Skin Telenorba50
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

bassi-home

cassazione

Cassazione, processo da rifare. Papà vittima, ‘siamo delusi’ Morì dopo una rissa in discoteca: la cassazione ha annullato le condanne per l’omicidio di Donato Monopoli, il 26enne di Cerignola morto dopo sette mesi di agonia trascorsi in ospedale, in seguito ad un violento pestaggio compiuto all’esterno di una discoteca di Foggia nell’ottobre del 2018. Il processo è dunque da rifare. I due giovani imputati erano stati condannati a 10 e 7 anni di reclusione. “Non ci aspettavamo una cosa simile, siamo distrutti – ha detto Giuseppe Monopoli, il papà di Donato – il nostro strazio deve dunque continuare”.

Per la prima volta il Tribunale ha applicato sentenza della Cassazione favorevole ai conducenti

Da risolvere conflitto competenza sul processo “Ambiente svenduto” La Corte di Cassazione domani discuterà i ricorsi per risolvere il conflitto di competenza sollevato dalleparti civili e dal Codacons contro l’annullamento della sentenza della Corte d’assise di Taranto per gli imputati coinvolti nell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’ sulle emissioni velenose dell’ex Ilva. L’annullamento, disposto dalla Corte d’assise di appello di Taranto, ha provocato l’azzeramento del processo e ilsuo trasferimento al Tribunale di Potenza. La Cassazione dovrà decidere se il processo dovrà essere celebrato a Potenza (dal primo grado) o se dovrà proseguire (con l’appello) a Taranto. Il processo di primo grado si era concluso il 31 maggio del 2021 con 26 condanne nei confronti di dirigenti della fabbrica,manager e politici. Le più gravi, a 22 anni e 20 anni di reclusione, per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari eamministratori dell’Ilva. Sentenza annullata in appello il 13 settembre scorso.  

L’ultima parola dovrà dirla nuovamente la Corte Costituzionale Servizio di redazione

Di Linda Cappello Dopo 22 anni la Corte di Cassazione scrive definitivamente la parola fine sulla morte di Vincenzo Moretti e Mariaester Martino, vittime di un incidente stradale avvenuto il 14 aprile 2002 sul lungomare di Bari. Gli ermellini hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Andrea Godono, conducente della Ford Ka a bordo della quale viaggiavano le due vittime, già riconosciuto dalla Corte d’Appello responsabile civilmente nel sinistro. Secondo i periti, se l’imputato avesse viaggiato ad una velocità meno sostenuta ( 105 km orari a fronte di un limite massimo di 30) l incidente avrebbe avuto conseguenze meno gravi. Condannato in via definitiva ad un anno e 9 mesi per omicidio colposo, invece, il cittadino di nazionalità albanese che guidava l’Alfa Romeo 164 che proveniva dall’opposto senso di marcia, e aveva invaso la carreggiata. Subito dopo l’incidente la famiglia di Moretti diede vita alla Fondazione «Ciao Vinny» che da anni si batte per promuovere iniziative sulla sicurezza stradale. “Siamo ovviamente soddisfatti per il fatto che sono state pienamente riconosciute le ragioni della difesa dei familiari delle vittime – scrivono in una nota gli avvocati Roberto Eustachio Sisto, Italia Mendicini e Nicola De Fuoco dello studio FPS- Resta comunque, anche in noi difensori, la incancellabile scia del dolore per quanto accaduto.” “Dal dolore, incolmabile – dichiarano i parenti – abbiamo tratto la forza ed il coraggio di andare avanti e costituire la fondazione . Perché tragedie come questa possano non ripetersi , per fare crescere la parola “responsabilmente” nella quotidianità dei nostri ragazzi”.

Di Linda Cappello Arriverà nelle prossime ore il verdetto della Corte di Cassazione in relazione alla vicenda della bambina nata morta nel 2016 all’ospedale Di Venere, per un cesareo effettuato in ritardo dopo una lite fra due medici. Il procuratore generale ha chiesto l annullamento dell’ assoluzione pronunciata dai giudici d’appello nei confronti di due ginecologi, chiedendo però al tempo stesso di dichiarare la prescrizione del reato . Per tutti l accusa era quella di omicidio colposo. Chiesta l’inammissibilità del ricorso per per l’anestesista Antonio Simone – condannato a 8 mesi – il quale però, qualora i giudici dovessero pronunciarsi nel merito ,potrà comunque beneficiare della prescrizione, e l’accoglimento del ricorso dell’allora primario di chirurgia generale Francesco Puglisi, assolto in primo grado e condannato in appello al solo risarcimento delle parti civili. Quel giorno tutte le sale operatorie del reparto di ostetricia erano occupate, la gestante doveva essere necessariamente sottoposta ad un cesareo d’urgenza: Simone, l’anestesista, chiese a Puglisi, al suo primo giorno di primario, la disponibilità di una sala operatoria, che però quest’ultimo negò poiché aveva un intervento chirurgico urgente già programmato. L’ultimo tracciato, effettuato alle 10.38, dava leggeri segni di sofferenza fetale ma il cesareo fu posticipato di un’ora, dalle 11 alle 12 : purtroppo la bimba venne alla luce senza vita. La Asl ha già risarcito i genitori della bambina con 400mila euro.

