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Primo Piano

Le esequie si terranno nella Chiesa Vecchia della Misericordia alle 10.30 . Si terranno domani (giovedì 14 maggio) a Bisceglie i funerali di Angelo Pizzi, 61 anni, conosciuto da tutti come Lino, il cameriere ucciso per sbaglio nel ristorante di Bisceglie in cui lavorava. L’omicidio è avvenuto la sera del 30 aprile scorso, Pizzi non era il bersaglio dell’agguato. I killer cercavano il titolare, coinvolto in passato in vicende vicine al clan Capriati.La salma è già nella chiesa Vecchia della Misericordia di Bisceglie, i funerali sono in programma domani alle 10.30. Lascia la compagna Antonella e la figlia Monica.Angelo Pizzi è morto perché si è trovato sulla traiettoria dei colpi destinati al titolare della Spaghetteria n. 1, ristorante che si trova nel centro di Bisceglie. I killer erano due, a volto coperto. Hanno esploso almeno 15 colpi di pistola.

Si tratta di un virus conosciuto dagli anni Cinquanta, non è come il covid che era un virus nuovo. Trasmessa una nota informativa alle Asl a tutti i soggetti interessati. “L’Hantavirus non rappresenta un’emergenza per l’Italia e l’Europa, essendo molto basso il rischio di contagio”: lo ha detto Antonio Fasanella, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata, durante la visita alla struttura, a Foggia, delle autorità civili e militari della Capitanata.Numerosi i temi affrontati: dal ritorno dell’epatite A, a causa delle cattive pratiche di conservazione dei mitili, alla pericolosità della brucellosi bovina, che non si riesce a eradicare dal Gargano. Fasanella ha spiegato che l’hantavirus è conosciuto sin dagli anni Cinquanta, non è come il Covid, che era un virus nuovo. Si trasmette da persona a persona, ma solo a seguito di un contatto continuo, non a caso le prime vittime sono state marito e moglie. Qui l’intervista al direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata Intanto il dipartimento Promozione della Salute della Regione Puglia ha trasmesso una nota informativa a tutte le Asl a tutti i soggetti interessati: aziende ospedaliere, Irccs pubblici e privati, enti ecclesiastici, trutture sanitarie private accreditate, farmacie di comunità, medici di medicina generale e pediatri. Il direttore del dipartimento Vito Montanaro ricorda che in Puglia non ci sono casi diagnosticati e spiega le modalità di contagio, i livelli di rischio, la sintomatologia, le definizioni operative dei casi e dei contatti. In presenza di casi sospetti, la Asl territorialmente competente dovrà effettuare test facendo riferimento al laboratorio di Epidemiologia molecolare e Sanità pubblica del dipartimento interdisciplinare di Medicina del Policlinico che è collegato con lo Spallanzani di Roma.

Domenica 3 maggio era precipitato dal balcone di un hotel a Lignano Sabbiadoro, dove soggiornava per la gita scolastica dell’ultimo anno con il Polo Liceale. Non ce l’ha fatta il giovane studente di 18 anni residente a Monopoli che, domenica 3 maggio, era precipitato dal balcone di un hotel a Lignano Sabbiadoro, dove soggiornava per la gita scolastica dell’ultimo anno con il Polo Liceale. Dopo il trasporto d’urgenza in elicottero e il ricovero presso l’ospedale di Udine, il ragazzo è spirato nella serata di ieri a causa delle gravissime lesioni riportate, lasciando nel dolore i compagni, i docenti e l’intera comunità monopolitana. In un atto di estrema generosità, la famiglia ha concesso l’autorizzazione all’espianto degli organi, trasformando questa drammatica perdita in un gesto di speranza per altre persone in attesa di trapianto. Secondo quanto ricostruito dai primi rilievi, il 18enne era caduto da una stanza al secondo piano subito dopo cena, innescando l’allarme immediato dei compagni di scuola che avevano scoperto la tragedia. La Procura ha aperto un’inchiesta per far luce sulla dinamica dell’incidente, mentre la salma si prepara a rientrare in Puglia per l’ultimo saluto. La vittima era conosciuta come uno studente serio e brillante, capace di distinguersi a livello nazionale nelle Olimpiadi della Fisica tenutesi a Senigallia lo scorso aprile. La notizia della sua scomparsa e dell’incidente ha profondamente scosso la città di Monopoli, che si stringe attorno ai familiari in attesa del rientro del feretro, previsto subito dopo il completamento delle procedure mediche per la donazione.

