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Giovanna De Crescenzo

Record di candidature per la XIV edizione del bando a sostegno del terzo settore in Puglia. Sono 14 i vincitori della quattordicesima edizione di ‘Orizzonti solidali’, l’annuale bando di concorso destinato al terzo settore promosso dalla Fondazione Megamark di Trani, in collaborazione con i supermercati A&O, Dok, Famila, Sole 365 e Ottimo, per sostenere iniziative di assistenza sociale e sanitaria, ambientali, culturali e sull’abbandono scolastico in Puglia. Il concorso, che con 361 progetti candidati ha confermato anche quest’anno un’ampia partecipazione del volontariato pugliese, ha messo a disposizione delle associazioni vincitrici circa 330mila euro, con un extra budget di 30mila euro rispetto ai fondi inizialmente destinati per questa edizione, che consentiranno l’avvio dei progetti già nei prossimi mesi su tutto il territorio regionale. Cinque iniziative si svilupperanno nel barese, due nella Bat e nel foggiano, tre nel tarantino e una rispettivamente a Brindisi e Lecce. Sei le iniziative che interessano l’assistenza sociale, quattro riguardano l’ambito della sanità, due la cultura e una l’ambiente e la dispersione scolastica. «’Orizzonti solidali’ è ormai una conferma dell’impegno e del lavoro che portiamo avanti per sostenere progettualità che nascono dal territorio e che rispondono ai suoi bisogni reali – dichiara il cavaliere del lavoro Giovanni Pomarico, presidente della Fondazione Megamark -. Non è mai facile scegliere fra tante iniziative, tutte meritevoli di attenzione; la grande vitalità del terzo settore, considerando l’alto numero delle proposte giunte in Fondazione quest’anno, testimonia la necessità di intervenire e affiancare gli enti nel lavoro instancabile di ogni giorno per arginare i sempre più frequenti fenomeni di marginalità e fragilità che purtroppo attraversano non solo la nostra regione, ma in generale questo nostro tempo. Alle associazioni auguro buon lavoro e soprattutto di continuare a credere nei loro sogni». Tra le iniziative premiate, una stanza multisensoriale per migliorare la regolazione emotiva e sensoriale di bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico e disabilità del neurosviluppo; un percorso educativo sulla sicurezza sanitaria per bambini della scuola primaria, docenti e famiglie, al fine di promuovere cura e inclusione, con attenzione ai bisogni dei minori fragili; l’inserimento lavorativo di giovani adulti con autismo attraverso un apprendistato retribuito, che li vedrà coinvolti nella conduzione di visite guidate in luoghi d’arte. E ancora, l’inclusione sociale di ragazzi con sindrome di Down attraverso lo studio della tradizione medievale dello sbandieratore come strumento educativo, relazionale e terapeutico; un percorso di prevenzione alla dispersione scolastica in contesti educativi fragili attraverso laboratori esperienziali per studenti basati su movimento, consapevolezza corporea e ascolto, con il coinvolgimento di docenti e famiglie per rafforzare l’alleanza scuola-famiglie; l’attivazione di percorsi extra scolastici che connettono scuola e territorio rivolti a ragazzi con e senza disabilità, per rispondere alla limitata accessibilità dei minori adolescenti in particolari condizioni di vulnerabilità, alle opportunità sociali, culturali e relazionali presenti sul territorio. A partire dal 2012, anno della prima edizione di ‘Orizzonti solidali’, sono 175 i progetti finanziati in Puglia grazie a oltre tre milioni di euro donati complessivamente dalla Fondazione Megamark.

. Uno dei direttori d’orchestra più celebri al mondo arriva nella Città Bianca per una serata destinata a essere tra gli appuntamenti culturali più attesi dell’estate pugliese. Mercoledì 22 luglio 2026, alle ore 21, Riccardo Muti dirigerà l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, accompagnata da una selezione di studenti dei Conservatori italiani, nella suggestiva cornice del Foro Boario – Arena Bianca di Ostuni. Il concerto proporrà un viaggio attraverso alcune delle pagine più celebri della tradizione operistica e sinfonica italiana. In programma le ouverture di Nabucco e La forza del destino di Giuseppe Verdi, la Contemplazione di Alfredo Catalani, l’Intermezzo da Manon Lescaut di Giacomo Puccini, l’ouverture del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, la suite da Il Gattopardo di Nino Rota e gli intensi intermezzi di Cavalleria rusticana e Pagliacci. L’evento rappresenta anche un’importante occasione di valorizzazione per i giovani musicisti italiani, protagonisti sul palco accanto a una delle orchestre più prestigiose del panorama nazionale sotto la guida del Maestro Muti. I biglietti sono disponibili a partire da 92 euro sui circuiti ufficiali: Vivaticket TicketOne Una serata di grande musica nella cornice unica della Città Bianca, tra capolavori immortali e l’eccellenza della tradizione orchestrale italiana.

. Uno dei capolavori più amati della storia dell’opera torna a emozionare il pubblico di Taranto. Venerdì 31 luglio, alle ore 21, l’Arena Villa Peripato ospiterà “La Traviata” di Giuseppe Verdi nell’ambito del Taranto Opera Festival 2026. Composta nel 1853 e ispirata alla storia vera della giovane cortigiana parigina Marie Duplessis, La Traviata racconta la vicenda di Violetta Valéry, donna elegante e affascinante che vive immersa nel lusso e nelle convenzioni sociali. L’incontro con Alfredo Germont cambierà però il corso della sua vita, portandola a conoscere un amore sincero e profondo. Tra sacrificio, rinunce e incomprensioni, l’opera conduce il pubblico verso uno dei finali più intensi e commoventi del repertorio lirico mondiale. Un racconto senza tempo in cui Verdi riesce a trasformare una storia d’amore impossibile in un viaggio tra passioni, fragilità umane e sentimenti universali. Considerata una delle opere più rappresentate al mondo, La Traviata continua a conquistare generazioni di spettatori grazie alla forza dei suoi personaggi e a pagine musicali entrate nella storia della musica, da Sempre libera fino al celebre e struggente finale. L’appuntamento è fissato per venerdì 31 luglio alle ore 21 all’Arena Villa Peripato di Taranto. I biglietti sono disponibili con prezzi a partire da 25 euro più diritti di prevendita fino a 40 euro per i settori più vicini al palco. Una serata dedicata alla grande lirica sotto le stelle, nel segno di Giuseppe Verdi e di uno dei personaggi femminili più intensi e amati del teatro musicale.Biglietti: Acquistabili tramite la piattaforma DIY Ticket oppure sul Sito Ufficiale del Taranto Opera Festival. È possibile utilizzare anche la Carta del Docente e la Carta della Cultura e del Merito. [1, 2]

