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Ancora un rinvio del confronto sulla cassa integrazione per i lavoratori della Natuzzi al Ministero del Lavoro. Intanto i sindacati sono stati ascoltati in audizione alla Camera. Al ministero del Lavoro torneranno ad incontrarsi il prossimo 19 maggio perché manca l’accordo sulla Cassa Integrazione, propedeutico all’incontro al Mimit, il 27. La Vertenza Natuzzi vede le posizioni sempre molto distanti. I sindacati hanno chiesto garanzie su occupazione e produzione e l’aumento della Cassa fino almeno all’80%. Posizione ribadita anche dinanzi alla Commissione Attività Produttive della Camera. Intervista a Luigi Sideri Segr. Genr. Filca Cisl Bari e all’On. Patty L’Abbate M5S

Michael Flacks ha delineato il suo progetto industriale. Acciaierie d’Italia ha chiesto il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, dal primo marzo, per 4.450 lavoratori su un totale di 9.702 dipendenti. A Taranto i cassintegrati saranno 3.803. È prevista la rotazione del personale. Alla base della richiesta, spiegano i commissari, la crisi produttiva e finanziaria. La produzione non potrà superare, allo stato attuale, 1,5–1,8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Nelle prossime settimane è prevista la ripartenza dell’altoforno 2, ma senza un aumento immediato dei volumi perché sarà fermato l’altoforno 4 per manutenzione fino ad aprile 2026. Intanto, in un’intervista pubblicata oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia, Michael Flacks, l’imprenditore che ha presentato l’offerta per acquistare l’ex Ilva, delinea il suo progetto industriale. Flacks afferma che l’impianto è “ben gestito e in ottime condizioni” e annuncia la nomina di una commissione indipendente, composta anche da personalità conosciute, per realizzare uno studio sull’inquinamento e sull’impatto ambientale. L’obiettivo produttivo è arrivare a 6 milioni di tonnellate di acciaio in 18 mesi. Sul fronte occupazionale, Flacks parla di 6.500 lavoratori iniziali, con la possibilità di salire fino a 9–10 mila posti nel medio periodo. L’imprenditore esclude la presenza di soci privati, mentre apre al coinvolgimento dello Stato nella futura gestione dell’azienda.

Scontro sull’ex Ilva, i sindacati: “La premier ora deve rispondere”

Alla Camera il ministro critica lo stallo sull’altoforno 1 e parla di cassa integrazione, svolta green e nuovi scenari industriali Intervista: Adolfo Urso Ministro delle Imprese e Made in Italy

L’altra faccia della medaglia di Stellantis è rappresentata dalla crisi dell’indotto di Melfi. Abbiamo incontrato un lavoratore in cassa integrazione che ci ha raccontato la sua storia e le sue difficoltà quotidiane. Intervista a Alberto Colangelo, lavoratore indotto Stellantis Melfi Servizio di Alessandro Boccia

Ancora incertezza per i lavoratori della Natuzzi Spa che vedranno prolungata la cassa integrazione fino al 31 dicembre 2025. Il provvedimento riguarda circa 1.800 dipendenti e coinvolgerà in modo uniforme tutti i siti italiani del gruppo. A darne notizia è il sindacato Cobas Lavoro Privato, al termine dell’incontro di oggi al Ministero del Lavoro con le parti sociali. Ma oltre alla crisi produttiva, ora preoccupa anche la tenuta finanziaria dell’azienda con i ritardi nei pagamenti degli stipendi che sono sempre più frequenti. La retribuzione di ottobre, inizialmente prevista per il 31 del mese, sarà versata in due tranche, il 10 e il 20 novembre.

L’azienda chiede la cassa integrazione per ulteriori 400 persone. Da 4050 si passa a 4450, di cui 3800 a Taranto a causa della scarsa produzione I sindacati Fim, Fiom e Uilm potrebbero non firmare una richiesta più alta di cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Ilva, nell’incontro previsto oggi pomeriggio, al Ministero del Lavoro. “È inaccettabile” dice Michele De Palma, segretario generale della Fiom. L’azienda chiede la cassa integrazione per ulteriori 400 persone. Da 4050 si passa a 4450, di cui 3800 a Taranto a causa della scarsa produzione. I sindacati hanno chiesto la convocazione del tavolo permanente a Roma perché vogliono capire cosa succede dal punto di vista della proprietà, del piano industriale e del piano di salvaguardia. “Il rischio è che a pagare le conseguenze di scelte sbagliate siano le lavoratrici e i lavoratori dell’ex Ilva”, dichiarano i sindacati.

