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Taranto, presunte manomissioni al Cup. L’odio corre sui social: “Dovete morire”

“Già subivano insulti e sfoghi dagli utenti ma la situazione è precipitata” dice Simona Laliscia, USB per SanitaService

Minacce di morte pesantissime sui social contro gli operatori del cup di Taranto. Insulti, ingiurie, offese di ogni genere. 90 sportellisti sono finiti nel tritacarne dei social dopo i sospetti caduti su 4 o 5 operatori, che avrebbero fatto accesso alla piattaforma di prenotazione delle visite e delle prestazioni sanitarie, fuori dagli orari di lavoro, modificando gli appuntamenti. Sono in corso gli accertamenti sulle presunte manomissioni.

Dopo lo svolgimento di una indagine interna, l’Asl di Taranto ha passato il fladone di dati raccolti ai carabinieri del Nas e si deciderà se aprire un fascicolo in Procura. Insomma non ci ancora sono né denunce penali, né indagati ma la rabbia si è scatenata online, contro tutti gli operatori, indistintamente.

“Già subivano insulti e sfoghi dagli utenti ma la situazione è precipitata – evidenzia Simona Laliscia, USB per SanitaService – una gogna ingiusta, con conseguenze devastanti per gli operatori e le loro famiglie”. Poi la sindacalista attacca: “Ad oggi, nessun politico ha espresso solidarietà per i lavoratori, mentre il tribunale online ha già decretato colpevolezza, fino alla condanna a morte, con minacce irripetibili”.

L’Usb ricorda anche le condizioni di lavoro degli operatori del Cup, in luoghi non idonei e non attrezzati, con contratti inadeguati e carichi di lavoro. Quanto ai fatti, se si accerteranno responsabilità la giustizia farà il suo corso. Di certo attendiamo scuse eclatanti per chi non c’entra – conclude Laliscia – la libertà di espressione non può essere un modo per giustificare generalizzazione e violenza”.

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