. Un concerto tra notte e alba, con il mare a fare da palcoscenico e la Cattedrale di San Nicola Pellegrino a dominare l’orizzonte. Sabato 18 luglio il Faro Verde e il Molo San Nicola di Trani ospiteranno “Nessun Dorma”, uno degli appuntamenti più suggestivi dell’estate pugliese. Protagonisti dell’evento saranno i maestri Alfonso Soldano e Giuseppe Greco, riuniti nel Duo Alborada per un’esibizione speciale su due pianoforti a coda. Un viaggio musicale che accompagnerà il pubblico dalle ultime ore della notte fino al sorgere del sole, in un contesto unico tra cielo, mare e luce. L’ispirazione arriva dalla celebre aria della Turandot di Giacomo Puccini, simbolo di speranza e determinazione. Da questa suggestione nasce un’esperienza immersiva pensata per turisti e cittadini, chiamati a vivere l’alba dell’Adriatico tra musica dal vivo, natura e paesaggio. Il concerto sarà seguito da una colazione tipica pugliese da gustare sul mare, trasformando l’evento in un momento di condivisione e convivialità. Tra le emozioni della notte e i colori dell’alba, Trani si prepara così ad accogliere un appuntamento capace di unire spettacolo, territorio e bellezza. Biglietti disponibili su Vivaticket: https://bit.ly/NessunDormaTrani

Addio alla franchigia sotto i 150 euro: in arrivo il nuovo dazio europeo da 3 euro e l’incognita della sovraccassa italiana da 2 euro che allarma il settore della logistica. A partire dal primo luglio cambieranno radicalmente le regole per gli acquisti online provenienti da territori esterni all’Unione Europea e di importo inferiore ai 150 euro, a causa della cancellazione della storica esenzione tariffaria in vigore dal 1992 che finora proteggeva i piccoli pacchi da oneri doganali. Questa svolta introdurrà un dazio fisso comunitario di 3 euro a spedizione, quale primo passo di un piano di ammodernamento doganale che si completerà nel 2028 con la nascita di una piattaforma digitale condivisa denominata Data Hub. Per i residenti in Italia il rincaro potrebbe essere persino maggiore, poiché rischia di sommarsi un’ulteriore imposta nazionale di 2 euro introdotta con l’ultima manovra finanziaria e finora congelata; l’applicazione concomitante di entrambi i provvedimenti farebbe lievitare la spesa fissa di 5 euro per ogni collo, a cui andrà comunque sommata l’Iva, mentre da novembre si aggiungerà anche una specifica commissione europea per la gestione amministrativa delle pratiche. Le istituzioni di Bruxelles giustificano questa stretta sull’e-commerce con motivazioni di tutela ambientale e con l’esigenza di riequilibrare la competizione a favore delle aziende locali, frenando l’enorme afflusso di merci economiche straniere che ha visto transitare nel mercato unico ben 4,6 miliardi di piccoli colli nel solo 2024, di cui la quasi totalità di provenienza cinese. Sebbene le autorità europee puntino a colmare le falle del sistema e a potenziare le verifiche, i detrattori evidenziano come la manovra finirà per colpire soprattutto i consumatori meno abbienti, privati della possibilità di comprare beni a basso costo. In questo contesto, l’esecutivo italiano si trova a valutare delle modifiche normative per scongiurare una doppia tassazione sui pacchi che i rappresentanti del settore considerano insostenibile per merci dal valore commerciale spesso irrisorio. A lanciare l’allarme è soprattutto Confetra, la sigla che riunisce le imprese della logistica e dei trasporti, la quale ha sollecitato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a cancellare la sovraccassa interna per evitare ripercussioni negative sull’intero sistema logistico nazionale. Secondo le proiezioni ufficiali, la misura interna dovrebbe garantire alle casse pubbliche 122,5 milioni di euro per l’anno in corso e circa 245 milioni annui dal 2027, ma gli operatori avvertono che tali stime ignorano le dinamiche del trasporto merci continentale. Qualora l’Italia applicasse tariffe più svantaggiose rispetto ai partner europei, i grandi vettori internazionali devieranno i propri voli cargo verso scali aeroportuali in Germania, Belgio o Olanda per effettuare lì le pratiche doganali e trasferire poi i prodotti a destinazione tramite trasporto su gomma. Un simile spostamento non solo svuoterebbe gli scali italiani riducendone la competitività, ma indebolirebbe anche la capacità di controllo sulle merci in entrata. Per dimostrare i rischi, l’associazione ha elaborato due simulazioni per la seconda metà dell’anno: mantenendo il balzello nazionale, il traffico merci aeroportuale italiano si dimezzerebbe portando un incasso complessivo di circa 70 milioni di euro, mentre eliminando la tassa locale l’Italia manterrebbe intatti i propri volumi commerciali e incasserebbe comunque 38 milioni di euro grazie alla percentuale trattenuta sui dazi comunitari. Lo scarto economico tra le due opzioni sarebbe quindi di soli 32 milioni di euro in cinque mesi, una cifra irrisoria a fronte del pericolo concreto di perdere quote di mercato strutturali a vantaggio degli hub logistici europei concorrenti, motivo per cui il settore chiede a gran voce la cancellazione del tributo italiano o perlomeno il suo slittamento a novembre per farlo coincidere con l’avvio della commissione amministrativa europea.