Il sindacato: “Coinvolgere le imprese dell’indotto nel rifacimento degli impianti per il DRI” di Alessandra Martellotti Intervista: Pietro Cantoro, Fim Cisl Settore Appalti Taranto

Lo rendono noto fonti sindacali. L’incontro era previsto per il 28 agosto Il ministero del Lavoro rinvia a poco prima della metà di settembre l’incontro sulla cassa integrazione straordinaria per l’ex Ilva, inizialmente fissato per il 28 agosto. I sindacati metalmeccanici oggi hannocomunicato che è arrivata la comunicazione dal Ministero del Lavoro, che posticipa l’incontro per la prosecuzione della discussione sulla richiesta di cassa integrazione, previsto per il 28 agosto, al 10 settembre. Gli ammortizzatori sociali sono stati richiesti dall’azienda per 4.000 unità nel gruppo, di cui 3.500 a Taranto. Rispetto alla cassa in corso c’è una estensione di 1.000 unità.

Peacelink chiede trasparenza al sindaco di Taranto sull’Aia e minaccia ricorsi. Attesa per le offerte vincolanti e l’accordo di programma

Il Governo ha convocato i sindacati metalmeccanici per mercoledì prossimo Servizio di Michele Frallonardo montaggio di Maria Cristina Quintale

Non accetteranno la Cig senza prima aver avuto certezze sulle prospettive future e chiedono che si riapra il tavolo a Palazzo Chigi Dopo il blocco dell’altoforno uno, arriva, come previsto, la massiccia dose di cassa integrazione al siderurgico di Taranto. Ieri l’azienda ha illustrato in videoconferenza ai sindacati il piano che scatterà appena ottenute le necessarie autorizzazioni.

3.420 le unità interessate, circa tremila gli operai che lavorano nel sito di Taranto E’ in corso al ministero del Lavoro la trattativa tra Acciaierie d’Italia e i sindacati metalmeccanici (Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb e Ugl) per rinnovare di un anno la cassa integrazione nel gruppo. 2.955 i dipendenti interessati per il sito di Taranto, il più grande dell’ex Ilva. Improbabile che già oggi possa chiudersi la partita. A luglio 2024 fu trovato un accordo su un numero massimo di 4.050 cassintegrati nel gruppo, di cui 3.500 a Taranto – si era partiti da una richiesta di 5.200 di cui 4.400 a Taranto -, stavolta AdI chiede la cassa per 3.420 dipendenti. La sospensione temporanea dal lavoro interessa 465 dipendenti degli altri siti di AdI, tra cui Genova e Novi Ligure. I fondi per la cassa integrazione sono già nella legge di Bilancio e inoltre l’attuale gestione commissariale corrisponde sull’importo della cassa una integrazione economica per alleviarne l’impatto.

I numeri delle unità interessate potrebbero essere sforbiciati, in prospettiva della risalita della produzione E’ in arrivo la lettera con cui Acciaierie d’Italia chiede ai sindacati il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per il 2025. La cassa è già coperta finanziariamente con uno stanziamento nella legge di Bilancio e l’accordo tra le parti riguarda solo la gestione operativa. La scadenza della cassa avverrà nelle prossime settimane per cui le sigle metalmeccaniche attendono a breve la lettera dell’azienda. L’anno scorso, con decorrenza retroattiva per agganciare la tranche precedente, fu rinnovata a fine luglio alministero del Lavoro e anche ridotta rispetto alle richieste iniziali dell’azienda. AdI, infatti, voleva in cassa 5.200 dipendenti, di cui 4.400 a Taranto, poi scese a 4.700 per tutto il gruppo e infine l’intesa si chiuse su 4.050, di cui 3.500 a Taranto. Numeri massimi, che nei mesi scorsi non sono mai stati toccati. A Taranto, per esempio, il ricorso alla cassa ha oscillato in una fascia compresa tra le 2.300 e le 2.800 unità. Inoltre, rispetto alle fasi precedenti, la cassa è stata economicamente integrata da Acciaierie per attutirne l’impatto economico sul personale. L’intesa di luglio è stata firmata con un solo altoforno in attività, orache quelli operativi sono due, i sindacati si aspettano (e lo chiederanno al tavolo) che i numeri della cassapossano essere sforbiciati, nella prospettiva della risalita della produzione. Al momento la ripartenza dell’altoforno 2, fermo da tempo, è programmata nel secondo trimestre dell’anno e non ha registrato slittamenti.

