chesera-2026
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

deliziosa

Francesco Iato

Tra loro Pentassuglia, Ciliento, Vaccarella e Paolicelli. Ma l’attesa ormai è agli sgoccioli. In attesa di ufficializzare la squadra degli assessori, il presidente Decaro ha firmato ieri i decreti di nomina per il suo staff ristretto. Capo di gabinetto sarà il dottor Pellegrino, già direttore generale al comune di Bari. Confermata l’avvocato Rossana Lanza alla guida dell’avvocatura regionale, mentre Aurelia Vinella sarà la portavoce. Il tutto con l’orecchio teso alla Corte d’Appello di Bari, pronta a proclamare i 50 nuovi consiglieri regionali. Un passaggio atteso nelle prossime ore o, al più tardi, a inizio della prossima settimana. Secondo i rumors, l’elenco definitivo degli eletti ricalcherà quello diffuso a caldo la sera del voto. Subito dopo decaro presenterà la giunta: otto assessori scelti dal consiglio e due esterni. Cinque incarichi, presidenza del consiglio compresa, andranno al Pd; due alla lista Decaro presidente; uno ciascuno a movimento 5 Stelle e Per la Puglia. Tra i papabili l’uscente assessore Pd Pentassuglia, in pole position per guidare la Sanità. Con lui le Dem Ciliento e la new entry Vaccarella, oltre al fedelissimo del presidente, Paolicelli. In forse l’ingresso come assessore esterno dell’ex governatore Emiliano, con deleghe possibili alle crisi industriali o alla legalità. Più probabile l’assessorato esterno ad Alleanza Verdi e Sinistra, rimasta fuori dal consiglio insieme ai Popolari per effetto della soglia di sbarramento. L’attesa è agli sgoccioli, ma le scelte definitive restano ancora in stand by.

Obiettivo: ampliare l’offerta di prestazioni con estensione dell’orario di lavoro dei medici oltre le 23 e attività anche nei fine settimana. Archiviata la cerimonia di proclamazione il presidente Decaro non ha perso tempo. Dopo un breve saluto alla presidente della Corte d’Appello, dottoressa Desciasciolo, si è presentato ai giornalisti con l’intenzione di partire da subito. Detto fatto. Ha raggiunto il suo nuovo ufficio in presidenza per una prima riunione operativa. Attorno al tavolo il capo di gabinetto Pellegrino, il direttore del dipartimento Sanità Montanaro e la dirigente Ares Bisceglia. Al centro del vertice un primo provvedimento urgente per contrastare le liste d’attesa sanitarie. Una misura già annunciata in campagna elettorale che punta ad ampliare l’offerta di prestazioni: estensione dell’orario di lavoro dei medici oltre le 23 e attività anche nei fine settimana. Obiettivo aumentare il numero di visite ed esami coinvolgendo sia gli ambulatori pubblici che le strutture private accreditate. La proposta è ora al vaglio tecnico e sarà rifinita nelle prossime ore prima della presentazione ufficiale.

Come da tradizione tanta satira tra canzoni e ritornelli nel giorno dedicato al patrono . Torna a graffiare la satira a santo Stefano, patrono di Putignano, nell’ambito della festa delle Propaggini. Un rito collettivo che ha aperto il sipario sul carnevale. Sul palco, come da tradizione, generazioni di propagginanti, poeti improvvisati che a colpi di rime baciate, canzoni e ritornelli hanno passato in rassegna fatti e misfatti dell’anno appena trascorso.

Gli indicatori sono buoni, ma occorre impegno per tenere sotto controllo la situazione . L’aria che respiriamo in Puglia è complessivamente buona, ma ci si deve impegnare in futuro per tenere sotto controllo la situazione. È  quanto certifica il nuovo piano ad hoc adottato dalla Giunta regionale. Le centraline della rete di monitoraggio non hanno registrato sforamenti di legge per i limiti imposti ai principali inquinanti, fra cui polveri sottili ed biossido di azoto. Non mancano, però, criticità localizzate. Nelle campagne del Brindisino e nell’alto Salento, ad esempio, dove pesa, soprattutto nei mesi invernali, il pm10, legato all’uso delle biomasse per il riscaldamento domestico. A Bari resta elevato il livello di biossido di azoto, mentre l’ozono supera spesso il valore obiettivo, fenomeno legato alla posizione geografica della Puglia. Il nuovo piano si allinea alla direttiva europea 2024: entro il 2028 ed il 2030 si punta a ridurre le emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, fino ad azzerare l’esposizione della popolazione agli sforamenti. Tra le misure previste: stop graduale ai vecchi generatori a biomassa, divieto di bruciare o incendiare all’aperto, campagne mirate di educazione ambientale. Dal 2030 si ipotizza di limitare le auto diesel più inquinanti nelle aree a maggiore rischio.