Particolare attenzione è stata dedicata alle filiere agroalimentari, considerate un pilastro dell’economia pugliese e un settore che ha dimostrato solidità anche nei periodi di maggiore instabilità economica. Costruire nuove opportunità di sviluppo e rafforzare la cooperazione economica tra Puglia e Germania. È questo l’obiettivo della missione istituzionale italo-tedesca in corso nella Bassa Sassonia, una delle aree strategiche del nord della Germania per i collegamenti commerciali internazionali. A rappresentare la Puglia è il consigliere regionale e segretario del Partito Democratico pugliese, Domenico De Santis, impegnato in una serie di incontri promossi dalla Fondazione Friedrich-Ebert. Dopo le riunioni con la presidente del Parlamento di Brema, Antje Grotheer, e i vertici della Camera dei Lavoratori, la delegazione ha visitato il porto di Brake, uno dei principali scali europei per il traffico di merci agricole tra Europa e Stati Uniti. “È importante definire una strategia comune di crescita e sviluppo tra i due territori” ha sottolineato De Santis. Particolare attenzione è stata dedicata alle filiere agroalimentari, considerate un pilastro dell’economia pugliese e un settore che ha dimostrato solidità anche nei periodi di maggiore instabilità economica. Nei prossimi giorni sono previsti ulteriori incontri con i rappresentanti del Parlamento regionale della Bassa Sassonia per affrontare temi come sviluppo economico, transizione energetica, integrazione europea e competitività industriale. Intervista a Domenico De Santis, Segretario regionale PD Puglia

La ricerca pubblicata su The Lancet Psychiatry evidenzia come il mercato libero a scopo di lucro in USA e Canada aumenti i disturbi psichiatrici e i ricoveri, mentre i modelli controllati come quello dell’Uruguay e la semplice depenalizzazione non registrano incrementi nei consumi. La piena legalizzazione della cannabis con libera vendita del prodotto ha portato nei Paesi che l’hanno adottata ad un incremento dell’uso e delle dipendenze, secondo quanto emerge da uno studio guidato dall’Università di Bath e pubblicato su The Lancet Psychiatry. Lo studio ha per contro constatato poche evidenze di una crescita del consumo in caso di sola depenalizzazione della cannabis o di vendita con limiti molto stringenti, e i coautori, il professor Tom Freeman e la dottoressa Rachel Lees Thorne del Dipartimento di Psicologia di Bath, affermano che i loro risultati mettono in luce gli effetti distinti dei diversi approcci politici a livello globale. Le politiche sulla cannabis si stanno evolvendo rapidamente in tutto il mondo tra il 2000 e il 2025 e il nuovo studio esamina il loro legame con le variazioni nel consumo di cannabis, nella dipendenza da sostanze e in altri disturbi psichiatrici. Nel Regno Unito la cannabis è classificata come droga controllata di classe B, ma un rapporto del 2025 della London Drugs Commission intitolato “The Cannabis Conundrum” proponeva la depenalizzazione del possesso per uso ricreativo, un cambiamento che potrebbe spostare l’attenzione dall’applicazione della legge penale all’assistenza sanitaria e affrontare le sproporzioni nei controlli delle forze dell’ordine. I risultati di questa analisi globale indicano che laddove vi è stata depenalizzazione vi sono poche prove di cambiamenti nel consumo, e lo stesso vale per contesti come l’Uruguay, il primo paese al mondo a legalizzare la sostanza adottando però un approccio rigorosamente controllato tramite farmacie con limiti di potenza, cannabis social club o coltivazione in proprio. Al contrario, in molti stati degli Stati Uniti e in Canada, la cannabis viene venduta legalmente attraverso mercati commerciali a scopo di lucro che la rendono ampiamente disponibile, e in questi mercati il consumo della sostanza è aumentato insieme alla potenza della cannabis e ai tassi di dipendenza tra gli adulti, caratterizzati da persone che faticano a smettere nonostante gli effetti negativi sulla vita quotidiana. Il professor Freeman ha affermato che in un panorama in rapida evoluzione il tipo di cambiamento politico è fondamentale, poiché si riscontrano poche prove di variazioni nell’uso dopo la depenalizzazione o una legalizzazione strettamente controllata, mentre la legalizzazione commercializzata in Canada e Stati Uniti ha incrementato le vendite, tanto che negli USA il numero di consumatori giornalieri di cannabis è ora superiore a quello di alcol. Questa spinta commerciale ha portato a un aumento della dipendenza e dei ricoveri ospedalieri per psicosi, inclusi casi in cui i disturbi psicotici si sono manifestati insieme alla dipendenza da cannabis.

. Tre giorni dedicati al potere delle storie, all’incontro tra generazioni e alla magia del teatro di narrazione. Dal 10 al 12 luglio 2026 torna a Ceglie Messapica Terra Rossa – Festival di Narrazione in Valle d’Itria, giunto alla sua sesta edizione. Diretto da Enrico Messina e Daria Paoletta e promosso da Armamaxa Teatro con il sostegno del Comune di Ceglie Messapica e di Puglia Culture, il festival trasformerà il suggestivo spazio di “Sobb’ Asile”, alla fontanella di via Vittorio Alfieri, in un luogo di incontro dove parole, emozioni e immaginazione diventano protagoniste. Il programma prevede laboratori gratuiti per bambine e bambini nel pomeriggio e spettacoli serali rivolti sia alle famiglie sia al pubblico adulto. Un percorso che intreccia teatro, musica, oralità e racconto, coinvolgendo artisti provenienti da diverse esperienze artistiche. L’apertura, venerdì 10 luglio, sarà affidata al laboratorio creativo “Ahhhuuuu un branco di storie”, seguito dallo spettacolo “Confessioni di un lupo cattivo” con Luca Pastore e dalla narrazione per adulti “Orlando. Furiosamente solo rotolando” con Enrico Messina. Sabato 11 luglio spazio al laboratorio “Un prato fiorito”, allo spettacolo “Il fiore azzurro” con Daria Paoletta e alla serata dedicata a Elsa Schiaparelli con “Schiaparelli Life. Il racconto”, interpretato da Nunzia Antonino. Domenica 12 luglio il festival si concluderà con il laboratorio “Sulle rotte della fantasia”, lo spettacolo “Un’Odissea” con Francesco Picciotti e la narrazione per adulti “Spade e cipolle” con Angela Iurilli. Terra Rossa si conferma così un appuntamento capace di mettere al centro il racconto come strumento di relazione e condivisione, valorizzando il territorio attraverso una proposta culturale inclusiva e aperta a tutte le età. I laboratori sono gratuiti e si svolgeranno nell’atrio del Teatro Comunale di Ceglie Messapica. I biglietti per gli spettacoli costano 8 euro per gli eventi tout public e 10 euro per le narrazioni per adulti. Per informazioni e prenotazioni è disponibile il numero WhatsApp 389 2656069.

