
Bari: nascose la pistola di Lello Capriati, a processo la donna che era con lui
La donna risponde di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo inizierà il 3 febbraio 2026 Andrà a giudizio
La donna risponde di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo inizierà il 3 febbraio 2026. Andrà a giudizio Angela De Cosmo, la 36enne che era con il pregiudicato Raffaele Capriati, detto Lello, la sera in cui fu ucciso. Era il primo aprile del 2024 quando il nipote del boss Antonio Capriati fu freddato a colpi di pistola. La donna risponde di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo inizierà il 3 febbraio 2026. Stando alle indagini della squadra mobile, quando Capriati fu colpito e ferito a morte, De Cosmo avrebbe nascosto la pistola che l’uomo aveva con sé e ne avrebbe fatto perdere le tracce: l’arma, che sarebbe stata notata da alcuni testimoni, non è più stata trovata. La donna era alla guida della Fiat 500 a bordo della quale, come passeggero, c’era Capriati. I due avevano trascorso la serata insieme nel quartiere Torre a Mare quando, in via Bari, furono avvicinati dai sicari che uccisero Capriati.
La sorella l’ultima a sentirlo, “dieci minuti e arrivo per il pranzo”. Servizio di Redazione Carabinieri al lavoro per la scomparsa di Antonio Campeggio, pluripregiudicato di Manduria attualmente libero ma sottoposto alla misura della libertà vigilata. Conosciuto nel mondo della mala come «lo scippatore», più sentenze lo indicano come capo della frangia manduriana della Sacra corona unita. Del 54enne non si hanno più notizie dalle 14 di venerdì 12 dicembre. L’ultima a sentirlo al telefono è stata la sorella, che vive con lui e lo attendeva a pranzo assieme all’altro fratello: «Tra dieci minuti arrivo», avrebbe risposto Campeggio prima di far perdere le proprie tracce. Dopo 18 ore i familiari hanno denunciato la scomparsa. Sono state avviate le ricerche e grazie al sistema gps è stata ritrovata – parcheggiata in una strada nel centro cittadino e regolarmente chiusa – la Citroën dell’uomo. Si spera di trovare elementi utili dalle riprese delle telecamere di sorveglianza della zona. La famiglia e chi lo conosce bene esclude l’allontanamento volontario. Campeggio aveva diverse condanne alle spalle e aveva appena finito di scontarne una a sette anni. Sta cercando di ricostruirsi una vita lavorando in un’azienda agricola di Maruggio.
“Non saranno tollerate irregolarità”, ribadiscono ASL e Sanitaservice Servizio di Pietro Loffredo
Detenuti illecitamente specie acquatiche e volatili di valore Maxi sequestro di animali a Bari: una perquisizione dei carabinieri a casa di un boss della criminalità locale ha rilevato la presenza di oltre cento esemplari esotici detenuti illegalmente nell’abitazione. Alla particolare attenzione delle forze dell’ordine, insieme alle oltre cinquanta tartarughe di terra e di mare, la detenzione di cinquanta testuggini appartenenti ad una specie protetta e di due esemplari di pappagalli fra i più ricercati. Il fenomeno degli “zoo abusivi” nelle abitazioni dei boss è ormai una consuetudine nei contesti della criminalità: si tratta di una forma di ostentazione di potere.
37 gli anni di reclusione. Ora potrà avere contatti e stare con la sua famiglia Dopo 37 anni di reclusione, lo storico boss della Scu brindisina, Salvatore Buccarella è da oggi in semilibertà. Capo temuto ed indiscusso nel territorio a confine tra le province di Brindisi e Lecce, comandò il cosiddetto clan dei Tuturanesi. Ha trascorso diversi anni con il regime del carcere duro. Nel 2016, la Dia assestò un duro colpo alla sua famiglia, con una confisca milionaria di beni. Potrà adesso avere contatti e stare con la sua famiglia. Ed è stata proprio la figlia ad annunciare il ritorno in semilibertà del padre, con un post sui social.
