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Congresso ECO 2026: la Società Italiana Obesità lancia il progetto Sio-Step per salvare le nuove generazioni. L’obesità in Italia ha raggiunto proporzioni allarmanti colpendo 6 milioni di persone e ipotecando il futuro delle nuove generazioni: se la patologia insorge prima dei 30 anni, il rischio di morte precoce aumenta del 70%. L’allarme arriva dal congresso europeo ECO 2026 di Istanbul, dove la Società Italiana Obesità (SIO) ha presentato i dati shock di una ricerca dell’Università di Lund pubblicata su eClinicalMedicine. Secondo il professor Silvio Buscemi, presidente SIO, l’eccesso ponderale giovanile non è una condizione transitoria ma un precursore di malattie croniche devastanti come il diabete di tipo 2 e l’ipertensione, causati dall’accumulo precoce di grasso viscerale. L’Italia si posiziona ai vertici delle classifiche europee per sovrappeso infantile, con oltre 100.000 bambini affetti da obesità grave, evidenziando un divario critico tra Nord e Sud, con punte del 43,2% in Campania. Per invertire questa rotta, la SIO ha lanciato Sio-Step (Sviluppo Territoriale Educativo per la Prevenzione), un progetto scientifico che coinvolge 40 scuole primarie italiane. Il programma si fonda su tre pilastri strategici: l’incremento dell’attività fisica tra i banchi, la formazione scientifica degli insegnanti e il supporto costante alle famiglie per rompere il ciclo della sedentarietà. L’efficacia di questo modello, che punta a concorrere per i bandi europei Horizon, sarà monitorata per due anni con l’obiettivo di validare un protocollo nazionale che trasformi la scuola nel principale motore di salute per i giovani, evitando che un’intera generazione veda ridotta drasticamente la propria aspettativa di vita.

Uno studio su oltre 23mila adulti individua in 7 ore e 18 minuti la durata ideale del sonno per ridurre il rischio di insulino-resistenza e mette in guardia sugli effetti del recupero eccessivo nel weekend. Dormire in media 7 ore e 18 minuti per notte potrebbe rappresentare la durata ideale per ridurre il rischio di insulino-resistenza, una condizione che spesso precede il diabete di tipo 2. È quanto emerge da un ampio studio osservazionale pubblicato su BMJ Open Diabetes Research & Care. La ricerca suggerisce che non solo dormire troppo poco, ma anche dormire troppo, potrebbe influire negativamente sul metabolismo del glucosio. Lo studio: oltre 23mila adulti analizzati I ricercatori hanno esaminato i dati di 23.475 persone tra i 20 e gli 80 anni, raccolti tra il 2009 e il 2023 nell’ambito del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). Per oltre 10mila partecipanti erano disponibili anche informazioni dettagliate sul sonno nel weekend. Per valutare il rischio metabolico è stato utilizzato l’Estimated Glucose Disposal Rate (eGDR), un indicatore dell’insulino-resistenza calcolato in base a: Circonferenza vita Glicemia a digiuno Pressione arteriosa Valori inferiori a 6-7 mg/kg/min indicano un rischio più elevato, mentre valori superiori a 10 mg/kg/min sono associati a un rischio più basso. Nel campione analizzato, il valore medio era pari a 8,23. La relazione tra durata del sonno e metabolismo L’analisi ha evidenziato una relazione a U rovesciata tra durata del sonno nei giorni feriali e rischio metabolico. Sotto le 7 ore e 18 minuti: aumentare il sonno migliorava l’eGDR Oltre le 7 ore e 18 minuti: l’eGDR tendeva a peggiorare L’effetto risultava particolarmente evidente nelle donne e nelle persone tra i 40 e i 59 anni. Recuperare sonno nel weekend: aiuta o peggiora? Un altro aspetto chiave riguarda il cosiddetto “sonno compensatorio” del fine settimana. Chi dormiva meno della soglia ottimale durante la settimana e recuperava 1-2 ore nel weekend mostrava un miglioramento dell’eGDR. Chi invece già superava la soglia ideale nei giorni feriali e aggiungeva più di 2 ore nel fine settimana presentava un peggioramento dell’indicatore metabolico. Quasi il 48% dei partecipanti ha dichiarato di recuperare ore di sonno nel weekend. Sonno e diabete: una relazione bidirezionale Secondo gli autori, esiste una relazione bidirezionale tra sonno e metabolismo. Un controllo glicemico non ottimale è associato sia a una durata troppo breve sia eccessiva del sonno, oltre che a disturbi del riposo. Questo può generare un circolo vizioso: La disfunzione metabolica altera il sonno Un sonno irregolare peggiora ulteriormente la salute metabolica Limiti dello studio Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire un rapporto diretto di causa-effetto. Inoltre, la durata del sonno è stata auto-riferita, elemento che potrebbe influire sull’accuratezza dei dati. Quante ore dormire per la salute metabolica? Alla luce dei risultati, dormire circa 7 ore e 18 minuti a notte potrebbe rappresentare un punto di equilibrio per ridurre il rischio di insulino-resistenza e diabete di tipo 2. Anche la gestione del recupero di sonno nel weekend potrebbe avere un ruolo importante nella regolazione metabolica e nella prevenzione delle malattie croniche.

In un incontro, tenutosi nel capoluogo pugliese, è stato fatto un focus sulle cure e sulla necessità di implementare la rete gestionale della patologia Servizio: Anna De Feo Riprese e montaggio: Orazio Corbacio Intervista: Rosalia Serra, Presidente AMD Puglia-Basilicata

A Bari un focus sul diabete di tipo 2

In un incontro, tenutosi nel capoluogo pugliese, è stato fatto un focus sulle cure e sulla necessità di implementare la rete gestionale della patologia Servizio:

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