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agricoltura pugliese

L’ortofrutta pugliese si conferma leader nazionale, ma il settore deve oggi fare i conti con una pressione senza precedenti. Con oltre 3 milioni di tonnellate prodotte all’anno e un valore che sfiora i 2,7 miliardi di euro, la Puglia resta il pilastro agricolo d’Italia. Tuttavia, le importazioni selvagge e i cambiamenti climatici mettono a rischio il reddito di migliaia di imprese. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia diffusa in occasione del Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta. I numeri del settore: la forza della Puglia La filiera ortofrutticola regionale non è solo un asset economico, ma un vero motore occupazionale e produttivo. Ecco i dati principali: Produzione annua: oltre 3 milioni di tonnellate. Imprese coinvolte: più di 21.000. Superficie coltivata: 164.000 ettari. Valore alla produzione: circa 2,7 miliardi di euro. Dalle brassicacee al pomodoro, fino agli ortaggi in serra, il sistema pugliese garantisce qualità e continuità di approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri. Le minacce: importazioni e concorrenza sleale Nonostante i numeri da record, Coldiretti Puglia lancia l’allarme: la competitività delle nostre imprese è minacciata da importazioni extra-UE che spesso non rispettano i rigorosi standard produttivi e normativi italiani. Questa dinamica genera un’alterazione della concorrenza e una drastica riduzione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori, rendendo difficile coprire persino i costi di produzione, gonfiati anche dai rincari energetici e dalle tensioni geopolitiche. Le richieste di Coldiretti: reciprocità e trasparenza Per difendere il “Made in Puglia”, Coldiretti punta su tre pilastri fondamentali: Revisione del Codice Doganale: per garantire massima trasparenza sull’origine dei prodotti. Principio di Reciprocità: le produzioni importate devono sottostare alle stesse regole (sociali, ambientali e sanitarie) imposte agli agricoltori italiani. Stop alle “trasformazioni fittizie”: evitare che prodotti esteri, con minime lavorazioni, acquisiscano la cittadinanza italiana ingannando il consumatore. Innovazione e Logistica: il futuro dell’ortofrutta Oltre alla difesa dei confini commerciali, Coldiretti Puglia sottolinea l’importanza di investire internamente. Per rafforzare la filiera sono necessari: Investimenti nella logistica: per abbattere i costi di trasporto e migliorare la freschezza. Aggregazione: per dare più forza contrattuale agli agricoltori. Innovazione tecnologica: per affrontare i cambiamenti climatici e aumentare la resa qualitativa. “Appuntamenti come il Macfrut sono strategici per costruire nuove prospettive di sviluppo, difendere il reddito degli agricoltori e garantire un futuro sostenibile a uno dei comparti più importanti della nostra regione” – conclude Coldiretti Puglia.

Gli uffici regionali sono al lavoro per il censimento dei danneggiamenti. È cominciata alla Regione Puglia la conta ufficiale dei danni dopo l’ondata di maltempo che tra il 31 marzo e il 2 aprile ha messo in ginocchio quasi un terzo del territorio pugliese. Sono 116 i comuni colpiti: la Capitanata l’area più devastata con 42 centri devastati, 18 nel barese, 14 nel Salento, 13 nel brindisino e 11 nel tarantino. Un impatto diffuso, che impone ora una fotografia dettagliata comune per comune per chiedere al Governo il riconoscimento dello stato di emergenza. Gli uffici regionali sono al lavoro per il censimento dei danneggiamenti: evacuazioni alle famiglie sfollate, spese sostenute durante l’emergenza. Nel conto rientrano gli edifici pubblici e privati e le aziende. Un passaggio tecnico indispensabile per sbloccare gli aiuti nazionali. Il quadro che emerge è già drammatico soprattutto per l’agricoltura. Confcooperative Puglia parla di una crisi senza precedenti e stima una perdita di circa 200 milioni di euro di raccolti distrutti tra ortaggi, asparagi e broccoletti. Un bilancio destinato a schizzare se si considerano i danni strutturali: strade rurali cancellate, aziende allagate, canali di scolo saltati, terreni resi inutilizzabili dal fango. La stima complessiva, secondo l’organizzazione delle cooperative, sfiora il miliardo di euro. Una cifra che racconta da sola la portata di un evento che ha colpito l’intera dorsale agricola pugliese e che ora mette la Regione davanti a una sfida doppia: ottenere risorse immediate e ricostruire, in tempi rapidi, un sistema produttivo piegato in due.

Durante l’assemblea elettiva a Bari è stato fatto il punto del comparto. Anche sulle conseguenze delle grandi piogge di questi giorni. Sarà Gennaro Sicolo alla guida della Cia Agricoltori di Puglia per i prossimi quattro anni. Le abbondanti piogge scongiurano la crisi idrica, ha detto, ma sulla gestione dell’acqua e del fabbisogno irriguo servono strategie, infrastrutture, manutenzione del territorio, attenzione sui grandi cambiamenti climatici. Quanto accaduto in questi giorni con allagamenti e frane è inaccettabile. È un tema urgente che va affrontato in modo strutturale. Montaggio di Cosimo CaragiuloIntervista a Gennaro Sicolo, presidente Cia Agricoltori Puglia

