
Agguato contro Danilo Notarangelo: a sparare due persone, indaga la Dda
I due aggressori avrebbero esploso almeno tre colpi contro l’uomo, colpendolo all’addome e a un braccio Procedono le indagini per ricostruire la dinamica dell’agguato di
I due aggressori avrebbero esploso almeno tre colpi contro l’uomo, colpendolo all’addome e a un braccio. Procedono le indagini per ricostruire la dinamica dell’agguato di ieri sera a Vieste in cui è stato ferito Danilo Notarangelo, 35 anni. A sparare sarebbero state due persone, a bordo di un’auto, armate di un fucile caricato a pallettoni. Sull’episodio indaga anche la Direzione distrettuale antimafia di Bari. Idue aggressori avrebbero esploso almeno tre colpi contro l’uomo, colpendolo all’addome e a un braccio. Nonostante le ferite, Notarangelo è riuscito a mettersi in salvo trovando rifugio in un vicino negozio di alimentari. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 e l’elisoccorso. Le sue condizioni non sarebbero gravi e non è in pericolo di vita.
Al TgNorba parla Maria Marzocca, mamma di Francesco, che ancora lotta per scoprire la verità dietro la morte di suo figlio. Francesco Diviesti scomparve da Barletta il 25 aprile scorso a soli 26 anni, il suo corpo ritrovato semi carbonizzato con segni di pistola in un casolare nelle campagne tra Canosa di Puglia e Minervino Murge. Cinque gli indagati. Le novità dell’inchiesta della Dda nelle parole dell’avvocato della famiglia Diviesti. Ai nostri microfoni parla la mamma. Interviste a Maria Marzocca, madre di Francesco Diviesti; Michele Cianci, avvocato famiglia Diviesti Servizio di Giuseppe Capacchione
La ragazza fu uccisa a settembre 2024 nel locale Bahia di Molfetta. La Dda di Bari ha chiesto 20 anni di reclusione nell’ambito del processo con rito abbreviato nei confronti del 22enne barese Michele Lavopa, in carcere per aver sparato e ucciso la 19enne barese Antonella Lopez la sera del 22 settembre 2024 nella discoteca Bahia di Molfetta. Il giovane confessò l’omicidio, specificando però di aver colpito la ragazza per errore. Il vero bersaglio sarebbe stato invece Eugenio Palermiti Junior, nipote dell’omonimo boss di Japigia, anche lui a processo per con l’accusa di essere entrato armato nel locale. La requisitoria è ancora in corso.
La sentenza è attesa il prossimo 5 novembre Il pm della Dda Marco d’Agostino ha invocato una condanna ad otto anni di reclusione per Tommaso Parisi e Paolo Bruni, accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dei titolari di un’azienda che si occupa della vendita di prodotti ittici a San Giorgio.Una delle vittime raccontó le sue vicissitudini in aula, alla presenza dell’allora sindaco Antonio Decaro. Secondo l’accusa, i due imprenditori sarebbero stati costretti ad assumere Bruni, ritenuto vicino al clan Parisi, e a praticare prezzi di favore ai presunti sodali. La sentenza sarà pronunciata il prossimo 5 novembre.
Il sostituto procuratore della DDA di Bari è stato ascoltato oggi in commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie Servizio di Stefania Rotolo riprese di Massimo D’Olimpio
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno svelato un’organizzazione attiva tra Bari, Sannicandro e la Basilicata, con il traffico di cocaina, hashish e marijuana Dodici persone sono state arrestate dai finanzieri del comando provinciale di Bari per i reati di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale e riciclaggio. L’odierna operazione costituisce l’epilogo di un’articolata e complessa attività d’indagine, coordinata dalla D.D.A. ed eseguita dagli investigatori del G.I.C.O. del Nucleo PEF Bari, che ha consentito di disvelare l’esistenza di un ingente traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana ad opera di diversi soggetti, alcuni dei quali affiliati al clan Parisi. Il traffico di sostanze stupefacenti riguardava le aree di Bari e Sannicandro di Bari e anche in Basilicata. Le sostanze erano state sotterrate nelle vicinanze di due casolari isolati in agro di Sannicandro di Bari e conservate in un appartamento nel quartiere barese. I due casolari erano stati utilizzati come punti di contrattazione e vendita ad altri gruppi criminali. I “menù” e le “offerte del giorno” venivano pubblicati su Telegram. La consegna in Puglia e Basilicata poi avveniva attraverso l’utilizzo di un’autovettura presa a noleggio. In totale sono stati sequestrati 15 chili di stupefacenti, circa 132.000 euro in contanti, con l’arresto di cinque corrieri.
