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Primo Piano

L’attore pugliese ha scelto la Basilicata, ed in particolare Rotonda, per riposarsi e godersi lo straordinario successo e ha trascorso il fine settimana nel piccolo centro del Pollino, a Piano Pedarreto. “Buen Camino” è ora ufficialmente il film con il maggiore incasso di sempre in Italia. La commedia con Checco Zalone ha raggiunto 68 milioni e 823mila euro in appena 24 giorni di programmazione, battendo il record detenuto da Avatar, uscito nel 2010, che era di 68 milioni e 600mila euro. L’attore pugliese dei record ha scelto la Basilicata, ed in particolare Rotonda, per riposarsi e godersi lo straordinario successo e ha trascorso il fine settimana nel piccolo centro del Pollino, a Piano Pedarreto, dove ha passeggiato sui sentieri innevati e non è passato per nulla inosservato. Tanti i visitatori che lo hanno fermato per chiedere selfie e autografi. A pranzo poi ha degustato le prelibatezze culinarie del posto in uno dei ristoranti tipici, “A Rimissa” dove ha assaporato i sapori autentici del territorio apprezzando i fagioli bianchi e la melanzana rossa, due prodotti agricoli tipici e di eccellenza della zona, entrambi con Denominazione di Origine Protetta.

Amleto Magellano, 39 anni, volto noto alle forze dell’ordine, lascia moglie e due bambini . Nottata di interrogatori e indagini serrate per dare un nome e un volto all’assassino di Amleto Magellano, 39 anni, già noto alle forze dell’ordine, morto sabato sera al pronto soccorso del Policlinico dopo essere stato accoltellato nel tardo pomeriggio in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi. In queste ore i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile stanno cercando l’arma del delitto – probabilmente un coltello – e tentano di ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo. Non sembrano esserci telecamere che possano aver immortalato il luogo dell’accoltellamento. Sono molti, invece, gli impianti di videosorveglianza delle strade vicine, come corso Benedetto Croce o via Giulio Petroni. I militari, coordinati dal pm di turno Maria Cristina De Tommasi, hanno sentito i residenti della zona – alcuni hanno riferito solo di aver sentito delle urla – e le persone più vicine alla vittima. Secondo quanto ricostruito fino ad ora, tutto si è svolto per strada: il 39enne – questa è la tesi più accreditata – pare abbia litigato con una persona che l’ha colpito al torace, raggiungendo probabilmente organi vitali. Nonostante la corsa verso il Policlinico, Magellano ha avuto un arresto cardiaco dopo essere arrivato al pronto soccorso. Pare che fosse già arrivato in condizioni disperate. In queste ore i carabinieri stanno lavorando per risalire al movente: al setaccio le sue frequentazioni e la cerchia delle sue conoscenze. Amelto Magellano lascia la moglie e due bambini.

L’uomo è stato accoltellato per strada, in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi. Prima la lite in strada, poi all’improvviso spunta fuori un coltello. È morto poco dopo essere arrivato al pronto soccorso del Policlinico di Bari Amleto Magellano, 39 anni, già noto alle forze dell’ordine.Tutto è avvenuto in via Montegrappa, nel rione Carrassi, una traversa di corso Benedetto Croce dove ci sono per lo più palazzine popolari.Stando alle prime informazioni raccolte, la vittima ed il suo aggressore avrebbero iniziato a discutere per strada. Poi i toni si sono accesi sempre di più, finché uno dei due non ha tirato fuori il coltello e ha colpito il 40enne al torace .Diversi fendenti, in una parte del corpo dove ci sono per lo più organi vitali.L’ambulanza del 118 ha trasportato il 40enne verso il Policlinico, in codice rosso. È giunto già gravissimo, e mentre i medici stavano cercando di salvargli la vita ha avuto un arresto cardiaco.Sull’accaduto indagano i carabinieri , coordinati dal pubblico ministero di turno.Nella strada non ci sono telecamere di videosorveglianza, secondo quanto emerso le poche persone sentite fino a questo momento hanno riferito solo di aver sentito delle urla.

