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Trani, referendum: bufera nella camera penale

giustizia

Una comunicazione interna del presidente agli iscritti scatena polemiche tra gli iscritti

La sua replica alle accuse che gli sono state rivolte nella sede che ritiene più opportuna, e cioè l’assemblea degli iscritti prevista per il prossimo 7 maggio. Nella lettera a loro inviata, che doveva rimanere una comunicazione interna ad un mese dal referendum sulla giustizia in cui ha prevalso il no alla riforma Nordio, l’avvocato Luca Gagliardi, presidente della Camera penale di Trani, tra quelli schierati per il Sì, chiarisce che non intendeva offendere i colleghi ma solo difendere la distanza critica dal potere giudiziario perché senza quella, si legge, il nostro ruolo si svuota.

Aggiungendo che non può esserci convivenza tra la cultura delle camere penali e associazioni che scelgono, è scritto letteralmente, un rapporto servile, compiacente o subalterno nei confronti della magistratura, riferendosi alla presenza, durante la campagna referendaria, di comitati di avvocati per il no che si sono trasformati in associazione. Parole che hanno avuto un effetto dirompente; un avvocato, Domenico Di Terlizzi, decano dell’ordine, e sostenitore del “no” si è dimesso e in una lettera ha fatto riferimento ai meccanismi delle liste di proscrizione per chi dissente dalla struttura gerarchica. Dura pressa di posizione anche di quattro colleghe, anche loro per il “no”, Valentina De Santis, Laura Di Pilato, Elisabetta Mastrototaro e Shady Alizadeh che hanno sottolineato come il ruolo della difesa e il giusto processo non si tutelano coltivando uno stato di conflittualità permanente con la magistratura.

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