 milioni di over65 non autosufficienti e oltre 5,5 milioni di anziani vivono soli; il 14% degli over65 è a rischio isolamento sociale. L’Assistenza domiciliare integrata (ADI) copre solo il 30,6% degli anziani non autosufficienti, mentre gran parte della cura ricade sulle famiglie. La spesa sanitaria out-of-pocket italiana è tra le più alte d’Europa: 24% della spesa totale, contro il 15% della media UE, con un aumento costante dal 2010. Criticità strutturali del SSN Secondo il Rapporto, i principali problemi del sistema pubblico sono: Sottofinanziamento cronico (circa 37 miliardi di euro di tagli 2010-2019) Risorse allocate per prestazioni e non per integrazione dei percorsi assistenziali Mancanza di continuità e integrazione tra sanitario e sociosanitario Carenza di personale, in particolare medici di medicina generale I pazienti cronici e fragili subiscono maggiormente questi limiti, spesso attraversando più setting di cura senza responsabilità unitaria. Modelli efficaci e proposte di riforma Il Rapporto sottolinea l’efficacia dei modelli basati su collaborazioni strutturate tra enti sanitari, come le Botteghe di Comunità della ASL di Salerno, coinvolgendo 29 comuni e oltre 28.000 cittadini. Le principali proposte includono: Incremento della spesa sanitaria e introduzione di budget di cura per pazienti fragili Rafforzamento dell’assistenza territoriale con cabine di regia distrettuali, Case della Comunità e Ospedali di Comunità Istituzione di un Servizio nazionale per la non autosufficienza Piani pluriennali per assunzione e valorizzazione del personale sanitario, con retribuzioni in linea con la media UE Migliore regolazione del privato accreditato, orientato a ridurre disuguaglianze e inefficienze Sussidiarietà come chiave per equità e sostenibilità Per Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il rapporto indica che l’alternativa non è tra pubblico e privato, ma tra un Paese che garantisce cure per tutti e uno dove si cura solo chi può permetterselo. La sussidiarietà diventa così l’architettura istituzionale dell’universalismo, rendendo il diritto alla salute effettivo, misurabile e sostenibile nel tempo.

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