La condanna consiste nel pagamento di una sanzione di poco più di 2500 euro che la sindaca userà per finanziare “un intervento sociale, con tanto di etichetta a ricordo di questo decreto penale” . L’aveva definita “ladra” commentando post e storie della sindaca di Andria. Ma Giovanna Bruno non è rimasta inerme: ha denunciato e ora quella persona è stata condannata per diffamazione. La condanna consiste nel pagamento di una sanzione di poco più di 2500 euro che la sindaca userà per finanziare “un intervento sociale, con tanto di etichetta a ricordo di questo decreto penale” specifica la sindaca.Il diffamatore l’accusava di aver “rubato soldi della spazzatura e intascato soldi delle piste ciclabili” e lo aveva scritto sui social, pensando di restare impunito. Così non è stato. Non solo, la sindaca ha tenuto a precisare che questa persona non paga la Tari dal 2012. “Di fronte a ingiustizie e cattiverie” conclude Giovanna Bruno, “non sono disposta a fare finta di nulla e a tollerare l’intollerabile. Lo devo alla mia onorabilità e a quella della mia famiglia. Su questo, vado avanti”

Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato da Alessandra Matarante, ora si tornerà a votare . Non era riuscita ad essere eletta come sindaca di Lesina per uno scarto di soli due voti. Anche per questo motivo Alessandra Matarante, della lista “Lesina Futura”, aveva presentato ricorso al Tar. Il Tribunale amministrativo l’ha accolto annullando le elezioni del 25 e 26 maggio scorsi. Quindi a Lesina, il cui attuale sindaco è Primiano di Mauro, si tornerà a votare. I giudici hanno ritenendo fondate le irregolarità contestate dalla lista “Lesina Futura”, ovvero la mancanza dei certificati medici degli elettori disabili che nei giorni della consultazione elettorale, erano stati accompagnati alle urne per il voto. Le spese di giudizio sono state compensate e l’esecuzione del provvedimento è stata demandata all’autorità amministrativa competente.

L’uomo risponde di tentato omicidio aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Nel video delle telecamere di sorveglianza si vede chiaramente il momento in cui un uomo alla guida di un’auto, dopo l’arrivo della polizia, fugge sfondando il cancello, incurante della presenza degli agenti che riescono ad evitarlo e a mettersi in salvo. Il video della fuga qui: I fatti risalgono al 28 aprile scorso, a Bitonto. La persona in fuga, un 32enne pluripregiudicato, è stato arrestato ieri (venerdì 16 gennaio). Quel giorno scappava perché la polizia stava per eseguire nel suo garage nell’ambito di un’operazione di contrasto ai furti d’auto.

La condanna riguarda la redazione e l’invio alla procura di numerosi dossier anonimi, firmati con lo pseudonimo “Pippi Malandrino”, contenenti accuse, che poi si sono rivelate infondate, nei confronti di circa 40 persone. Il presidente dell’autorità portuale di Taranto, Giovanni Gugliotti, è stato condannato ad un anno e 8 mesi dal tribunale di Taranto per i reati di calunnia e falso giuramento, a seguito di patteggiamento. La condanna riguarda la redazione e l’invio alla procura di numerosi dossier anonimi, firmati con lo pseudonimo “Pippi Malandrino”, contenenti accuse, che poi si sono rivelate infondate, nei confronti di circa 40 persone. Tra i principali destinatari compariva Maurizio Cristini, presidente del consiglio comunale di Castellaneta, indicato come capo di un presunto clan accusato di gravi illeciti amministrativi e fiscali. Le accuse sono state definite false e strumentali dagli inquirenti.

A bordo 33mila tonnellate di materiale ferroso. Una nave carica di materiale ferroso è stata sequestrata dalla Guardia di Finanza e dall’agenzia delle dogane nel porto di Brindisi per aver violato le sanzioni europee adottate nei confronti della Russia. L’importatore, l’armatore e parte dell’equipaggio sono indagati. A bordo della nave, battente bandiera di un piccola isola dell’Oceania, c’erano 33mila tonnellate di materiale. Dai controlli sono emerse “gravi incongruenze e falsificazioni della documentazione di bordo”. La nave infatti ha sostato per una settimana a novembre scorso in un porto russo eseguendo le operazioni di carico del materiale. Dall’ulteriore controllo dei finanzieri della Sezione operativa navale di Brindisi e dall’analisi satellitare eseguita dal Reparto aeronavale della Guardia di finanza di Bari risultava anche che il sistema AIS – il transponder Gps che permette alle navi di identificarsi e fornire in tempo reale la propria posizione, rotta e velocità – era stato disattivato proprio in prossimità del porto russo di Novorossijsk, verosimilmente con l’intento di sottrarsi alla geolocalizzazione e di ostacolare l’attività di controllo delle autorità competenti.