Presentata la rassegna “Note culturali. Generazioni sonore”: dal 19 giugno al 7 luglio sette appuntamenti gratuiti tra Santa Scolastica e la Biblioteca De Gemmis. È stata presentata la rassegna musicale “Note culturali. Generazioni sonore. Concerti nei luoghi della conoscenza”, progetto promosso dalla Città Metropolitana di Bari in collaborazione con il Conservatorio di Musica “Niccolò Piccinni”. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale metropolitano attraverso la musica e il talento delle nuove generazioni, offrendo a circa cinquanta giovani musicisti, inseriti nell’Albo delle Eccellenze 2026 del Conservatorio, l’opportunità di esibirsi in alcuni dei più prestigiosi spazi della cultura cittadina: il Museo Archeologico di Santa Scolastica e la Biblioteca Metropolitana “De Gemmis”. Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti la consigliera metropolitana delegata alla Promozione socio-culturale, Francesca Bottalico, e il direttore del Conservatorio, Valter Nicodemi. Dal 19 giugno al 7 luglio, i giovani musicisti saranno protagonisti di sette concerti gratuiti che trasformeranno musei e biblioteche in luoghi di incontro, ascolto e partecipazione, confermando il ruolo della cultura come motore di crescita sociale e comunitaria. Il programma dei concerti a Bari La rassegna prenderà il via venerdì 19 giugno negli spazi della Biblioteca Metropolitana “De Gemmis” con il concerto del Diafora Saxophone Quartet, per poi proseguire il 23 giugno al Museo Archeologico di Santa Scolastica con il Bariclarinet Ensemble. Il 26 giugno si tornerà in biblioteca con un Quartetto d’archi, mentre il 27 giugno il Museo ospiterà un raffinato Duo di chitarre. Il calendario continuerà il 3 luglio nella Biblioteca “De Gemmis” con il Duo Khordè e il 4 luglio negli spazi di Santa Scolastica con un altro Quartetto d’archi, per concludersi il 7 luglio con l’esibizione della Bari Saxophone Orchestra, formazione che chiuderà la prima edizione della rassegna. Tutti gli appuntamenti avranno inizio alle ore 19.00 e sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti. Attraverso un programma che spazia tra ensemble e repertori differenti, la rassegna intende mettere in dialogo la creatività e l’energia dei giovani interpreti con il patrimonio storico, archeologico e librario della Città Metropolitana di Bari, restituendo ai luoghi della cultura una funzione sempre più aperta, partecipata e dinamica. I commenti dei protagonisti «Oggi abbiamo presentato “Note culturali. Generazioni sonore”, un progetto che mette al centro i giovani, la musica e il valore della cultura come strumento di crescita, inclusione e partecipazione – ha dichiarato Francesca Bottalico –. Da tempo stiamo lavorando affinché musei, biblioteche e tutti i nostri contenitori culturali siano spazi vivi, aperti e dinamici. Un ringraziamento va al Conservatorio “Niccolò Piccinni” per aver condiviso questo percorso che porta la musica fuori dalle aule e dentro i territori, valorizzando le nostre eccellenze formative». «Con questa prima edizione della rassegna, il Conservatorio e la Città Metropolitana danno vita a un vero patto culturale – ha proseguito il direttore Valter Nicodemi –. I protagonisti sono i nostri studenti: ragazze e ragazzi che hanno raggiunto un livello artistico di vera eccellenza. È sul palcoscenico, davanti a un pubblico reale e in luoghi carichi di storia, che il loro talento si rivela pienamente. Invitiamo tutti i cittadini a lasciarsi sorprendere dalla musica nei luoghi più inaspettati».