Braccio di ferro burocratico chiuso: arriva il parere dell’Avvocatura regionale . Nuovo colpo di scena ieri sul caso Lorusso, la borsista reclutata dal Policlinico di Bari nonostante il procedimento penale in corso per presunto voto di scambio politico-mafioso. Ieri il governatore Decaro ha chiesto al direttore generale del Policlinico di annullare con effetto immediato la borsa di studio assegnata a Maria Carmen Lorusso. La candidata, sostiene la Regione Puglia, andava esclusa in partenza nonostante avesse dichiarato la pendenza giudiziaria. Il Policlinico aveva eccepito dubbi interpretativi sui requisiti del bando, superati ieri dal parere dell’Avvocatura regionale. Una presa di posizione durissima quella del presidente Decaro che, di fatto, chiude il braccio di ferro burocratico sulla legittimità dell’incarico.

Aggressioni e minacce nel Tarantino: i Carabinieri applicano il Codice Rosso. Un 30enne di Torricella, in provincia di Taranto, è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia dopo aver aggredito e minacciato ripetutamente la madre convivente. L’intervento dei militari è scattato nella serata di lunedì, in seguito all’attivazione delle procedure del Codice Rosso dopo la denuncia della donna, esasperata da un clima di terrore che durava da tempo. Secondo le indagini, già il 5 maggio scorso l’uomo avrebbe colpito la madre con un pugno al volto, sottraendole il cellulare per impedirle di chiedere aiuto o lasciare l’abitazione. L’episodio finale si è verificato l’11 maggio, quando il giovane, dopo il rifiuto della donna di consegnargli denaro per l’acquisto di droga, ha reagito con estrema violenza. La vittima è riuscita a fuggire e a raggiungere la caserma, permettendo ai Carabinieri di rintracciare il figlio e trasferirlo nel carcere di Taranto su disposizione dell’autorità giudiziaria.

Metalli pesanti, solventi, idrocarburi e reflui industriali che, secondo l’accusa, sarebbero stati immessi per anni nel sottosuolo attraverso la rete fognaria industriale, contaminando la falda acquifera. Veleni nel sottosuolo, falda contaminata e un inquinamento che, secondo gli investigatori, presenta ormai caratteri di irreversibilità. È lo scenario emerso nell’inchiesta della procura di Trani sulla zona Asi di Molfetta, culminata nel sequestro di 22 aziende e 11 pozzi disperdenti. Le analisi avrebbero rilevato concentrazioni abnormi di sostanze tossiche e cancerogene, in alcuni casi fino a oltre diecimila volte sopra i limiti di legge. Metalli pesanti, solventi, idrocarburi e reflui industriali che, secondo l’accusa, sarebbero stati immessi per anni nel sottosuolo attraverso la rete fognaria industriale, contaminando la falda acquifera. Nel decreto di sequestro il giudice parla di effetti devastanti e difficilmente sanabili, tanto da rendere necessari, in futuro, interventi pubblici finanziati dallo Stato per mitigare e ridurre le conseguenze ambientali. Le prime ispezioni risalgono al 2024. In totale sono 72 gli indagati: tra loro dirigenti e funzionari del consorzio Asi di Bari, della Città Metropolitana e del Comune di Molfetta, oltre ai titolari delle imprese coinvolte. Secondo la procura non sarebbero stati effettuati controlli adeguati sulla rete fognaria e sugli scarichi industriali. Nei prossimi giorni molti degli indagati saranno ascoltati dal gip, che dovrà decidere anche sulle richieste di misure interdittive e sul possibile commissariamento del consorzio Asi e della società Asi Spa. Intanto le aziende sequestrate sono state affidate ad amministratori giudiziari. Il procuratore di Trani Renato Nitti ha spiegato che saranno necessari ulteriori approfondimenti anche per verificare eventuali conseguenze sui prodotti agricoli irrigati con l’acqua di falda nella zona.