Decaro: “Ci sarà una squadra unita. A loro ho chiesto due cose: di lavorare tutto il giorno, tutti i giorni dell’anno e di lavorare da Santa Maria di Leuca al Gargano”. Ecco i nomi e numeri della neonata giunta regionale pugliese: quattro assessorati vanno al Partito Democratico, due alla lista Decaro Presidente, uno al Movimento 5 Stelle che ha anche la vicepresidenza della giunta e uno alla lista Per la Puglia. Una delle postazioni esterne è in quota AVS, l’altra è copertada un tecnico.Questi i nomi: Raffaele Piemontese (Infrastrutture e mobilità), Debora Ciliento (Ambiente e Clima), Donato Pentassuglia (Salute), Francesco Paolicelli (Agricoltura). Sebastiano Leo (Per la Puglia, Personale e Bilancio), Cristian Casili (M5S, vicepresidenza e Welfare, Sport), Silvia Miglietta (Cultura e Conoscenza) e Graziamaria Starace (Turismo e Promozione, lista Decaro Presidente). I due esterni Marina Leuzzi (Urbanistica e casa) e Eugenio Di Sciascio (Sviluppo economico e Lavoro). Erano le 17.11 quando Antonio Decaro ha fatto il suo ingresso nell’Agorà della Regione Puglia, affiancato da quella che sarà la sua squadra di governo, leggermente in ritardo con la nomina (che era stata fissata per le 17) perché mancava Donato Pentassuglia arrivato alle 17.20 Queste le parole di Antonio Decaro prima di elencare quella la squadra di assessori: “Oggi siamo qui per compiere il primo passo di questo percorso con una squadra di assessori e consiglieri scelti dalla Puglia” ha dichiarato il presidente della Regione: “Ci sarà una squadra unita. A loro ho chiesto due cose: di lavorare tutto il giorno, tutti i giorni dell’anno e di lavorare da Santa Maria di Leuca al Gargano. Non esisteranno collegi elettorali né campanilismi, dobbiamo lavorare per migliorare le condizioni di vita della nostra Regione. Per una Sanità che si prenda cura delle persone, per i ragazzi che se vanno via lo devono fare per scelta, per un mare che sia democratico, per i treni e autobus che dovranno passare in orario”. Dopo la fine del discorso, ha ringraziato tutti i pugliesi e ha augurato buon viaggio a tutti. (notizia in aggiornamento)

“Ho chiesto a Michele, in estate, di fare un passo di lato – ha dichiarato Decaro – che mi consentisse maggiore libertà d’azione e serenità nel ruolo di presidente”. L’ufficializzazione è arrivata: il presidente della Regione Antonio Decaro ha firmato la nomina di Michele Emiliano come consigliere giuridico. L’ex presidente si occuperà dello studio e interpretazione delle norme in materia di crisi industriali, politiche del lavoro, politiche sociali e sicurezza urbana. Lavorerà sulle proposte di legge regionale e sulla semplificazione dell’ordinamento giuridico regionale. Il contratto durerà tre anni con un compenso di circa 130mila euro lordi l’anno. L’incarico è sospeso fino al via libera del Consiglio Superiore della Magistratura. te del Csm, chiamato a concedere a Emiliano la posizione di «fuori ruolo» da magistrato. «Ho chiesto a Michele, in estate, di fare un passo di lato – ha dichiarato Decaro – che mi consentisse maggiore libertà d’azione e serenità nel ruolo di presidente. E lo ringrazio ancora una volta per aver accolto il mio appello. Ma ho sempre detto che il bagaglio di conoscenze e di esperienza che Michele Emiliano rappresenta per la Puglia, non sarebbe andato disperso. Per questo ho chiesto a Michele di ricoprire il ruolo di consigliere giuridico della Presidenza su questioni sulle quali la sua competenza, da giurista, prima ancora che da politico, sarà preziosa per tutti: l’interpretazione di norme, la predisposizione di disegni di legge, la preparazione dei dossier per la Conferenza delle Regioni e per la transizione industriale, la semplificazione dell’ordinamento giuridico regionale. Stiamo già lavorando insieme, da settimane, su alcuni dei dossier più delicati, in totale sintonia, così come abbiamo fatto in questi anni, per il bene delle nostre comunità. Ringrazio Michele per la sua disponibilità e auguro buon viaggio a noi e a tutta la Puglia».

