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Sarebbe stata una manomissione esterna dell’impianto la causa della morte della 25enne Clelia Ditano, precipitata nella tromba dell’ascensore il primo luglio dello scorso anno L’impianto dell’ascensore nel cui vano ha trovato la morte la 25enne di Fasano Clelia Ditano era funzionante. Quello che è accaduto rappresenta la conseguenza di una manomissione esterna, di tipo meccanico o elettrico, che ha causato un’alterazione dei sistemi di sicurezza delle porte di piano.  È questa la conclusione della consulenza tecnica disposta dal pm di Brindisi Livia Orlando a cui è affidata l’inchiesta sul decesso della ragazza, morta dopo un volo di quasi dieci metri nella tromba dell’ascensore, il primo luglio dello scorso anno. Al momento sono quattro gli indagati, che rispondono di omicidio colposo: l’amministratore del condominio di via Piave, dove abitava la ragazza, l’amministratore legale, il responsabile tecnico ed un operaio della ditta che si occupava della manutenzione dell’ascensore. Servizio di Linda Cappello

Rimossi per essere riparati alcuni pezzi rimasti danneggiati a seguito della caduta della ragazza Nuova perizia ieri sull’ascensore della palazzina di via Piave a Fasano, sequestrato dopo la morte di Clelia Ditano, precipitata nel vuoto lo scorso primo luglio. Dopo le verifiche elettromeccaniche compiute qualche settimana fa, il consulente incaricato dalla Procura, l’ingegner Massimiliano Bursomanno, ha voluto riprodurre le normali condizioni di funzionamento dell’ascensore. Per questo sono stati rimossi per essere riparati alcuni pezzi rimasti danneggiati a seguito della caduta della ragazza. Successivamente ci sarà un nuovo sopralluogo. Per la vicenda risultano indagate quattro persone tra cui l’amministratore del condominio e i titolari delle ditte incaricate della manutenzione dell’ascensore.

Oggi l’autopsia sul corpo di Clelia Ditano Salgono a quattro gli indagati per la morte di Clelia Ditano, la 25enne precipitata nella notte tra il 30 giugno e l’1 luglio scorsi, nel vano ascensore dal quarto piano del condominio di via Saragat a Fasano dove viveva con i genitori. Altri tre nomi si aggiungono, quindi, a quello dell’amministratore della palazzina di proprietà di Arca Nord Salento, iscritto nel fascicolo subito dopo la tragedia. L’avviso di garanzia è un atto dovuto per consentire gli accertamenti tecnici irripetibili che riguarderanno soprattutto l’ascensore. Bisognerà capire cosa non abbia funzionato. Quando Clelia ha aperto la porta dell’impianto elevatore, la cabina non era al piano e la giovane è precipitata da un’altezza di circa 15 metri. Oggi sarà eseguita l’autopsia dopo che  la pm Livia Orlando avrà conferito al dottor Domenico Urso l’incarico 

Si tratta dell’amministratore della palazzina, di proprietà di Arca Nord Salento. A breve potrebbero essercene altri Servizio Grazia Rongo

I carabinieri dovranno capire perché il sistema di sicurezza non si sia attivato Continuano senza sosta le indagini per individuare responsabilità e cause di quanto accaduto lunedì sera a Fasano. Clelia Ditano, 25 anni, è morta dopo essere precipitata nel vano ascensore nella sua abitazione. I carabinieri hanno acquisito i primi dati tecnici insieme ai responsabili della ditta manutenzione. I genitori della ragazza sono stati già ascoltati poche ore dopo l’incidente. L’ascensore è sotto sequestro per poter svolgere tutti gli accertamenti del caso. L’indagine è coordinata dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza. Clelia quella sera era salita un attimo in casa per lasciare la borsa, quando è tornata nell’ascensore la cabina non c’era ma la porta non era bloccata e lei è precipitata. L’autopsia, che sarà effettuate nelle prossime ore, chiarirà tempi e cause della morte. Solo il giorno dopo i genitori si sono accorti della sua assenza e hanno dato l’allarme. 

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