Dopo la sentenza della Cassazione sulle royalties, convegno alla Fiera del Levante. Basta con le imposizioni delle multinazionali Servizio di Guglielmina Logroscino Riprese e montaggio Cosimo Caragiulo Intervista a Roberto Manno, Studio WebLegalIntervista a Luigi Fino, Associazione Filiera 21

La Cassazione ha annullato la condanna per Salvatore Camporeale e Giuseppe Barra, erano in carica nel 2007 quando furono arrestati per concussione e peculato Condanna annullata per Salvatore Camporeale, ex sindaco di Margherita di Savoia e Giuseppe Barra, suo vice. Lo ha deciso la Corte di Cassazione. Erano stati condannati rispettivamente a 9 e 4 anni di reclusione per concussione e peculato. I fatti risalgono al 2007, entrambi furono arrestati. Assolti in primo grado, furono condannati in appello. La suprema corte, dopo 17 anni, ha annullato tutto. 

Confermata la condanna agli ex dirigenti del siderurgico Servizio Annamaria Rosato

Vittima anche una minorenne incinta picchiata con calci e pugni Condanna confermata per Febronel Costache di 52 anni, Poenita Chiriac di 51 anni, Solomon Costache di 31 anni e Mariana Raluca Iovanut di 32 anni, per i quali la Cassazione ha stabilito la “inammissibilità totale” dei ricorsi. I quattro, componenti dello stesso nucleo familiare, dovranno scontare complessivamente poco più di 50 anni di carcere per riduzione e mantenimento in stato di servitù, induzione e sfruttamento della prostituzione minorile e sequestro di persona ai danni di ragazze minorenni. La sentenza era stata emessa il 7 giugno dello scorso anno dalla Corte d’assise d’appello di Bari. I quattro furono fermati nel dicembre di cinque anni fa dagli agenti della squadra mobile di Foggia nell’ambito di un’indagine iniziata dopo il pestaggio di una ragazzina di etnia. La minorenne era stata aggredita con calci e pugni mentre era incinta al settimomese di gravidanza: alcuni giorni dopo l’aggressione perse il bambino. Fu allora che la vittima decise di denunciare riferendo agli investigatori che era stata costretta a prostituirsi nonostante fosse incinta e che le era stata prospettata anche la possibilità di vendere il suo bambino per 28mila euro.Gli accertamenti investigativi rivelarono che numerose ragazze ancora  minorenni, provenienti da contesti familiari disagiati, venivano rinchiuse in baracche, bloccate dall’esterno con una catena e un lucchetto, picchiate per più giorni e costrette a prostituirsi per otto ore al giorno in cambio di un pacchetto di sigarette.

L’orientamento è emerso nel corso di un colloquio tra l’assassino reo confesso e i suoi legali I legali di Antonio De Marco, lo studente 23enne di Casarano condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’arbitro leccese Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta, potrebbero non ricorrere in Cassazione. E’ l’orientamento espresso dallo stesso De Marco nel corso di un colloquio avuto in carcere con i due legali la scorsa settimana. I termini per depositare il ricorso in Cassazione scadranno il prossimo 25 giugno. Se la condanna all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni inflitta dai giudici dell’Appello non dovesse venire impugnata davanti ai giudici della Suprema Corte, diventerebbe così definitiva e immediatamente esecutiva. De Marco venne arrestato a fine settembre 2020, confessando di aver ucciso i due fidanzati “perchè erano felici”. Da allora è detenuto in una cella singola dalla quale non esce mai per sua volontà .