Sull’accaduto indagano i carabinieri, che stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona. Natura del dolo quasi certamente dolosa È quasi certamente di natura dolosa l’incendio che, nella tarda serata di ieri, ha distrutto un’auto alla periferia di Vieste. La vettura è di proprietà della sorella dell’ex boss della mafia garganica, Marco Raduano, che da alcuni mesi ha iniziato a collaborare con la giustizia. Le fiamme sono state spente dai volontari della protezione civile. Sull’accaduto indagano i carabinieri, che stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona.
Pierdonato Zito, di Montescaglioso, era il boss incontrastato della fascia ionica. In carcere ha studiato e adesso insegna anche ma non può vedere i parenti
Foto e video dei festeggiamenti sono stati pubblicati in rete e non sono sfuggiti agli investigatori Detenuto ai domiciliari in una casa in Calabria aveva avuto il permesso di tornare a San Giorgio Jonico, la sua città, per sottoporsi ad una visita medica specialistica. Ma lui ne ha approfittato per partecipare alla festa di compleanno di una ragazza della sua famiglia. È stato però tradito da foto e video finiti sui social e che non sono sfuggiti agli investigatori, che hanno dunque portato in carcere Marcello Lucchese, 51enne, conosciuto negli ambienti criminali tarantini come “Bruce Lee”. Proprio ieri l’uomo ha patteggiato in appello una condanna a 17 anni e 9 mesi per traffico di droga nell’ambito dell’operazione Taros due.
Gli è stato revocato lo status di collaboratore di giustizia dopo l’arresto del 20 novembre scorso servizio di Linda Cappello
Eseguiti tra Vieste e Mestre, anche per traffico di droga Avrebbero gestito un fiorente traffico di droga favorendo, anche, la latitanza dell’ex boss garganico Marco Raduano, da alcuni mesi collaboratore di giustizia, dopo l’evasione dal carcere di Nuoro. Lo hanno accertato i carabinieri del ROS, che in nottata hanno arrestato sette persone tra Vieste e Mestre, nella città metropolitana di Venezia. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. L’indagine ha permesso di scoprire un lucroso canale di approvvigionamento della droga che veniva spedita tramite pacchi postali dalla Spagna verso Vieste, nonché individuare la rete di fiancheggiatori che avrebbe favorito la latitanza di Raduano.
La sentenza della Corte d’Appello di Bari La Corte d’Appello di Bari ha confermato la condanna alla pena di 20 anni di reclusione per il boss di Bitonto (Bari) Domenico Conte, coinvolto nell’indagine ‘Market drugs’ sul traffico di droga nel comune del Barese, insieme ad oltre 40 persone. Il collegio ha anche confermato condanna a 18 anni di reclusione per Mario D’Elia, considerato suo braccio destro, e quella a 13 anni e 4 mesi per Francesco Bonasia. Confermate le condanne di primo grado per altri sette imputati, per altri 30 le pene sono state ridotte portandole da un anno e sei mesi a 10 anni di reclusione.
Si era allontanata dal luogo dell’agguato appropriandosi della pistola della vittima. E’ accusata di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, commessi con l’aggravante mafiosa La Squadra Mobile di Bari ha arrestato la donna che, la sera del primo aprile,si trovava alla guida dell’auto su cui viaggiava Lello Capriati, vittima di un agguato mortale a Torre a Mare. La sera dell’omicidio, prima di essere trasferito in ambulanza e durante il tentativo di rianimazione, a Capriati cadde dalle mani una pistola. L’arma fu recuperata con abilità dalla donna che poi si dileguò in auto. I fatti sono stati ricostruiti grazie alle dichiarazioni dei testimoni oculari. La donna, che si trova in carcere, è accusata di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, commessi con l’aggravante mafiosa.