In Puglia attesi grandi nomi per le festività. Presentato in presidenza regionale il programma di spettacoli ed eventi per le festività, da Natale a Capodanno manifestazioni per tutti i gusti. Interviste a Luca Scandale (commissario agenzia Puglia Promozione); Michele Emiliano (governatore Puglia)

Quasi seicento arresti nel 2025 in 190 operazioni e 96 daspo. Si chiude con quasi 600 arresti, 190 operazioni, 96 daspo, 85 ammonimenti per stalking e codici rossi il consuntivo di fine anno della Polizia di Stato. A snocciolare i dati è il questore di bari dottor gambino, che dal 12 gennaio assumerà la guida di quella di Torino. Al suo posto il dottor Annino Gargano, attuale capo della polizia a Messina, dopo aver lavorato in passato a brindisi, lecce e nello stesso capoluogo. “lasciare bari è un dispiacere, ha detto il questore, lo faccio col magone, ma sono orgoglioso del nuovo incarico.” Tornando al bilancio s’e detto soddisfatto per le attività di controllo e prevenzione. Un cambio di passo deciso rispetto agli novanta. “Bari non è più scippolandia”, ha ricordato, citando l’epoca in cui la città vecchia era un fortino della criminalità, mentre oggi accoglie quasi 2,5 milioni di turisti. Massima attenzione, però, ai prossimi appuntamenti di fine anno: eventi ad alta affluenza come la tappa finale della torcia olimpica e il concertone in piazza prefettura, sorvegliati speciali sul piano dell’ordine pubblico. Gambino ha evidenziato che è stato scoperto ogni fatto di sangue accaduto nel 2025 e segnalato l’escalation di assalti ai bancomat e furgoni portavalori. Fenomeni su cui le forze dell’ordine hanno innalzato i livello di guardia, così come sulle piazze di spaccio. Un saluto dopo un’attività con numeri solidi e un messaggio chiaro: sicurezza e prevenzione restano la priorità.

. Non nasconde tutte le difficoltà nella formazione della nuova giunta il neo presidente Antonio Decaro ospite sabato sera a Bari, ad un’iniziativa della Lilt. Nel mirino le regole che, a suo dire, tengono la politica regionale con le mani legate. La legge elettorale pugliese e la legge Laricchia, ribattezzata “anti trombati” e che per il neo presidente sembra ispirata all’autoconservazione degli eletti.  Il consiglio regionale fa le nomine, ma il presidente ci mette la faccia. Un corto circuito che, ricorda, nella scorsa legislatura ha già paralizzato le scelte. Garanti dei minori, dei detenuti e dei disabili scaduti ed in proroga da oltre un anno e mezzo, mesi di trattative tra i partiti per arrivare a un accordo sul Corecom. Il rischio, avverte Decaro, è rivivere a breve lo stesso film.  Duro anche il giudizio sul divieto della legge Laricchia di assegnare incarichi in enti e agenzie partecipate ai candidati non eletti alle regionali. In Puglia, accusa Decaro, vengono trattati da appestati. Un paradosso rispetto al quadro nazionale, dove – superata la legge Severino – chi ha ricoperto ruoli politici può tornare operativo. Sotto accusa anche statuto e legge elettorale pugliese che obbligano il presidente a scegliere gli assessori solo tra gli eletti, a differenza di altre regioni che possono nominare esterni.  Da ultimo Decaro ha ribadito l’annuncio: dopo il verdetto della Corte d’Appello nominerà la nuova squadra degli assessori per poi passare a riformare le leggi anti democratiche.