L’analisi di Coldiretti Puglia per la Giornata mondiale contro la siccità: tra Xylella, crisi climatica e calo dei frutteti, serve subito un piano invasi. La Puglia è tra le regioni italiane più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici, con le aree a rischio desertificazione che interessano infatti il 57% della superficie utilizzabile e conseguenze sempre più pesanti per il comparto agricolo. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità, istituita dalle Nazioni Unite nel 1994 e celebrata ogni 17 giugno. L’agricoltura pugliese continua a pagare un prezzo elevato agli effetti della crisi climatica tra siccità, temperature estreme ed eventi meteorologici sempre più violenti, una situazione che rende indispensabile adottare interventi strutturali capaci di rafforzare la resilienza del territorio e delle imprese agricole. Anche il patrimonio arboreo delle campagne continua a ridursi, dove negli ultimi vent’anni è scomparsa quasi una pianta da frutto su quattro, tra pesche, arance, albicocche e altre specie frutticole. A questo si aggiunge la desertificazione causata dalla Xylella, che ha determinato la perdita di milioni di ulivi, con gravissime ripercussioni non solo sulla produzione agricola, ma anche sull’equilibrio ambientale e sulla capacità degli alberi di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Le conseguenze non sono soltanto economiche e occupazionali, perché la progressiva scomparsa di frutteti e uliveti riduce infatti la capacità del territorio di assorbire anidride carbonica e sostanze inquinanti, comprese le polveri sottili PM10. Numerosi studi hanno evidenziato il contributo della frutticoltura nella tutela dell’ambiente grazie alla capacità delle piante di catturare CO₂, un ruolo che potrebbe essere ulteriormente valorizzato attraverso tecniche colturali orientate non solo alla produzione, ma anche alla sostenibilità ambientale. Di fronte a un cambiamento climatico sempre più segnato da lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni intense, Coldiretti ribadisce la necessità di realizzare un piano degli invasi per aumentare la capacità di raccolta dell’acqua piovana, oggi ferma ad appena l’11%. Insieme ad Anbi e a soggetti pubblici e privati sono già pronti numerosi interventi immediatamente cantierabili, in grado di garantire risorse idriche per gli usi civili, per l’agricoltura e per la produzione di energia pulita. Un investimento considerato strategico anche per rafforzare la sovranità alimentare, incrementare la produzione Made in Italy, ridurre la dipendenza dall’estero e assicurare produzioni di qualità, considerato che una corretta irrigazione può arrivare a triplicare le rese agricole.

L’effetto della crisi in Medio Oriente fa decollare i prezzi del 2% in soli tre mesi su scala nazionale. Nel Lazio e in Veneto l’impatto più duro sui bilanci familiari, mentre la Basilicata si conferma la regione più virtuosa. L’Istat fotografa i rincari di maggio e l’Unione Nazionale Consumatori stila la classifica delle città dove la vita è diventata un lusso. Da Siena a Rimini, ecco dove si spende di più e dove invece si riesce ancora a risparmiare. Tutti i dati nell’articolo 👇 L’Istat ha reso noti i nuovi dati territoriali sull’andamento dell’inflazione, offrendo lo spunto all’Unione Nazionale Consumatori per stilare la mappa aggiornata delle città più care d’Italia in termini di aumento del costo della vita. La fotografia emersa è specchio di una realtà complessa, fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche internazionali. Il presidente dell’associazione, Massimiliano Dona, ha spiegato come in tutti i centri urbani si registri un’evidente impennata dei prezzi causata da quello che è stato ribattezzato come “Effetto Iran”. Questo fenomeno ha determinato rincari diretti sui beni energetici e aumenti indiretti su una vasta gamma di altri beni e servizi, in particolar modo quelli strettamente dipendenti dai costi di trasporto e dalle bollette di luce e gas. Se nel periodo compreso tra febbraio e maggio i prezzi in Italia sono decollati mediamente del 2%, in alcune realtà locali i rialzi assumono contorni ancora più pesanti. Il record nazionale di questo incremento trimestrale spetta a Siena, che fa registrare un balzo record del 3,8% in appena tre mesi. Si tratta di una dinamica che, se proiettata su base annua, equivarrebbe a una stangata da ben 1069 euro per una famiglia media. Al secondo posto di questa speciale classifica si posiziona Venezia con un incremento del 3,6%, traducibile in un esborso supplementare di 1019 euro, mentre il terzo gradino del podio è occupato in coabitazione da Firenze e Como. Nelle due città, da quando è scoppiato il conflitto in Medio Oriente, le tariffe volano del 3,3%, con un aggravio di spesa pari rispettivamente a 946 e 989 euro. Accanto all’analisi trimestrale, l’Unione Nazionale Consumatori ha aggiornato la tradizionale classifica basata sull’inflazione tendenziale annua, calcolata sul periodo compreso tra maggio dell’anno scorso e maggio dell’anno corrente. In questo caso il primato della spesa aggiuntiva va a Rimini, che con un tasso del +3,6% impone alle famiglie un esborso supplementare annuo di 1042 euro. La medaglia d’argento va invece a Udine, la quale, pur fermandosi alla quinta inflazione più elevata del Paese a pari merito con Verona (+3,7%), sconta un incremento di spesa pari a 1036 euro per nucleo familiare. Sul gradino più basso del podio sale Bolzano, dove il +3,4% di inflazione genera una spesa supplementare di 1033 euro per una famiglia tipo. Appena fuori dalla zona podio si colloca Roma, che con un +3,6% mette a segno una batosta da 1029 euro, seguita a ruota da Verona, Venezia, Pistoia, Siena e Arezzo, con Vicenza a chiudere la top ten dei rincari. Balza all’occhio il caso di Reggio Calabria, che pur registrando l’inflazione più alta d’Italia con un picco del +4,4%, si posiziona solo al quattordicesimo posto in termini di spesa reale effettiva, quantificata in 902 euro in più all’anno. Sul fronte opposto della classifica si posizionano invece le città più protette dai rincari. La medaglia d’oro della città più risparmiosa d’Italia va a Brindisi, dove un’inflazione del +2,5% si traduce in un aggravio annuo contenuto in 478 euro. Subito dietro si colloca Trapani, che vanta l’inflazione più bassa dell’intero territorio nazionale (+2,1%) e un aumento della spesa media di 485 euro a famiglia. Terzo posto e medaglia di bronzo per Benevento, che condivide con Aosta la seconda inflazione più bassa del Paese, pari a un +2,3% che genera 504 euro di costi aggiuntivi. L’ultimo report Istat segna anche il tanto atteso ritorno dei dati disaggregati su base regionale. In questa graduatoria la maglia nera va al Lazio, prima regione per rincari con un +3,6% e una spesa aggiuntiva di 984 euro, seguita a stretto giro dal Veneto con un +3,5% pari a 947 euro in più all’anno per famiglia. Al terzo posto si posiziona il Trentino, dove un’inflazione del +3,2% si traduce in un esborso supplementare di 946 euro. Sul versante opposto, la Basilicata si conferma ufficialmente la regione più virtuosa d’Italia, facendo registrare un tasso d’inflazione del +2,4% e un aggravio annuale medio di 538 euro.