Ha chiamato il 118 e poi è fuggita via Sarebbe stata rintracciata dalla polizia la donna che con ogni probabilità era alla guida dell’utilitaria a bordo della quale la sera del primo aprile scorso è stato ucciso Raffaele Capriati, nipote del boss di Bari vecchia Antonio Capriati. La donna è quasi coetanea della vittima. Dopo l’agguato, nonostante lo spavento, ha composto il 118, atteso l’arrivo del personale sanitario che ha portato Capriati in ospedale, per poi svanire nel nulla a bordo della vettura. La donna non sarebbe parente della vittima, ma di certo era accanto all’uomo quando è stato raggiunto da tre colpi di pistola alla testa e uno alla spalla. Sul movente gli investigatori non si sbilanciano e sostengono che tutte le piste legate alla criminalità organizzata sono percorribili: dalla vendetta dopo l’agguato compiuto nella piazza centrale di Carbonara, ad un regolamento di conti legato a contrasti nella gestione degli affari illeciti in città.
Morto Lello Capriati, figlio di Sabino e nipote di Tonino Capriati Agguato mortale nella tarda serata di lunedì di Pasquetta a Torre a Mare. Ad essere colpito da diversi colpi di pistola, Raffaelle ‘Lello’ Capriati, 41 anni, figlio di Sabino e nipote di Tonino Capriati, boss storico dell’omonimo clan mafioso di Bari vecchia. Era a bordo di un auto che percorreva via Bari, sembra fosse in compagnia di una donna che si è dileguata subito dopo. Dall’auto che lo ha affiancato, sono partiti quattro colpi , due dei quali lo hanno colpito alla testa e uno al cuore. Il delitto è stato compiuto nel rione Torre a Mare.Capriati è stato condotto al Policlinico di Bari dove è morto. Sul posto gli uomini della squadra mobile della Questura di Bari, coordinati dalla Dda, e la scientifica. Capriati era stato scarcerato ad agosto del 2022 dopo aver scontato 17 anni per concorso nell’uccisione di Michele Fazio, il 15enne ucciso per errore a Bari vecchia il 12 luglio 2001.
Il sindaco di Bari risponde ai parlamentari di centrodestra: “La città non è la vostra, non è la mia, è dei cittadini, dei baresi che si impegnano con onestà”
Era stato appena scarcerato Torna in carcere il boss Roberto Sinesi, al vertice del clan Sinesi-Francavilla, una delle tre batterie della mafia foggiana. Il 61enne è rimasto in libertà meno di 48 ore. Era stato scarcerato sabato scorso dal carcere di Rebibbia, a Roma, dopo 7 anni e 5 mesi di detenzione. Ieri mattina è stato condotto nuovamente in cella dalla polizia che ha eseguito un provvedimento della Corte d’Appello di Bari accogliendo un ricorso della Procura Generale. Nei prossimi giorni sarà la Corte Costituzionale a giudicare l’ordinanza che aveva portato alla scarcerazione del boss.
“Un grande successo della squadra dello Stato” ha detto il procuratore di Bari Roberto Rossi Servizio di Francesco Petruzzelli
Sabino Capriati vince processo d’appello Servizio di Redazione Norbaonline;
Fu ucciso in un agguato il 20 maggio scorso Divieto di funerali pubblici per il boss Salvatore Prencipe, ucciso in un agguato a Foggia il 20 maggio scorso. Le esequie si sono svolte in forma riservata dopo il divieto disposto dal questore. Intanto continuano le indagini della Dda per risalire agli autori dell’omicidio avvenuto in viale Kennedy. Il killer ha esploso fucilate al torace e al volto. Gli investigatori non escludono che possa essere stato giustiziato perché tradito da persone a lui vicine oppure per impedirgli di riprendere le redini del crimine in città.
Succede a Manfredonia, dove sono state presentate le prime attività svolte sul bene confiscato ad un esponente della mafia foggiana Servizio di Pietro Loffredo Interviste a: Vincenzo Signoriello, pres. Arci Travel Stornara Miriam Grassi, coordinatrice progetto

La donna risponde di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo inizierà il 3 febbraio 2026 Andrà a giudizio

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Sull’accaduto indagano i carabinieri, che stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona. Natura del dolo quasi certamente dolosa È quasi certamente di

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