Il comparto colloca la regione al settimo posto nella graduatoria nazionale. Il florovivaismo pugliese si conferma una realtà strategica dell’agricoltura regionale e nazionale, con un valore della produzione che raggiunge i 178 milioni di euro, circa il 5% del totale italiano, e un tessuto produttivo composto da circa 2.000 aziende attive, capaci di generare occupazione, presidio del territorio e opportunità economiche diffuse. Un comparto che colloca la Puglia al settimo posto nella graduatoria nazionale. Sul comparto florovivaistico pugliese pesa però l’impatto dell’emergenza fitosanitaria legata alla diffusione della Xylella, che negli ultimi dieci anni ha contribuito a ridurre i volumi produttivi complessivi di circa il 15%, secondo le analisi su dati ISMEA. A incidere non sono stati solo gli effetti diretti del batterio, ma soprattutto le rigorose misure fitosanitarie introdotte per contenerne la diffusione, con restrizioni alla movimentazione delle piante, maggiori controlli, aumento dei costi burocratici e difficoltà commerciali, in particolare sui mercati esteri. Una situazione che ha costretto molte imprese a riorganizzare le produzioni, rallentando gli scambi e frenando lo sviluppo di un settore che resta strategico per l’economia agricola regionale. “In questo contesto – dice Coldiretti Puglia – diventa fondamentale sostenere le aziende florovivaistiche con strumenti adeguati per garantire la ripresa produttiva, tutelare la competitività delle imprese e salvaguardare un patrimonio economico, occupazionale e ambientale unico per il territorio”. La forza del florovivaismo regionale è legata alla presenza di distretti altamente specializzati e riconosciuti a livello nazionale e internazionale, come quello del Salento, con epicentro nell’area di Taviano e Leverano e una rete produttiva – aggiunge Coldiretti Puglia – che coinvolge numerosi comuni limitrofi, e quello della provincia di Bari, con Terlizzi punto di riferimento per la produzione e la commercializzazione insieme ad altri centri del territorio, ai quali si affiancano numerose realtà imprenditoriali diffuse in tutta la regione, contribuendo a rendere la Puglia uno dei poli più dinamici del Mezzogiorno in un settore che negli ultimi anni ha dimostrato una crescente vocazione anche verso i mercati esteri, dove viene destinata una quota significativa della produzione. “Il florovivaismo rappresenta oggi non solo un comparto economico di rilievo – dice Coldiretti Puglia –  ma anche un elemento centrale nelle politiche di sostenibilità ambientale, grazie al ruolo svolto dalle piante nella riduzione dell’impatto climatico attraverso l’assorbimento e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, nella difesa del suolo dal dissesto idrogeologico e nella salvaguardia della biodiversità, contribuendo allo stesso tempo a migliorare la qualità dell’aria e degli spazi urbani, con effetti positivi diretti sulla salute e sul benessere delle persone”. Non è un caso che la crescente attenzione verso il verde sia accompagnata da evidenze scientifiche sempre più rilevanti, come dimostrato dalla ricerca promossa da Coldiretti insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’Istituto di Bioeconomia, che ha evidenziato come l’introduzione di specifiche piante negli ambienti scolastici sia in grado di ridurre fino al 20% le concentrazioni di anidride carbonica e del 15% le polveri sottili, confermando il contributo concreto del verde nel migliorare la qualità della vita negli ambienti chiusi, mentre si diffondono sempre più esperienze legate alle terapie forestali e al contatto diretto con la natura per contrastare stress, ansia e disagi psicofisici. Floricoltura in Puglia: oltre il valore economico Accanto agli effetti benefici sul piano ambientale e sanitario, cresce anche l’interesse verso il valore sociale, culturale e alimentare dei fiori, sempre più utilizzati anche in cucina, con i fiori eduli che arricchiscono le preparazioni gastronomiche grazie alle loro proprietà, ai colori e ai profumi, contribuendo a rafforzare il legame tra agricoltura, alimentazione e benessere. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dall’aumento dei costi di produzione e dalle tensioni internazionali, il florovivaismo pugliese dimostra una straordinaria capacità di innovazione e adattamento, affermandosi come uno dei settori più dinamici dell’agricoltura regionale – conclude Coldiretti Puglia – ed è fondamentale continuare a sostenere le imprese, valorizzando il Made in Italy e garantendo il rispetto del principio di reciprocità negli scambi internazionali, per tutelare il lavoro dei nostri florovivaisti che hanno investito in modelli produttivi sostenibili, innovazione e qualità.

La denuncia di Coldiretti Puglia. Cattive notizie per l’agricoltura pugliese. Si registra un calo della produzione per le clementine stimato tra il 50 e il 60%. La denuncia arriva da Coldiretti Puglia. La campagna delle clementine è ormai nella fase conclusiva ed è per questo che il bilancio finale assume un peso ancora maggiore. Ma quali sono le cause del crollo? Tra le cause ci sono la siccità, il freddo tardivo e soprattutto i prezzi bassi riconosciuti agli agricoltori che non riescono a coprire neppure i costi di produzione. “Una situazione che rende urgente – ritengono da Coldiretti – l’attivazione di un Piano agrumicolo regionale capace di sostenere il comparto e tutelare un patrimonio produttivo strategico. È un’annata complicata, dopo una lunga serie di anni da dimenticare, in cui il settore agrumicolo in provincia di Taranto ha perso la metà della produzione, oltre ad aver dovuto rigenerare lo stesso patrimonio arboreo. I prezzi al momento risultano accettabili, anche se la produzione ha subìto una riduzione drastica a causa della siccità”. Le imprese agricole impegnate nella produzione di agrumi in provincia di Taranto sono 1.041, pari al 9% del totale dell’imprenditoria agroalimentare jonica, con una produzione complessiva di clementine, arance e mandarini che raggiunge 1,9 milioni di quintali. In provincia di Foggia si producono inoltre 103mila quintali di arance e limoni, in un’area ad alto rischio di dissesto idrogeologico, caratterizzata da agrumeti storici. “All’aumento dei costi di produzione si sommano gli effetti della concorrenza sleale, con prodotti importati che non rispettano le stesse regole imposte ai nostri agricoltori”, denuncia Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

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