. Un appuntamento che intreccia musica, mito e tradizione attende il pubblico del Festival della Valle d’Itria 2026. Sabato 1° agosto, alle ore 21, il cortile del Palazzo Ducale ospiterà “Pulcinella” di Igor Stravinskij e “La favola di Orfeo” di Alfredo Casella, due opere che rileggono il patrimonio culturale europeo attraverso la sensibilità artistica del Novecento. Lo spettacolo sarà affidato alla regia di Jean Renshaw, già protagonista nelle passate edizioni del Festival, mentre la direzione musicale sarà curata da Nicolò Umberto Foron, giovane talento della scena internazionale al suo debutto in Italia alla guida di un’opera. Da un lato il celebre balletto di Stravinskij ispirato alla tradizione napoletana e alle musiche attribuite a Pergolesi; dall’altro la raffinata opera da camera di Casella, dedicata al mito senza tempo di Orfeo ed Euridice. Un dialogo tra passato e modernità che rappresenta uno dei momenti più significativi della programmazione estiva del Festival. L’evento si terrà nel Palazzo Ducale di Martina Franca, in Piazza Roma, con inizio alle ore 21. I biglietti sono disponibili con prezzi da 5 a 70 euro. Informazioni: Festival della Valle d’Itria – Palazzo Ducale, Piazza Roma, Martina Franca (Taranto). Tel. 080 840 7250.

. Sarà una delle serate musicali più attese dell’estate pugliese quella in programma sabato 1° agosto a Castellana Grotte, dove Francesco Renga farà tappa con il suo tour “Live Estate 2026”. L’artista bresciano salirà sul palco allestito in Largo Porta Grande, nell’ambito della rassegna “Piazze d’Estate”, per un concerto che ripercorrerà i grandi successi della sua carriera. Un viaggio tra brani che hanno segnato la musica italiana e nuove emozioni da condividere con il pubblico in uno scenario suggestivo nel cuore della città. Con la sua voce intensa e il repertorio che da anni conquista diverse generazioni, Renga promette uno spettacolo ricco di energia e coinvolgimento, pensato per far cantare e emozionare i fan. L’appuntamento è fissato per le ore 21. L’ingresso è a pagamento e i biglietti sono già disponibili attraverso i circuiti autorizzati. Informazioni: Largo Porta Grande, Castellana Grotte (Bari), ore 21. Biglietti disponibili su TicketOne al seguente link: https://www.ticketone.it/event/francesco-renga-live-estate-2026-largo-portagrande-21589748/

. Sarà lo spettacolo “Confessioni di un lupo cattivo”, interpretato da Luca Pastore, ad animare la serata di venerdì 10 luglio nell’ambito di Terra Rossa – Festival di Narrazione in Valle d’Itria, la rassegna dedicata al racconto e all’immaginazione in programma dal 10 al 12 luglio. L’appuntamento è fissato alle 19.30 nello spazio “Sobb’ Asile”, alla fontanella di via Vittorio Alfieri, con una narrazione pensata per un pubblico di tutte le età e particolarmente consigliata ai bambini dai 5 anni in su. Al centro della storia un personaggio che ha segnato generazioni di lettori: il lupo cattivo delle fiabe, misteriosamente scomparso e pronto a raccontare finalmente la sua versione dei fatti. La giornata prenderà il via alle 18 con “Ahhhhuuuuu un branco di storie”, laboratorio creativo gratuito dedicato ai più piccoli, che potranno costruire e dare vita ai propri lupi parlanti attraverso attività manuali e di fantasia. I laboratori si svolgeranno nel cortile del Teatro Comunale. Terra Rossa è un progetto di Armamaxa Teatro con la direzione artistica di Enrico Messina e Daria Paoletta, realizzato con l’adesione del Comune di Ceglie Messapica e il sostegno di Puglia Culture. L’ingresso allo spettacolo è di 8 euro. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 389 265 6069.

Le attività umane spingono le temperature a +1,37 °C. Record di emissioni di gas serra e innalzamento dei mari secondo gli scienziati. I dati scientifici più recenti delineano un quadro inequivocabile: l’intero sistema climatico terrestre continua a surriscaldarsi a ritmi senza precedenti e secondo l’ultimo rapporto sugli Indicatori del Cambiamento Climatico Globale (IGCC), pubblicato sulla rivista Earth System Science Data, le attività umane hanno spinto il riscaldamento globale a 1,37 °C nel 2025, con proiezioni che indicano il superamento della soglia critica di 1,5 °C entro i prossimi quattro anni. Lo studio, che ha visto la collaborazione di oltre 70 scienziati appartenenti a 56 istituzioni di 17 paesi, evidenzia come la velocità di accumulo del calore nel sistema terrestre sia il preludio a un ulteriore inasprimento delle temperature future, un fattore guidato dallo squilibrio energetico della Terra che, come spiega il Professor Piers Forster del Priestley Centre for Climate Futures, misura la rapidità con cui il calore si accumula e, pur dovendo essere prossimo allo zero in condizioni naturali, è raddoppiato dagli anni ’70 a oggi raggiungendo un livello record. Questo fenomeno è alimentato direttamente dai livelli record di gas serra (GHG) che nel 2024 hanno toccato il picco storico di 56,8 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente (Gt CO2e) a causa dei combustibili fossili, confermando il 2025 come il terzo anno più caldo mai registrato e dimostrando, come ribadito dalla dottoressa Samantha Burgess di Copernicus (C3S), che quasi la totalità del riscaldamento dell’ultimo decennio è causata dall’uomo con impatti già devastanti su ecosistemi e comunità. Attualmente, il tasso di riscaldamento antropico viaggia alla velocità record di 0,27 °C per decennio, un incremento dovuto all’effetto combinato delle massicce emissioni di CO2 e della contestuale riduzione degli aerosol di zolfo (SO2) derivante dalle norme contro l’inquinamento atmosferico; questo paradosso, spiegato dal dottor Matt Palmer del Met Office, evidenzia che immettendo più gas serra che mai intrappoliamo il calore sbilanciando il pianeta, mentre la dottoressa Karina Von Schuckmann di Mercator Ocean International aggiunge che tale squilibrio sta modificando ogni dinamica climatica, dal surriscaldamento dei continenti allo scioglimento del permafrost, fino alla perdita dei ghiacciai. Le conseguenze visibili si manifestano con forza negli oceani dove, nel 2025, l’innalzamento del livello del mare ha registrato un aumento record di 23 cm dal 1901 viaggiando a un tasso di circa 1,8 mm all’anno in forte accelerazione, un incremento che la dottoressa Aimée Slangen (NIOZ) avverte stare già moltiplicando le inondazioni costiere nelle aree pianeggianti, parallelamente al drammatico aumento delle ondate di calore marine che solo nel 2025 hanno registrato ben 65 giorni di picco termico a livello globale, un dato che la professoressa June-Yi Lee dell’Università nazionale di Pusan sottolinea essere più che triplicato rispetto al periodo 1991-2025, compromettendo gli habitat marini, la sicurezza alimentare, l’acidità e i livelli di ossigeno degli oceani, e innescando a catena eventi meteorologici sempre più violenti anche sulla terraferma.