Presidente dell’ente per oltre mezzo secolo, è stato un punto di riferimento per il sistema della formazione professionale in edilizia. Una targa per fissare nel tempo un’eredità fatta di impegno, visione e servizio al territorio. La sala convegni del Formedil-Bari è stata intitolata al cavaliere del lavoro Michele Matarrese, storico presidente dell’ente per oltre mezzo secolo, dal 1971 al 2022. Un punto di riferimento per il sistema della formazione professionale in edilizia e per lo sviluppo del settore delle costruzioni a livello barese e regionale. Intervistatati: Salvatore Matarrese, Pres. Formedil Bari; Stefano Macale (direttore Formedil nazionale) il servizio qui

La legge regionale scatena le critiche delle opposizioni: duri attacchi al governo e dibattito politico infuocato. In Puglia il salario minimo è legittimo. Chiunque si aggiudichi un appalto con la Regione Puglia o con aziende ed enti strumentali ad essa collegati dovrà inderogabilmente corrispondere un compenso orario minimo di 9 euro l’ora ai propri dipendenti. La legge sul salario minimo in Puglia, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale pugliese il 5 novembre 2024, ha superato il vaglio della Corte Costituzionale. A sollevare la questione di legittimità costituzionale era stato un ricorso della Presidenza del Consiglio, convinta che la norma pugliese ledesse il principio dell’autonomia della contrattazione collettiva e la potestà statale in materia. Per la Consulta, tuttavia, si tratta di un “errore di prospettiva”, poiché la legge non applica il trattamento economico minimo inderogabile a tutti gli appalti sul territorio pugliese, ma esclusivamente agli appalti della Regione Puglia e degli enti strumentali ad essa afferenti. La decisione ha acceso la polemica politica da parte delle opposizioni, che hanno fatto del salario minimo una battaglia identitaria, criticando duramente la premier Giorgia Meloni. La segretaria del Pd Elly Schlein afferma: “Meloni prenda atto che ha fallito nel tentativo di bloccare le Regioni che stanno solo sopperendo alle sue mancanze: approvi subito la proposta unitaria delle opposizioni sul salario minimo e una legge per regolare gli affitti brevi dando poteri ai sindaci”. Il vicepresidente M5S Mario Turco sollecita “l’immediata discussione su una legge sul tema. Fissare una soglia minima inderogabile che stabilisca il confine tra lavoro e sfruttamento è un obiettivo imprescindibile”. Per Nicola Fratoianni (AVS) la sentenza rappresenta “un altro ceffone al governo”: “Cade l’ipocrisia della Meloni che continua ad affossare ogni provvedimento che restituisce dignità ai lavoratori. Ancora più chiaro da che parte stanno: dalla parte dei potenti e dello sfruttamento”. Rivendica il successo il governatore uscente Michele Emiliano, secondo il quale si tratta di una “notizia importantissima”. “Perché – spiega – la Puglia è la prima Regione d’Italia ad avere introdotto una legislazione che prevede un salario minimo per tutti i lavoratori diretti e indiretti della Regione. Come per altri casi, come lo screening obbligatorio per i neonati, siamo gli unici in Italia a tutelare alcuni diritti fondamentali. E di questo siamo molto orgogliosi”. Il governatore eletto (in attesa di proclamazione) Antonio Decaro guarda già oltre: “Nei prossimi anni sperimenteremo questa norma a partire dagli appalti regionali condividendo con tutti i soggetti del partenariato socio-economico gli effetti di queste disposizioni, anche in vista di possibili estensioni. Perché un lavoro giusto è anche uno strumento di forza e di competitività per le imprese”.

Un archivio di memoria e creatività dove la natività incontra i sogni, e i sogni diventano arte. Si rinnova a Putignano il tradizionale appuntamento con il presepe di un maestro artigiano che mescola natività e modernità creando vere e proprie opere d’arte. Intervista a Giovanni Egizio, maestro artigiano

Ben 52 chilometri lineari di documenti e fascicoli saranno convertiti in file da milioni di gigabyte da rendere accessibili con un semplice clic. Un’azienda barese sbaraglia i giganti del digitale e conquista la maxi gara nazionale della Zecca dello Stato per la trasformazione degli archivi pubblici intervista a Marina Marzocca (Ceo Prodeo spa)