Il cadavere era sotto un mobile nell’appartamento. Un uomo di 70 anni, Domenico Lorusso, originario di Bari, è stato trovato ucciso con una coltellata alla gola in un appartamento a Rozzano (Milano), presumibilmente da un 21enne straniero che è stato arrestato dai carabinieri. È accaduto questa notte quando i vigili del fuoco e i carabinieri sono stati chiamati perché un giovane minacciava di suicidarsi. Quando i militari sono entrati nell’appartamento, sotto un mobile è stato trovato l’uomo ucciso. Il 21enne è stato bloccato mentre tentava di lanciarsi dal balcone e portato all’ospedale San Paolo in attesa di ulteriori accertamenti. Dalle prime ricostruzioni pare che vittima e aggressore si conoscessero. Saltuariamente il 21enne, con precedenti per stupefacenti, trovava ospitalità nell’appartamento dell’anziano. I rilievi sono svolti anche dalla Scientifica del comando provinciale dei carabinieri di Milano che sta ricostruendo la dinamica dell’accaduto.

È accusato di aver ucciso il 25enne Jabar Khel, entrambi cittadini afgani. Per l’omicidio di Massafra, il 26enne Abidullah Laghmani resta in carcere, accusato di aver ucciso il 25enne, Jabar Khel, entrambi cittadini afgani. Oggi l’udienza di convalida, davanti alla giudice Rita Romano. L’indagato è difeso dall’avvocato Adriano Minetola. L’accoltellamento è avvenuto l’11 gennaio scorso, in contrada Le Forche, alla periferia del paese, al culmine di una lite per futili motivi. La vittima era a Massafra da circa un anno e lavorava come bracciante agricolo. È morto in ospedale per le gravi ferite riportate. 

L’agguato mortale è avvenuto in via Sant’Antonio, angolo via Ciano. La vittima era a bordo di uno scooter quando è stato ucciso a colpi di arma da fuoco. Inseguito e ucciso con almeno tre colpi d’arma da fuoco mentre guidava uno scooter in via Sant’Antonio, alla periferia di Foggia.Un agguato mafioso in piena regola quello costato la vita ad Alessandro Moretti, 34 anni, che aveva precedenti penali per droga ed estorsione, nipote del boss Rocco Moretti, 75 anni, uno dei capi storici della mafia foggiana attualmente detenuto al 41bis. Sull’accaduto indagano gli agenti della squadra mobile. Numerosi e pesanti i precedenti penali di Alessandro Moretti: con un altro affiliato fu fermato per aver minacciato il testimone dell’omicidio di Gianluca Tizzano, avvenuto quindici anni fa, affinché ritrattasse la sua testimonianza. In seguito, con un complice, avrebbe pianificato – senza concretizzare il progetto – l’omicidio di un poliziotto della squadra mobile. Pochi giorni prima dell’arresto, i due furono intercettati mentre organizzavano l’incendio dell’auto dell’ispettore capo e poi l’agguato.Per questa vicenda, Moretti fu condannato a tre anni e otto mesi. Il nipote del boss fu anche intercettato in carcere mentre raccontava di aver riconosciuto, in un video, il killer di Rocco Dedda, ucciso a Foggia dieci anni fa. Il timore degli investigatori è che l’omicidio possa scatenare una nuova guerra tra clan nel capoluogo dauno, dopo anni di relativa calma anche a seguito di numerosi arresti e sequestri di beni, anche grazie alle dichiarazioni dei numerosi collaboratori di giustizia.

A causa della rottura dell’impianto di riscaldamento, nei giorni scorsi, per riscaldare gli ambienti, sarebbero state utilizzate delle stufe che avrebbero sovraccaricato l’impianto. Il sindaco di Rutigliano ha disposto la chiusura della scuola elementare Aldo Moro a partire da oggi, 15 gennaio, fino al ripristino del regolare funzionamento dell’impianto elettrico. L’ordinanza si è resa necessaria dopo il principio d’incendio che stamattina ha compromesso l’impianto elettrico.  A causa della rottura dell’impianto di riscaldamento, nei giorni scorsi, per riscaldare gli ambienti, sarebbero state utilizzate delle stufe che avrebbero sovraccaricato l’impianto elettrico. Da qui l’incendio di stamattina con alunni, insegnanti e personale scolastico fatti evacuare dai vigili del fuoco per mettere in sicurezza la struttura.