L’allarme dell’American Heart Association sull’impatto del cambiamento climatico e dello stress termico sul sistema cardiocircolatorio. Il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature estreme rappresentano una minaccia sempre più grave per la salute del cuore. Secondo una recente dichiarazione scientifica dell’American Heart Association (AHA), pubblicata sulla rivista Circulation in collaborazione con gli esperti del Weill Cornell Medicine, sia il caldo torrido che il freddo intenso aumentano drasticamente il rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Sebbene storicamente le basse temperature abbiano causato un numero maggiore di decessi per malattie cardiovascolari, l’attuale impennata di ondate di calore estremo – per frequenza, intensità e durata – rischia di provocare una mortalità da record, superando gli effetti benefici della riduzione dei giorni freddi. Durante la stagione calda, l’organismo si difende dal surriscaldamento attraverso la vasodilatazione e l’aumento della sudorazione; questo meccanismo biologico, pur dissipando il calore, provoca una pericolosa riduzione della pressione sanguigna e dei liquidi corporei. Per compensare questo squilibrio, il cuore è costretto a un lavoro straordinario, aumentando il battito e la forza di pompaggio, una condizione di forte stress che può risultare fatale per chi soffre già di patologie cardiache. La situazione è ulteriormente complicata dall’uso di specifici farmaci per il cuore, come i diuretici, che accelerano la perdita di liquidi favorendo la disidratazione. Tra i soggetti più esposti a questo stress termico troviamo gli anziani, a causa della ridotta capacità di termoregolazione legata all’età, ma anche donne in gravidanza, neonati, lavoratori all’aperto e fasce della popolazione a basso reddito, che spesso vivono in aree urbane cementificate e prive di aria condizionata. Per fronteggiare questa emergenza, la comunità scientifica evidenzia la necessità di nuove ricerche mirate a individuare la soglia di temperatura critica per i pazienti a rischio e a comprendere gli effetti della politerapia farmacologica in condizioni di caldo estremo. In questo scenario emerge infine un forte paradosso: lo stesso sistema sanitario contribuisce al surriscaldamento globale, essendo responsabile di circa l’8,5% delle emissioni di gas serra negli Stati Uniti a causa dell’alto consumo energetico dei macchinari medici, dei gas anestetici e dei dispositivi monouso, ponendo la sostenibilità ambientale come una delle sfide cruciali per la medicina del futuro.

Il report di Coldiretti Puglia accende i riflettori sulla pastorizia storica: le rotte sui tratturi resistono alla crisi dei costi e alle tensioni geopolitiche. La transumanza si conferma anche nel 2026 una pratica biologica e culturale cruciale per l’allevamento pugliese, un rito stagionale che muove le greggi del Gargano alla ricerca di pascoli freschi e ricchi d’acqua e che Coldiretti Puglia valorizza come pilastro di sostenibilità, benessere animale e identità rurale protetta dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’Umanità. Questo viaggio di quattro giorni vede pastori, cani e cavalli guidare le mandrie dalle pianure riarse fino ai freschi alpeggi montani attraverso soste storiche a San Paolo di Civitate, Santa Croce di Magliano, Ripalimosani e Frosolone, lasciando nelle stalle di origine soltanto gli agnelli troppo giovani per affrontare il cammino. Il tracciato si snoda lungo la secolare autostrada verde dei tratturi storici italiani come il celebre L’Aquila-Foggia noto come “tratturo del Re”, il Celano-Foggia e il Lucera-Castel di Sangro, vie d’erba collegate da tratturelli e bracci che consentono di tutelare la biodiversità zootecnica del Paese salvaguardando razze ovine uniche come la Sarda, la Sopravissana, la Brogna, la Comisana, la Bergamasca e la Massese, che altrimenti rischierebbero di scomparire. Nonostante il profondo valore ambientale, gli allevatori si trovano oggi a fare i conti con una crisi economica stringente dovuta a prezzi di vendita alla filiera del tutto insufficienti a coprire i costi di gestione, una situazione aggravata nel 2026 dalle pesanti tensioni geopolitiche della guerra in Iran che hanno fatto impennare i prezzi di energia, carburanti, trasporti e mangimi. Per questo motivo Coldiretti Puglia lancia l’allarme evidenziando che la chiusura di ogni singola stalla rappresenta una ferita insanabile per l’occupazione, l’economia delle aree interne e la sopravvivenza dei prodotti tipici locali, rendendo la difesa della pastorizia transumante una priorità strategica assoluta per la tenuta sociale e la tutela del territorio pugliese.