Saranno fissati nelle prossime ore autopsia e interrogatori. I minorenni sono nei cpa di Lecce e di Bari. Il maggiorenne nel carcere di Taranto.. Ci sarebbe un sesto componente del branco sul quale gli investigatori sono concentrati in queste ore. Un altro giovane che avrebbe partecipato all’aggressione. E poi, una ragazza, testimone oculare dell’omicidio di Bakari Sako, il bracciante del Mali, ucciso all’alba di sabato scorso. Figurerebbero nei filmati delle telecamere di videosorveglianza, determinanti, fino alla svolta e ai fermi. Sono ben riconoscibili i quattro minorenni e il maggiorenne. Dagli abiti, dalle voci, dai loro stessi nomi, quando si chiamano per dirsi cosa fare, come proseguire nell’azione violenta. Uno dei due 17enni, in particolare, avrebbe assunto il ruolo di leader nello sferrare pugni, nell’ordinare di andare a riprendere lo scooter una volta finita l’aggressione: culmine di una notte truce, tra i vicoli e la sala slot, dove il gruppo è rimasto almeno fino alle 2 e mezza della notte. Una nottata a “scorrazzare”, ha detto la procura che ha ricostruito i passaggi: hanno prima iniziato a ronzare, in via Garibaldi, con fare intimidatorio, attorno a una prima potenziale vittima. Poi sono arrivati in piazza Fontana. Chi dal ponte di Pietra, chi da via De Tullio, e chi dagli altri angoli, stringendosi attorno al nuovo e ultimo obiettivo: il ragazzo del Mali che, zaino in spalla, stava andando a lavoro. Saranno fissati nelle prossime ore autopsia e interrogatori. I minorenni sono nei cpa di Lecce e di Bari. Il maggiorenne nel carcere di Taranto.

Il processo si aprirà il prossimo 5 novembre 2026. Andrà a processo con l’accusa di maltrattamenti aggravati Davide Falcone, 36 anni, di Casarano, ex fidanzato di Roberta Bertacchi, morta suicida il 31 dicembre del 2023. Lo ha disposto la giudice Anna Paola Capano a margine dell’udienza preliminare in cui i familiari della vittima, 26 anni, di Ruffano, si sono costruiti parte civile. Il processo si aprirà il prossimo 5 novembre 2026. Secondo le indagini Falcone avrebbe maltrattato ripetutamente la ragazza, umiliandola fino a poche ore prima del suicidio. Prevaricazioni e offese continue e quella frase: “Perché non ti ammazzi” pronunciata davanti a tutti in un locale. Maltrattamenti che andarono avanti per ore. Poco dopo Roberta Bertacchi si tolse la vita. 

Immediata la richiesta di soccorso alla centrale del 118, ma all’arrivo dell’ambulanza la neonata era già priva di vita. Tragedia questa mattina in un campo rom alla periferia di Ordona, nel Foggiano.Una bimba di tre mesi è morta soffocata dopo aver ingerito dei liquidi, verosimilmente latte materno.Immediata la richiesta di soccorso alla centrale del 118, ma all’arrivo dell’ambulanza la neonata era già priva di vita.Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri.È probabile che la Procura di Foggia possa disporre l’autopsia, per accertare le cause del decesso.