Ci sono però molti reparti d’eccellenza nel nuovo studio dell’Agenas. Non c’è nessuno ospedale pugliese tra i primi quindici in Italia per qualità delle prestazioni. Lo rivela la classifica dello studio esiti di cura dell’Agenzia sanitaria nazionale basato su 218 indicatori che misurano le performance ospedaliere in otto aree cliniche. Tra le note positive il calo degli ospedali pubblici e privati pugliesi da sottoporre a verifica, scesi da 24 a 19. Brilla soprattutto l’Ircs De Bellis di Castellana, un’eccellenza nella cura dei tumori dell’apparato digerente. In pochi anni l’istituto ha triplicato gli interventi per il tumore al colon, è terzo in Italia e raddoppiato quelli per il retto e lo stomaco. È uno dei 17 ospedali italiani a superare la soglia dei 50 interventi l’anno per resezione del pancreas. Bene anche l’Oncologico di Bari che eccelle nella chirurgia della mammella con ben 341 interventi chirurgici effettuati, il 74% de quali con diagnosi precoce. Mentre nel tumore al polmone la mortalità a 30 giorni è tra le più basse del Paese. Capitolo cardiologia. Tre sole le note positive: Miulli di Acquaviva, Riuniti di Foggia e Casa di cura città di Lecce. Il resto degli ospedali è insufficiente. La mortalità dopo l’installazione di bypass coronarico arriva al 6%, oltre il limite prestabilito del 4%. Promossa l’ortopedia con il 60% delle fratture del femore operate entro una settimana. Sette i reparti modello: San Paolo, Policlinico, Monopoli, Francavilla, Copertino e due cliniche private tra Lecce e Taranto. Infine, su Brindisi il Perrino si distingue nella chirurgia oncologica del sistema nervoso, ambito in cui emergono buoni risultati anche all’ospedale di Tricase.

Provvedimenti sospetti segnalati dai sindacati . Il tentativo di creare una maxi sanità service Foggia con l’ingresso nel capitale dell’ospedale Riuniti, la possibile internalizzazione di una rsa di Monte Sant’Angelo, ma anche una sfilza di assunzioni a ridosso della fine del mandato. Questi i provvedimenti sospetti segnalati dai sindacati nella Asl Foggia. Un’azienda i cui vertici scadono fra due mesi, a febbraio 2026, e che anziché limitarsi all’ordinaria amministrazione sfornano delibere a ripetizione. A partire dalla recente infornata di assunzioni che hanno fatto lievitare i costi del personale. Quattro ingegneri e una decina di tecnici inquadrati da dirigenti in un settore – l’area patrimonio- che risulterebbe già coperto. La stabilizzazione di un esercito di 100 amministrativi, 81 dei quali promossi con delibera da portantini a impiegati. Sullo sfondo l’ipotesi di acquisire alla Asl la Rsa privata di Monte Sant’Angelo villa Santa Maria di Pulsano, da 41 posti letto per anziani. La conferma nelle contestazioni inviate, su input della stessa Asl, dal dipartimento regionale salute al centro sanitario reo di non aver camere a norma per gli ospiti, carenze di personale ed igieniche. Criticità che in assenza di ravvedimenti urgenti del gestore, potrebbero determinare il ritiro dell’affidamento, il recupero dei rimborsi regionali con avvio del passaggio della rsa sotto il controllo pubblico della Asl Foggia.

Il presidente uscente ha salutato dipendenti e consiglieri regionali con parole commosse . “Sono qui a salutarvi con la stessa serenità di quando ti laurei e vinci il concorso in magistratura” ha dichiarato Michele Emiliano prima di salutare dipendenti e consiglieri regionali, “Io mi sento molto forte grazie a tutti voi grazie a tutti i pugliesi a tutte le persone che mi hanno aiutato a fare questo questo lavoro. Sono felice anche per quello che verrà perché per la Puglia bisogna continuare a lavorare, qualcosa di straordinario per superare la questione meridionale. La Puglia – ha proseguito Emiliano – è quella regione che ha la possibilità di dimostrare a tutta Europa e soprattutto all’Italia che i meridionali sono in grado di fare benissimo tutto”.