. Dopo oltre trent’anni di musica, comicità e parodie entrate nell’immaginario collettivo del Sud Italia, gli Oesais annunciano il loro addio alle scene. Il duo formato da Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, nei panni degli irresistibili fratelli molfettesi ispirati agli Oasis, tornerà sul palco per un ultimo tour estivo dal titolo “Ciao Ciao Tour 2026 – L’ultima estate degli Oesais”. Saranno quattro gli appuntamenti speciali tra Puglia e Basilicata che permetteranno al pubblico di salutare per l’ultima volta uno dei fenomeni più amati della comicità musicale italiana. Il tour farà tappa il 25 luglio a Matera alla Cava del Sole, il 28 luglio a Taranto alla Rotonda del Lungomare, il 2 agosto a Barletta nel Fossato del Castello e il 5 agosto a Melpignano in Piazza Avantaggiato. Nati negli anni Novanta da un’intuizione di Gennaro Nunziante, gli Oesais hanno saputo trasformare la celebre band britannica in una versione tutta pugliese, conquistando il pubblico con ironia, dialetto e una forte identità territoriale. Un successo che nel 2025 ha vissuto una nuova stagione grazie alla reunion che ha registrato numeri straordinari: quattro sold out alla Fiera del Levante di Bari, il tutto esaurito all’Alcatraz di Milano e due serate evento al Palaflorio. Negli ultimi mesi il duo ha arricchito il proprio repertorio con nuovi brani diventati rapidamente virali tra i fan, confermando un affetto mai venuto meno nel corso degli anni. Ora arriva però il momento dei saluti, con quattro concerti che si annunciano come una grande festa collettiva tra musica, risate e nostalgia. Tra gli ospiti già annunciati figurano anche Piero Scamarcio e lo storico Scippatore di emozioni, che presenteranno un brano inedito dedicato proprio agli Oesais. Il tour è promosso da Bass Culture in collaborazione con Radio Norba, radio ufficiale dell’evento. Le date del tour 25 luglio 2026 – Matera, Cava del Sole 28 luglio 2026 – Taranto, Rotonda del Lungomare 2 agosto 2026 – Barletta, Fossato del Castello 5 agosto 2026 – Melpignano, Piazza Avantaggiato Biglietti Tutte le informazioni e i link per l’acquisto sono disponibili all’indirizzo: https://bit.ly/oesais2026

. I Negramaro aggiungono una nuova tappa pugliese al loro atteso “Una storia ancora semplice Tour 2026”. La band salentina sarà protagonista il 2 agosto 2026 a Bari, nell’ambito dell’Oversound Music Festival, per uno degli appuntamenti più attesi dell’estate musicale del Sud Italia. L’annuncio arriva insieme ad altre due nuove date che si aggiungono al calendario del tour: il 12 giugno a Campobasso e l’8 agosto a Rieti. Per i fan pugliesi sarà un’occasione speciale per assistere dal vivo a uno spettacolo che ripercorre oltre vent’anni di carriera attraverso i brani che hanno segnato la storia della band guidata da Giuliano Sangiorgi. “Una storia ancora semplice Tour 2026” rappresenta il ritorno dei Negramaro nei grandi festival e nelle principali arene all’aperto italiane dopo oltre dieci anni. Un viaggio musicale che attraverserà l’Italia da nord a sud e che culminerà il 20 settembre all’Arena di Verona, ultima data prima della lunga pausa annunciata dal gruppo. La tournée sarà un vero e proprio omaggio al pubblico che ha accompagnato la band nel corso degli anni, con una scaletta che promette di raccogliere i successi più amati e le canzoni che hanno reso i Negramaro una delle realtà più importanti della musica italiana contemporanea. Prima della data barese, il gruppo tornerà nella sua terra il 1° agosto alle Cave del Duca di Lecce, sempre all’interno dell’Oversound Music Festival, per un doppio appuntamento pugliese destinato a richiamare migliaia di spettatori. Informazioni utili Evento: Negramaro – Una storia ancora semplice Tour 2026Data: 2 agosto 2026Luogo: BariFestival: Oversound Music FestivalIngresso: a pagamento Biglietti: disponibili online su TicketOne al seguente link: https://www.ticketone.it/event/negramaro-una-storia-ancora-semplice-live-2026-fiera-del-levante-21685175/

. Il Locus Festival 2026 porta a Bari uno degli appuntamenti più prestigiosi della prossima estate musicale. Venerdì 3 luglio, alle ore 21, la Fiera del Levante ospiterà BEAT – Performing the Music of 80s King Crimson, progetto internazionale che riunisce quattro autentiche icone del rock contemporaneo: Adrian Belew, Tony Levin, Steve Vai e Danny Carey. Lo spettacolo rende omaggio alla stagione creativa dei King Crimson negli anni Ottanta, considerata una delle più innovative e influenti nella storia del progressive rock. Sul palco saliranno musicisti che hanno contribuito direttamente a quel percorso artistico o che ne hanno raccolto l’eredità, dando vita a una rilettura potente e attuale di un repertorio entrato nella storia della musica. Adrian Belew, voce e chitarrista dei King Crimson in quel decennio, sarà affiancato dal virtuoso della chitarra Steve Vai, dal bassista Tony Levin, storico collaboratore della band inglese, e da Danny Carey, celebre batterista dei Tool. Un incontro tra talenti straordinari che promette uno degli eventi più attesi dell’edizione 2026 del festival. L’appuntamento si inserisce nel programma del Locus Festival ispirato alla celebre frase di Miles Davis, “Don’t play what’s there. Play what’s not there”, un invito alla ricerca sonora e alla libertà creativa che caratterizza l’intera rassegna. Informazioni utili Evento: BEAT – Performing the Music of 80s King CrimsonData: Venerdì 3 luglio 2026Orario: 21:00Luogo: Fiera del Levante, Lungomare Starita 4, BariIngresso: a pagamento Biglietti: disponibili online sul sito ufficiale del Locus Festival all’indirizzo https://www.locusfestival.it/site/?p=10464

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