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Sette comuni del Foggiano ammessi e poi esclusi dai finanziamenti: scoppia la polemica

Si tratta di Anzano di Puglia, Biccari, Bovino, Carlantino, Celenza Valfortore, Panni e Poggio Imperiale. I sindaci inviano una lettera di protesta al Ministero dell’Interno

Sette Comuni della provincia di Foggia (Anzano di Puglia, Biccari, Bovino, Carlantino, Celenza Valfortore, Panni e Poggio Imperiale) risultano tra i 70 enti esclusi dal finanziamento del Piano Nazionale per la Riqualificazione dei Piccoli Comuni, nonostante fossero stati precedentemente ammessi in graduatoria.

Il bando, previsto dalla Legge n. 158 del 6 ottobre 2017 destinato a progetti di valorizzazione e rigenerazione dei centri con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, pubblicato nel luglio 2023 dal Dipartimento Casa Italia, prevedeva contributi fino a 700.000 euro per ogni Comune, anche in forma associata.

Il 20 agosto 2024 sulla Gazzetta Ufficiale si pubblica l’elenco dei Comuni ammessi: 245 per un totale di 144 interventi. Per gli esclusi la possibilità di impugnazione entro 60 giorni dalla pubblicazione. Lo scorso 10 febbraio il Ministero dell’Interno di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica sul proprio sito un nuovo elenco dei progetti ammessi a finanziamento. La graduatoria ha subito una sforbiciata: i progetti, da 144 scendono a 91Fuori restano 70 Comuni, tra cui i 7 della Capitanata.

“È inaccettabile che Comuni già ammessi al finanziamento vengano esclusi senza alcuna spiegazione – dichiarano i sette sindaci -. Non chiediamo favori, ma rispetto delle regole, dei diritti delle nostre comunità. Ogni euro bloccato significa progetti fermi, scuole, strade e servizi pubblici incompiuti. È inammissibile sacrificare le aree interne, già fragili, per giochi burocratici. Non intendiamo attendere oltre, perché i rischi che incombono sulle attività amministrative e la vita delle comunità sono gravissimi. Chiediamo, perciò, chiarezza e lo sblocco immediato dei fondi dovuti, di diritto, ai singoli Comuni esclusi”.

I sette sindaci hanno inviato formale lettera di protesta al Ministero dell’Interno e al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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