Il boss di Vieste fu arrestato nel 2024 dopo l’evasione dal carcere di Nuoro La Dda di Bari ha chiesto condanne da uno a quattro anni di reclusione per sei imputati che, tra il febbraio 2023 e il 2024, avrebbero aiutato la latitanza del boss di Vieste Marco Raduano, evaso dal carcere diNuoro il 24 febbraio 2023 e arrestato in Corsica il 2 febbraio 2024. Nello stesso giorno fu arrestato inSpagna anche il suo braccio destro, Gianluigi Troiano, latitante dal 2021. Oggi entrambi sono collaboratori di giustizia.Nell’inchiesta coordinata dal pm Ettore Cardinali, oltre agli “appoggi logistici e coperture” per Raduano, sono contestati anche il traffico di droga dalla Spagna al Gargano organizzato da Raduano e Troiano, e l’incendio di una macchina della madre di un collaboratore di giustizia.La pena più bassa, di un anno, è stata chiesta per Raduano e Troiano, anche in virtù del loro status da collaboratori di giustizia. Quella più alta, a quattro anni, per il 32enne di San Giovanni Rotondo Domenico Antonio Mastromatteo. La sentenza è prevista per giugno.
Ultimata l’autopsia, si attende l’esito del Dna per la conferma che si tratti del giovane parrucchiere di Barletta Sul corpo semicarbonizzato trovato il 29 aprile tra Canosa di Puglia e Minervino Murge, sarebbero stati rinvenuti segni di proiettili: la vittima potrebbe essere stata colpita da diversi colpi di arma da fuoco prima di essere bruciata. Si tratterebbe di Francesco Diviesti, 26enne di Barletta, scomparso il 25 aprile. L’autopsia è stata ultimata ma bisognerà attendere giorni affinché l’esito dell’esame del Dna confermi la sua identità. Gli inquirenti ipotizzano che l’uomo sia stato ucciso prima di essere dato alle fiamme, ma si attende l’esito degli esami autoptici per confermare se le fiamme lo abbiano avvolto mentre era ancora vivo. Le indagini, condotte dalla Dda di Bari, ipotizzano un omicidio aggravato dal metodo mafioso e coinvolgono cinque persone, tra cui tre barlettani, un uomo di Minervino e un albanese irreperibile.
Inchiesta Dominio sul presunto voto di scambio. Rischia 4 anni e 5 mesi l’ex sindaco Andrioli. Il pm della DDA di Lecce ha avanzato ben 35 richieste di condanna Di Alessandra Martellotti
Lo stabile apparteneva a una società dell’ex consigliere regionale Olivieri di Linda Cappello La Dda di Bari ha reiterato la richiesta di sequestro di una palazzina in via Tancredi, a Bari Vecchia, di proprietà dell’oncologo Vito Lorusso. Lo ha fatto nell’ambito dell’udienza davanti al Tribunale per le misure di prevenzione nei confronti dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, già imputato con rito abbreviato nel processo Codice Interno con l’accusa di voto di scambio politico mafioso. Contestualmente all’arresto, che risale al 26 febbraio dello scorso anno, la procura chiese e ottenne il sequestro di società e proprietà immobiliari riconducibili a Olivieri. Lo stabile in questione apparteneva ad una società dell’ex consigliere regionale, il quale l’aveva poi venduta al suocero Lorusso. La difesa dell’avvocato barese si è opposta, chiedendo l’audizione di una quindicina di testimoni fra cui Maria Carmen Lorusso, moglie di Olivieri. L’udienza è stata rinviata al prossimo 21 maggio
Al vaglio degli investigatori la lettera affissa sul portone recante pesanti minacce contro le forze dell’ordine e le immagini delle telecamere della zona che hanno immortalato due persone Servizio di Linda Cappello montaggio di pasquale D’attoma
La DIGOS ha effettuato nuovi rilievi, il fascicolo è passato in mano alla Dda Servizio Saverio Carlucci
Le indagini condotte dalla Dda di Lecce, clan usava oche come “vedette” Servizio di Annamaria Rosato;
Riunione blindata in Prefettura sulle sorti del Comune dopo l’inchiesta Codice Interno e le presunte infiltrazioni mafiose. Ora la decisione passa nelle mani del Ministero dell’Interno Servizio di Francesco Iato. Interviste: Francesco Russo (prefetto di Bari), Roberto Rossi (procuratore capo della Repubblica di Bari)
Si tratterebbe di soggetti inseriti nella criminalità organizzata locale, due dei quali considerati referenti del clan Strisciuglio, articolazione “San Paolo” Un trentenne tossicodipendente di Bari, a causa di un debito di droga, è stato portato in un box e sottoposto a minacce e violenze per ottenere 1.100 euro quale prezzo della liberazione. Con le accuse di ”sequestro di persona a scopo di estorsione” e “lesioni personali aggravate in concorso” con l’aggravante del metodo mafioso, 4 persone sono state arrestate. In base alle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Bari-San Paolo, è emerso che si tratterebbe di soggetti inseriti nella criminalità organizzata locale, due dei quali considerati referenti del clan Strisciuglio, articolazione “San Paolo”. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei quattro soggetti è stata emessa dal Gip presso il Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’ordinanza cautelare – evidenziano i militari in una nota – ha riconosciuto la metodologia mafiosa con cui gli indagati, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento che ne consegue, hanno agito al fine di agevolare la consorteria criminale Strisciuglio, fazione del quartiere San Paolo, dedita al racket e al traffico di sostanze stupefacenti nella periferia nord del capoluogo pugliese.
