La flotta navale dell’ex Ilva di Taranto a rischio demolizione. Così affondano 240 operatori marittimi specializzati. “Si cancellano lavoro e competenze italiane” denuncia l’Unione marittimi
Navi ferme al porto di Taranto da due anni, 240 operatori marittimi specializzati con il fiato sospeso ed il rischio concreto che la flotta dell’ex Ilva sia destinata alla demolizione. E’ l’allarme lanciato dall’Unione marittimi sulla sorte della Corona Australe e della Corona Boreale, le unità utilizzate per il trasporto via mare di prodotti siderurgici, come i coils, sul territorio italiano.
Eppure, sostengono gli operatori, con interventi adeguati le navi potrebbero garantire lavoro per i prossimi 20 anni. E’ una situazione paradossale, sostengono. Mentre le unità sono ferme da due anni al porto senza un piano di rilancio nè manutenzioni programmate, l’ex Ilva continuerebbe a noleggiare imbarcazioni esterne con personale straniero, affrontando costi maggiori rispetto quelli necessari per recuperare la flotta già esistente.
Intervista a Vincenzo Bellomo pres. Unione Marittimi