Per il pugliese resta un pomeriggio indimenticabile nel tempio del tennis italiano. Di Matteo Bottazzo. Sinner non si ferma, ma Pellegrino onora il Centrale: a Roma è vittoria numero 30Far giocare Jannik Sinner per più di un’ora e mezza, di questi tempi, è già di per sé un’impresa. Andrea Pellegrino ci è riuscito, uscendo dal campo a testa altissima dopo aver costretto il numero uno del mondo a sudare più del previsto.Il match: l’orgoglio di Pellegrino e il ritmo di JannikIl primo set sembrava indirizzato verso un monologo dell’altoatesino, capace di imporre il proprio ritmo martellante fino al 4-0. Quando il parziale appariva ormai compromesso, è arrivato il sussulto d’orgoglio del tennista di Bisceglie: Pellegrino ha tenuto con fermezza due turni di battuta, chiudendo il set con un dignitoso 6-2.Nel secondo parziale, il pugliese ha preso confidenza con l’atmosfera di un Centrale schierato dalla parte del bel tennis e desideroso di assistere a una sfida più lunga delle precedenti uscite di Sinner. Il pubblico è stato accontentato: Pellegrino è rimasto agganciato al match fino al 3-3, portandosi persino in due occasioni sullo 0-30 sul servizio dell’avversario.La svolta nel settimo gameIl settimo gioco è stato però quello della svolta. Sinner ha alzato il livello, conquistando il break decisivo che ha poi confermato nel game successivo. Il match si è chiuso poco dopo, con un ulteriore break nell’ultimo gioco che ha fissato il punteggio sul 6-3.Sinner nella storia, Pellegrino tra gli applausiCon questo trionfo, Sinner conquista il suo trentesimo successo consecutivo, eguagliando il record di Novak Djokovic. Per Pellegrino resta un pomeriggio indimenticabile nel tempio del tennis italiano: una prestazione di qualità al cospetto di uno dei più grandi interpreti della storia di questo sport.

Le indagini riguardano il fallimento di cinque aziende del gruppo: La I.Con srl, Strade e Condotte spa, Finba, Ecoambiente e Betonimpianti, quest’ultima ammessa al concordato preventivo nel 2023. Un sequestro preventivo del valore di oltre sette milioni di euro, 14 indagati e quattro richieste di arresto.Sono i numeri dell’inchiesta condotta dal nucleo Pef della Guardia di Finanza, e coordinata dal pm Lanfranco Marazia, che ruota attorno alla Matarrese Srl. La procura ha chiesto gli arresti domiciliari per Amato Matarrese, il figlio Salvatore, il commercialista leccese Marco Mandurino e Nicola Locuratolo, indagati per bancarotta fraudolenta: il gip deciderà se disporre la misura oppure no all’esito degli interrogatori preventivi fissati per mercoledì prossimo. Fra i 14 indagati c’è Antonio Matarrese, ex presidente della Figc, insieme con altri componenti della famiglia. Nell’elenco compare anche l’avvocato Gaetano Roberto Filograno, già condannato in via definitiva a due anni e 8 mesi per aver fatto trovare, nel 2014, cocaina nell’auto di quello che all’epoca sarebbe stato l’amante della moglie. Le indagini riguardano il fallimento di cinque aziende del gruppo Matarrese: si tratta della I.Con srl, Strade e Condotte spa, Finba, Ecoambiente e Betonimpianti, quest’ultima ammessa al concordato preventivo nel 2023.Il sequestro preventivo riguarda tutte le quote societarie della Matarrese Spa, ora detenuta dalla IM.CO .“La società – secondo il gip – sarebbe stata impiegata come cassaforte per segregare gli asset produttivi dai rischi del fallimento”. I provvedimenti riguardano le persone fisiche e non la Matarrese Spa che prosegue nella sua attività senza alcuna interruzione. La società ribadisce la piena fiducia nell’operato della magistratura e confida che nel prossimo costruttivo confronto ogni rilievo possa essere chiarito.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Policoro e la magistrata della procura di Matera Annunziata Cazzetta. È stato ritrovato senza vita Nicola Scarascia, l’uomo di 52 anni di Scanzano Jonico, scomparso dalla sera di venerdì scorso. Il cadavere è stato rinvenuto nel canale Fosso Valle, appena dopo la linea ferroviaria Metaponto – Sibari. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Policoro e la magistrata della procura di Matera Annunziata Cazzetta.

La misura cautelare è stata sostituita con l’obbligo di dimora nel comune di residenza e il divieto di uscire da casa dalle 20 alle 6 del mattino. Il Tribunale di Bari ha revocato gli arresti domiciliari per l’ex consigliere regionale Giacomo olivieri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per voto di scambio politico mafioso. La procura aveva dato parere favorevole. La difesa, rappresentata dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, ha chiesto e ottenuto la sostituzione della misura cautelare con l’obbligo di dimora nel comune di residenza, con il divieto di uscire da casa nelle ore serali e notturne, dalle 20 alle 6 del mattino, ed il contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria dei volte al giorno. olivieri era in stato di arresto dal febbraio 2024, quando fu effettuato il blitz Codice Interno. Dopo una lunga detenzione in carcere, gli furono concesso gli arresti domiciliari prima a Parabita, in casa del fratello, e poi a Bari. 