Sanità e crisi idrica saranno i primi dossier sul tavolo del neo governatore. Tutto da definire, invece, il futuro del governatore uscente. Visita a sorpresa, ieri, per il presidente Decaro al Pdta di Noci: uno dei presìdi di assistenza territoriale in via di conversione in casa di comunità. Decaro ha toccato con mano il lavoro quotidiano del personale sanitario ed ascoltato i pazienti della struttura che offre medici di famiglia associati, ambulatori per visite specialistiche e un cup per le prenotazioni. Una delle possibili risposte ai tempi biblici delle liste d’attesa. E proprio sanità e crisi idrica saranno i primi dossier sul tavolo del neo governatore e della nuova legislatura che comincerà, se tutto fila liscio, non prima di un mese, a gennaio 2026, quando la corte d’appello proclamerà gli eletti del parlamentino pugliese. Prima di quella data, ha ribadito Decaro, non sarà ufficializzata la nuova squadra degli assessori. Le poche certezze riguardano: parità di genere, visibilità dei territori e griglia di partenza. Tre o quattro assessori al Pd più la presidenza del consiglio; due alla civica Decaro presidente; uno a testa ad Azione e Cinque Stelle; e poi il possibile recupero di Avs e Popolari. Tutto da definire, invece, il futuro del governatore uscente. In base agli accordi Emiliano dovrebbe entrare nella giunta Decaro da assessore esterno, ma c’è chi dice che potrebbe tornare ad indossare la toga. Nel frattempo dopo dieci anni passati alla regione Puglia Emiliano saluterà politici e dipendenti invitati ieri via lettera. La cerimonia si svolgerà nell’agorà del consiglio regionale a partire dalle ore 11.

Eletti che scattano con un terzo dei voti di chi resta fuori. Province minuscole come la Bat che eleggono otto consiglieri regionali, uno in meno della provincia di Bari con il triplo degli abitanti. Oscenità che la legge Mennea avrebbe scongiurato con una distribuzione più equilibrata dei seggi. Rimane chiusa nel cassetto la proposta di correzione della legge elettorale pugliese che avrebbe evitato il déjà-vu di contestazioni e ricorsi post voto. Il testo, a firma del consigliere regionale uscente Mennea, non rieletto, è stato proposto due volte: a giugno 2024 ed a gennaio 2025, ma in entrambi i casi senza successo. La riforma elettorale è rimasta sull’uscio della commissione consiliare anche per l’ostruzionismo bipartisan dei partiti più grossi Pd e Fratelli d’Italia. Risultato in quindici mesi i gruppi consiliari pur contestandola apertamente si sono guardati bene dal cambiare la norma del 2005 tranne che per la parità di genere, approvata con una leggina a parte. Un’inerzia stucchevole visti i disastri creati nelle ultime tornate elettorali da regole del voto capestro. Eletti che scattano con un terzo dei voti di chi resta fuori. Province minuscole come la Bat che eleggono otto consiglieri regionali, uno in meno della provincia di Bari con il triplo degli abitanti. Oscenità che la legge Mennea avrebbe scongiurato con una distribuzione più equilibrata dei seggi, abbassando lo sbarramento dal 4 al 2,5% per favorire i partitini ed introducendo il supplente, il subentro del primo dei non eletti al consigliere nominato assessore. Alla fine il consiglio regionale ha dato priorità al Tfm, la riesumazione della liquidazione per gli inquilini del palazzo – poi bocciata – lasciando intatta una legge elettorale scandalosa che da 15 anni produce solo ingiustizie e incertezza.

Nonostante il 4% raccolto alle urne, né Alleanza Verdi e Sinistra né  Avanti Popolari sono riusciti a superare la soglia d’ingresso al consiglio regionale. Nonostante il 4% raccolto alle urne, né Alleanza Verdi e Sinistra né  Avanti Popolari sono riusciti a superare la soglia d’ingresso al consiglio regionale. A condannare i due simboli è il cosiddetto effetto Decaro: il forte traino personale del candidato governatore capace di prendere più voti delle liste di centrosinistra ha innalzato l’asticella ammazza partitini. E così dopo il pieno di voti e ben cinque consiglieri regionali conquistati nel 2020, i Popolari dell’assessore uscente Stea resteranno all’asciutto.