Per 12 giorni i treni Frecciarossa e Frecciargento di Trenitalia sulla linea Roma-Lecce subiranno limitazione di percorso a Caserta e soppressioni. Per lavori di potenziamento infrastrutturale legati alla realizzazione della nuova linea alta velocità/alta capacità Napoli-Bari, dalle 10.30 del 2 febbraio alle 15 del 15 febbraio la circolazione dei treni è sospesa tra Caserta, Benevento e Foggia, tra Napoli C.le e Cancello  e tra Caserta e Cancello. Pertanto per 12 giorni i treni Frecciarossa e Frecciargento di Trenitalia sulla linea Roma-Lecce subiranno limitazione di percorso a Caserta e soppressioni. Variazioni e cancellazioni per alcuni Intercity e per i regionali. Sono previste corse con con bus sostituitivi nelle tratte interessate dalle interruzioni. In caso di rinuncia al viaggio è previsto il rimborso integrale del titolo di viaggio acquistato. In particolare, sarà completato il lotto Cancello – Frasso Telesino con l’attivazione del doppio binario per una lunghezza complessiva di 11 chilometri; contestualmente proseguiranno le lavorazioni funzionali all’attivazione della nuova tratta Napoli – Cancello, prevista per giugno 2026. In totale per gli interventi sui cantieri lavoreranno mediamente 500 persone al giorno, tra operai e tecnici specializzati di RFI e delle ditte appaltatrici.

Gli inquirenti hanno acquisito le immagini per individuare le responsabili. A Foggia una 13enne è stata aggredita da un gruppo di coetanee: mentre alcune picchiavano, altre filmavano. L’episodio risale a domenica sera, i familiari della ragazzina hanno sporto denuncia. Gli inquirenti hanno acquisito le immagini dei filmati, diffuse nel frattempo sui social, per individuare le responsabili. La famiglia della 13enne picchiata ha inviato una formale richiesta a tutte le testate giornalistiche locali e ai media affinché venga immediatamente inibita qualsiasi divulgazione del video

Non avrebbe sottoposto un paziente, stroncato da un infarto, agli accertamenti necessari per salvargli la vita. Andrà a processo il medico del pronto soccorso di Brindisi per la morte di un uomo di 60 anni avvenuta 2 anni e mezzo fa. Non avrebbe sottoposto un paziente ad accertamenti specialistici ritenuti decisivi per salvargli la vita. La vittima, indicata con le iniziali G.R., 60 anni, era residente a San Pietro Vernotico. Il primo ottobre del 2023 si presentò in ospedale con dolori al braccio sinistro e al petto. Dopo alcuni esami fu trasferito in ambulanza al Perrino e poi dimesso. Il 60enne morì poco dopo per un infarto fulminante. Secondo i consulenti tecnici del pubblico ministero, la del medico non avrebbe rispettato le linee guida sulla gestione del dolore toracico. In base al quadro clinico, il paziente avrebbe dovuto essere ricoverato immediatamente in terapia intensiva cardiologica, con coronarografia e monitoraggio intensivo. Gli esperti hanno evidenziato che le probabilità di sopravvivenza sarebbero state elevate.Il processo si aprirà il 7 settembre 2026 davanti al giudice Falerno.

Da gennaio a novembre 2025, in Puglia si sono registrati 25.663 denunce di infortunio. Nello stesso arco temporale aumentano le morti in occasione di lavoro, che passano da 44 a 55. La Puglia è una delle regioni a più alto indice di incidenti sul lavoro. Tra quelli mortali, il triste primato spetta a Brindisi. Lo scrive in una nota il segretario generale della Cisl Puglia analizzando i dati Inail a novembre 2025.  “Da gennaio a novembre 2025, in Puglia si sono registrati 25.663 denunce di infortunio, a fronte delle 25.893 dello stesso periodo del 2024. Nello stesso arco temporale aumentano le morti in occasione di lavoro, che passano da 44 a 55. I dati mostrano che il fenomeno colpisce fortemente agricoltura, industria e servizi, dove si concentra la maggior parte degli infortuni mortali, e settori come costruzioni, che nel 2025 contano 1.689 infortuni denunciati, inaumento rispetto all’anno precedente”. Tra gli over 65 si registra un netto aumento degli infortuni, che nei primi undici mesi passano da 667 nel 2024 a 802 nel 2025. Accanto agli infortuni, evidenziamo l’emergenza, più volte segnalata dalla Cisl Puglia, delle malattie professionali. Le denunce, fino a novembre 2025, passano da 8.344 (2024) a 10.336, con un incremento superiore al 20%. L’aumento delle denunce riguarda tutti i principali comparti produttivi e colpisce tutte le province: Taranto (+543), Bat (+90), Brindisi (+189), Foggia (+352), Bari (+601) e Lecce (+217).

