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Maggio 6, 2026

Fra gli atti dell’inchiesta immagini postate sui social dai detenuti. “Il piatto va servito freddo. Ognuno avrà ciò che merita“. Un’arma lunga automatica all’interno di un frigo è la simbolica immagine postata nelle storie di Instagram da un detenuto vicino ai Capriati, recluso nella prima sezione del carcere di Bari. È il 19 aprile, il 42enne di Carbonara Filippo Scavo è appena stato ucciso. In un altro post, si brinda con le birre. Ma se i Capriati festeggiano, gli Strisciuglio invece rovesciano un biliardino del carcere per non farlo utilizzare, in segno di lutto. I pm valorizzano i contenuti dei social nel decreto di fermo emesso per l’omicidio Scavo nei confronti di Dylan Capriati, nipote di Lello, Aldo Lagioia e Michele Morelli. Quella sera al Divine Club di Bisceglie nessuna lite: l’assassino matura invece in quella che viene definita “un’atavica e feroce contrapposizione armata fra i due clan”. Dylan Capriati e Lagioia sono armati, Morelli invece no. Entrano dal varco D. Tutto accade in appena 11 secondi. “La gestione dei flussi – scrivono i magistrati a proposito dei controlli – non era rigidamente impermeabile”. Gli addetti alla sicurezza avrebbero assunto un atteggiamento omertoso, mentre invece un avventore avrebbe riferito di aver assistito all’omicidio. Nessun riferimento all’assassinio del cameriere Lino Pizzi a Bisceglie, ucciso probabilmente per errore: “Stiamo indagando – dice il procuratore Rossi – ma di certo si tratta di una vicenda legata alla criminalità organizzata “. Il gip Vittorio Rinaldi, a proposito della contrapposizione fra i rampolli dei clan, parla di una sfacciata disinvoltura nell’utilizzo delle armi, dell’indifferenza rispetto a rischio di poter ferire innocenti. Alla base dei contrasti motivi più che banali: uno sguardo di troppo alle ragazze, liti per l’acquisto di bottiglie, biglietti o autografi. L’omicidio Scavo – secondo la Dda – rappresenta una sorta di vendetta per quello di Lello Capriati, morto il 1 aprile 2024 a Torre a Mare. Per la Squadra Mobile, a sparare fu Gianluca Marinelli, in sella ad una moto guidata da Nunzio Losacco.

L’avrebbe attirata anche con piccole somme di denaro. Un venditore ambulante di frutta e verdura che vive nel nord Salento è stato condannato a 11 anni di reclusione per violenza sessuale aggravata e adescamento di minori. Secondo l’accusa, nel 2020 l’uomo avrebbe abusato più volte di una bambina di 11 anni, attirandola anche con piccole somme di denaro. Decisiva la testimonianza della minore durante l’incidente probatorio. Nonostante la richiesta di assoluzione della Procura, che aveva dubbi sull’attendibilità della vittima, il Tribunale di Lecce ha emesso la condanna.

Tangenti per appalti sul verde pubblico: l’inchiesta della Procura di Taranto coinvolge imprenditori e funzionari. La Procura di Taranto ha formalizzato una richiesta di custodia cautelare in carcere per un funzionario del Comune di Martina Franca, coinvolto in una pesante indagine per corruzione aggravata. Secondo l’ipotesi accusatoria, il dipendente del Servizio Verde Pubblico avrebbe intascato tangenti da tre diversi imprenditori per garantire l’affidamento diretto di vari appalti legati alla manutenzione delle aree verdi cittadine. Oltre alla misura restrittiva principale, l’accusa ha richiesto gli arresti domiciliari per altre cinque persone, tra cui i tre imprenditori interessati e una coppia indagata anche per traffico di influenze illecite. La complessa vicenda giudiziaria vedrà un passaggio cruciale il prossimo 12 maggio, data in cui sono stati fissati gli interrogatori di garanzia dinanzi al GIP per fare luce sulla rete di favori e mazzette nel settore del verde pubblico pugliese.

“Nella peggiore delle ipotesi” spiega l’ex presidente della Regione, “Dovrei fare lavori talmente belli che io stesso pagherei per farlo” . Nel numeroso pubblico che lo accoglie alla Feltrinelli, per la presentazione del suo libro “L’Alba di San Nicola”, Michele Emiliano riconosce quelli che definisce “pezzi di vita”. Quella politica, lunga oltre vent’anni, e quella precedente, in magistratura. Scrivere un libro, su richiesta dell’editore, racconta, è qualcosa di nuovo ed emozionante. “È la prima volta che mi capita di scrivere un romanzo che parla di donne, del sud e della passione della mia vita: l’indagine giudiziaria penale” spiega Emiliano e a chi gli chiede dove si vede tra due anni risponde: “Sicuramente in qualche asilo a portare Maria Antonietta (la figlia nata quest’anno ndr). Nella peggiore delle ipotesi dovrei fare lavori che sono talmente belli che pagherei per farlo” Qui l’intervista

Si trattava, nello specifico, di perquisizioni per una partita truccata nel calcio dilettantistico di serie D. Il Tribunale di Bari ha assolto con formula piena l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, dall’accusa di rivelazione e utilizzazione del segreto istruttorio in relazione ad un articolo di giornale pubblicato il 7 maggio 2024. Si trattava, nello specifico, di perquisizioni per una partita truccata nel calcio dilettantistico di serie D. Secondo l’accusa, Olivieri avrebbe fornito ad un maresciallo della Guardia di Finanza il numero di telefono del direttore di una testata giornalistica, affinché quest’ultimo pubblicasse notizie relative ad un’attività di polizia giudiziaria. Già in passato lo stesso maresciallo scagionò l’avvocato barese, dicendo di non avergli mai rivelato notizie riservate. Olivieri era difeso dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta.

. Omicidio di Carmelo Nigro al quartiere Tamburi di Taranto, del 16 luglio scorso. Ammesso dal gup il rito abbreviato per Michele Caforio, accusato si aver ucciso il rivale nella sparatoria alle “case parcheggio”. L’aggravante del metodo mafioso non è stato considerato un ostacolo per il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Lecce che dunque accorda la richiesta di rito alternativo avanzata dai legali di Caforio, gli avvocati Salvatore Maggio e Franz Pesare. Nel corso della sparatoria morirono due persone: Carmelo Nigro e Pietro Caforio, fratello di Michele.

Due ore di colloquio a porte chiuse per esternare le preoccupazioni dei dipendenti che attendono una risposta quanto prima . Le rivendicazioni sempre le stesse, così come i punti della vertenza. Due ore a colloquio, a porte chiuse, con il segretario di Stato, il cardinale Pietro parolin, a san Giovanni rotondo per i 70 anni di casa sollievo rdella sofferenza, attraversata ora da un momento di difficoltà, in qualche modo sottolineato anche dal presidente della fondazione mons. Franco Moscone durante la celebrazione religiosa Intervistati: Angelo Ricucci, Cgil e S.E. rev.ma card. Pietro parolin, segretario di Stato Vaticano

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