Chiarisce: “Nessuna aggravante razziale”. “I miei assistiti sono particolarmente distrutti e affranti per l’accaduto”. Parla l’avvocato di 2 dei 4 minorenni fermati per l’omicidio a Bakari Sako, un 15enne e un 17enne. E chiarisce: “Nessuna aggravante razziale“ Intervista ad Andrea Maggio, difensore di due dei minorenni

Il ritrovamento è avvenuto nei pressi del canale Fondovalle che dal paese porta verso il mare. È stato ritrovato a Scanzano Jonico il corpo senza vita di un uomo nell’ambito delle operazioni di ricerca Nicola Scarascia, l’uomo di 52 anni di cui hanno notizie da venerdì scorso. Il ritrovamento è avvenuto nei pressi del canale Fondovalle che dal paese porta verso il mare, in un tratto nei pressi della ferrovia. Sul posto carabinieri, vigili del Fuoco, il medico legale e il pm di turno della Procura di Matera.

Con loro anche il presidente della comunità del Mali in Italia, Mahamoud Idrissa Boune. Sono arrivati in Questura i familiari di Bakari Sako e il presidente della comunità del Mali in Italia, Mahamoud Idrissa Boune. Sono stati accolti dal vice questore, Antonio Serpico, capo della Squadra Mobile che ha indagato sul caso. La Questura ha espresso loro vicinanza e cordoglio. Sono accompagnati dalla attivista di volontaria di Mediterranea Saving Humans, Caterina Contegiacomo, amica della vittima.

L’incendio, molto probabilmente, si è sviluppato per cause accidentali, da una stufa o da un braciere. Tragedia nelle campagne di Poggio Imperiale, nel Foggiano, dove, all’alba, un cittadino rumeno è morto carbonizzato nell’incendio della roulotte in cui dormiva. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco – allertati da alcuni agricoltori -, che hanno spento il rogo, trovando i resti del cittadino dell’est, che lavorava nella zona. L’incendio, molto probabilmente, si è sviluppato per cause accidentali, da una stufa o da un braciere. Sull’accaduto indagano i carabinieri.

Sono in corso le verifiche per accertare la reale consistenza della minaccia. Al momento non risultano conferme sulla presenza di ordigni. Allarme bomba questa mattina nella sede della Camera di Commercio Brindisi-Taranto, in via Bastioni Carlo V, a Brindisi. L’edificio è stato evacuato e la strada chiusa al traffico per consentire le verifiche in sicurezza. Sul posto sono intervenuti polizia di Stato, carabinieri, vigili del fuoco e polizia locale, che ha cinturato la zona. Attesi anche gli artificieri dell’Arma provenienti da Modugno per le attività di bonifica e controllo. Precauzionalmente allontanati tutti i dipendenti presenti nella struttura. L’allarme sarebbe nato all’interno di una chat WhatsApp tra dipendenti. Un messaggio, attribuito a un lavoratore oggi in ferie, avrebbe fatto riferimento alla possibile presenza di un ordigno nell’edificio, generando la segnalazione alle forze dell’ordine. Nella fase immediatamente successiva, alcuni colleghi avrebbero indicato la presenza dello stesso dipendente nei pressi della stazione ferroviaria, poco distante dalla sede della Camera di Commercio. L’uomo è stato rintracciato dai carabinieri della Radiomobile e accompagnato in caserma per gli accertamenti. Sono in corso le verifiche per accertare la reale consistenza della minaccia. Al momento non risultano conferme sulla presenza di ordigni.