Via libera in Conferenza Stato-Regioni: aumento salariale e integrazione nelle Case di Comunità per rafforzare la sanità territoriale. Il contratto collettivo nazionale della medicina generale per il triennio 2022-2024 è stato ufficialmente rinnovato. Il via libera definitivo è arrivato oggi dalla Conferenza Stato-Regioni, dopo l’approvazione dell’ipotesi di accordo il 5 novembre in Sisac e il benestare della Corte dei Conti. Aumento salariale per 60mila medici di famiglia Il nuovo contratto per i medici di famiglia prevede un incremento medio del 5,78% sullo stipendio nel triennio 2022-2024. Questo adeguamento salariale rappresenta un passo importante per valorizzare i medici di prossimità, punto di riferimento fondamentale per il sistema sanitario nazionale. Integrazione nelle Case di Comunità Il rinnovo del contratto segna anche un avanzamento verso l’integrazione del personale convenzionato nelle Case di Comunità, in linea con il nuovo modello della sanità territoriale. L’obiettivo è creare un modello multiprofessionale e multidisciplinare, capace di rispondere ai nuovi bisogni di salute dei cittadini. Dichiarazioni del presidente Marco Alparone “Ci eravamo ripromessi di chiudere rapidamente questo rinnovo contrattuale e lo abbiamo fatto”, ha dichiarato Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità. “La priorità era dare una risposta concreta ai medici di famiglia che attendevano un adeguamento salariale, per poi concentrarci sulla tornata contrattuale 2025-2027, già in fase di preparazione”. Alparone ha aggiunto: “Siamo consapevoli che i medici di famiglia sono un punto di accesso fondamentale alla cura. Con l’intesa di oggi rafforziamo il modello di assistenza territoriale e valorizziamo il ruolo dei professionisti nella nuova organizzazione sanitaria”. Trattativa rapida e collaborativa La conclusione veloce della trattativa è stata resa possibile da una cornice negoziale snella, focalizzata sull’adeguamento economico e sul miglioramento di alcuni istituti contrattuali, aggiornati secondo le variazioni normative. “Ringrazio tutte le parti per lo spirito di collaborazione con cui abbiamo portato a termine questa tornata”, ha concluso Alparone.

Il pensionato di Gravina fu trovato morto in cella il 22 ottobre 2024 dopo essere stato arrestato per aver ucciso la moglie. Non si suicidò ma fu ucciso in carcere a Bari Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina arrestato il 6 ottobre 2024 per l’omicidio della moglie Maria Arcangela Turturo. La procura di Bari dopo mesi di indagini ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare per Saverio Scarano, accusato di aver ucciso Lacarpia. Domiciliari per il 24enne Vincenzo Guglielmi, accusato del tentato omicidio di un detenuto salentino. Due suicidi inscenati a distanza di pochi giorni – secondo la procura – all’interno di una cella con 8 detenuti.  Il primo episodio avvenne il 19 ottobre, ai danni di Mirko Gennaro: “Mi dicevano oggi tu ti impicchi”, riferirà poi ai magistrati. Guglielmi – sostengono gli inquirenti – lo avrebbe prima picchiato e poi trascinato in bagno per provare a impiccarlo con le lenzuola legate alle sbarre della finestra. Lui sviene, i presunti responsabili pensano che sia morto e avvisano i poliziotti per precostituirsi un alibi. Lacarpia, invece, fu strangolato con un cappio al collo mentre dormiva, legato alla sbarra del letto. E lo stesso Guglielmi a dire agli investigatori che in realtà era stato ucciso. “Nessuna vendetta per l’omicidio della moglie“ – precisa il procuratore aggiunto Ciro Angelillis – Lacarpia è stato ucciso perché dava fastidio: pregava, parlava da solo, non rispettava le regole di convivenza con gli altri detenuti, aveva problemi di salute”.

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