Caso scoperto a Taranto, due arresti dopo indagine della Dda Avrebbero sequestrato e picchiato un uomo di 35 anni allo scopo di estorcergli 15mila euro in seguito al rifiuto della vittima di portare a termine una truffa ai danni di una società di noleggio auto. L’pisodio risale ad aprile del 2023, i carabinieri hanno arrestato un 29enne di Taranto e un 50enne di Martina Franca. Ai due è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della procura distrettuale antimafia. Secondo quanto ricostruito dai militari del Nucleo Investigativo, il 35enne sarebbe stato prelevato dalla sua abitazione di Martina Franca dai due indagati, costretto a salire su un’auto e condotto in un garage a Taranto per essere brutalmente picchiato, anche con il calcio di una pistola. Qualche ora dopo il malcapitato sarebbe stato liberato e accompagnato nei pressi di un distributore di carburanti del quartiere Paolo VI. Il 35enne riuscì poi a tornare a MartinaFranca, dove i carabinieri, allertati dalla compagna della vittima, lo rintracciarono mentre vagavanel centro abitato. L’uomo, che presentava evidenti lesioni al volto, fu accompagnato al pronto soccorso.Dalle indagini coordinate dalla Dda di Lecce è emerso che il 35enne si era rifiutato di realizzare una truffa ai danni di una società di noleggio auto: doveva affittare una vettura, i denunciarne falsamente ilfurto per di smontarla e rivendere i pezzi al mercato dell’usato.
Svelato voto scambio politico-mafioso a elezioni comunali 2019 Promette di diventare il secondo maxi processo alla mafia barese quello che dal 2 luglio prossimo si celebrerà davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Bari, partito dall’inchiesta “Codice interno”, che a febbraio scorso ha portato agli arresti di oltre 130 persone fra cui l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri. Rispetto a quello che si celebrò anni fa, al centro del nuovo processo alla mafia barese, che vedrà alla sbarra esponenti di primo piano dei clan Parisi – Palermiti e Strisciuglio, non ci saranno tanto gli omicidi e i regolamenti di conti fra bande rivali, quanto le tecniche con cui i clan si sono infiltrati in vari settori della vita del capoluogo, dal commercio alla politica.
Operazione “Bypass” dei Carabinieri di Modugno. In corso per l’esecuzione di numerose misure cautelari in carcere Si chiama “Bypass” l’operazione che i Carabinieri di Modugno stanno eseguendo dalle prime ore di questa mattina con numerose misure cautelari in carcere. Si tratta di una ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. L’indagine che ha portato all’operazione di questa mattina ha rivelato l’esistenza di una radicata associazione per delinquere dedita al narcotraffico a Bitonto, Palo del Colle, Bitetto e Noicattaro. I carabinieri di Modugno sono al lavoro insieme a militari del Comando Provinciale di Bari e del Nucleo Cinofili di Modugno oltre a personale dello Squadrone “Cacciatori Puglia” e del 6° Nucleo Elicotteri Carabinieri. Nel corso della mattinata saranno forniti maggiori dettagli.
Vittima anche un agente di polizia locale Servizio Anna De Feo
Eseguiti tra Matera e Altamura Servizio di Alessandro Boccia; intervista a Francesco Curcio, proc. DDA Potenza;

I due aggressori avrebbero esploso almeno tre colpi contro l’uomo, colpendolo all’addome e a un braccio Procedono le indagini per ricostruire la dinamica dell’agguato di

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Cronaca La ragazza fu uccisa a settembre 2024 nel locale Bahia di Molfetta La Dda di Bari ha chiesto 20 anni di reclusione nell’ambito del

La sentenza è attesa il prossimo 5 novembre Il pm della Dda Marco d’Agostino ha invocato una condanna ad otto anni di reclusione per Tommaso

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