Tra gli indagati c’è anche Antonio Matarrese, 86 anni, ex parlamentare e presidente della Figc. La guardia di finanza di Bari ha sequestrato quote per oltre 7,3 milioni di euro nei confrontidella Imco, società della famiglia Matarrese, storica famiglia di costruttori baresi. Nell’inchiesta della Procura di Bari, coordinata dal pm Lanfranco Marazia, ci sono 14 indagati a cui sono contestati a vario titolo diversi episodi di bancarotta fraudolenta (patrimoniale, da reati societari, per atti dolosi, preferenziale), commessi dagli amministratori di cinque società riconducibili al gruppo. Per quattro indagati (Salvatore Matarrese classe 1962, Amato Matarrese, Marco Mandurino e NicolaLocuratolo) è stato anche notificato l’invito a rendere interrogatorio preventivo davanti al gip per il 20 maggio. Tra gli indagati c’è anche Antonio Matarrese, 86 anni, ex parlamentare e presidente dellaFigc, già amministratore unico e amministratore delegato di alcune società del gruppo. Per Antonio Matarrese la Procura non ha chiesto i domiciliari. I provvedimenti nascono dalla richiesta di arresti domiciliari proveniente dalla Procura, le cui indagini (condotte dal nucleo Pef della finanza) avrebbero portato alla luce “gravi, molteplici e ripetute” condotte di bancarotta, come spiega la finanza in un comunicato. Le indagini sono partite dall’accesso alle procedure concorsuali di una delle società in evidente stato di insolvenza, mentre per le altre quattro imprese è stata chiesta la liquidazione giudiziale sulla base di approfondimenti che hanno evidenziato “una rilevante esposizione debitoria verso l’Erario e palesi situazioni di squilibrio finanziario ed economico”. Gli indagati, per l’accusa, avrebbero dissipato oltre 18 milioni di euro dal patrimonio delle società, con operazioni di cessioni di partecipazione infragruppo, finanziamenti infragruppo, pagamenti preferenziali operati dolosamente in palese violazione della par condicio creditorum. “Attraverso le evidenze raccolte, è stato inoltre possibile ricostruire il reiterato e sistematico mancato versamento delle imposte dovute, per circa 7 milioni di euro, quale illecito sistema di auto-finanziamento frutto di una pervicace pianificazione preventiva, con evidente danno per l’Erario”, scrive ancora la finanza, che sottolinea come “allo scopo di ritardare l’emersione del dissesto i responsabili hanno, infine, falsificato i bilanci di esercizio delle società capogruppo, principalmente attraverso la sopravvalutazione di partecipazioni infragruppo”. L’avvocato Domenico Di Terlizzi, in merito all’invito delle persone indagate a comparire davanti al GIP nell’ambito dell’indagine sulle imprese I.CON srl, FINBA spa, Strade e Condotte Spa, Beton Impianti srl, Ecoambiente srl e IM.CO. spa, conferma la piena fiducia nella Magistratura, certo che già durante l’interrogatorio potrà chiarirsi ogni punto sollevato.

Gli indagati avrebbero prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio. La Procura di Trani ha disposto accertamenti nell’ambito di una inchiesta sull’inquinamento ambientale a Molfetta, nel Barese. Il fascicolo contesta, a vario titolo, i reati di disastro ambientale e scarico illecito di reflui industriali a imprenditori, società, dirigenti e funzionari del Consorzio per l’area di sviluppo industriale (Asi) di Bari, del settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta. Gli indagati avrebbero prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio Asi a Molfetta. Il personale del Nucleo speciale d’intervento del comando generale delle Capitanerie di porto ha eseguito il sequestro “preventivo impeditivo totale o parziale di alcune aziende” che si trovano nel “comprensorio Asi, con contestuale imposizione della amministrazione giudiziaria”. I sigilli sono stati apposti anche a “undici sistemi di pozzi disperdenti utilizzati dal Consorzio” che sarebbero stati usati per immettere in modo “abusivo e diretto acque reflue industriali direttamente nelle acque di falda”. La Procura ha inoltre richiesto il commissariamento giudiziale del Consorzio e di “Asi Spa”, società partecipata dal Consorzio. Gli indagati per i quali sono stati chiesti arresti e misure interdittive verranno sottoposti ad interrogatorio preventivo.

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