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Metalli pesanti, solventi, idrocarburi e reflui industriali che, secondo l’accusa, sarebbero stati immessi per anni nel sottosuolo attraverso la rete fognaria industriale, contaminando la falda acquifera. Veleni nel sottosuolo, falda contaminata e un inquinamento che, secondo gli investigatori, presenta ormai caratteri di irreversibilità. È lo scenario emerso nell’inchiesta della procura di Trani sulla zona Asi di Molfetta, culminata nel sequestro di 22 aziende e 11 pozzi disperdenti. Le analisi avrebbero rilevato concentrazioni abnormi di sostanze tossiche e cancerogene, in alcuni casi fino a oltre diecimila volte sopra i limiti di legge. Metalli pesanti, solventi, idrocarburi e reflui industriali che, secondo l’accusa, sarebbero stati immessi per anni nel sottosuolo attraverso la rete fognaria industriale, contaminando la falda acquifera. Nel decreto di sequestro il giudice parla di effetti devastanti e difficilmente sanabili, tanto da rendere necessari, in futuro, interventi pubblici finanziati dallo Stato per mitigare e ridurre le conseguenze ambientali. Le prime ispezioni risalgono al 2024. In totale sono 72 gli indagati: tra loro dirigenti e funzionari del consorzio Asi di Bari, della Città Metropolitana e del Comune di Molfetta, oltre ai titolari delle imprese coinvolte. Secondo la procura non sarebbero stati effettuati controlli adeguati sulla rete fognaria e sugli scarichi industriali. Nei prossimi giorni molti degli indagati saranno ascoltati dal gip, che dovrà decidere anche sulle richieste di misure interdittive e sul possibile commissariamento del consorzio Asi e della società Asi Spa. Intanto le aziende sequestrate sono state affidate ad amministratori giudiziari. Il procuratore di Trani Renato Nitti ha spiegato che saranno necessari ulteriori approfondimenti anche per verificare eventuali conseguenze sui prodotti agricoli irrigati con l’acqua di falda nella zona.

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