Per il giornalista: “Lavitola è un criminale”
Nel percorso tracciato “sono contento di quello che faccio. Non dico di non aver mai sbagliato però sicuramente non ho mai tradito il mio modo di vedere le cose. Io non sono ideologico, non faccio i programmi per andare contro tutti, ma per la passione di farli e odio i sistemi che dividono tutti in buoni e i cattivi”. Parola di Massimo Giletti, protagonista di una conversazione con il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci nella giornata inaugurale della 25/a edizione de Il Libro Possibile di Polignano a Mare. “Nel giornalismo italiano, se uno sta da una parte è considerato bravissimo se sta da un’altra parte no questo non mi piace. Personalmente rifarei tutte le cose che ho fatto. Ho sempre creduto che avere numeri importanti fosse un segno di libertà e soprattutto fosse un riconoscimento del pubblico. Posso sempre fare meglio, ma certamente non posso essere accusato di aver fatto qualcosa per un favore a uno o a un altro, e questo siamo pochissimi a poterlo dire”.
Poco prima di salire sul palco Giletti con l’ANSA commenta anche il caso Ranucci: “Io sono estremamente cauto, ricordo semplicemente che, come dice l’ordinanza, i criminali che hanno messo l’esplosivo sotto le macchine di Ranucci, li ho identificati io. Sono stato io a dire per la prima volta che erano su una 500 arrivata dalla Campania e che erano legati alla Camorra. In questa storia ci sono dentro da tempo e credo che tra poco ci sarà un colpo di scena molto delicato sulle vere motivazioni”. Di più sul caso “non voglio
dire. Ho grande rispetto per tutti, molto meno per Walter Lavitola perché è molto legato a Dell’Utri e Dell’Utri è quello che in un’intercettazione della Dia diceva ‘chiudete Giletti perché disturba’. Personalmente non andrei mai a cena con Lavitola”.
Un punto che il giornalista riprende anche nella conversazione con Chiocci: “Lavitola è un criminale – ribadisce-. Con certe persone io non ho niente da spartire, e per me ‘amicizia’ è una parola sacra. Mi interesserebbe chiedere a Sigfrido come ha fatto a stringere un rapporto d’amicizia con una persona di questo tipo, che poi scopriamo potrebbe essere l’uomo che ha gestito, non si sa per quale motivo,
quell’attentato. È una cosa che mi lascia perplesso”. Nel dialogo con Chiocci il giornalista torna anche sul caso Garlasco, di cui lui era tornato ad occuparsi prima tornasse al centro della scena mediatica: “Mi ha sempre colpito il modo in cui Chiara è stata uccisa, c’è una violenza molto forte, che secondo me, può fare solamente una persona che ha ottenuto un rifiuto o che aveva un desiderio di possesso. Questo mi ha spinto ad andare contro tutti, guidato sempre dalle carte, anche se oggi vedo che molti si sono ‘convertiti'”.