Dallo stabilimento di Foggia, che appartiene alla stessa divisione di Aerostrutture, sono rientrati 20 montatori E’ terminata il 5 gennaio la cassa integrazione ordinaria allo stabilimento Leonardo di Grottaglie, laseconda tranche che era cominciata a metà novembre per 931 addetti a rotazione, al momento la misura non è stata prorogata. Dallo stabilimento di Foggia, che appartiene alla stessa divisione di Aerostrutture, sono rientrati 20 montatori che, nell’altro sito aziendale, stavano lavorando sul programma Airbus. Due segnali di ritorno alla normalità dopo mesi complicati, dominati dalla frenata di Boeing nel ritiro delle fusoliere, ma solo il 14 gennaio si potrà capire se si è trattato di una tregua momentanea. Il 14 è infatti in programma a Roma l’incontro tra Leonardo e sindacati nazionali nell’ambito dell’Osservatorio strategico per discutere di tutte le questioni lasciate in sospeso nel 2024. Intanto a Grottaglie per ora non c’è più la cassa. L’azienda non l’ha rinnovata e viene comunicato al personale che dal 7 al 17 gennaio le risorse non programmate in attività lavorativa fruiranno sino ad un massimo di 5 giorni di permessi annui retribuiti. Lo stabilimento di Grottaglie marcia sempre a passo ridotto, cioè con un solo turno di lavoro. Sino al 17 gennaio, quindi, una copertura è stata trovata. Inizialmente la cassa doveva durare sino a metà febbraio, ma i sindacati hanno chiesto e ottenuto dall’azienda di accorciarla, per accelerare la verifica sui nuovi programmi che Leonardo si è impegnata a portare a Grottaglie.

La copertura economica sarebbe scaduta a fine anno Possono tirare un sospiro di sollievo i 320 ex addetti di TCT-Evergreen del porto di Taranto. Nel decreto legge varato ieri sera dal Consiglio dei ministri è prevista infatti la proroga per altri due anni l’indennità di mancato avviamento, la cassa integrazione dei portuali. L’Ima e la copertura economica dell’Agenzia del lavoro portuale che ha in carico il personale in attesa di ricollocazione sarebbero scadute a fine anno.

Riguarderà, a rotazione, al massimo 931 addetti La cassa integrazione per i lavoratori della Leonardo di Grottaglie terminerà il 5 gennaio. Un mese e mezzo prima del previsto. Riguarderà, a rotazione, al massimo 931 addetti. E’ il risultato ottenuto dai sindacati metalmeccanici nell’incontro con i vertici aziendali. Confermato inoltre che non vi sara’ alcuno scorporo della divisione Aerostrutture. Lo ha garantito l’ad di Leonardo, Roberto Cingolani, che ha confermato anche gli investimenti previsti per le divisioni Elicotteri ed Elettronica.

C’è una forte riduzione delle richieste di motori per trattori, mezzi agricoli e per i veicoli commerciali leggeri Servizio di Michela Magnifico Intervista a Gianni Palma, segretario generale CGIL Foggia

Per l’ex Sofim, che costruisce motori per veicoli industriali, Le commesse sono in calo Da domani scatta la cassa integrazione di una settimana per tutti i dipendenti dello stabilimento Fpt industrial di Foggia, l’ex Sofim, che costruisce motori per veicoli industriali. Le commesse sono in calo, c’è una forte riduzione delle richieste di motori per i trattori e i mezzi agricoli e per i veicoli commerciali leggeri. La cassa aveva interessato la settimana scorsa un centinaio di operai e impiegati, da lunedì invece e fino al 4 novembre il provvedimento riguarderà tutto il personale. La situazione – fanno sapere i sindacati – è piuttosto critica, c’è la probabilità di ulteriori sospensioni dal lavoro nelle varie officine della fabbrica, che si trova nella zona asi di Incoronata. 

Ripartito l’Afo 1, cominciano a calare i numeri della cassa integrazione Servizio Antonio Lorusso

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