Tra un quadro e una scultura, spazio anche ai libri di una scrittrice locale. Al via in una masseria di Monopoli la kermesse “Sapori d’autunno”: moda, bellezza e prodotti tipici per un evento che intreccia arte e tradizione. Interviste a Maria Teresa Carrieri (orgnizzatrice); Antonella Genga (attrice)

Secondo questi dati, la vittoria appare non solo probabile, ma schiacciante. È significativamente simbolico che Decaro arrivi al traguardo proprio mentre l’affluenza risulta fra le più basse mai viste per una tornata regionale in Puglia. Antonio Decaro trionfa fin dai primi dati, confermando tutte le previsioni: stando all’instant poll del TgNorba nel corso della diretta Votofinish sulle elezioni regionali pugliesi, sembra ormai cosa fatta: il candidato del centrosinistra si imporrebbe con un margine netto, il 66,4 per cento. Luigi Lobuono sarebbe staccato al 30,1 per cento. Ada Donno (Puglia pacifista e popolare) al 2,4 per cento e Sabino Mangano (Alleanza civica per la Puglia) l’1,4 per cento. Gli instant poll sono sondaggi realizzati il giorno stesso del voto. Per il TgNorba sono stati realizzati da Winpoll, una delle società leader in sondaggi d’opinione e ricerche elettorali. Si tratta di mille interviste completate, con un margine di errore del 2,3 per cento. La metodologia è cati-cami. Le interviste sono state seguite il 23 e 24 novembre sulla popopolazione pugliese segmentata per sesso ed età. Primo partito sarebbe il Pd con il 24,3 per cento, seguito da Decaro presidente col 14,9, dal Movimento 5 Stelle col 14,3 e poi Avs col 4,9, Per la Puglia 3,3 e Avanti e Popolari con Decaro con 1,4. Nel centrodestra Fratelli d’Italia al 20,5 per cento, Forza Italia al 7,2, la Lega al 4,6 e poi la Puglia con noi allo 0,4 e Noi Moderati civici per Lobuono allo 0,3. Puglia pacifista e popolare con Ada Donno raccoglierebbe il 2,4 per cento, mentre Alleanza civica per la Puglia con Sabino Mangano l’1,4 per cento. Decaro, ingegnere di formazione, ex sindaco di Bari per due mandati di grande successo, e presidente nazionale dell’ANCI, aveva in molti sondaggi raccolto un consenso larghissimo: ad esempio, l’ultimo rilevamento Ipsos lo dava al 63,8 % contro il 33,1 % del suo avversario di centrodestra Luigi Lobuono. Secondo questi dati, la vittoria appare non solo probabile, ma schiacciante. È significativamente simbolico che Decaro arrivi al traguardo proprio mentre l’affluenza risulta fra le più basse mai viste per una tornata regionale in Puglia: alle 23 della prima giornata di voto, infatti, solo il 29,4 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne, un dato che certo non riduce l’ampiezza del suo successo, ma che solleva più di un interrogativo sulla partecipazione democratica. La corsa di Decaro era partita non senza tensioni: quando ha deciso di candidarsi, ha dovuto affrontare attriti con l’uscente Michele Emiliano e con Nichi Vendola. Emiliano – che ha guidato la Regione per due mandati – ha dichiarato di sentirsi “un po’ arrabbiato”, lamentando che Decaro avesse messo sul tavolo il veto sulla sua candidatura al Consiglio regionale, detto con una franchezza che ha messo in luce la fragilità del patto interno al centrosinistra. Vendola, da parte sua, ha rivendicato l’autonomia della sua forza politica, criticando anche la richiesta di Decaro di una sorta di passo indietro sul suo ruolo. Non si è trattato di semplice diplomazia: Decaro ha dovuto costruire un equilibrio fra le varie anime della coalizione, facendo leva sulla sua credibilità di amministratore esperto e sul suo progetto di rinnovamento. La biografia di Decaro gioca a suo favore: la sua formazione da ingegnere al Politecnico di Bari, le sue competenze tecniche, l’esperienza nella gestione della capitale pugliese – con politiche concrete su mobilità, sostenibilità, trasporti – e il suo ruolo da presidente dell’ANCI gli hanno conferito un profilo forte e competente, capace di unire lo spirito civico a una solida capacità di governance. In campagna elettorale ha puntato su tematiche molto concrete: sanità, sviluppo infrastrutturale, lotta alle disuguaglianze, efficienza amministrativa. La sua promessa non è mai stata quella di “miracoli”, ma di un governo ragionato, costruito “strada per strada”, casa per casa, sfruttando la sua conoscenza del territorio e il suo radicamento locale. Il suo messaggio – secondo molti analisti – ha colpito nel segno: i pugliesi sembrano premiare non solo la sua esperienza ma anche la sua sobrietà e la visione di un centrosinistra più largo e inclusivo, capace di dialogare con diverse sensibilità politiche. La coalizione che lo sostiene è nutrita e variegata: Pd, M5S, Alleanza Verdi‑Sinistra e diverse liste civiche, tutte unite per puntare su un cambiamento costruito con competenza e gradualità. Il vantaggio netto rispetto a Lobuono e la mobilitazione (seppure con affluenza bassa) sembrerebbero consegnare a Decaro un mandato forte: una vittoria così netta potrebbe permettergli di impostare un governo con basi stabili, senza dover rincorrere solo il consenso elettorale ma investendo su un progetto di lungo termine per la Puglia. Già dalle prime proiezioni, la sua elezione appare come l’inizio di una nuova era per la regione: un governatore “di sostanza”, capace di mettere in piedi una squadra efficace, di usare la sua esperienza per attrarre risorse e di tracciare un percorso di sviluppo concreto. Se i dati verranno confermati con lo spoglio definitivo, sarà un risultato storico: non semplicemente un cambio di guardia, ma l’affermazione di un progetto politico che unisce tecnicità e visione, idealismo civico e concretezza amministrativa. Decaro sembra aver conquistato la Regione con quella stessa determinazione con cui ha guidato Bari, e ora ha l’occasione di trasformare una promessa elettorale in un governo efficace per tutti i pugliesi.

