
Trani, debiti con il Comune, sette consiglieri dovranno saldare la Tari entro oggi
Parliamo della vicenda che ha coinvolto sette consiglieri neo eletti del Comune di Trani che entro oggi, 25 giugno, dovranno sanare i propri debiti tributari

Parliamo della vicenda che ha coinvolto sette consiglieri neo eletti del Comune di Trani che entro oggi, 25 giugno, dovranno sanare i propri debiti tributari sulla Tari, prima dell’insediamento della nuova amministrazione comunale. E intanto dal Comune solo silenzio. Bocche cucite dal Comune di Trani in merito al caso scoppiato a pochi giorni dall’insediamento del nuovo Consiglio comunale, fissato per il 26 giugno, sui sette consiglieri eletti che sarebbero stati invitati dalla Segreteria generale del Comune a sanare la propria posizione tributaria su presunte irregolarità nei pagamenti della Tari. La richiesta è quella di pagare la tassa relativa alla gestione dei rifiuti entro oggi, 25 giugno. In particolare, l’omissione di pagamento entro i termini previsti dalla legge, potrebbe determinare una condizione di incompatibilità con la carica elettiva. Per coloro che dovranno amministrare la città, secondo l’articolo 63 del Testo Unico degli Enti Locali, i debiti liquidi ed esigibili nei confronti del Comune rappresentano una condizione di incompatibilità con il mandato. Per questo motivo è stata fissata la scadenza immediata della sanatoria prima del nuovo insediamento dell’amministrazione comunale. Servizio di Damiana Dorotea Sgaramella
La discarica di Autigno non potrà essere riaperta e i lotti che avrebbero potuto ospitare nuovi conferimenti resteranno inutilizzabili. Ora il Comune punta sulla bonifica e sulla chiusura definitiva della discarica, per la quale sarebbero già disponibili 40 mln di euro. Sfuma definitivamente l’ipotesi di una riapertura della discarica di Autigno e, con essa, anche la prospettiva di un alleggerimento della Tari per i brindisini. A metterlo nero su bianco gli studi tecnici effettuati da Sogesid nell’ambito delle attività di messa in sicurezza del sito. Una conclusione che smentisce le speranze coltivate negli ultimi mesi dall’amministrazione comunale con il sindaco Pino Marchionna che aveva immaginato la possibilità di recuperare i lotti 3 e 4 della discarica, ancora potenzialmente in grado di ospitare oltre un milione di metri cubi di rifiuti. Un’operazione che avrebbe consentito al Comune non solo di ridurre sensibilmente i costi di conferimento, ma anche di incidere in maniera significativa sulla tassa dei rifiuti pagata dai cittadini. Le verifiche tecniche hanno però raccontato una realtà diversa: la conformazione della discarica rende impraticabile qualsiasi ipotesi di riutilizzo. Le pareti a strapiombo e le condizioni strutturali impediscono infatti di recuperare in sicurezza i volumi ancora disponibili. Per questo motivo il futuro di Autigno è ormai segnato. La strada individuata prevede il completamento della messa in sicurezza, la gestione del percolato e del biogas e, soprattutto, la chiusura definitiva della discarica. Ora l’attenzione si concentra sulle risorse necessarie per completare l’intervento. Nell’ambito dell’accordo sul Fondo di sviluppo e coesione sarebbero già stati destinati circa 40 milioni di euro per la bonifica definitiva, affrontando in maniera strutturale una delle emergenze ambientali più complesse e longeve del territorio. Dopo oltre dieci anni di criticità, Autigno si avvia verso la fase conclusiva della sua storia. Non come nuova discarica al servizio del territorio, ma come sito da bonificare e mettere definitivamente in sicurezza.
Ogni informazione ufficiale viene trasmessa esclusivamente attraverso canali istituzionali. Anche a Taranto, come in tutta la Puglia, diversi cittadini hanno segnalato la ricezione di Sms provenienti da numeri sconosciuti nei quali si invita a contattare con urgenza gli uffici comunali per il pagamento della Tari, la tassa sui rifiuti. “Si tratta di una truffa per rubare dati sensibili, personali e bancari, dichiara l’assessore competente” Simeone. L’appello è quello di ignorare i messaggi e di segnalare eventuali tentativi di truffa alle autorità competenti. Ogni informazione ufficiale viene trasmessa esclusivamente attraverso canali istituzionali.
Ogni famiglia paga in media 530 euro l’anno: senza impianti e con rifiuti spediti fuori territorio, i costi aumentano e il conto lo pagano tutti. Brindisi è la seconda città più cara d’Italia per la Tari. Ogni famiglia paga in media circa 530 euro l’anno per la tassa sui rifiuti. Un primato negativo che pesa sulle tasche dei cittadini e che non può essere spiegato né da una maggiore produzione di rifiuti né da un servizio migliore rispetto ad altre città. La verità è un’altra: un sistema inefficiente, che da anni non riesce a contenere i costi. A Brindisi mancano impianti adeguati per il trattamento e il riciclo dei rifiuti. E questo significa una cosa sola: rifiuti spediti fuori territorio, trasporti più lunghi, smaltimento più caro. Così la Tari si è trasformata in una delle tasse più pesanti per famiglie e imprese. E la raccolta differenziata, da sola, non basta a ridurre le tariffe se manca una filiera impiantistica efficiente. Senza impianti, anche chi differenzia correttamente finisce per pagare di più. Abbiamo fatto un giro in città per chiedere ai brindisini cosa ne pensano.
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Il Comune di Casamassima dovrebbe restituire 1 milione e 200mila euro ai suoi cittadini che, secondo una sentenza, avrebbero pagato una Tari sbagliata. Ma sul diritto al rimborso pende la prescrizione Servizio di Maurizio Spaccavento Riprese e montaggio di Orazio Corbacio Interviste a Giuseppe Nitti, sindaco di Casamassima, e Danilo Resta, segretario Comitato Tari
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Nessuno sconto sulla tassa sui rifiuti nonostante la raccolta differenziata dei rifiuti superi la soglia del 70% Servizio di Stefania Congedo
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