I sindaci dovranno scegliere: chiudere, o regolare diversamente la movida, o dissanguare le casse pubbliche

L’inchiesta della procura di Potenza riguarda presunte sentenze pilotate al tribunale di Trani Servizio di Alessandro Boccia

La Cassazione ha annullato la sentenza del 20 giugno 2022 Servizio di Annamaria Rosato

La somma sequestrata nel blitz su presunti intrecci e favori tra Sanità e Politica La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro di 300 mila a carico dell’ex assessore regionale al Welfare Salvatore Ruggeri, arrestato ai domiciliari lo scorso 11 luglio nell’ambito dell’operazione “Re Artù” La somma era stata sequestrata dalla Gdf parte in una villa a mare e parte a casa, nell’ambito del blitz su presunti intrecci e favori tra Sanità e Politica , culminato in 11 misure cautelari. Ruggeri venne arrestato per episodi di corruzione e traffico di influenza illecite, abuso d’ufficio e falso. Accuse le ultime due poi cadute nel corso dell’udienza preliminare. Per gli ermellini la somma sequestrata all’ex senatore non sarebbe riconducibile ad alcuna contestazione. Nulla che faccia pensare ad un possesso illecito, come sostenuto dai legali difensori avvocati Salvatore Corrado e Giuseppe Fornari. Ruggeri è tornato in libertà lo scorso gennaio.

Il consigliere regionale ha fatto sapere che intende presentare nuovo ricorso La Cassazione ha confermato la condanna per corruzione elettorale del consigliere regionale pugliese Michele Mazzarano, del Pd. Tuttavia, non rientrando il reato fra quelli previsti dalla legge Severino, il consigliere non dovrà lasciare il suo posto alla Regione. E’ lo stesso Mazzarano a comunicarlo in una nota in cui si professa innocente e annuncia un nuovo ricorso per fare definitivamente luce su una vicenda che si riferisce alle elezioni regionali del 2015, per le quali fu accusato di aver ottenuto gratis l’uso della sua sede elettorale in cambio di promesse di lavoro.

La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati, accusati di episodi di concussione nei confronti di alcuni costruttori La polizia ha arrestato l’ex consigliere comunale di Foggia Massimo Laccetti, di 53 anni, e Fernando Biagini, di 61, dirigente ai lavori pubblici in carica nel 2014. I due sono stati condannati in via definitivarispettivamente a quattro anni e otto mesi e cinque anni di reclusione, per concussione, tentata concussione e induzione indebita a dare o promettere denaro, in concorso. La Cassazione,dichiarando inammissibili i ricorsi dei due imputati, ha confermato le condanne inflitte dalla Corte d’Appello di Bari relative ad alcuni episodi di concussione e tentata concussione nei confronti di alcuni costruttori foggiani. Nell’inchiesta rimase coinvolto anche un altro imprenditore,Adriano Bruno, assolto dalla Corte di Cassazione perchè il fatto non sussiste.

L’Iniziativa è sostenuta dal Partito animalista Italiano Giornalista Stefania RotoloRiprese e Montaggio Massimo D’OlimpioIntervista:Nicolas Micheletti, Pres. End The Slaughter Age

Ribaltata la pronuncia della Corte di Appello Il Comune di Taranto potra’ chiedere il risarcimento per il dissesto finanziario dell’ente del 2006che porto’ all’insediamento dell’organo straordinario di liquidazione. Lo ha stabilito la terza sezione civile della Corte di Cassazione presieduta da Giacomo Travaglino, relatrice Chiara Graziosi, ribaltando la pronuncia della Corte di Appello di Taranto che nel 2020 aveva rigettato la richiesta di risarcimento avanzata dal Comune. “Al di la’ della possibilita’ e della volonta’ di procedere alla richiesta di risarcimento – ha detto il sindaco Rinaldo Melucci – questa sentenza ci restituisce un riconoscimento sacrosanto: avevamo ragione a continuare nella nostra azione di tutela dell’istituzione comunale”. 

I giudici hanno confermato l’annullamento delle misure cautelari per tre indagati La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso  con cui la Procura di Potenza aveva chiesto il ripristino delle misure cautelari revocate dal Tribunale del Riesame a carico di tre degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità lucana che lo scorso mese di ottobre  aveva portato a cinque misure cautelari. La decisione si è appresa in tarda serata. Nel mese di ottobre scorso il  Riesame aveva annullato gli arresti domiciliari disposti per l’ex sindaca di Lagonegro,  Maria Di Lascio, la sospensione dai pubblici uffici per il direttore generale dell’azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, Giuseppe Spera, e l’obbligo di dimora per l’ex assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Cupparo. A seguito della revoca delle misure cautelari la Procura aveva fatto ricorso

deliziosa
gilca-srl-giugno