L’ultimo spicchio temporale non è solo un dettaglio amministrativo. Se molti elettori restano a casa, chi vincerà potrà ottenere il potere ma con una base debole. “Buon voto a tutti. C’è ancora qualche ora per votare e per tenere un po’ su questa affluenzache non è altissima, e un po’ mi dispiace. Mi auguro che questa campagna elettorale si concluda serenamente così come è cominciata”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano uscendo dal seggio allestito nell’istituto Vivante in piazza Diaz a Bari, dove ha votato poco fa. Il secondo giorno delle elezioni regionali in Puglia si apre con un rischio che pesa sulla legittimità del futuro governo regionale: l’astensione. Dopo una prima giornata in cui l’affluenza ha toccato soltanto il 29,45 %, partiti e osservatori guardano con preoccupazione alle ore decisive che mancano prima della chiusura dei seggi alle 15. L’ultimo spicchio temporale non è solo un dettaglio amministrativo, ma potrebbe decidere le sorti di una tornata segnata da una mobilitazione fiacca. Le campagne elettorali sono tornate a intensificarsi: appelli, chiamate, telegrammi. Ma la fatica più grande è convincere non già chi ha incertezze sulla scelta tra Decaro, Lobuono, Mangano e Donno, quanto chi ha deciso fin da ora di rinunciare al voto. Sono loro, gli astensionisti, il nodo politico più spinoso: il motivo non è solo delusione verso i candidati, ma un senso più generale di distanza nelle istituzioni. Se molti elettori restano a casa, chi vincerà — Decaro, Lobuono, Mangano o Donno — potrà ottenere il potere ma con una base debole. Il nuovo presidente si troverà a governare sotto l’ombra di un mandato parziale, simbolicamente povero di partecipazione. Non sarà facile, fin da subito, trasformare lo spazio politico in un’effettiva rappresentanza democratica. Le ore della mattina di lunedì saranno decisive: tradizionalmente la partecipazione è bassa, ma stavolta ogni voto in più può fare una differenza significativa. Per alcune forze politiche, una bassa affluenza potrebbe rappresentare un vantaggio — se la loro base è più compatta e motivata — ma per altre sarà una grande incognita. In ogni caso, il gioco non è solo nel convincere gli indecisi, ma nel riallacciare un rapporto con chi ha scelto di non andare a votare. Il voto fino alle 15 non è quindi una mera estensione: è l’ultima chance per invertire una tendenza che, se confermata, potrebbe restare anche in futuro. Non si tratta solo di eleggere un presidente (Decaro, Lobuono, Mangano o Donno), ma di dare un segnale sulla vitalità della democrazia regionale. Se alla fine il dato rimarrà basso, sarà il primo problema che il nuovo governo dovrà affrontare: non solo disegnare politiche, ma ricostruire fiducia.

deliziosa
deliziosa